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Dopo alcuni anni dalla sua repentina scomparsa, in seguito ad un grave aneurisma, molti ricordano Marie Josée, focolarina congolese, come costruttrice della famiglia universale. (16.11.56 - 21.05.2010)

“La sua vita spesa per Dio rimarrà come fondamento sicuro di una ‘nuova Africa’” così si esprime Maria Voce presidente dei Focolari, annunciandone la morte ai membri del Movimento, e continua “era serena e  concentrata sul sì alla volontà di Dio”. Giancarlo Faletti co-presidente dei Focolari parla di lei come “un frutto maturo del carisma dell’ unità nel continente africano”.

Josée nasce il 16 novembre 1956, a Lusanga una città dell’ovest della Repubblica Democratica del Congo, in una famiglia cristiana.  A 20 anni  attraversa  una profonda crisi. “Divenni molto ribelle!”, racconterà in seguito. Durante questo periodo  una suora, nella sua scuola,  racconta la storia di Chiara Lubich, e gli inizi del Movimento dei focolari. “Mi colpì profondamente come lei e le sue prime compagne vivevano il Vangelo. Decisi di provarci anch’io. Per la prima volta mi chiesi che senso avesse la mia vita”.

Divenuta insegnante esegue il suo lavoro, che ama molto, con dedizione e generosità.

Un incontro decisivo. In Mariapoli, a Kikwit, incontra Nyimi-Pemba (Annova) congolese ed Anna Bustaret, francese, due focolarine: “Sentii fortemente che la mia vita sarebbe stata come la loro”.

Dopo alcuni mesi, volendo conoscere di più il Movimento, parte per la cittadella di Fontem, Cameroon, dove incontra Marilen Holzhauser, una delle prime compagne di Chiara Lubich con cui ha intessuto una fitta corrispondenza. È un’esperienza forte di unità con altre giovani provenienti da diversi paesi dell’Africa ed oltre.

Lì Josée sente chiaramente la chiamata a donarsi a Dio nel Focolare. Scrive a Chiara raccontandole quanto le costa  lasciare la sua famiglia. E Chiara le risponde, suggerendole di vivere con intensità: “Ho deciso di dimenticare tutto mentre ero fra voi, eccetto Gesù Cristo e questi crocifisso.” (1Cor 2,2).   Queste parole divengono il suo programma di vita.

Dopo un periodo nella cittadella di Loppiano  (Italia), nel 1983 è nel Focolare di Douala, dove vive per 25 anni con diverse responsabilità che porta avanti con entusiasmo e gioia. Piena di vita, con semplicità e profondità, mette ciascuno a proprio agio: cattolici, cristiani di chiese diverse, musulmani, e tanti altri, senza distinzioni.

A Chiara, che nel 1992 è a Nairobi per la prima volta, scrive:”Quando mi hai chiesto se l’Ideale è fatto per gli africani, mi sono detta: l’Ideale è Vangelo, il Vangelo viene da Dio. Perché non per gli africani?  Puoi contare su di noi, per …l’Africa-unita… “.

Il suo più grande desiderio, confiderà in seguito, è infatti: “Vivere sempre meglio: essere una famiglia”. E per questo spende la sua vita.

All’inizio del 2010 si trasferisce in Nigeria come co-responsabile del Movimento. È lì che, alla fine di aprile, i medici le diagnosticano un grave aneurisma. Trasportata con urgenza a Johannesburg, Sudafrica, per cure più adeguate, il 21 maggio, conclude il suo viaggio terreno mentre i focolarini e focolarine  dell’Africa sono riuniti alla Mariapoli Piero, vicino a Nairobi in Kenya.   Ed è proprio nel piccolo cimitero della mariapoli che oggi riposa.

Significative queste parole di Idris, musulmano, di Douala, dove Josée ha vissuto molti anni:    “Josée apparteneva a tutti. Il suo nome: Marie-Josée, Marie (Maria), il Corano spiega, ricorda quello della  Madre di Dio e madre dell’umanità”.

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