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“Si può tutto… sempre” (11 Aprile 1941-19 Aprile 1982)

A Bologna, dove viveva da alcuni anni,  Itala Follador (più nota come Radi abbreviativo di Paradiso), a poco più di 41 anni,  conclude  il suo  “santo viaggio” su questa terra.  Chiara Lubich,  comunicando la notizia al Movimento, la  indica  come esempio che dà speranza, coraggio e certezza a tutti noi che percorriamo insieme il santo viaggio della vita”.

Ma come è arrivata Radi a diventare un modello a cui guardare,  in così breve tempo?

Itala nasce ad Agordo (Belluno)  e viene battezzata da don Albino Luciani, che  diventerà Papa Giovanni Paolo I.  In seguito con la sua famiglia, si trasferisce a Chiavari (Genova).  Qui  conosce l’Ideale dell’unità e, nel 1957, comunica a Chiara il suo desiderio di seguirla in focolare. Ha solo 16 anni.  Realizza il suo sogno pochi anni dopo. Scrive a Chiara: “Chiedo con te a Gesù che mi faccia fare una corsa  verso la santità”.

E comincia l’avventura in focolare che, per lei, come dirà in seguito, è racchiusa nell’ “amare, amare sempre, al di là di ogni misura, di ogni metro, al di là di tutto”.

Consegue a Roma la laurea in filosofia e insegna in varie città, sempre molto stimata da presidi e  colleghi e amata dagli allievi. Col trasferimento del focolare da Parma a Bologna si trova, per alcuni anni a dover raggiungere, in treno, quotidianamente, il posto di lavoro a 120 Km di distanza.

Nonostante la stanchezza, appare sempre serena, allegra. Una persona intera, che vive con radicalità l’essere tutta di Dio. Taglia  corto se qualcuno la compassiona e sfrutta anche le ore di viaggio per scrivere e spesso scende a metà percorso, per andare a trovare chi sta attraversando momenti difficili. Non c’è problema che non sia disposta ad accogliere. Riversa su tutti un amore personale, sovrabbondante e concreto, che mette a proprio agio, attento alle sfumature. Nella sua umiltà, è solita dire: “Ma va, noi sbagliamo sempre. Qualche volta, per sbaglio, facciamo giusto!”

Quando però è necessario, sa essere  ferma e determinata. Si dedica alle molteplici attività del Movimento con zelo e diligenza che non conoscono né attenuazioni, né ritardi.

La dinamicità della sua vita nasce esclusivamente dall’amore a Gesù crocifisso e abbandonato, che le fa  vincere la riservatezza di un temperamento portato più a pensare che ad agire.

Da una sua lettera: “ Occorre guardare a Lui, non a noi, ed essere, da quel punto, tutto l’Amore possibile. Lì troviamo la nostra libertà, da lì siamo onnipotenti”.

Una sua frase è rimasta nel cuore di tanti: “Si può tutto… sempre”, espressione del suo vivere la spiritualità collettiva coinvolgendo chi aveva accanto nella medesima totalitarietà dell’amore.

Poi la scalata finale all’annuncio di una malattia che non lascia scampo.

Scrive a Chiara: “In fondo all’anima ho solo una gratitudine profonda per Gesù abbandonato che, mi pare, finalmente mi faccia condividere di più la sua esperienza”.

Pur nella sofferenza, accoglie chi va a trovarla  col suo solito sorriso e gli occhi vivissimi e trova sempre qualche battuta per sdrammatizzare la situazione.

Fa suo ciò che Chiara le scrive: “Gesù abbandonato è arrivato….portandoti solo un immenso dono d’amore …sono certa che potrai capirlo e saprai fare di questi giorni, momenti preziosi per il tuo santo viaggio. Abbandonati a Lui che è il tuo Paradiso, così vivrai anche in questo tempo il tuo splendido nome”.

La sua assicurazione: “Sono con te ogni giorno, ogni momento” e poi la telefonata il giorno di Pasqua: “Lo senti che siamo con te? Il Risorto è lì”. Le danno sicurezza e gioia. Il suo viso è raggiante.

Continua a lavorare  per  il Movimento, in particolare per la venuta del Papa Giovanni Paolo II a Bologna del 18 Aprile 1982, fino a poco tempo prima di entrare in agonia  quando raccogliendo tutte le forze, scrive un biglietto a Chiara: “… Qui tutto è grazia. Grazie…”.

Aveva scritto tempo prima: “… essere nel mondo l’Amore, fino alla morte che ci troverà pronti a compiere l’ultimo atto d’amore, il più grande”.

La frase del Vangelo che Chiara sceglie  per lei: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro”, esprime al meglio la sua intensa esistenza.

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