Movimento dei Focolari http://www.focolare.org/it Official International Website Sat, 28 Feb 2015 13:44:39 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.0 Don Giò (Giuseppe) Aruannohttp://www.focolare.org/news/2015/02/28/don-gio-giuseppe-aruanno/ http://www.focolare.org/news/2015/02/28/don-gio-giuseppe-aruanno/#comments Sat, 28 Feb 2015 06:00:12 +0000 http://www.focolare.org/?p=119656 Il nome don Giò gli è stato dato da Chiara Lubich nel 1968. Si riferisce ad un versetto del Vangelo di Giovanni che lo accompagnerà durante tutta la sua vita: “Figlio, ecco tua madre” (Gv 19, 27), che Gesù rivolge dalla Croce all’apostolo amato. In quel nome e in quella Parola è riassunta tutta l’esistenza di don Giò: la sua attenzione ai rapporti che viveva con grande calore umano e profondità, la vena contemplativa che gli faceva cogliere sempre nuovi significati nella Parola di Dio, il suo modo di vivere la Messa, il suo rapporto filiale con la Madonna.

Giuseppe Aruanno nasce l’8 settembre 1924 a Ruvo di Puglia, 13° figlio di una famiglia bella e unita. Entrato in seminario da giovane, nel ‘47 è ordinato sacerdote nella diocesi di Molfetta. Ben presto diventa una personalità di primo piano, cui affidare incarichi importanti come quello di canonico penitenziere. Sensibile ai segni dei tempi, dà vita, fra l’altro, al “Centro di studi sociali Giovanni XXIII” che ha per scopo la formazione di laici impegnati e capaci di affrontare le grandi sfide del dopoguerra.

Nel ‘64, per non saper dire di no ad un amico, controvoglia partecipa all’incontro estivo per sacerdoti del Movimento dei Focolari ad Ala di Stura (Torino). Rimane colpito dalla radicalità con cui vede vivere il Vangelo e senza che nessuno gli dica nulla, va dal focolarino che dirige l’incontro e svuota il portafogli: ha trovato la sua famiglia.

Due anni dopo partecipa a Frascati (Roma) alla nascente “Scuola sacerdotale”. Doveva restarvi per sei mesi, ma Dio si manifesta con una nuova chiamata: mettere la propria vita a servizio di questa nuova realtà nella Chiesa. Senza pensarci due volte, col permesso del Vescovo si trasferisce al Centro del Movimento, lasciando tutti i suoi beni alla diocesidi Molfetta e, grazie alla sua generosità,  in quella regione nascono anche il primo focolare maschile e quello femminile.

La sua base operativa è ora la sede del Centro sacerdotale a Grottaferrata. Qui, assieme ad altri sacerdoti, don Giò svolge un accurato servizio di segreteria h24, con accoglienza, telefonate, spedizione di notiziari, schedari, archivio, intessendo una rete di rapporti che porta alla nascita di decine e decine di “focolari sacerdotali” in tanti punti del mondo.

Nel 1982 Chiara Lubich gli affida la conduzione della Scuola sacerdotale che da Frascati si trasferirà a Loppiano. Don Giò si sente, ‘inadeguato’, ‘nulla’, ‘l’ultimo’ per un compito così impegnativo. Di diverso avviso è, tra gli altri, Mons. Michael Mulvey, ora vescovo nel Texas, che da sacerdote l’ha affiancato per due anni: “Con don Silvano Cola e i primi sacerdoti focolarini – afferma – don Giò ha preparato in modo esemplare tanti preti diocesani a vivere il sacerdozio mariano”, e cioè avendo come modello Maria che, nell’umiltà e servizio, dona Gesù al mondo.

Non mancano, in quegli anni, le prove che egli affronta senza mai arrendersi. “Vada avanti, don Giò” – gli scrive Chiara nel ‘99 –, e gli suggerisce di guardare a Gesù sulla croce che ha preso su di sé ogni difficoltà e debolezza umane per farci risorgere con Lui, così “la vita sgorgherà sempre più abbondante in lei e attorno a lei, a gloria di Dio e per la gioia di Maria”.

In 20 anni di servizio alla Scuola sacerdotale don Giò ha formato centinaia di sacerdoti e seminaristi, parecchi dei quali sono diventati in seguito vescovi, vicari generali, formatori in seminario, ecc.

Nel 2002 torna al Centro sacerdotale al centro del Movimento dove continua a donarsi in mille modi. Con l’avanzare dell’età don Giò scopre sempre più l’arte di amare nelle piccole cose, contribuendo a creare attorno a sé un’atmosfera di famiglia che sa dil divino. In realtà egli vive un periodo di nuova giovinezza, sempre più libero, sempre più concentrato sull’essenziale. Sentendo avvicinarsi il momento dell’incontro con Gesù, una sua costante preghiera è: “Toglimi tutto, ma lasciami la lucidità per poter amare fino all’ultimo momento”. E così avviene. La sera del 31 dicembre 2014, serenamente, attorniato dai confratelli,  è per sempre in Dio.

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Ucraina: uno sguardo verso l’Economia di Comunionehttp://www.focolare.org/news/2015/02/28/ucraina-uno-sguardo-verso-leconomia-di-comunione/ http://www.focolare.org/news/2015/02/28/ucraina-uno-sguardo-verso-leconomia-di-comunione/#comments Sat, 28 Feb 2015 06:00:00 +0000 http://www.focolare.org/?p=119943 150202-07_Sumy_01_ridPer una serie di ragioni è piuttosto inusuale per gli studenti Ucraini il fatto di spostarsi in altre città e incontrare colleghi di altre università. Da questo punto di vista la winter school che si è tenuta a Sumy dal 2 al 7 febbraio è stata una opportunità unica per incontrarsi e sperimentare le peculiarità culturali delle diverse regioni dell’Ucraina, in un ambiente amichevole di cooperazione e mutuo aiuto. Per questo il risultato più importante di questa scuola è stata la possibilità data ai ragazzi di tutta l’Ucraina di incontrarsi e socializzare, discutere i propri progetti, organizzarne di comuni e molto altro.

Si può ben comprendere come in un momento storico di crisi e guerra difficile come quello attuale per il Paese, sia particolarmente importante creare momenti di comunione fra ragazzi dell’Est e dell’Ovest.

Se i 42 partecipanti arrivando a Sumy avevano dichiarato di avere una certa familiarità con gli argomenti che nel titolo la scuola dichiarava di trattare: “Values in Economy and Business”, alla fine ciascuno di loro ammetteva che i contenuti delle lezioni e dei workshops erano risultati del tutto nuovi: anche gli esempi illustrativi espressi durante le lezioni, hanno fornito loro una serie di interessanti approfondimenti sul tema della responsabilità sociale delle imprese.

La scuola, che si svolgeva presso l’Ukrainian Academy of Banking, ha preso il via con la lezione del prof. Petrushenko sull’etica nel mondo delle imprese.

Cristian Loza Adaui della Friedrich-Alexander University Erlangen-Nürnberg (Germania) ha proseguito le lezioni introducendo i concetti del pensiero sociale cattolico che sono base per l’Economia di Comunione. Il titolo della sua lezione: “Il Business del business è la persona umana”, ha lasciato sorpresi e un po’ interdetti gli studenti partecipanti. Cristian Loza Adaui ha approfondito l’approccio teorico ad un altro modo di vedere il business, da una prospettiva più umana e socialmente responsabile. Il giorno successivo ha sviluppato l’argomento focalizzandosi sull’applicazione pratica dei valori nella economia sociale e di mercato.

Anche la presentazione dell’imprenditrice filippina Teresa Ganzon, che ha condiviso la sua esperienza di gestione del Bangko Kabajan, Istituto finanziario rurale basato sulla cultura del dare e l’Economia di Comunione, è risultata una esperienza nuova per gli studenti: molti  dichiaravano la sorpresa provata nel conoscere una banca che non si basasse unicamente sul principio della massimizzazione del profitto: una gestione di successo che opera basandosi sul rispetto per ogni cliente in quanto persona della cui situazione si tiene particolarmente conto.

La  professoressa Tatiana Vasylieva, ha trattato di imprenditoria sociale responsabile nel contesto ucraino, trascorrendo con gli studenti l’intera quarta giornata della scuola e invitando rappresentanti di istituzioni bancarie e assicurative di Sumy ad un dialogo aperto con gli studenti: essi condividevano le loro esperienze, sia positive che negative e spiegavano come molti degli ostacoli ad una economia maggiormente responsabile socialmente, sarebbero superabili in Ucraina. Gli studenti hanno trovato questa presentazione molto interessante ed hanno discusso a lungo con loro delle problematiche dell’Ucraina contemporanea.

La winter school  prevedeva sessioni dedicate al lavori di gruppo su piccoli progetti collegati alla responsabilità sociale, all’etica ed ai valori nella gestione dell’impresa. Rappresentati della Accademia Sociale “Caritas in Veritate”, promotrice della scuola, erano presenti per discutere le idee dei partecipanti, aiutarli  portare a compimento i compiti assegnati e presentare le proprie idee ad un pubblico esterno in maniera innovativa.

L’ultimo giorno i partecipanti hanno presentato il frutto dei lavori di gruppo. Ciò che però si è rivelato davvero interessante è l’analisi della controversa relazione fra la tradizionale attitudine verso un modo di fare impresa che punta a massimizzare il profitto e una imprenditoria socialmente responsabile basata sull’etica e suoi valori del bene comune.

Fonte: http://edc-online.org/it/home-it/eventi-internazionali/10153-ucraina-winter-school-edc.html

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Trento, una città per educarehttp://www.focolare.org/news/2015/02/27/trento-una-citta-per-educare/ http://www.focolare.org/news/2015/02/27/trento-una-citta-per-educare/#comments Fri, 27 Feb 2015 10:45:56 +0000 http://www.focolare.org/?p=117338 Panoramica_della_piazza_del_Duomo_-_Trento Il progetto “Trento, una città per educare” nasce dalla realtà del dado dell’amore e del Progetto Tuttopace delle scuole in rete – città di Trento, iniziato nel 2001.

Da allora le esperienze fatte dai bambini lanciando il dado, hanno raggiunto le famiglie che si sono sentite interpellate a fare rete, ad allearsi con tutte le agenzie educative per imparare gli uni dagli altri a tradurre in vita i valori che sono radicati nell’animo di ciascuno e diventare insieme “comunità educante”.

Gli insegnanti del Tavolo Tuttopace (negli anni sono diventati un centinaio) che mensilmente si confrontano sui percorsi di educazione alla pace e ai valori, rispondendo alla forte esigenza di formazione, hanno promosso nel tempo vari corsi di aggiornamento per docenti, genitori, alunni.

Alla conclusione dell’ultimo corso di auto-formazione i genitori hanno portato l’esperienza di un “patto educativo” scritto e sottofirmato e hanno espresso il bisogno di una formazione alla “relazione”, con il desiderio di imparare a costruire rapporti valoriali a tutti i livelli e in tutti gli ambienti.

Immediata l’idea di offrire a tutta la città il Progetto che abbiamo intitolato “Trento, una città per educare insieme”, e che è partito con la costituzione di un comitato scientifico composto da tre docenti universitari e due psicoterapeuti.

Un genitore ha voluto parlarne al sindaco, che ne è stato entusiasta: si è così costituito un laboratorio, partecipato anche dall’assessore alle politiche sociali, in cui abbiamo iniziato ad integrarci a vicenda con le associazioni della città che via via si sono unite a noi per delineare il progetto.

Una prima fase prevede un percorso formativo comune agli insegnanti, agli appartenenti alle associazioni del territorio che si occupano di educazione, ai genitori che lo desiderano, sulla relazione, per avere una base, un linguaggio, uno stile comune.

Successivamente, un evento di lancio nella città, con la partecipazione di un esperto nella cultura psicologico-educativa, dove presentare le varie tappe previste dal progetto.

Questo lavoro ci ha permesso di conoscere e incontrare numerose Associazioni ed agenzie educative del territorio (Agenzia provinciale della famiglia, Forum delle associazioni familiari, i Poli sociali della città, il Consiglio provinciale dell’istruzione, la Consulta degli studenti, oltre agli oratori della città, le cooperative, l’azienda sanitaria, il Coni).

Stiamo raccogliendo adesioni entusiastiche, il progetto viene accolto con grande interesse, ciò che proponiamo sembra essere atteso da tutti! Spesso ci sentiamo dire ”da tempo cercavamo un’opportunità come questa… si realizza un sogno che avevamo anche noi come associazione… lavorare insieme è un passo obbligato per cambiare veramente le cose…abbiamo trovato una cornice dove inserire le nostre attività…”.

La referente del punto famiglie qualche giorno fa parlava di “filo d’oro che lega quanto di buono già esiste in città”.

E, nel frattempo, è partito il corso di formazione che ha visto la partecipazione di 120 tra docenti ed educatori/formatori del territorio.

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Marzo 2015http://www.focolare.org/news/2015/02/27/marzo-2015/ http://www.focolare.org/news/2015/02/27/marzo-2015/#comments Fri, 27 Feb 2015 06:00:22 +0000 http://www.focolare.org/?p=119927 Durante il suo viaggio a nord della Galilea, nei villaggi attorno alla città di Cesarea di Filippo, Gesù domanda ai suoi discepoli cosa pensano di lui. Pietro, a nome di tutti, confessa che egli è il Cristo, il Messia atteso da secoli. A scanso di equivoci Gesù spiega chiaramente come intende attuare la propria missione. Libererà sì il suo popolo, ma in maniera inaspettata, pagando di persona: dovrà molto soffrire, essere riprovato, venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. Pietro non accetta questa visione del Messia – se lo immaginava, come tanti altri al suo tempo, come una persona che avrebbe agito con potenza e forza sconfiggendo i Romani e mettendo la nazione di Israele al suo posto giusto nel mondo – e rimprovera Gesù, che lo ammonisce a sua volta: «Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (cf 8, 31-33).

Gesù si rimette in cammino, questa volta verso Gerusalemme, dove si compirà il suo destino di morte e risurrezione. Ora che i suoi discepoli sanno che andrà a morire, vorranno ancora seguirlo? Le condizioni che Gesù richiede sono chiare ed esigenti. Convoca la folla e i suoi discepoli attorno a sé e dice loro:

“Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”

Erano rimasti affascinati da lui, il Maestro, quando era passato sulle rive del lago, mentre gettavano le reti per la pesca, o al banco delle imposte. Senza esitazione avevano abbandonato barche, reti, banco, padre, casa, famiglia per corrergli dietro. Lo avevano visto compiere miracoli e ne avevano ascoltato le parole di sapienza. Fino a quel momento lo avevano seguito animati da gioia ed entusiasmo.

Seguire Gesù era tuttavia qualcosa di ancor più impegnativo. Adesso appariva chiaro che significava condividerne appieno la vita e il destino: l’insuccesso e l’ostilità, perfino la morte, e quale morte! La più dolorosa, la più infamante, quella riservata agli assassini e ai più spietati delinquenti. Una morte che le Sacre Scritture definivano “maledetta” (cf Deut 21, 23). Il solo nome di “croce” metteva terrore, era quasi impronunciabile. È la prima volta che questa parola appare nel Vangelo. Chissà che impressione ha lasciato in quanti lo ascoltavano.

Adesso che Gesù ha affermato chiaramente la propria identità, può mostrare con altrettanta chiarezza quella del suo discepolo. Se il Maestro è colui che ama il suo popolo fino a morire per esso, prendendo su di sé la croce, anche il discepolo, per essere tale, dovrà mettere da parte il proprio modo di pensare per condividere in tutto la via del Maestro, a cominciare dalla croce:

“Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”

Essere cristiani significa essere altri Cristo: avere «gli stessi sentimenti di Cristo Gesù», il quale «umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2, 5.8); essere crocifissi con Cristo, al punto da poter dire con Paolo: «non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Gal 2, 20); non sapere altro «se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso» (1 Cor 2, 2). È Gesù che continua a vivere, a morire, a risorgere in noi. È il desiderio e l’ambizione più grande del cristiano, quella che ha fatto i grandi santi: essere come il Maestro. Ma come seguire Gesù per diventare tali?

Il primo passo è “rinnegare se stessi”, prendere le distanze dal proprio modo di pensare. Era il passo che Gesù aveva chiesto a Pietro quando lo rimproverava di pensare secondo gli uomini e non secondo Dio. Anche noi, come Pietro, a volte vogliamo affermare noi stessi in maniera egoistica, o almeno secondo i nostri criteri. Cerchiamo il successo facile e immediato, spianato da ogni difficoltà, guardiamo con invidia chi fa carriera, sogniamo di avere una famiglia unita e di costruire attorno a noi una società fraterna e una comunità cristiana senza doverle pagare a caro prezzo.

Rinnegare se stessi significa entrare nel modo di pensare di Dio, quello che Gesù ci ha mostrato nel proprio modo di agire: la logica del chicco di grano che deve morire per portare frutto, del trovare più gioia nel dare che nel ricevere, dell’offrire la vita per amore, in una parola, del prendere su di sé la propria croce:

“Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”

La croce – quella di “ogni giorno”, come dice il Vangelo di Luca (9, 23) – può avere mille volti: una malattia, la perdita del lavoro, l’incapacità di gestire i problemi familiari o quelli professionali, il senso di fallimento davanti all’insuccesso nel creare rapporti autentici, il senso di impotenza davanti ai grandi conflitti mondiali, l’indignazione per i ricorrenti scandali nella nostra società… Non occorre cercarla, la croce, ci viene incontro da sé, forse proprio quando meno l’aspettiamo e nei modi che mai avremmo immaginato.

L’invito di Gesù è di “prenderla”, senza subirla con rassegnazione come un male inevitabile, senza lasciare che ci cada addosso e ci schiacci, senza neppure sopportarla con fare stoico e distaccato. Accoglierla invece come condivisione della sua croce, come possibilità di essere discepoli anche in quella situazione e di vivere in comunione con lui anche in quel dolore, perché lui per primo ha condiviso la nostra croce. Quando infatti Gesù si è caricato della sua croce, con essa ha preso sulle spalle ogni nostra croce. In ogni dolore, qualunque volto esso abbia, possiamo dunque trovare Gesù che già lo ha fatto suo.

Igino Giordani, vede in proposito l’inversione del ruolo di Simone di Cirene che porta la croce di Gesù: la croce «pesa di meno se Gesù ci fa da Cireneo». E pesa ancora di meno, continua, se la portiamo insieme: «Una croce portata da una creatura alla fine schiaccia; portata insieme da più creature con in mezzo Gesù, ovvero prendendo come Cireneo Gesù, si fa leggera: giogo soave. La scalata, fatta in cordata da molti, concordi, diviene una festa, mentre procura un’ascesa»[1].

Prendere la croce dunque per portarla con lui, sapendo che non siamo soli a portarla perché lui la porta con noi, è relazione, è appartenenza a Gesù, fino alla piena comunione con lui, fino a diventare altri lui. È così che si segue Gesù e si diventa veri discepoli. La croce sarà allora davvero per noi, come per Cristo, «potenza di Dio» (1 Cor 1, 18), via di risurrezione. In ogni debolezza troveremo la forza, in ogni buio la luce, in ogni morte la vita, perché troveremo Gesù.

Fabio Ciardi

[1] La divina avventura, Città Nuova, Roma 1966, p. 149ss.

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«Chiara Lubich: l’unità e la politica»http://www.focolare.org/news/2015/02/27/chiara-lubich-lunita-e-la-politica-4/ http://www.focolare.org/news/2015/02/27/chiara-lubich-lunita-e-la-politica-4/#comments Fri, 27 Feb 2015 06:00:08 +0000 http://www.focolare.org/?p=120001 20150227-01Per Chiara Lubich esiste una vera vocazione politica, «una chiamata personale che emerge dalle circostanze e parla attraverso la coscienza». Chiamata la cui risposta «è anzitutto un atto di fraternità: si agisce per qualcosa di pubblico, che riguarda gli altri, volendo il loro bene come fosse il proprio». Atto che crea le condizioni per «un rapporto continuo con ogni altro ambito di vita» – economia, sanità, comunicazione, arte, amministrazione della giustizia, tra gli altri -, per porre in questo modo le condizioni affinché la società stessa, con tutte le sue espressioni, possa realizzare fino in fondo il suo disegno».

L’evento mondiale consiste in una pluralità di manifestazioni da realizzarsi in diversi punti del pianeta e nelle quali evidenziare le idealità del carisma di Chiara Lubich in rapporto all’agire politico, correlate dal racconto di storie di cambiamento personale e di impegno nella cosa pubblica, che vanno dal mettersi insieme per affrontare i problemi del quartiere all’impegno politico a livello nazionale e internazionale. Tutte occasioni per raccogliere con rinnovata consapevolezza il “sogno” che ha animato la vita e il pensiero di Chiara: «la fraternità universale».

A Roma, Italia, l’appuntamento è per il 12 marzo in Parlamento. In mattinata, 300 giovani dei Focolari, provenienti da tutto il mondo, nell’Auletta di Montecitorio, dialogheranno con politici, studiosi e rappresentanti di istituzioni internazionali. Nel pomeriggio, nella stessa Aula il convegno dal titolo «Chiara Lubich: l’unità e la politica».

A Strasburgo (Francia), dal 13 al 15 marzo, presso la sede del Consiglio d’Europa il seminario «Fraternité en politique: s’investir autrement dans la cité», invita ad aprire nuove piste d’azione per favorire il vivere insieme.

Il 13 marzo, al Glendon College della York University di Toronto (Canada), un dibattito sul tema: «Politics for Unity. Making a World of Difference». A Curitiba (Brasile), il convegno «Política pela unidade, fazendo toda a diferença no mundo» sottolinea come fare politica in funzione dell’unità, faccia la differenza. A Seul (Corea del Sud), nel Parlamento che in passato è stato teatro di duri scontri il 14 marzo ospiterà l’incontro: «In viaggio verso la fraternità universale». Convegni anche a Nairobi (Kenya), Dar es Salaam (Tanzania), Madrid (Spagna), Budapest (Ungheria), Praga (Repubblica Ceca) e altri ancora. Sul sito www.politicsforunity.com una mappa online degli eventi in programma e relative informazioni. Disponibile anche una sintesi di testi di Chiara Lubich, selezionati dal Comitato scientifico dell’evento. Per unirsi alle conversazioni online l’hashtag è #politics4unity.

La riflessione intorno al tema «Chiara Lubich: l’unità e la politica», nella pluralità delle aree geografiche e culturali, sarà occasione per indagare ulteriormente nel patrimonio che Chiara, la cui causa di beatificazione è stata aperta il 27 gennaio scorso, consegna alla storia.

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Filippine: Social Media per la pacehttp://www.focolare.org/news/2015/02/26/filippine-social-media-per-la-pace/ http://www.focolare.org/news/2015/02/26/filippine-social-media-per-la-pace/#comments Thu, 26 Feb 2015 06:00:10 +0000 http://www.focolare.org/?p=119812 Mamasapano2
Le salme dei poliziotti uccisi nella strage di Mamasapano il 25 gennaio scorso

«La nazione sta vivendo momenti molto difficili. Un battaglione di poliziotti infatti, inviati ad arrestare due persone sospettate di terrorismo, è stato assalito da combattenti del Fronte Nazionale di Liberazione Islamico e 44 di loro sono stati uccisi. Il Parlamento stava proprio deliberando sul nuovo trattato di pace tra il Governo e i musulmani di Mindanao, con ampie concessioni in tanti ambiti. Adesso, però, si è tutto bloccato. E ieri è comparso sulla rete il video di un poliziotto ferito e poi colpito ripetutamente a morte da un militante del Fronte. È da immaginare l’indignazione della gente!». Così ci scrivono Carlo e Ding da Manila.

Oscar, invece, lavora presso l’Ufficio Comunicazioni del Governo che doveva quindi scrivere sull’accaduto. Un compito non certo facile per uno come lui che s’impegna ogni giorno a vivere la spiritualità dell’unità con tutti. «Per il mio lavoro – scrive – devo guardare quanto succede nei Social Media. Questa mattina ho visto il video dei nostri uomini SAF (poliziotti) uccisi dai ribelli musulmani. Mi ha molto colpito vedere un poliziotto a terra, ferito ma ancora vivo, colpito due volte alla testa e un altro sventrato con un falcetto nel petto… Era pesante, quasi surreale, non riuscivo a respirare. Nel video si vede anche che i ribelli raccolgono le armi e gli effetti personali dei poliziotti uccisi e poi continuano a sparare. Era così difficile pensare alla pace mentre guardavo quelle immagini. Volevo reagire, fare qualcosa. Ero quasi in lacrime.
Poi, guardavo le sessioni del Parlamento sulla vicenda. Chi cercava di gettare la colpa su un generale per imprecisioni, chi accusava un altro per mancanza di coordinamento. Ancora una volta, pensavo, come si può parlare di pace?

SocialMediaIl video su internet è stato già visto da almeno 4 milioni di persone. Parte del mio lavoro è quello di capire i possibili scenari e come venirne fuori. Allora mi sono chiesto quale potrebbe essere lo scenario peggiore. E ho avuto paura. Ho immaginato che, dopo aver guardato quelle immagini, tanti potrebbero provare rabbia e cercare vendetta. Potrebbero vedere ogni musulmano come un possibile aggressore e scagliarsi contro. “E se si scatena una rivolta civile?”, mi sono chiesto.
In ufficio, come previsto, le emozioni dei colleghi erano altissime. Ho cercato di ascoltare quello che Dio diceva al mio cuore: “Ora più che mai dobbiamo parlare di pace. Se noi che comprendiamo meglio la situazione proviamo questi sentimenti di vendetta, come reagiranno quelli più emotivi e meno informati?”.
Un mio collega all’improvviso ha detto: “La pace è una parola impronunciabile in questo momento. Dobbiamo puntare sull’unità di tutti i filippini, al di là del credo religioso”. E un altro: “Quanto è avvenuto è stato un atto di uomini violenti, che non s’identificano con tutta la comunità musulmana”. La rabbia si è sciolta lentamente. Abbiamo anche ricordato ciò che un deputato di Mindanao aveva detto: “È facile arrabbiarsi ed essere influenzati dalle nostre emozioni, perché non avete visto l’effetto della guerra con i vostri occhi sulla vostra porta di casa. La guerra non è la risposta”. Sono rimasto felicemente sorpreso ed ho lasciato l’incontro con una certa pace in cuore.
In questi tempi, più di ogni altra cosa, penso che dobbiamo lavorare insieme per portare l’ideale dell’unità a più persone possibile. La minaccia di guerra è reale. La minaccia dei nostri connazionali di essere arrabbiati con i nostri fratelli musulmani è reale. Ma il Vangelo ci indica la via del dialogo e della pace. Domani è un nuovo giorno per me. Un altro giorno di ascolto di tante conversazioni online. Avrò la possibilità di costruire dei rapporti di fiducia e di pace».

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Gen Rosso: CAMPUS – the musicalhttp://www.focolare.org/news/2015/02/25/gen-rosso-campus-the-musical-2/ http://www.focolare.org/news/2015/02/25/gen-rosso-campus-the-musical-2/#comments Wed, 25 Feb 2015 06:00:33 +0000 http://www.focolare.org/?p=119809 Campus_Musical«Sono le 7 del mattino del 28 aprile alla stazione centrale. Un giorno e un luogo che gli studenti del Campus non dimenticheranno più. Qualcosa di imprevisto sta per succedere e… devono fare la loro scelta: questa è l’ora!». Una scena ad alto impatto emotivo e teatrale apre CAMPUS, il nuovo musical del Gen Rosso, in anteprima il 14 e 15 marzo prossimi a Loppiano, presso l’Auditorium del Centro Internazionale.
La prima mondiale del Tour sarà a Napoli il 28 e 29 marzo al Teatro Mediterraneo Mostra d’Oltremare.
Partita da un’idea originale di Chiara Lubich, l’opera s’ispira a fatti realmente accaduti e arriva sulle scene dopo 10 anni di ricerca contenutistica e artistica.

Il campus come le nostre città
Valerio Ciprì racconta che: «Mi è subito sembrato che l’ambiente del campus ben rappresentasse la metafora della quotidianità delle nostre convivenze urbane globalizzate. Le città oggi sono contenitori di pesanti contraddizioni che vanno dal degrado della delinquenza, della droga, della corruzione, alla presenza di luoghi di riscatto in cui i cittadini si riappropriano di spazi di solidarietà, di umanità. E il messaggio di Campus è proprio questo: una società unita non si realizza annullando le differenze, ma guardando in faccia alle sfide e rimboccandosi le maniche per costruire rapporti autentici. Sullo sfondo di un tempo, quello attuale, segnato dal dramma di paure e terrorismi, s’intrecciano le storie di un gruppo di studenti, ciascuno con sogni e progetti per il futuro e con un presente marcato da un faticoso carico di ferite, angosce e domande».

Uno spettacolo coraggioso, tra sonorità coinvolgenti e pressante attualità
Il musical si compone di 23 brani, passaggi coreografici che interagiscono con sequenze filmate, azioni teatrali e movimento. «Il progetto artistico è il risultato della collaborazione di un team di professionisti internazionali» – spiega Beni Enderle. «Le sonorità sono forti e ricche di contaminazioni, d’intrecci armonici coinvolgenti, con liriche che spaziano dalla leggerezza delle atmosfere latine, al pathos di ritmiche afro, in una sintesi sonora che colpisce e cattura».
«Man mano che ci s’immerge nella storia e nell’atmosfera dello spettacolo – prosegue Josè Manuel Garcia – si avverte il respiro globale che emerge da un impianto narrativo che va dritto al cuore delle sfide della contemporaneità, all’interno di una colonna sonora originale e rigorosamente live che spazia nei ritmi e nelle sonorità Rock, Pop, Reggae, Samba-axe, Elettronica contemporanea, Hip-hop fino al Dubstep…».
L’impatto scenico è d’avanguardia. Jean Paul Carradori spiega: «Ho lavorato in molte produzioni di carattere internazionale. Campus è stata per me una sfida inattesa per il suo impianto drammaturgico e teatrale molto forte. Era necessario creare un clima che ne valorizzasse i contenuti e allo stesso tempo conducesse lo spettatore a immergersi nella storia».
Prodotto da Gen Rosso International Performing Arts Group (16 artisti di 9 nazioni) in un’innovativa metodologia di lavoro artistico, tecnico, direttivo e manageriale, il Musical è il frutto della convergenza e sinergia di un team internazionale.

Pre-vendita biglietti: CLICCA QUI  (tel.055 9051102 – mail genrosso.campus@loppiano.it)
Punti vendita territoriali di BOX OFFICE TOSCANA (per lista completa clicca QUI).
On-line: l’evento è acquistabile su Internet agli indirizzi concerto 14/03concerto 15/03
Punto vendita presso il Polo Lionello Bonfanti – Burchio -Firenze tel.0558330400
Scarica qui la locandina

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Chiara Lubich: Libertà, uguaglianza … che fine ha fatto la fraternità?http://www.focolare.org/news/2015/02/24/chiara-lubich-liberta-uguaglianza-che-fine-ha-fatto-la-fraternita/ http://www.focolare.org/news/2015/02/24/chiara-lubich-liberta-uguaglianza-che-fine-ha-fatto-la-fraternita/#comments Tue, 24 Feb 2015 06:00:43 +0000 http://www.focolare.org/?p=119712

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Kenya: Congresso internazionale EdChttp://www.focolare.org/news/2015/02/23/kenya-congresso-internazionale-edc/ http://www.focolare.org/news/2015/02/23/kenya-congresso-internazionale-edc/#comments Mon, 23 Feb 2015 06:00:40 +0000 http://www.focolare.org/?p=119719 EdCKenya_volantino«Ricordati, Luigino, l’Economia di comunione l’ho fatta nascere per i poveri. Voi fate bene a studiare, ma ricordati sempre dei poveri». Queste parole Chiara Lubich me le ha ripetute molte volte nei dieci anni nei quali l’ho affiancata, con la commissione internazionale, per coordinare l’EdC.

Riscattare dalla povertà subita (ben diversa da quella scelta) continua ad essere lo scopo ultimo del progetto, il senso della nostra azione. Finché ci saranno sulla terra persone che non possono vivere una esistenza decente per mancanza di risorse, nessun sistema economico e sociale può definirsi giusto, tantomeno di comunione.

Le povertà amate e alleviate dall’EdC in questi 23 anni di vita si sono diversificate, ampliate. Dalle favelas di San Paolo e del Brasile, si è subito passati alle favelas di tante città; poi abbiamo capito, per l’azione tenace di imprenditori come Paco Toro (Spagna), che per ridurre le povertà potevamo creare posti di lavoro e assieme alla Ong Azione Mondo Unito (AMU) abbiamo iniziato a sostenere lo sviluppo di micro attività produttive in vari Paesi del mondo. Infine, abbiamo constatato che la presente crisi aveva riportato povertà antiche e nuove anche nella ricca Europa. Tra queste la piaga dell’azzardo, che sta devastando centinaia di migliaia di famiglie, soprattutto quelle più povere. Da qui l’impegno dell’EdC Italia per sostenere la campagna Slotmob, che in un anno è stata presente in oltre 70 città e sta cambiando la mentalità in tante persone.

Negli ultimi anni poi l’Economia di Comunione si sta diffondendo in particolare nel continente africano, le cui aziende che da quest’anno hanno iniziato a versare utili per sostenere i poveri del mondo sono salite a 10 mentre altre 12 si sono avvicinate al progetto; varie sono le borse di studio per giovani africani, alcuni dei quali frequentano con impegno l’Istituto Universitario Sophia.
Così, attratti da questa vita nuova e fiorente, come espressione di reciprocità, abbiamo pensato di tenere a Nairobi, in Kenya, il nostro congresso internazionale, a quattro anni da quello in Brasile nel 2011.Pag 15 Africa EoC Logo Final rid
Saremo in quella grande città dal 27 al 31 maggio e dal 22 al 26 vi si svolgerà la prima scuola panafricana per giovani. L’Africa – che oggi soffre ancora molto anche per i rapporti predatori che tanti Paesi industrializzati hanno avuto e continuano ad avere con essa, prima dimenticandola e poi isolandola – quando sente il pericolo di contagio – è destinata ad essere la grande protagonista dell’economia e della società di domani.
La sua voglia di vivere, i suoi giovani, le sue culture antichissime, lo dicono già con forza. L’EdC vuole andare in Africa per amarla, per apprendere dalla sua cultura della vita, per praticare la comunione e la reciprocità. E per costruire insieme un nuovo modello di sviluppo e una nuova economia. Ma assieme, e nella mutua stima. Nella festa dei popoli.

di Luigino Bruni

Fonte: EdC online
Iscrizioni: www.eoc-nairobi-2015.info
Info: info@eoc-nairobi-2015.info

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Maria do Carmo Gasparhttp://www.focolare.org/news/2015/02/22/maria-do-carmo-gaspar/ http://www.focolare.org/news/2015/02/22/maria-do-carmo-gaspar/#comments Sun, 22 Feb 2015 10:00:52 +0000 http://www.focolare.org/?p=117970 Maria do Carmo Gaspar“Volevo formare una famiglia solida che potesse dare un contributo all’umanità”. Un sogno diventato realtà lungo i 72 anni intensi vissuti da Maria do Carmo Gaspar, prima focolarina sposata del sud del Brasile.

Molti ricordano il suo sguardo penetrante, il suo sorriso costante, il suo grande amore. Affermano che nessuno passava accanto a lei senza scoprire l’Amore. Tra le centinaia di messaggi giunti al momento della sua “partenza”, uno la descrive come una “guerriera nell’amore e nella fedeltà a Dio”.

Nata ad Araraquara (SP) nel 1942, si sposa con Rosario ancora molto giovane e nascono 5 figli. Dopo alcuni anni raggiungono una buona posizione sociale e finanziaria. “Ma – come racconta lei stessa – mi ero accomodata. Ero diventata insensibile alla dimensione spirituale e il nostro matrimonio è entrato in crisi”. In questo momento si imbatte con persone che testimoniano la pienezza di una vita vissuta secondo il Vangelo. È per lei una luce che rivoluziona la sua vita e quella della sua famiglia. Attorno a loro nasce una comunità viva.

Poi, improvviso, un incidente recide la vita di Rosario, suo marito. Vedova a 29 anni, scrive a Chiara Lubich: “Dal primo istante in cui ho capito che Rozário non sarebbe ritornato da quel lago e io sarei rimasta senza di lui, ho creduto all’Amore e ho riscelto Gesù Abbandonato. Ho capito che per mio marito questa chiamata inaspettata poteva essere solo amore di Dio, perché Lui è Padre. Ho creduto all’Amore pure per me e per i miei figli, pur senza capire, nutrendomi della Parola di Vita. Ora la nostra famiglia incomincia a vivere il suo destino eterno, perché in Rozário siamo già arrivati in Paradiso”. Da questa scelta di Gesù in croce che giunge a gridare l’abbandono del Padre, come sposo della sua anima, scaturisce una fecondità spirituale impressionante.

Maria-do-Carmo-famigliaMaria do Carmo è tra i pionieri nella costruzione della Mariapoli Ginetta, cittadella dei Focolari presso San Paolo.Vi va ad abitare con i figli lasciando casa e comodità di Araraquara. Mentre nella cittadella nascente allora mancavano luce, acqua e telefono.

Molto ci sarebbe da scrivere sui vari fronti in cui via via è impegnata: nel campo della famiglia, dei giovani; collabora con la rivista Cidade Nova. È presente quando Chiara, nel 1991, fa nascere l’Economia di Comunione. Credendo nella forza profetica di questo progetto, Maria do Carmo affronta questa nuova sfida. Con un piccolo gruppo si impegna con grande dedizione nella prima azienda che si è insediata nel Polo Spartaco: “La Tunica”. In seguito, è instancabile il suo lavoro per lo sviluppo del Movimento Politico per l’Unità.

Nel luglio 2014 appaiono i sintomi di una malattia che richiede cure specializzate. Nella sua ultima lettera a Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari, scrive: “Cerco di rispondere a Dio con amore puro, sicura che fosse il più bel dono che mi poteva fare e subito Gli ho offerto tutto ciò che d’ora in poi potrò vivere: sofferenze, rinunzie, distacchi… Voglio ogni attimo intensificare la corsa verso l’Ut omnes [ che tutti siano uno, Gv 17,21 ]”. Alla vigilia del Natale, il 22 dicembre 2014, si spegne serenamente.

Molti vedono in lei un modello di vita. Come scrive Luisa Erundina, deputata federale: “Ci mancherà certamente molto, ma il suo esempio continuerà a ispirarci, dandoci la forza di continuare a tentare di vivere la fraternità e l’unità in Parlamento e dove l’esercizio del nostro mandato ci porterà”.

 

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