Dalle pampas alle colline toscane

 
Una famiglia si mette in gioco per vivere un'esperienza di vita con altre famiglie provenienti da molte nazioni del mondo.

Sofia e Pablo vengono dall’Argentina, insieme ai loro due figli, da qualche mese vivono alla Scuola Loreto, vicino ad Incisa Valdarno, per vivere un’esperienza di vita con altre famiglie provenienti da molte nazioni del mondo.

Diversi anni fa, ci dice Pablo, abbiamo deciso di orientarci verso ciò che sempre sognavamo: vivere in una zona tranquilla, a contatto con la natura, in una casa dove educare i nostri figli e crescere insieme.

Per questo abbiamo deciso di lasciare il mio lavoro fisso e che io mi dedicassi al “giardinaggio”, attività che mi piace ed era compatibile con il nostro progetto. Le nostre famiglie di origine non capivano, soprattutto perché io avevo un titolo universitario di analista di sistema (informatica). Ma noi sentivamo che era il progetto giusto per la nostra famiglia e siamo andati avanti confidando nell’aiuto di Dio.

Come quando ero un bambino ho preparato una “piccola lista” , con tutto quello che mi sarebbe servito per iniziare questo nuovo lavoro: forbici di potatura, pale, e tutti glFamiglia_Tournier_2017i attrezzi necessari a questa attività. Pochi giorni dopo, dei parenti a cui avevamo fatto un favore ci chiamano. Quando siamo arrivati da loro ci aspettavano con un regalo:  un tosaerba.  Ce lo donavano per ringraziarci di quello che avevamo fatto per loro. Un’altra zia che aveva saputo del nostro progetto  ci ha regalato una sega elettrica e  così, giorno dopo giorno, tutto quello che avevo messo nella mia lista arrivava per la generosità di tanti che ci vogliono bene.

Anch’io, Sofia, nel frattempo ho deciso di fare la mia lista per il mio lavoro di architetto ottenendo il necessario per iniziare la nostra nuova vita con nel cuore la sensazione che Dio ci stava aiutando come avevamo sperato e creduto.

Alcuni anni dopo, con l’arrivo di nuovi clienti la Ecogarden, l’azienda che avevamo fondato, è emersa anche la necessità di assumere un dipendente. Dopo diversi colloqui, non trovavamo la persona giusta. A un certo punto ci siamo ricordati che avevamo cominciato tutto facendo delle piccole liste di cose di cui avevamo bisogno e abbiamo ricominciato a farlo ricordando che nel Vangelo è scritto “Chiedete e vi sarà dato” e  ci siamo affidati alla Provvidenza per trovare la persona giusta.

Tre giorni dopo è arrivato da noi  Leonel, un giovane diciottenne con una situazione familiare e socio-economica molto difficile che aveva deciso di cambiare  città per cambiare ambiente. Non sapeva nulla di giardinaggio; aveva lavorato come magazziniere in un supermercato e ancora prima raccoglieva cartoni nella spazzatura per venderli.

Non era certo la persona che avevamo immaginato, ma abbiamo sentito che era importante aiutarlo  dandogli l’opportunità d’imparare un mestiere e,  soprattutto, di farlo sentire accolto e valorizzato. Accogliere  questa persona in difficoltà era per noi un modo per ringraziare Dio per il bene ricevuto come se fosse stato Lui a mandarcelo.

E’ stata un’esperienza molto speciale per me: ho dovuto insegnargli a vivere con le piante, a scoprire che  ognuna di esse è un essere vivente che richiede una particolare attenzione e che tutto deve essere fatto con cautela. E anche l’utilizzo degli strumenti di lavoro e il funzionamento.

Col tempo crescevamo sia nel dialogo che nel lavoro.  Una delle cose che mi ha raccontato, in un momento di fiducia, fu un problema di salute in bocca. Immediatamente con mia moglie abbiamo deciso di aiutarlo. In un primo momento ho pensato indicargli dove andare, ma poi ho deciso che era meglio andare con lui che è stato felice di essere accompagnato. Abbiamo iniziato con un primo colloquio con il medico, che ha consigliato passi successivi e siamo stati accanto a lui seguendo l’evoluzione della cura. In un altro  periodo in cui stava vivendo una situazione molto complicata, con Sofia abbiamo deciso di invitarlo a vivere per un po’ di tempo con la nostra famiglia .

Con sorpresa, mi rendevo conto come  il suo arrivo nell’azienda aveva portato molti benefici IMG-20170201-WA0007perché la sua collaborazione mi aiutava a fare delle pause di riposo e il pranzo. In termini di lavoro, aveva imparato alcuni compiti alla perfezione e i clienti erano molto soddisfatti.

Abbiamo così scoperto che dare lavoro a persone, che per vari motivi hanno difficoltà di inserirsi nel mercato del lavoro, era un nostro contributo per un rinnovamento del mondo dell’economia e del lavoro nel posto dove viviamo seguendo lo spirito che il Carisma dell’unità di Chiara Lubich ci ha insegnato fin da quando eravamo ragazzi.

Durante gli anni, ci sono stati molti giovani che hanno lavorato con noi, molte esperienze si potrebbero raccontare su come loro stessi si mettevano a vivere la cultura del dare con i clienti, i colleghi, persone in necessità….

Qualche tempo fa una collega concorrente mi disse che aveva perso un cliente e che le entrate economiche che gli avrebbero consentito di pagare importanti spese, come ad esempio lo studio di sua figlia e un mutuo erano diventate insostenibili.

Erano cose importanti. Mi sono messo al suo posto… E mi sono chiesto: La risposta è stata chiara: ” i ‘miei’ clienti sono Tuoi.”

Ho deciso di suggerire a tre dei miei clienti di contattare questa mia collega e in questo modo potevo contribuire, almeno in piccola parte, alla sua situazione.

Questo significava meno reddito per la nostra azienda, proprio in un momento in cui non ne avevamo in d’abbondanza, ma la Provvidenza è arrivata rapidamente e ci hanno contattato nuovi clienti, con richieste di lavoro ancora più importanti e convenienti.

Intanto, la collega che avevo aiutato, aveva ottenuto più guadagni del previsto dai clienti che le avevo passato;  e le venne in mente di donare questo denaro  per progetti di inclusione sociale promossi dal Movimento dei Focolari. A me non sembrava il momento di essere così generosi vista la sua situazione, ma lei disse: “Allora è il momento di dare!” Ero senza parole ed è stata una lezione per me.

Queste nostre piccole esperienze contagiavano anche le nostre famiglie di origine e gli amici e ci siamo resi conto che il cambiamento di vit a, deciso anni prima lasciando lavori sicuri per seguire quello che il cuore ci suggeriva, aveva portato frutti che non potevamo neanche immaginare. Anche per questo, insieme con i nostri figli, abbiamo deciso di fare un’esperienza di crescita nella relazione con Dio, e fare una scuola di Famiglie qui a Loppiano per prepararci ancora meglio a svolgere qIMG-20170201-WA0006uel servizio verso l’umanità che amiamo e per la quale vogliamo spendere la nostra vita.

Siamo qui con famiglie di tutto il mondo. Sono stata sorpresa di vedere come i nostri bambini si divertono con gli altri bambini, pur non parlando la stessa lingua. E’ stato molto bello vedere come gli altri bambini condividono i loro giocattoli, i libri da colorare e da leggere.

Viviamo l’esperienza della  comunione dei beni che  non ti fa mancare nulla come in una grande famiglia. Siamo grati a Chiara Lubich che ci ha insegnato a vivere per essere come un seme che muore dentro la terra  di questo mondo per generare speranza e voglia di vivere una vita bella e veramente libera.

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