Movimento dei Focolari http://www.focolare.org International Official Website Tue, 21 Oct 2014 21:56:39 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.8.3 Sacerdoti focolarini in Assembleahttp://www.focolare.org/it/news/2014/10/21/sacerdoti-focolarini-in-assemblea/ http://www.focolare.org/it/news/2014/10/21/sacerdoti-focolarini-in-assemblea/#comments Tue, 21 Oct 2014 05:00:39 +0000 http://www.focolare.org/?p=112791 20141021-02

Rispondere, insieme a tutto il Movimento dei Focolari, alle richieste della Chiesa e dell’umanità; sperimentare vie nuove per andare incontro a tutti, pienamente coscienti della propria identità e del contributo specifico che si è chiamati a dare: «Le periferie sono anche i nostri ammalati, gli anziani, quelli che hanno lasciato il ministero…; periferia è la Chiesa stessa quando è lontana da quella che Dio vuole». Questo, in sintesi, quanto emerso dai “cinque intensi giorni ricchi di comunione e di grande gioia”, come racconta uno dei presenti descrivendo l’esperienza vissuta al centro di Castelgandolfo con l’Assemblea dei sacerdoti focolarini.

Il percorso prevedeva, dopo l’approvazione del regolamento e del programma, una giornata di ritiro e la relazione dei sei anni trascorsi e le nuove prospettive; quindi, i lavori per gruppi tematici e l’elezione del nuovo responsabile centrale. L’ultimo giorno è stato dedicato agli orientamenti per i prossimi sei anni, e al dialogo con la presidente dei Focolari, Maria Voce, e il copresidente, lo spagnolo Jesús Morán.

Le meditazioni del mattino, con brani scelti di Chiara Lubich, sono stati momenti di approfondimento sullo specifico dei sacerdoti e diaconi focolarini. Si ricorda la figura di don Silvano Cola che ha aiutato Chiara a fondare questa branca del Movimento, quando ancora non era definita. Nel 1965, ad un primo incontro per sacerdoti diocesani focolarini, Chiara dà la sua visione del sacerdote focolarino, come di qualcuno che abbia sempre in cuore la preghiera di Gesù “Padre, che tutti siano uno”, e che «non si dà pace finché questo nella sua parrocchia non è fatto […]. Quindi bisognerebbe […] non rassegnarsi soltanto ai buoni che vanno in chiesa, ma tentarle tutte per avvicinare tutti […] bisogna muoversi, non si può star fermi». Chiara parla di focolari proiettati verso la Chiesa, come fermento d’unità, e spiega che il «focolare sacerdotale è come il sale che deve disfarsi nella diocesi per far diventare la minestra tutta salata, cioè la diocesi tutta “salata”. Ma se questo sale resta a sé stante è contro la propria vocazione».

Nella presentazione della relazione dei sei anni trascorsi, si analizzano le priorità emerse nell’Assemblea precedente, fra le quali il rapporto con le nuove generazioni, la vita di famiglia con i sacerdoti anziani e malati, l’irradiazione della spiritualità di comunione nella Chiesa. Il dialogo che segue testimonia l’impegno e pone domande principalmente su tre aspetti: formazione, vita in comune, necessità di vivere “in uscita”. Ricordano le parole-chiave degli orientamenti scaturiti dall’Assemblea generale del Movimento: in uscita, insieme, opportunamente preparati, in forte sintonia con quanto augurato da papa Francesco nell’udienza del 26 settembre ai Focolari. Quindi, nei lavori di gruppi e nella plenaria, viene tracciato il cammino dei prossimi sei anni.

20141021-01Con tutto questo in cuore si vota e la scelta converge su Antonio Bacelar, del Portogallo, il quale accetta «con la grazia di Dio, pronto a dare la vita per ciascuno di voi». È un momento di forte emozione. Don Antonio confida: «Ho nell’anima di scoprire sempre più il nostro sacerdozio mariano. Ci sono tanti “come sarà?”. Lasciamoci guidare da Dio, da Gesù tra noi e troveremo la strada. Umanamente mi viene da spaventarmi ma con voi sarà un’avventura straordinaria». In conclusione si ricorda un passaggio di santa Teresa d’Avila che lo stesso Bacelar aveva riportato il giorno prima: «Se noi siamo nell’amore, faremo tanto, in breve tempo, senza fatica».

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Dal Rwanda al Sinodo sulla Famigliahttp://www.focolare.org/it/news/2014/10/20/dal-rwanda-al-sinodo-delle-famiglie/ http://www.focolare.org/it/news/2014/10/20/dal-rwanda-al-sinodo-delle-famiglie/#comments Mon, 20 Oct 2014 05:00:41 +0000 http://www.focolare.org/?p=112672 20141016-01

Dieudonné ed Emerthe Gatsinga del Rwanda

«Siamo andati a tenere un corso a Goma, in Congo (RDC). Una coppia ci ha raccontato che, dovendo scappare per l’eruzione del vulcano, lui ha venduto velocemente l’arredamento della casa, ignaro che in una poltrona erano nascosti i risparmi della moglie! E non sono sporadici questi fraintesi causati dalla mancanza di comunicazione nella coppia». A parlare sono gli sposi Dieudonné Gatsinga, ginecologo, ed Emerthe, economista, che vivono a Kigali in Rwanda. Sono stati invitati al Sinodo straordinario sulla famiglia, in quanto responsabili delle giovani famiglie del Movimento dei Focolari nel loro Paese e in Burundi, Kenya e Uganda.

Da giovani si sono incontrati in un gruppo impegnato a vivere con radicalità il Vangelo, attingendo alla spiritualità dei Focolari. «Abbiamo fatto nostro questo ideale, anche come coppia – racconta Emerthe –. Sposandoci ci siamo promessi di non essere chiusi in noi stessi ma di donarci agli altri. Da allora sono trascorsi 26 anni. Abbiamo 8 figli di cui 4 adottati in seguito al genocidio in Rwanda. Non è stato facile prendersi cura di 8 figli in un momento di forte criticità sociale ed economica per il nostro Paese e con esperienze tanto dolorose alle spalle. Ma Dio ci ha aiutati ed ora sono tutti cresciuti: due di loro ci hanno già resi nonni di tre bambini».

Insieme gestiscono una clinica con una ventina di posti letto. «A causa del mio lavoro – racconta Dieudonné – sono spesso a contatto con mamme che di fronte ad una gravidanza difficile vorrebbero abortire. Anche se le mie giornate sono sempre pienissime, sento che davanti a queste persone devo trovare tutto il tempo necessario per ascoltarle fino in fondo, rassicurarle, parlare loro della sacralità della vita. Sono padrino di tanti bambini, nati per questa mia condivisione».

Nella loro regione i problemi della famiglia non mancano. Per tanti anni le donne, vissute nella sottomissione, ora desidererebbero affermare se stesse. «Oggi anche in Africa – sottolinea Emerthe – tante ragazze hanno accesso ad un alto grado di istruzione e non tollerano più di essere totalmente sottomesse all’uomo. Ma gli uomini non sono ancora pronti ad un rapporto paritetico e non sanno come affrontare serenamente questo cambiamento e continuano rassegnati a camminare su due livelli».

«Quando incontriamo le giovani famiglie – racconta Dieudonné – portiamo loro la buona novella del matrimonio cristiano. Ricordiamo le promesse fatte il giorno del matrimonio e cioè di essere di due una sola cosa, di camminare insieme seguendo quattro direttrici: la comunicazione profonda nella coppia, la condivisione dell’economia familiare, la compartecipazione nell’educazione dei figli, la preghiera in famiglia. Questo annuncio, portato attraverso l’esperienza del vissuto evangelico, fa rifiorire la speranza in una relazione più condivisa, più gioiosa, sia per i due sposi che per i figli. Ricordo un uomo che all’insaputa della moglie aveva costruito una casa. Voleva dimostrare alla moglie di saper fare qualcosa. Lei però – poiché non si parlavano – era all’oscuro di questo proposito e continuava a giudicarlo. Quando hanno scoperto questa visione del matrimonio, si sono ritrovati e riconciliati».

«È una gioia vedere che quei giovani che hanno fatto un percorso di fede consapevole – sottolinea Emerthe –, decidono per il matrimonio cristiano, scegliendo una festa nuziale sobria, in genere sostenuta dalla comunità. Quando accade che, nonostante la preparazione cristiana, non riescono a rinunciare al precedente stile di vita, cerchiamo di tenere aperto il rapporto. E quando si sentono pronti per celebrare il sacramento, viene loro naturale reinserirsi nella comunità e tornare a camminare assieme».

Video: Voci dal sinodo nella famiglia la forza della fede

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A cuore apertohttp://www.focolare.org/it/news/2014/10/20/a-cuore-aperto/ http://www.focolare.org/it/news/2014/10/20/a-cuore-aperto/#comments Mon, 20 Oct 2014 05:00:18 +0000 http://www.focolare.org/?p=112729 a_cuore_aperto_CN2014INTIl matrimonio: un rapporto che matura nel tempo e – anche grazie all’aumento dell’età media di vita – una realtà estremamente dinamica che attraversa diverse stagioni della vita. Anche per la grave crisi che vive oggi l’istituto del matrimonio, non è semplice avere questa visione positiva. Come la vita matrimoniale può arrivare alla piena maturità? Come è possibile crescere nell’amore? A quali modelli attingere?

In un dialogo “a cuore aperto”, i contributi del volume, sia di taglio saggistico che esperienziale, mettono in luce le difficoltà e le straordinarie potenzialità dei rapporti di lunga durata.

Pagine nate dall’esperienza concreta dell’INTAMS (International Academy for Marital Spirituality di Bruxelles) in cui un gruppo di persone, religiosi e laici, esperti di diversi ambiti disciplinari, si confronta su tematiche teologiche, antropologiche e pastorali legate alla spiritualità del matrimonio.

La curatrice, Aldegonde Brenninkmeijer-Werhahn, olandese, vive a Bruxelles. Dopo anni di studi in Scienze sociali e Teologia, dal 1987 ha fondato e dirige l’International Academy for Marital Spirituality (INTAMS). È autrice di numerosi articoli e pubblicazioni sulla spiritualità coniugale.

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Chiara Lubich: così ho visto il Papahttp://www.focolare.org/it/news/2014/10/19/chiara-lubich-cosi-ho-visto-il-papa/ http://www.focolare.org/it/news/2014/10/19/chiara-lubich-cosi-ho-visto-il-papa/#comments Sun, 19 Oct 2014 05:00:14 +0000 http://www.focolare.org/?p=112680 Chiara_UdienzaPaolo VI_1975

1975 – Chiara Lubich in audienza da Paolo VI

Lei ha avuto occasione di essere ricevuta più volte in udienza da Paolo VI. Qual è stata l’impressione che le è rimasta nel ricordo? La più forte impressione – risponde Chiara Lubich – l’ho riportata durante la prima udienza. Ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte ad una persona che amava in modo del tutto particolare. Il Papa parlava parole di quella sapienza che supera tutti gli ostacoli giuridici tuttora vigenti; comprendeva, accoglieva nella sua anima tutta la complessa opera che gli presentavo. Mi incoraggiò a dir tutto, perché lì “tutto era possibile”. Ricordo che sentii una perfetta sintonia fra ciò che il Papa mi diceva e ciò che mi sembrava fosse venuto da Dio per l’edificazione di quest’opera. E l’impressione fu così forte d’aver avuto quasi la sensazione che quello studio, dove il Papa riceve, fosse senza soffitto e cielo e terra si congiungessero. (…)

Qual è apparsa a lei – durante questi colloqui – la tensione che stimola l’azione del Papa? Certamente lo sforzo di adeguarsi a quella sua particolarissima vocazione all’amare più degli altri, che gli è richiesta da Gesù e gli conferisce, oltre il primato d’autorità, il primato della carità.
Il «mi ami più di costoro» chiesto da Gesù a Pietro forma il tormento, lo studio continuo di Paolo VI. Ha detto una volta che chi non si accontenta, durante le udienze pubbliche, di guardare lo spettacolo esteriore può arrivare a carpire un segreto che lì è presente. Questo segreto, causa di gioia e di tormento per il Papa, è racchiuso in quella sillaba “più”: «mi ami più». (…)

Qual è secondo lei l’atteggiamento caratteristico del Santo Padre verso la gente? Paolo VI ama tutti senza paura e perciò crea già fra credenti o meno una certa unità. Si dona a tutti in maniera impressionante. Moltissimi protestanti, delle più varie denominazioni, sono rimasti colpiti dall’atteggiamento del Papa, da quell’amore che lo consuma, da quel farsi – come dice l’Apostolo – tutto a tutti. (…) È il Papa del dialogo con tutto il mondo,è il papa che vede tutta l’umanità potenzialmente come una sola famiglia. La sua presenza è così soprannaturale e calda, profondamente umana, vicina a tutti, dimentica di sé, umile come il “servo dei servi di Dio”. (…)

Qual è la risposta che lei darebbe a chi giudica Paolo VI contraddittorio e incerto nelle scelte del suo pontificato? (…) Nel Santo Padre come in nessuno è presente ed agisce lo Spirito Santo. Ora, lo Spirito Santo, anima della Chiesa, suscita in essa varie tensioni, che sono segno di vita, come quella tra pluralismo e verità, personalità e socialità, libertà e grazia, scienza e carità, primato e collegialità. (…) Queste tensioni possono apparire paradossi a volte sconcertanti. Chi invece guarda la Chiesa dal di dentro vede che lo Spirito Santo tutto armonizza magnificamente nell’unità del Corpo mistico. La stessa cosa si può dire di ciò che lo Spirito Santo opera nel Santo Padre. Il Papa (…) è fedele al deposito della Rivelazione come nessuno, e nel medesimo modo, a ciò che lo Spirito Santo ispira per il bene della Chiesa oggi. Se, ad esempio, nell’“Humanae vitae”, si avverte la fedeltà del Papa allo Spirito Santo nella Tradizione, nel dialogo col mondo si tocca con mano la sua fedeltà al medesimo Spirito che evidenzia i “segni dei tempi”. (…) Occorre ricordare che la “barca di Pietro” non porta la pacifica Chiesa trionfante, ma quella terrena, ed è sbattuta da tutti i venti di questo mondo. Il Papa deve prendere le sue decisioni in nome di Cristo che rappresenta, in mezzo ad un concerto massacrante di voci che premono quasi sempre in senso contrario alla religione. Perciò la prudenza non è mai troppa. Paolo VI non è incerto, ma prudente. Lo dimostra il fatto che è estremamente coraggioso, per esempio, nell’affrontare l’impopolarità pur di rimanere nell’amicizia di Cristo e dei suoi, che non sono del mondo. Prudenza, coraggio, amore universale sono le più preziose qualità per chi deve governare, servendo, l’umanità.

Leggi anche: Comunicato stampa: La gratitudine del Movimento dei Focolari per PaoloVI

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Paolo VI, un ponte lanciato al mondohttp://www.focolare.org/it/news/2014/10/18/paolo-vi-un-ponte-lanciato-al-mondo/ http://www.focolare.org/it/news/2014/10/18/paolo-vi-un-ponte-lanciato-al-mondo/#comments Sat, 18 Oct 2014 05:01:21 +0000 http://www.focolare.org/?p=112803 201410NuovaUmanitàUna sintesi significativa delle linee portanti del suo pontificato, della sua spiritualità e della sua persona: in questo articolo – scritto da Giordani nel decimo anniversario dell’elezione di Paolo VI - emerge in particolare il ruolo del papa nel traghettare la Chiesa negli anni complessi che vanno dalla conclusione del Concilio Vaticano II alla sua articolata recezione. Nell’analisi di Giordani i tratti peculiari di un pontefice ancora oggi additato a maestro e modello sono: la spinta propulsiva sul versante dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso; la sua sapiente apertura al confronto con la cultura del mondo contemporaneo, nei suoi molteplici aspetti politici, economici e sociali e, in particolare, l’impegno profuso su più fronti a favore dell’evangelizzazione.

Leggi l’articolo integrale in pdf

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Paolo VI il papa del Conciliohttp://www.focolare.org/it/news/2014/10/18/paolo-vi-il-papa-del-concilio/ http://www.focolare.org/it/news/2014/10/18/paolo-vi-il-papa-del-concilio/#comments Sat, 18 Oct 2014 05:00:44 +0000 http://www.focolare.org/?p=112262 20141018-01«A 80 anni di età, al 15° anno di pontificato, Paolo VI può riguardare la sua opera pontificia, svoltasi tra sconvolgimenti sociali e intellettuali, come un’opera di ringiovanimento della chiesa [cattolica].

[…] Papa Montini ha raccolto il messaggio di “aggiornamento” del Concilio Vaticano II, realizzando, contro le frenesie della “morte di Dio”, del “cristianesimo areligioso”, del conservatorismo arcaico, un’opera di pazienza, lungimiranza, coraggio, che ha incluso l’aggiornamento dei principali istituti pontifici e la costruzione di nuovi dicasteri e servizi, tra cui – per darne un’idea – la “Iustitia et Pax” e il “Pontificio consiglio per i laici”.

Questi e altri organismi universali realizzano una crescente collaborazione di vescovi e clero, di religiosi e religiose, di laici e laiche, ravvivando un nuovo senso ecclesiale: senso, che scaturisce da una nuova coscienza comunitaria, frutto dell’amore evangelico, col quale si pone fine all’individualismo e al classismo religioso, e si fondono gli uomini nelle parrocchie, nelle istituzioni locali e mondiali, sul piano della chiesa e su quello della società, al fine di attuare il volere di Dio in terra come in cielo. Questo ricorda che il cristiano esegue il volere di Dio sia quando prega sia quando lavora.

I Padri della Chiesa consideravano il fedele in orazione, anche quando faceva la volontà di Dio nelle occupazioni d’ogni tipo. Per questo l’azione sociale – il servizio per il bene comune -, se svolta col pensiero al Padre nei cieli, acquista un carattere e un risultato di autentica religiosità. E per questo Paolo VI, parlando ad un gruppo di vescovi di Cuba ricordava che la chiesa invita costantemente i figli a essere “uomini nuovi” nella giustizia, nella verità, nella carità, perché essa educa la coscienza sociale dei fedeli, favorendone l’attiva collaborazione al bene e insegnando loro a vincere il proprio egoismo e a non rassegnarsi mai a essere “cittadini inferiori”.

Di qui l’ispirazione a stimolare una riforma sociale, un sorgere di un “mondo nuovo”, quale il giovane G. B. Montini aveva intravisto sin dagli anni della collaborazione al periodico bresciano cattolico “La Fionda”, dove propugnava una scuola libera per fronteggiare il nascente fascismo.

Con tali prospettive, di un’ampiezza e modernità che spiegano lo sviluppo della socialità cristiana in corso, al quale rendono omaggio anche sociologi remoti dalla religione, il papa ha potuto ricordare al Corpo diplomatico i più audaci principi d’eguaglianza senza distinzioni d’origine o di razza, nell’esercizio dei diritti di libertà religiosa e civile, e nella condanna del razzismo, della tortura e d’ogni brutalità nei confronti degli oppositori politici. Si manifesta, negli interventi del papa, quella verità che spesso anche noi cattolici dimentichiamo: e cioè che la religione è fatta per la vita, che Dio è la vita […].

L’amore: tema centrale della vita e del lavoro del Santo Padre; tema centrale del cristianesimo, della creazione e della redenzione. Egli ha, con l’amore, riavvicinato alla chiesa individui e moltitudini, chiese separate e stati ostili. E nel settore dell’ecumenismo la sua attività, silenziosa più che acclamante, di fatto ha realizzato un ravvicinamento di chiese, per il quale si capisce il nome familiare con cui il profetico Atenagora lo designava: ‘Paolo secondo’.

(Da: Igino Giordani, Paolo VI il papa del Concilio, “Città Nuova”, 10.7.1978, p. 26.)

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Carismi in comunione: un giovane religioso raccontahttp://www.focolare.org/it/news/2014/10/17/carismi-in-comunione-un-giovane-religioso-racconta/ http://www.focolare.org/it/news/2014/10/17/carismi-in-comunione-un-giovane-religioso-racconta/#comments Fri, 17 Oct 2014 05:00:55 +0000 http://www.focolare.org/?p=112413 20141017-01«Che gioia! Mi sono risentito da poco con Jacopo, Gianluca, Alessandro, Alberto, Matilde, Jenny… e tanti altri! E mi sono ritornati alla mente tutti i bei ricordi dell’ultimo meeting di Loppiano e delle altre esperienze fatte insieme. Spero di poterli rivedere presto! Sento un gran desiderio, anzi, il bisogno di stare un po’ in comunione con loro. Vuoi sapere chi sono quelli che ho nominato? Hai ragione, non te ne ho ancora parlato: sono religiosi e religiose di tanti carismi diversi con cui ci sentiamo costantemente, con cui vivo una grande amicizia che ogni volta mi riempie il cuore». A parlare all’Assemblea generale dei Focolari, tenutasi lo scorso mese di settembre, è Alessandro, giovane religioso che condivide con altri, giovani come lui, la spiritualità dell’unità.

Il meeting al quale Alessandro fa riferimento è quello che si è svolto nella cittadella di Loppiano a fine aprile dell’anno in corso. In quell’occasione, un centinaio di giovani consacrate e consacrati, provenienti da 36 nazioni e appartenenti a 56 famiglie religiose, si sono ritrovati attorno al motto: Sì! Scegliamo il Vangelo!
Un meeting preparato con entusiasmo, in vista dell’anno 2015 dedicato alla vita consacrata, ma anche quale tappa di un cammino che, al di là della diversità dei carismi, è condiviso da quanti hanno messo la loro vita alla sequela del Vangelo. La presenza del Card. Braz de Avis, prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, evidenziava l’importanza dell’incontro. In quell’occasione “Don João”, come ama farsi chiamare, aveva affermato che “Il Papa vi ama e la nostra Congregazione è la vostra casa”.

«Ci ha messi insieme il Signore – continua Alessandro –, facendoci sperimentare la gioia di donarci l’un l’altro i nostri carismi. È stato bellissimo e ha risposto a una nostra esigenza profonda: quella di avere altri giovani consacrati con cui poterci confrontare sulle cose semplici, concrete, sul quotidiano della nostra vita consacrata. Ci siamo anche resi conto che abbiamo gli stessi momenti di difficoltà e di buio e ci siamo detti l’un l’altro come riusciamo a superarli. Condividere queste esperienze per viverle insieme è stato un respirare ampio, un aprire la finestra del cuore non solo sul nostro carisma ma su tutta la chiesa, anzi, sul mondo intero. Questo respiro universale – conclude il giovane religioso – ci ha fatto volare alto!».

La sua testimonianza sembra far eco a quanto affermato da papa Francesco nell’udienza generale del 1° ottobre scorso, in piazza San Pietro: «I carismi diversi non devono essere motivo di invidia o di divisione, di gelosia, perché nella comunità cristiana abbiamo bisogno l’uno dell’altro e quando la chiesa, nella varietà dei suoi carismi, si esprime in comunione, non può sbagliare».

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LoppianoLab: VirtualEXPO 2014http://www.focolare.org/it/news/2014/10/16/loppianolab-virtualexpo-2014/ http://www.focolare.org/it/news/2014/10/16/loppianolab-virtualexpo-2014/#comments Thu, 16 Oct 2014 09:39:57 +0000 http://www.focolare.org/?p=112713 VirtualEXPO_2014L’originale Expo virtuale si è presentata durante l’evento LoppianoLab 2014, dal 3 al 5 ottobre, con:
- proiezione all’interno della hall del Polo Lionello Bonfanti di video aziendali della durata di 5′ l’uno;
- allestimento di un’area di matching tra imprese, suddivisa per diversi settori merceologici, dove sarà possibile fissare appuntamenti tra imprenditori e permettere la conoscenza reciproca.

La durata della VirtualEXPO è prevista per un anno completo, continuando in forma virtuale grazie all’uso di un canale web tv dedicato, social network e postazioni visual presso il Polo aziendale, dove i video delle imprese verranno replicati.

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Sinodo: incontro dei Focolari con i padri sinodalihttp://www.focolare.org/it/news/2014/10/16/sinodo-incontro-dei-focolari-con-i-padri-sinodali/ http://www.focolare.org/it/news/2014/10/16/sinodo-incontro-dei-focolari-con-i-padri-sinodali/#comments Thu, 16 Oct 2014 05:00:10 +0000 http://www.focolare.org/?p=112570 20141016-02L’impegno nella formazione delle giovani coppie, il sostegno alle donne con gravidanze non desiderate, la disponibilità a lasciare tutto per portare il Vangelo in terre lontane. “Vita vera” è emersa, nella sede del Pontificio Consiglio della famiglia a Roma, il 12 ottobre, all’incontro che un gruppo di padri sinodali e uditori al Sinodo hanno avuto con un gruppo di famiglie del Movimento dei Focolari. Accolti dalla presidente e dal vice presidente del Movimento, Maria Voce e Jesús Morán, hanno partecipato (tra gli altri) all’incontro il cardinale Andrew Yeom Soo-jung, arcivescovo di Seoul, e i presidenti delle Conferenze episcopali di Repubblica Ceca, Slovenia, Madagascar, Tanzania, Uruguay.

“Non ci sono ricette infallibili, anzi!”, ha esordito subito Alberto Friso di Famiglie Nuove. “Quante volte noi genitori sbagliamo con i nostri figli! A volte siamo troppo permissivi, a volte possessivi, o deboli, o inflessibili quando non serve. Anche qui vale la regola del ‘ricominciare’. Essere sempre pronti a riconoscere gli sbagli e chiedere scusa. E quando è il figlio a sbagliare, non esitare a farglielo osservare, dimostrandogli però fiducia”.

Spesso ferita, lacerata al suo interno da tradimenti e silenzi colpevoli, la famiglia rimane un luogo “insostituibile” dove si genera e si trasmette la vita. Chi lavora a fianco delle famiglie oggi – ha raccontato Anna Friso (Famiglie Nuove) – ha deciso di vivere in “periferia” perché “come dice Papa Francesco, il cristiano non è tale per restare nell’accampamento, ma per andare nelle periferie del mondo”. “E in periferia – ha aggiunto Friso – non puoi domandare se la gente è sposata in chiesa, se convive o è separata. Noi accogliamo tutti così come sono, li amiamo, li ascoltiamo profondamente, se possiamo cerchiamo di aiutarli in ciò di cui hanno bisogno. E al momento giusto, ma a tutti, in qualsiasi situazione si trovino, porgiamo lo stesso annuncio: Dio ti ama immensamente. Non c’è nessun uomo che è escluso dall’amore di Dio”.

20141016-03I vescovi hanno ascoltato anche la storia di Tiziana G., con alle spalle un matrimonio e 13 anni di bugie, litigi, pseudo-chiarimenti e nuove delusioni. Poi l’incontro con un vecchio compagno di scuola e l’inizio di una nuova vita familiare. “Avrei potuto andare in una chiesa dove non sono conosciuta e prendere lo stesso l’Eucaristia – ha raccontato -, ma per obbedienza non l’ho mai fatto”. Tiziana non nasconde ai vescovi il senso dell’“autoesclusione” provato, “la grande solitudine spirituale” vissuta e il “forte disagio nel vedere gli altri dirigersi verso l’altare ed io restare nel banco. Mi sentivo abbandonata, ripudiata, colpevole”.

Ha poi preso la parola Paolo R., anche lui ha alle spalle l’esperienza di un matrimonio fallito. Un racconto sofferto il suo che parte dall’abbandono della moglie, passa per la separazione e gli avvocati, e arriva ad un “deserto interiore”. Ma lui ha deciso di “aspettare” perché – dice – “questo è il matrimonio cristiano. A scatola chiusa. Metti la tua vita nelle mani di Dio, col sacramento, attraverso la persona che sposi, di cui sei innamorato… ma poi l’amore va costruito, anche nel dolore, giorno dopo giorno”.

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Dieudonné ed Emerthe Gatsinga di Rwanda

Presenti all’incontro anche i coniugi Dieudonné ed Emerthe Gatsinga, di Kigali in Rwanda che al Sinodo come uditori hanno raccontato la loro esperienza nella formazione delle famiglie, dei giovani sposi, dei fidanzati, principalmente nel loro Paese, ma spesso anche in Uganda, Burundi, Kenya e Congo. Lui ginecologo, lei economista così si sono presentati al Papa: “Sposandoci ci siamo promessi di non essere chiusi in noi stessi ma di donarci agli altri. Da allora sono trascorsi 26 anni. Abbiamo 8 figli di cui 4 adottati, resi orfani dal genocidio in Rwanda. Non è stato facile prendersi cura di 8 figli in un momento di forte criticità sociale ed economica per il nostro Paese e con esperienze tanto dolorose alle spalle. Ma Dio ci ha aiutati e ora sono tutti cresciuti: due di loro ci hanno già resi nonni di tre bambini”. Storie che mettono in risalto un brano di Chiara Lubich, letto durante l’incontro dal cardinale Ennio Antonelli: “Nient’altro costituisce, lega, fa essere la famiglia se non l’amore… Quando nel cuore dei componenti una famiglia questo amore è acceso, è vivo, non nascono problemi insolubili, non si ergono ostacoli insormontabili, non si piangono fallimenti irrimediabili”.

Galleria di foto

(Fonte: Sir)

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Teresa d’Avila e il carisma dell’unitàhttp://www.focolare.org/it/news/2014/10/15/teresa-davila-e-il-carisma-dellunita/ http://www.focolare.org/it/news/2014/10/15/teresa-davila-e-il-carisma-dellunita/#comments Wed, 15 Oct 2014 05:02:40 +0000 http://www.focolare.org/?p=112527 20141015-02«Illustrando il senso della spiritualità dell’unità ad un incontro di vescovi amici del Movimento dei Focolari, il 10 febbraio 1984, Chiara Lubich fa queste osservazioni: “È una via che si fa insieme, nella quale si cerca la santità altrui come la propria, perché ciò che più conta è la gloria di Dio. E ciò che dà un decisivo impulso anche alla santificazione personale è proprio la presenza di Cristo fra i cristiani, presenza sempre più piena, più grande, che prende sempre più in profondità la persona”. E qui, di nuovo, l’osservazione circa la novità di questa santità e di questo cammino: “Un castello interiore, perciò, come santa Teresa chiamava la realtà dell’anima abitata da Sua Maestà, da scoprire e illuminare, sta bene. È il culmine di santità in una via individuale. Ora è venuto forse il momento di scoprire, illuminare, edificare per Dio anche il suo castello esteriore, per così dire, con Lui in mezzo agli uomini. Esso – se ben osserviamo – non è che la Chiesa, là dove viviamo, che, anche per questa spiritualità, può diventare sempre più se stessa, più bella, più splendida, come mistica sposa di Cristo, anticipazione della Gerusalemme celeste, di cui è scritto: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra loro, ed essi saranno il suo popolo ed egli sarà il Dio con loro” (Ap 21,3).
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Nei primi giorni di dicembre del 2003 Chiara, visitando la Spagna, ha voluto arrivare fino ad Avila, la città natale di santa Teresa, e ha fatto una sosta nel monastero dell’Incarnazione dove Teresa ha vissuto per più di 27 anni […]
Chiara ha voluto lasciare nel Libro d’Oro questa testimonianza di “spirituale amicizia” con la Santa di Avila: “Grazie, santa Teresa, per tutto quanto hai fatto per noi durante la nostra storia. Grazie! Ma il più bel grazie te lo diremo in Paradiso. Continua a vegliare su tutti noi, sul “nostro castello esteriore” che lo Sposo ha suscitato sulla terra a completamento del tuo “castello interiore”, per fare la Chiesa bella come la desideravi. Arrivederci, santa Teresa. Abbracciandoti. Chiara”.
Ho sempre considerato il castello interiore di Teresa d’Avila come una proposta di vita evangelica per tutti i cristiani che vogliono vivere la propria vocazione universale alla santità, all’unione con Dio, all’esperienza trinitaria ed ecclesiale. Ma ritengo una grazia ancor più grande, e un’avventura ancora più bella, quella di poter partecipare con il carisma dell’unità alla scoperta di questo disegno di Dio, la possibilità di poter vivere insieme l’avventura della santità comunitaria ed ecclesiale, nella costruzione di uno splendido, luminoso castello esteriore, incarnato nell’Opera di Maria, per la Chiesa e l’umanità».

Leggi anche: “Due donne e due castelli”

DaIl castello esteriore”, il nuovo nella spiritualità di Chiara Lubich, Jesús Castellano Cervera (1941-2006), pagg 63-67/68.

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