Movimento dei Focolari http://www.focolare.org Official International Website Sat, 01 Aug 2015 06:00:48 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2.1 Argentina: l’insolito bottino di una rapina http://www.focolare.org/news/2015/08/01/argentina-linsolito-bottino-di-una-rapina/ http://www.focolare.org/news/2015/08/01/argentina-linsolito-bottino-di-una-rapina/#comments Sat, 01 Aug 2015 06:00:48 +0000 http://www.focolare.org/?p=126888 Nel 2012, mentre ero ospite della famiglia di un amico, sono entrati in casa tre uomini armati. Dopo averci malmenati e costretti a terra, puntandoci le pistole continuavano ad urlare: “dove sono i soldi?” Il padrone di casa, rivolto ad uno di loro ha provato a dirgli che lo perdonava, ma che quello non era il modo di fare le cose. A queste parole egli si è arrabbiato ancora di più e tutti noi avevamo paura che facesse qualcosa di terribile. Invece, sorprendentemente, il rapinatore si è messo a piangere e a chiedere scusa. Gli altri due, che nel frattempo avevano messo insieme il bottino, sono usciti per scappare con l’automobile di famiglia. L’uomo – che sembrava essere il capo del gruppo – prima di raggiungerli ha chiesto se fra quanto avevano preso ci fosse stato qualcosa di importante perché, nel caso, l’avrebbe riportato. Il papà ha detto di tenere pure tutto, che andava bene così, ma che aveva bisogno della macchina per lavorare. Al che il ladro ha promesso che l’avrebbero presto restituita. Prima di scappare ha chiesto perdono ad ognuno. Mezz’ora dopo la macchina è apparsa intatta riportata dalla polizia.

Personalmente, anche se quell’uomo aveva chiesto scusa, avevo una certa difficoltà a perdonare. Non mi andava di accettare che al mondo ci fossero delle persone che possono decidere della mia vita o di quella di gente a me cara.  Probabilmente avevo bisogno di tempo. Contemporaneamente però sentivo di dover fare qualcosa, quantomeno cercare di capire la radice di tanta violenza. Con alcuni amici dei Giovani per un mondo unito (GMU) ho cominciato a frequentare un asilo di uomini senza tetto. Forse il condividere il dolore e le difficoltà di chi si trova nelle periferie del mondo poteva aiutarmi a ‘capire’. A questo asilo ci stiamo andando tutti i sabati: facciamo dei giochi, suoniamo la chitarra, guardiamo una partita di calcio (la Coppa del Mondo è stata incredibile!) a volte ceniamo insieme. Così conosciamo le loro storie, alcune veramente allucinanti. Sono persone che hanno bisogno di tanta forza, sia per perdonare chi ha fatto loro del male sia per perdonare loro stesse. Ma più di tutto sono persone che hanno bisogno di ricominciare. Un gruppo di specialisti le aiuta nel processo di recupero mentre il nostro ruolo è di crescere con loro, senza smettere mai di far loro sentire l’affetto. Che ormai, lo sperimentiamo, è diventato reciproco.

Stando con loro mi sono resa conto che per tanti di essi, rubare è l’ultima risorsa, da sempre trattati come persone che non esistono. Io stessa mi sono domandata: «Cosa farei io al loro posto, se – come accade a loro – nessuno ti guarda, nessuno ti risponde, nessuno ti considera?».  Ed è stato così che ho sentito di perdonare i tre rapinatori di quella sera. E mi sono accorta che questo mio riconciliarmi con loro, metteva un mattone per la costruzione della pace del mio paese.

A dicembre 2013, a causa di uno sciopero della Polizia, tante persone hanno approfittato per saccheggiare aziende e negozi. Hanno rubato perfino in una ONG che raccoglie e distribuisce cibo per i poveri. È stata una piccola guerra tra la gente, con disordini e caos. Il giorno dopo, attraverso le reti sociali, con i GMU  abbiamo mobilitato gli amici per pulire la città e anche per raccogliere cibo per la ONG. Da 15 che eravamo all’inizio siamo diventati più di 100 persone (oltre a quelle che hanno portato cibo). La sera i media TV, che erano venuti a riprendere l’iniziativa, hanno detto che c’è anche un’altra faccia della cronaca e che non solo era stato tutto ripulito, ma che anche i bambini di un quartiere molto povero avevano potuto mangiare.

Da allora, mentre noi continuiamo ad andare all’asilo di uomini di strada, un altro gruppo di GMU ha fatto amicizia con l’asilo ‘Angolo di luce’ cui erano andati gli alimenti che avevamo raccolto. Per cominciare, data l’imminenza del Natale, i GMU hanno procurato regalini per tutti i bimbi e organizzato un presepe vivente. Poi c’era da pensare al miglioramento dell’infrastruttura, precaria e insufficiente. Così hanno promosso una raccolta fondi presso amici, colleghi di università, la propria famiglia e organizzato varie attività e vendite di torte. Alcuni dei giovani stanno aiutando anche nei workshop di igiene orale e di ortocultura, mentre il progetto continua con la costruzione dei bagni e il rifacimento dell’impianto elettrico.  I GMU si stanno davvero dando da fare. Ma anche l’asilo sta facendo la sua parte, almeno così affermano loro stessi: «L’asilo ci ha dato la possibilità di sognare grandi cose e di credere che attorno a noi ci sono tutte le mani di cui abbiamo bisogno per portare avanti le cose. Basta fare il primo passo».

Fonte: United World Project

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Cuba: riscatto della memoria storica http://www.focolare.org/news/2015/07/30/espanol-cuba-rescatar-su-memoria-historica/ http://www.focolare.org/news/2015/07/30/espanol-cuba-rescatar-su-memoria-historica/#comments Thu, 30 Jul 2015 06:00:04 +0000 http://www.focolare.org/?p=126802 chiesa«Abbiamo ricevuto con grande gioia la notizia della visita che papa Francesco farà al nostro Paese dal 19 al 22 settembre. Il Santo Padre vuole mostrarci la sua vicinanza in un momento in cui, grazie anche alla sua mediazione, si respira aria di speranza nella nostra vita nazionale di fronte alle nuove possibilità di dialogo in corso fra gli Stati Uniti e Cuba. È molto, molto, importante ciò che lui sta facendo, come Pastore universale della Chiesa, nella ricerca della riconciliazione e della pace tra tutti i popoli della terra!». Così scrivono, in un messaggio ai cubani, i vescovi cattolici di Cuba.

Mentre l’isola caraibica si prepara per ricevere il primo papa dell’America Latina, dialoghiamo all’Avana con José Andrés Sardina Pereira, architetto spagnolo con una specializzazione in arte sacra e liturgia, nonché appassionato di cultura cubana.

«Il progetto che stiamo portando avanti – spiega Sardina Pereira – vuole essere un contributo dell’arcivescovado di Santiago al lavoro iniziato già dalle istituzioni civili, capeggiate dall’Ufficio del Conservatore della città, per cercare di far includere il Centro Storico Urbano di Santiago (con il complesso delle sue chiese coloniali e delle frazioni del circondario) nella lista UNESCO dei patrimoni mondiali dell’umanità, come già lo sono i centri storici di: L’Avana, Trinidad, Camagüey e Cienfuegos».

Nato da padre cubano, Sardina Pereira oltre ad essere un architetto è un appassionato della storia di Cuba. Questa  nazione, conosciuta anche come “Isola Grande”, è stata anche «una delle ultime colonie spagnole ad ottenere l’indipendenza (1898) per cui il processo di “transculturazione” è stato il più prolungato. Gli studi sulle origini della cultura cubana, differenziatasi da quella spagnola, ne collocano la cristallizzazione nel corso del XVIII secolo, momento in cui si risvegliano, con un certo antagonismo rispetto ai modelli e agli interessi spagnoli, una serie di inquietudini sociali, economiche e culturali che contraddistinguono i nativi dell’isola (creoli) da quelli che provenivano dall’altro lato dell’Atlantico”. Sardina Pereira chiarisce che «nei processi etnici e culturali che hanno dato origine alla “cubanía”, gli spagnoli e africani che erano arrivati sull’isola hanno portato con loro culture molto di più complesse di quello che tradizionalmente si associa con i concetti “spagnolo” e “africano”» e ciò, spiega, non solo per le forti differenze culturali spagnole, ma anche per quelle degli schiavi portati dall’Africa sub-sahariana.

«Arrivarono a Cuba uomini e donne provenienti da differenti gruppi linguistici, sociali e religiosi, con diverso grado di sviluppo economico, provenienti dagli attuali paesi di: Senegal, Gambia, Mali, Guinea, Costa d’avorio, Benin, Nigeria, Congo e Angola». Senza però dimenticare le persone provenienti da altri paesi europei, dall’Asia e dallo stesso continente americano. «Basta pensare alla presenza francese a Cienfuegos o nei campi di caffè dell’oriente dell’Isola».

È in questa convivenza di un «ricco e variopinto ventaglio di individui provenienti da geografie differenti che nasce la cultura cubana, una della ultime culture che l’umanità ha generato: audace, integrante, creativa e allo stesso tempo aperta, accogliente e rispettosa della diversità».gente

Sardina Pereira sottolinea come il messaggio evangelico sia stato chiave in questa “genesi”, in quanto «questa nuova patria è stata fondata grazie alla convivenza di individui molto differenti tra loro: bianchi, di colore e meticci, schiavi e liberi; molti di loro uniti dall’amore che Gesù è venuto a insegnarci, un amore che arriva persino a dare la vita. Basta pensare all’eroismo, alla coerenza e all’amore di molti padri della nazione cubana e ai molti uomini e donne che, seguendo il loro esempio, l’hanno generata con la propria vita». Persone unite dalla loro fede che «viaggiano insieme su una nuova barca nel mare tempestoso della storia».

A questo punto della conversazione il nostro esperto aggiunge un altro elemento, da lui ritenuto essenziale. I cubani sono: «un popolo benedetto da un incontro straordinario con la madre di Gesù». Tale affermazione allude a quello che la tradizione ricorda come “il ritrovamento”. Si racconta che nell’anno 1612, tre cercatori di sale (un meticcio, un negro e un bianco, tre etnie fino a quel momento in conflitto) trovarono una tavoletta di legno che galleggiava sul mare e su cui vi era l’immagine della Madonna con l’iscrizione: “Io sono la Madonna della Carità”. «È quest’incontro con una Madre – continua convinto l’architetto – uno degli elementi che permettono al popolo cubano di scoprire la vera fraternità, che si convertirà in un simbolo identificativo di tale nazionalità. Madre di tutti, di marinai di ogni approdo, colore e credo».

Sardina Pereira ama paragonare questo meticciaggio così ricco di diversità ad un piatto tipico del centro dell’Isola, composto da una grande varietà di ingredienti chiamato “ajiaco”.

«In un mondo globalizzato e sempre più interdipendente – continua l’architetto – molte volte l’intolleranza verso la diversità etnica, culturale e religiosa continua ad essere la causa primordiale dei conflitti più gravi. Chiara Lubich, una grande personalità della Chiesa cattolica, nel suo intervento alle Nazioni Unite del 1997, arriva ad affermare che per costruire oggi un mondo più unito ed in pace, è necessario arrivare ad amare la patria dell’altro come la propria, la cultura dell’altro come la propria».

Sardina Pereira conclude con una confessione personale: «Realizzando questo lavoro mi sono reso conto fino a che punto la conoscenza e la diffusione della cultura cubana può essere un contributo per la pace nel mondo, sempre se riesce a riscattare e a mantenere genuina la sua memoria storica e le sue profonde radici cristiane».

A cura di Gustavo Clariá

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Nigeria. Yakoko e il dono della pioggia http://www.focolare.org/news/2015/07/29/nigeria-yakoko-e-il-dono-della-pioggia/ http://www.focolare.org/news/2015/07/29/nigeria-yakoko-e-il-dono-della-pioggia/#comments Wed, 29 Jul 2015 06:00:44 +0000 http://www.focolare.org/?p=126878 2In Nigeria c’è un grande dislivello di sviluppo fra le città ed i villaggi rurali dove non ci sono quasi infrastrutture e mancano elettricità, cure mediche, strade, ecc. Yakoko è un uno di questi villaggi – vicino al deserto, in mezzo alle montagne – nel quale la comunità cristiana e quella musulmana vivono da sempre in grande concordia. La sera, dopo il lavoro nei campi, gli uomini si incontrano in piazza per discutere attorno ad una bevanda alcolica che producono dal loro Guinea corn.

Alcuni anni fa una missionaria, Suor Patricia Finba, aveva portato a Yokoko la spiritualità dei Focolari e Felix, Abubacar, Nicodemus, Loreto, Father Giorge Jogo e altri l’hanno fatta propria. L’anno scorso hanno accolto nel loro villaggio più di 200 persone venute da varie regioni della Nigeria per approfondirne la conoscenza.

Quest’anno  un gruppo di giovani e adulti di Onitsha ha deciso di passare alcuni giorni lì. Dopo 24 ore di viaggio – a volte pericoloso – nei pulmini pubblici strapieni, carichi di borse e pacchi, sono stati accolti calorosamente dalla comunità nelle loro case.

«Partecipiamo alla loro vita – racconta Luce – condividiamo tutto», «e – aggiunge Cike – ci siamo accorti che quello che ai giovani interessava non erano tanti i beni materiali, i vestiti e le medicine che avevamo portato, ma quelli spirituali: la nostra amicizia e il tesoro della nostra vita: la scoperta di Dio Amore».

Perciò hanno deciso di passare insieme una giornata di riflessione, facendo un’escursione in montagna che, con la sua arida bellezza, invita alla meditazione. «È stata una giornata importante – racconta Imma -. In un atmosfera di amicizia profonda abbiamo condiviso i valori in cui crediamo e sui quali abbiamo impostato la nostra vita». Per poi, nei giorni seguenti, portare insieme gli aiuti a chi aveva bisogno, soprattutto ad anziani e bambini e ai molti rifugiati giunti dalle regioni del nord. Visitando ben cinque villaggi.5

Una comunità musulmana li ha accolti con particolare gioia. Alcuni di essi vivono già per l’unità del mondo e con loro subito si è creato un clima di famiglia nel quale si sono potuti condividere gioie e dolori del posto. I villaggi stavano infatti passando un periodo molto difficile per la siccità e, secondo la tradizione,  avevano chiesto ad un notabile del villaggio di pregare per la pioggia. Ma la pioggia non era arrivata e così avevano deciso di uccidere questa persona.

«Sentendo tale decisione ci siamo spaventati e abbiamo pregato Dio che piovesse – racconta ancora Luce –  e infatti il terzo giorno Lui ci ha benedetto con una bella pioggia! Ma oltre che per la pioggia in sé, eravamo contenti di aver salvato la vita a una persona».

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Parola di vita Agosto 2015 http://www.focolare.org/news/2015/07/28/parola-di-vita-agosto-2015/ http://www.focolare.org/news/2015/07/28/parola-di-vita-agosto-2015/#comments Tue, 28 Jul 2015 06:00:04 +0000 http://www.focolare.org/?p=126259 In questa parola è racchiusa tutta l’etica cristiana. L’agire umano, se vuole essere come Dio l’ha pensato quando ci ha creati, e quindi autenticamente umano, deve essere animato dall’amore. Il cammino – metafora della vita – per giungere alla sua meta deve essere guidato dall’amore, compendio di tutta la legge.
L’apostolo Paolo rivolge questa esortazione ai cristiani di Efeso, come conclusione e sintesi di quanto ha appena scritto loro sul modo di vivere cristiano: passare dall’uomo vecchio all’uomo nuovo, essere veri e sinceri gli uni con gli altri, non rubare, sapersi perdonare, operare il bene…, in una parola “camminare nella carità”.
Converrà leggere per intero la frase da cui è tratta la parola incisiva che ci accompagnerà per tutto il mese: «Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore».
Paolo è convinto che ogni nostro comportamento deve avere come modello quello di Dio. Se l’amore è il segno distintivo di Dio, deve esserlo anche dei suoi figli: in questo essi devono imitarlo.
Ma come possiamo conoscere l’amore di Dio? Per Paolo è chiarissimo: esso si rivela in Gesù, che mostra come e quanto Dio ama. L’apostolo lo ha sperimentato in prima persona: «mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2, 20) ed ora lo rivela a tutti perché diventi l’esperienza dell’intera comunità.

«Camminate nella carità»

Qual è la misura dell’amore di Gesù, sul quale va modellato il nostro amore?
Esso, lo sappiamo, non ha confini, non pone preclusioni o preferenze di persone. Gesù è morto per tutti, anche per i suoi nemici, per chi lo stava crocifiggendo, proprio come il Padre che nel suo amore universale fa splendere il sole e fa scendere la pioggia su tutti, buoni e cattivi, peccatori e giusti. Ha saputo prendersi cura soprattutto dei piccoli e dei poveri, degli ammalati e degli esclusi; ha amato con intensità gli amici; è stato particolarmente vicino ai discepoli… Il suo amore non si è risparmiato, giungendo fino al punto estremo di donare la vita.

Ed ora chiama tutti a condividere il suo stesso amore, ad amare come lui ha amato.
Può farci paura questa chiamata, perché troppo esigente. Come possiamo essere imitatori di Dio, che ama tutti, sempre, per primo. Come amare con la misura dell’amore di Gesù? Come essere “nella carità”, così come ci viene richiesto dalla parola di vita?
È possibile soltanto se prima abbiamo fatto noi stessi l’esperienza di essere amati. Nella frase “camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato”, l’espressione nel modo in cui, può essere tradotta anche con perché.

«Camminate nella carità»

Camminare qui equivale ad agire, a comportarsi, come a dire che ogni nostra azione deve essere ispirata e mossa dall’amore. Ma forse non a caso Paolo impiega questa parola dinamica per ricordarci che amare si impara, che c’è tutta una strada da percorrere per raggiungere la larghezza del cuore di Dio.

Egli usa anche altre immagini per indicare la necessità del progresso costante, quale la crescita che da neonati conduce fino all’età adulta (cf 1 Cor 3, 1-2), lo sviluppo di una piantagione, la costruzione di un edificio, la corsa nello stadio per la conquista del premio (cf 1 Cor 9, 24).

Non siamo mai degli arrivati. Ci vuole tempo e costanza per giungere alla meta, senza arrendersi davanti alle difficoltà, senza mai lasciarci scoraggiare dai fallimenti e dagli sbagli, pronti sempre a ricominciare, senza rassegnarsi alla mediocrità.
Agostino d’Ippona, forse pensando al suo sofferto cammino, scriveva in proposito: «Ti riesca sempre sgradito ciò che sei, se vuoi giungere a ciò che non sei ancora. Infatti là dove ti senti bene, ti fermi; e dici addirittura: “Basta così”, e così sprofondi. Aggiungi continuamente, cammina sempre, procedi in avanti di continuo: non fermarti lungo il cammino, non voltarti, non deviare. Resta indietro chi non avanza».

«Camminate nella carità»

Come procedere più celermente nel cammino dell’amore?
Poiché l’invito è rivolto a tutta la comunità – “camminate” –, sarà utile aiutarsi reciprocamente. È infatti triste e difficile intraprendere un viaggio da soli.
Potremmo iniziare col trovare l’occasione per ridirci ancora una volta tra noi – con gli amici, i familiari, i membri della stessa comunità cristiana…– la volontà di camminare insieme.

Potremmo condividere le esperienze positive su come abbiamo amato, in modo da imparare gli uni dagli altri.
Possiamo confidare, a chi può comprenderci, gli sbagli commessi e le deviazioni dal cammino, in modo da correggerci.
Anche la preghiera fatta insieme potrà darci luce e forza per andare avanti.
Uniti tra noi e con Gesù in mezzo a noi – la Via! – percorreremo fino in fondo il nostro “santo viaggio”: semineremo amore attorno a noi e raggiungeremo la meta: l’Amore.

Fabio Ciardi

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ROM: dallo sgombero all’inclusione http://www.focolare.org/news/2015/07/28/rom-dallo-sgombero-allinclusione/ http://www.focolare.org/news/2015/07/28/rom-dallo-sgombero-allinclusione/#comments Tue, 28 Jul 2015 06:00:03 +0000 http://www.focolare.org/?p=126846

Il campo, da alcuni anni doveva essere sgomberato per seri motivi sanitari e ambientali, ma non era lavoro semplice, dato che lì abitava una comunità di trenta famiglie. Mario Bruno, sindaco di Alghero, ha deciso di farlo, nell’attenzione di coinvolgere le stesse famiglie rom nella scelta del luogo dove trasferirsi.

Ad Alghero ci sono tanti disoccupati e c’è anche tanta gente in lista di attesa per avere una casa. Quindi, come diceva il sindaco, può essere difficile far capire ai cittadini «che ci sono finanziamenti ad hoc, che dobbiamo tutti avere a cuore l’inclusione sociale e a volte prendere anche delle decisioni che sono impopolari, che a volte non si capiscono».

«I 30 minori rom, per me sono importanti come ciascun algherese proprio nello stesso modo, e devo cercare di mostrarlo con i fatti che questo è possibile», continua il sindaco Bruno «e aiutare anche gli algheresi a fare questo passo sapendo benissimo che io ho a cuore tutti i problemi e non solo quelli di una parte».

Concretamente, trovare soluzioni per gli algheresi è un modo di dimostrare questo stesso valore per le persone. E l’ha fatto annunciando un finanziamento di 3 milioni e seicentomila euro per realizzare 28 alloggi per cittadini algheresi.

Bruno, come uomo politico, si trova a volte anche in situazioni difficili che, ci racconta, cerca di affrontare «con buon senso, entrando dentro proprio nei provvedimenti amministrativi, senza sorvolare perché davvero ci troviamo a difendere i beni che sono di tutti non sono i nostri, noi siamo soltanto amministratori».

Nel sindaco c’è l’«esigenza proprio di fare sintesi di fronte alla complessità del momento in cui viviamo (…) dove tu puoi essere parte di una risposta, e io credo che questa risposta la possiamo dare singolarmente ma anche collettivamente e dare una risposta collettiva significa vivere per un bene che vada al di là di noi». Risposte che, lui dice, gli sono state ispirate da Chiara Lubich e dal suo pensiero politico.

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Burundi: un dolore che genera amore http://www.focolare.org/news/2015/07/25/burundi-un-dolore-che-genera-amore/ http://www.focolare.org/news/2015/07/25/burundi-un-dolore-che-genera-amore/#comments Sat, 25 Jul 2015 06:00:45 +0000 http://www.focolare.org/?p=126807 hope (350 x 249)«Jean Paul frequenta l’ultimo anno della facoltà di ingegneria civile, e già da alcuni anni ha conosciuto la spiritualità dell’unità. Il Burundi, come è noto a tanti, attraversa ora una difficile situazione politica a causa delle prossime elezioni. L’impasse politica ha provocato non poche controversie che danno luogo a manifestazioni e scontri. Qualcuno ha perso la vita. Ed è in questo contesto di grande instabilità e sofferenza che Jean Paul, insieme ad un amico, tornando a casa a piedi per non aver trovato un mezzo di trasporto pubblico, si trovano davanti ad un nuovo ed inaspettato volto di Gesù Abbandonato». A scrivere così è Marcellus, insieme a tutta la comunità dei Focolari del Burundi e del Rwanda.

«Era la sera del 2 maggio quando i due giovani sono stati assaliti da un gruppo di malfattori. Li hanno picchiati brutalmente fino a far perdere loro conoscenza. Aiutati da alcuni poliziotti che li hanno trovati gettati in un tombino, vengono portati all’ospedale. L’amico ha delle leggere lesioni, ma la situazione di Jean Paul è grave: una frattura alla colonna vertebrale con paralisi degli arti inferiori. Nonostante la gravità del suo stato Jean Paul sorride sempre e spera di guarire. Si fida di Dio e di Chiara [Lubich]. “Se sono ancora vivo è già un miracolo suo” afferma.

In poco tempo la notizia di quanto accaduto a Jean Paul arriva a tutta la comunità che, oltre a pregare per lui, si dà da fare per trovare il denaro necessario ed anche un’ambulanza per portarlo in Rwanda, dove potrebbe ricevere le cure adeguate. Assieme ad un infermiere e Séverin, un giovane del suo stesso gruppo Gen, parte il 12 maggio per Kigali/Rwanda.

La catena d’amore e di preghiere per Jean Paul s’allarga, coinvolgendo la famiglia del Movimento dei Focolari in Rwanda e nel mondo, soprattutto i Gen. A Kigali/Rwanda, Jean Paul e Séverin danno una testimonianza dell’amore reciproco in maniera forte.

In ospedale la gente si stupisce che le visite a questo ragazzo siano più numerose che a tutti gli altri ammalati. Ancora di più si meravigliano del fatto che Jean Paul e Séverin non sono fratelli, non vengono dello stesso villaggio e non sono neppure della stessa etnia. Loro spiegano a tutti che il motore del loro agire è un’altro: la spiritualità dell’unità basata sull’ amore reciproco, richiesto da Gesù.

Dopo diversi accertamenti medici, Jean Paul viene operato alla schiena e al torace, il 10 giugno, all’ospedale “Roi Fayçal”. Il costo in questo ospedale è molto alto, ma l’intervento di Dio con la sua Provvidenza non è mancato. Jean Paul, che non si è mai scoraggiato, vede in questa esperienza un vero miracolo.

L’intervento chirurgico è andato bene e questo è proprio un incoraggiamento per tutti. Jean Paul ora è stato trasferito in un’altra struttura dove ha iniziato la fisioterapia, seguito da vicino dal medico e dalla squadra che l’ha operato. La sua salute dà segni di ristabilimento incredibili. Ricomincia a sentire la fame, i bisogni fisiologici, il dolore, la sensibilità ai piedi. Ora può lasciare il suo letto e girare l’ospedale in una sedia a rotelle. Afferma che se non fosse per l’amore di questa famiglia allargata non sarebbe più in vita.

Jean Paul è molto grato alla comunità dei Focolari in Rwanda, a tutti i Gen sparsi nel mondo, ai Centri Gen internazionali, e tutti coloro che hanno fatto arrivare il loro sostegno in denaro e in preghiera. Ora ci sgorga dal cuore un immenso grazie a Dio per averci dato la possibilità di vivere questa forte esperienza che ha suscitato un’attenzione, una comunione, un amore vero tra i suoi figli, una forte testimonianza dell’amore che vince tutto».

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Paesi Baschi: un laboratorio per imparare la pace http://www.focolare.org/news/2015/07/23/paesi-baschi-un-laboratorio-per-imparare-la-pace/ http://www.focolare.org/news/2015/07/23/paesi-baschi-un-laboratorio-per-imparare-la-pace/#comments Thu, 23 Jul 2015 06:00:15 +0000 http://www.focolare.org/?p=126779 relatoriDare risposta a una situazione di violenza che si vive nei Paesi Baschi a causa della lotta armata dell’ETA. Obiettivo: cercare di sanare ferite ancora aperte e tentare di assicurare un futuro di pace. C’è questo alla base del percorso del Movimento politico per l’Unità in Spagna.

«Questa è un’utopia, ma è forse l’unica soluzione per il nostro popolo». È l’accorato moto di speranza di alcuni membri del Consiglio Provinciale di Gipuzkoa quando, una decina di anni orsono, alcuni esponenti del Movimento Politico per l’Unità (MppU) venuti dall’Italia, parlano loro della fraternità come categoria politica. Una prospettiva che, per il clima che si respira nei Paesi Baschi ad opera dell’ETA, risulta quasi uno shock.

Con l’obiettivo di ottenere l’indipendenza per il popolo basco, i gruppi armati dell’ETA seminano in continuazione un’atmosfera di violenza e terrore. La tensione, infatti, è altissima. In quell’epoca – primi mesi del 2005 – un gruppo di politici, appartenenti non solo a partiti diversi, ma anche a ideologie diverse, si uniscono per iniziare insieme una strada che cerca la rigenerazione politica, basata sull’accoglienza reciproca dei popoli, senza esclusioni. Si apre così uno spazio di dibattito, di accettazione dell’altro, coinvolgendo politici di diverse sensibilità, lavoratori dello Stato, sindacalisti, cittadini… assetati di una convivenza normalizzata, di una pace vera. Gli incontri si tengono ogni due mesi, scegliendo ogni volta una sede diversa, alternando fra i diversi partiti.

Fra i partecipanti c’è chi ha subito delle minacce per la sua appartenenza partitica e arriva sotto scorta, chi teme di non essere capito nel proprio partito o, addirittura, di essere estromesso; ma tutti si fanno coraggio e,platea superando ogni diffidenza, vogliono testimoniare che la fraternità è possibile, a cominciare da loro.

Col passare del tempo si vede opportuno lo scambio di esperienze con politici di altri territori, di altre comunità. E così alcuni del gruppo vanno a Madrid. Partecipano a una serie di incontri in cui conoscono altre esperienze e invitano tutti a riunirsi a Euskadi col gruppo di Gipuzkoa. È un momento storico: quattro ore di dialogo (dopo un pranzo insieme) per conoscersi, ascoltarsi, chiedersi perdono.

In seguito nasce il bisogno di elaborare un documento come alternativa alla crisi, che ciascuno poi porta nel proprio partito per studiarlo. Tanti sentono ancora il bisogno di condividere il contenuto del documento e di  indire seminari e tavole rotonde in altre comunità autonome, presentando anche l’esperienza della fraternità e di pacifica convivenza basata appunto, sulla fraternità.

Con la cessazione dell’attività armata dell’ETA (2011) inizia un processo nuovo, anche se non semplice, che porta tanta speranza. Sono ancora molte le persone, famiglie, gruppi che pur condividendo la stessa identità, sono divisi, con continui scontri e serie difficoltà a dialogare.

Il laboratorio politico che si era generato nei tempi duri – familiarmente denominato ‘laboratorio per imparare la pace’ – continua il suo cammino di pacificazione e di ricerca della pace, affrontando i diversi punti di vista sui fatti storici, risanando ferite ancora aperte. Elaborano un documento denominato “Per la via della riconciliazione della società basca” (gennaio 2013), che descrive le basi su cui camminare da quel momento in poi; questo documento è conosciuto informalmente come “I nostri confini etici”.

gruppoOgni volta che il dialogo sembra bloccarsi, si cerca di riavviarlo aiutandosi a credere che ogni uomo è un fratello e che si può costruire qualcosa con tutti. Ciò non significa non riconoscere i delitti e il gran numero di persone che hanno pagato con la vita. Al contrario, accettando il passato e riconoscendo l’ingiusto e inesplicabile della violenza sofferta, si cerca di guardare alla storia come un lento e faticoso cammino verso la riconciliazione, verso la pace, in cui ciascuno può e deve dare il proprio contributo.

Il 13 marzo, proprio alla vigilia dell’anniversario di Chiara Lubich in cui si approfondiva in tutto il mondo la sua visione della politica, questo gruppo si è riunito a “Las Juntas Generales de Gipuzkoa” (parlamento provinciale) a San Sebastian, invitando vari esperti, intellettuali, personalità politiche. Il dibattito era sul ‘Rapporto tra il bene comune e i beni comuni nella globalizzazione’, il cui documento base, mandato in anticipo a tutti e molto apprezzato, era stato predisposto dal ‘laboratorio per imparare la pace’. In un clima di accoglienza reciproca sono emersi validi contributi che sono poi stati integrati nel documento stesso e che verrà poi divulgato per promuovere a tutti i livelli il valore della fraternità.

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Per vivere il Vangelo http://www.focolare.org/news/2015/07/22/per-vivere-il-vangelo/ http://www.focolare.org/news/2015/07/22/per-vivere-il-vangelo/#comments Wed, 22 Jul 2015 06:00:30 +0000 http://www.focolare.org/?p=126777 sbarre (350 x 233)In sala d’aspetto – «Nostro figlio e la sua compagna erano in carcere per spaccio di droga. Nelle lunghe attese prima dei colloqui coi parenti reclusi, abbiamo conosciuto a una ragazza straniera dal volto triste: da tre anni, facendo un lungo percorso a piedi, faceva regolarmente visita al il suo compagno in carcere. Quando ha sentito che poteva contare da allora in poi su un passaggio nella nostra auto, finalmente si è aperta al sorriso e non finiva di ringraziarci. La volta seguente, per rendere meno pesante l’attesa soprattutto ai bambini venuti con le mamme, abbiamo portato loro giocattoli, dolci e frutta. Quando  ha saputo ciò che accadeva in sala d’aspetto, dove c’era un clima più sereno, anche nostro figlio ha cambiato il suo rapporto con noi». (Italia)

Perdono – «Ero andato a vivere con una collega, lasciando moglie e quattro figli. Mentre il maggiore l’ha presa male ed è andato via di casa, lei con gli altri tre ha cominciato a chiedere a Dio la grazia del mio ritorno. A poco a poco ho trovato la forza di lasciare quella donna; per evitare di rivederla (lavorava nella mia stessa azienda) ho lasciato anche il lavoro. E sono tornato dai miei, rimanendo disoccupato finché ho trovato un impiego molto semplice. Vivere l’umiltà mi faceva bene. Ringrazio Dio per il sostegno avuto da altre famiglie e soprattutto per il perdono di mia moglie dei miei figli, con i quali ho cominciato un nuovo cammino». (Usa)

Al telefono – «Anni fa mio figlio è morto a 23 anni in un incidente d’auto. Da allora mi ha accompagnata un sottile rancore nei confronti dell’amico che era al volante, rimasto illeso: lo ritenevo responsabile di quella morte. Ora lui è sposato, ha figli. Ma in chiesa il prete ha parlato di riconciliazione, di perdono. Parole che ho sentito rivolte a me. Con le mani che tremano digito il suo numero telefonico. Risponde la moglie, sorpresa e imbarazzata quando le dico chi sono. Le apro il cuore: «Ho pensato tanto a voi in questi giorni, vorrei vedervi, conoscere i vostri bambini… Sarei felice se voleste venirmi a trovare». Lei, commossa, promette che presto verranno… Mi scopro felice e leggera». (Svizzera)

 I conti tornano – «Madre di cinque figli con problemi di salute, droga e alcolismo, scelte di vita che hanno dato origine a famiglie quasi tutte irregolari, fra tensioni e litigi, sono oggi vedova. Sola, alle prese con problemiliberty1 (350 x 263)che la gente neanche s’immagina, per il fatto che appaio così serena, devo dire che sono aiutata dal mio carattere, ma ho potuto reggere a certe situazioni soprattutto grazie al dono della fede e al sostegno delle amicizie. Oggi vivo con la sola pensione, ma riesco lo stesso ad aiutare mensilmente qualche persona bisognosa. A volte verrebbe da dire basta: in fondo farebbe comodo metter da parte qualcosa per la vecchiaia. Ma è più forte di me. E vedo che la provvidenza arriva puntuale e i conti mi tornano sempre». (Italia)

 

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Living City riceve due premi dall’Associazione della Stampa Cattolica USA e Canada http://www.focolare.org/news/2015/07/20/english-living-city-wins-two-2015-catholic-press-awards/ http://www.focolare.org/news/2015/07/20/english-living-city-wins-two-2015-catholic-press-awards/#comments Mon, 20 Jul 2015 09:36:40 +0000 http://www.focolare.org/?p=126843 «Siamo onorati, grati e felici che il messaggio dell’unità che cerchiamo di comunicare è stato premiato. Un grazie speciale ai nostri lettori che ci incoraggiano e ci aiutano su questa strada!», scrive il team di Living City alla notizia della premiazione.

Living City ha ricevuto un premio per il numero di Aprile 2014 sul tema dell’immigrazione per gli articoli di Marilyn Boesch, Susanne Janssen e Lori Chesser. Motivazione della giuria: “Queste storie sono travolgenti ed importanti, e mettono il fattore umano prima e al centro”.

Nella categoria “La migliore spiegazione della posizione della Chiesa sul matrimonio”, Living City ha ricevuto il terzo premio per gli articoli nella rivista di luglio 2014, scritti da Michael e Julie James, Pietro Riccio, Sarah Mundell e Emilie Christy. “La prospettiva della diversità in queste storie è di grande valore. Invitano all’azione chi vuole creare dialogo e costruire ponti attraverso la fede”, affermava ancora il Catholic Press Award (CPA).

Potete leggere e condividere questi articoli dal sito livingcitymagazine.com

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Paraguay: il nostro grazie a papa Francesco http://www.focolare.org/news/2015/07/20/paraguay-il-nostro-grazie-a-papa-francesco/ http://www.focolare.org/news/2015/07/20/paraguay-il-nostro-grazie-a-papa-francesco/#comments Mon, 20 Jul 2015 06:00:12 +0000 http://www.focolare.org/?p=126809 Ore aguije Papa Francisco pe, giovani_paraguayha peeme avei pe ñembo’ehaguere ore rehe. In guaraní: «Il nostro grazie a papa Francesco e a tutti voi per la vostre preghiere per questi giorni».

«Come ci eravamo immaginati, e molto di più, sono state sovrabbondanti le grazie cadute sull’intero popolo paraguayano, durante la presenza di sua Santità tra di noi», scrivono Nelson Benítes e Margarita Ávalos, responsabili dei Focolari in Paraguay, dopo il passaggio del Papa dalla loro terra. «I bambini, i malati, i più poveri e i giovani sono stati i protagonisti principali della visita. Più di 80,000 “servidores”(quasi tutti giovani) di tutto il paese hanno lavorato giorno e notte per tre giorni. Ma i preparativi sono durati almeno tre mesi. Un fatto concreto che dà una speranza vera!». «Sono stato un ‘servidor’ del Papa – racconta Nahuel Espinola – È stato geniale! Ho 15 anni e non so quando tornerò a vivere cosa del genere. Spero che i suoi messaggi arrivino a tutti giovani».

 «Un feeling immediato con la gente», e alcune immagini che non si cancelleranno dalla memoria: i bambini del coro di Luque che corrono verso Francesco per un abbraccio collettivo, le migliaia di persone si sono riversate per le strade, la sosta di fronte al carcere femminile. «I bambini ammalati di cancro in un ospedale, quando hanno saputo che veniva il Papa, non volevano essere rimandati a casa!». E ancora, la visita al “Bañado Norte”, uno dei quartieri più poveri della capitale, dove il Papa si è intrattenuto in casa di una signora ammalata. «Per l’occasione, lei aveva preparato la “chipa” e la “sopa paraguaya”, piatti tipici che piacciono al Papa. O il fuoriprogramma della visita alla parrocchia di Cristo Re, per visitare il cuore incorrotto del martire e primo santo paraguayano: san Roque González de Santa Cruz».

 A Caacupé Francesco ha consacrato a Maria tutto il Paraguay. Poi l’incontro con la società civile. Uno dei momenti più forti, dove lancia un magistero sul dialogo, invitando a dialogare perdendo tutto per capire l’altro, entrare nell’altro. «Concetti come: sviluppo con volto umano, mettere la persona al primo posto, non usare i poveri come oggetto, mi hanno colpito molto», afferma Julia Dominguez, del gruppo dell’Economia di Comunione del Paraguay, «adesso non dobbiamo rimanere nel sentimentalismo, ma vivere questo ogni giorno». E César Romero, impegnato nel mondo della famiglia, aggiunge: «Nella freschezza e nel dinamismo del programma ho visto una Chiesa che fa uno sforzo enorme per aggiornarsi nei suoi metodi e messaggi». «In questi tre paesi della “periferia” della “sua America Latina” Francesco si è schierato decisamente per gli “scartati”, vittime dell’ingiustizia e dell’inequità, ma per farlo non ha “attaccato” nessuno se non le miserie umane, uniche fonti dei gravi e drammatici problemi di questi paesi (corruzione, egoismo, democrazia di bassa qualità)», scrive Silvano Malini, giornalista in Paraguay. «Le esortazioni del Pontefice sono cadute nel terreno preparato dalla Chiesa in Paraguay, come si è potuto apprezzare nel meeting con i rappresentanti di ben 1.500 organizzazioni della società civile». «A loro “Francisco” – continua Malini – ha autorevolmente tenuto una lezione di dialogo pratico, di quello che costa ma che permette di avanzare a piccoli ma sicuri passi verso un progetto comune».

nu_guazu«Al campo Ñu Gua, lo hanno atteso almeno un milione di fedeli. Il sole brilla sulla folla che stava aspettando anche da 15 ore nel fango, a causa della pioggia degli ultimi giorni. Ma nulla ferma la festa». «Né il fango né la stanchezza ci hanno fatto perdere la gioia immensa che sentivamo», racconta Esteban Echagüe, «mi ha impressionato l’affermazione del Papa che le parrocchie siano veramente punti di incontro con il fratello, di accoglienza, di fraternità. Perché se non è così, non siamo veri cristiani».

«Dopo un momento breve ma intenso con i vescovi paraguaiani, il Papa si riprende come per “miracolo” da un viaggio pastorale intensissimo! Si sentiva la normale stanchezza di una persona di 78 anni!… ma tutti erano convinti che con i giovani Francesco si sarebbe trasformato». In più di 200.000, infatti, lo aspettano sul lungofiume del fiume Paraguay! L’invito ad avere sempre un cuore libero e poi, «continuate a fare “chiasso”», «ma un chiasso organizzato». «Il Papa ha risvegliato nei giovani e in tutti il desiderio di essere migliori… perché ci ha visto nel nostro dover essere – confida Leonor Navarro – e attraverso i suoi occhi il mondo ci ha scoperti. Ora tutti desideriamo rispecchiare ciò che i suoi occhi hanno visto!».

 Sulla strada di ritorno verso l’aeroporto, si commuove nella benedizione di un luogo che ricorda tanto dolore nel paese. Sono i ruderi di un ipermercato nel quale dieci anni fa sono morte 400 persone in un incendio.

«Attraverso il vescovo mons. Adalberto Martínez, segretario generale della Conferenza Episcopale Paraguayana, abbiamo fatto sapere al Papa che il Movimento dei Focolari prega per lui. Come regalo abbiamo mandato un libro sulla cultura guaraní e sullo sviluppo dell’Economia di Comunione nel Paese», spiegano Nelson e Margarita. «Questa visita – concludono – come quella di San Giovanni Paolo II, 27 anni fa, porterà importanti frutti positivi, spirituali e anche nella vita civile del paese. Francesco ci ha parlato chiaro ma con la tenerezza di un Padre! Sta a noi fare di questi momenti di grazia, “un prima e un dopo” “della visita del primo Papa latinoamericano in Paraguay».

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