Don Dario Porta, “un prete semplice, con un sorriso totale, contento”. Così lo ricordano i tanti che lo hanno conosciuto. Una frase per tutte: “C’era tanta bufera oggi. Sono caduti 50 cm di neve. Non è stato possibile celebrare le altre tre messe. Era solo possibile essere contento”. Dopo l’avvio del processo di canonizzazione nel 2007, si chiude la prima fase, quella diocesana, con la solenne celebrazione del prossimo 21 gennaio in Duomo a Parma.
Dario Porta nasce in provincia di Parma (Sivizzano Sporzana, Fornovo) il 4 dicembre 1930 ed è ordinato sacerdote il 19 giugno 1955. La sua vita è improntata sul Vangelo. Intelligente, acuto osservatore dei fatti e delle persone, attento all’ascolto più che alle prese di posizione. L’incontro con la spiritualità del Movimento dei focolari arricchisce la sua scelta di Dio e radica in lui una forte esigenza di comunione: con i sacerdoti e con tutti. Queste parole ne rivelano il profilo spirituale: “Dio mi ha fatto capire che l’unica cosa che alla fine si vorrebbe aver fatto è aver amato il fratello”.
Amare il fratello, per Don Dario è come un chiodo fisso, tanto che la stessa Chiara Lubich, colpita dalla sua vita esemplare e semplice, ne parla più volte, portandolo come modello di colui che ha raggiunto l’unione con Dio per quella via tipica della spiritualità focolarina che è proprio l’amore al fratello. «È una persona molto semplice – dirà di lui nel 2003 –, ma lui vede una cosa sola: vede il fratello. È impressionante! Ha imbroccato la strada… Ti solleva l’anima ogni volta che nomina il fratello. “Ho sempre amato il fratello”. Questa è la frase che dovrebbe essere sulla bocca dei focolarini…. Questo modo di fare cambia la vita! Così semplice; ma i semplici sono ispirati da Dio, e don Dario era veramente una persona ispirata da Dio».
Il suo amore così proteso verso l’altro ha radice nella vita interiore; don Dario è capace di una solitudine piena di Dio: “Mi sono alzato per sbaglio un’ora prima… così posso stare più in pace con Te”. “Essere dei contemplativi… abbiamo un solo lavoro: amare Te in ogni prossimo”.
Parroco in numerose comunità della diocesi dal 1955 al ‘96, dalla metà degli anni ’60 in poi don Dario matura una forma particolare di comunione con i sacerdoti aderenti al Movimento dei focolari, che per scelta mettono in comune le esperienze della Parola e del proprio rapporto con Dio. Dal ’71 all’80 è a Parma, e fa vita comune con i sacerdoti: “Più di tutte le cattedrali… contano le comunità con Gesù in mezzo”, si legge ancora sul suo diario, in cui si riferisce a quella presenza di Gesù promessa a chi è riunito nel suo nome (Cfr. Mt. 18,20).
Insegnante ed amico dei ragazzi e dei giovani, attiva una particolare sensibilità verso i nuovi poveri, soprattutto gli immigrati. Nell’autunno del 1995, mentre si accinge a dare la sua disponibilità al Vescovo per una missione in Brasile, si manifesta la malattia che lo porterà alla morte. Don Dario si spegne il 4 aprile 1996, Giovedì Santo. Una vita semplice, ma vissuta in modo straordinario: fare di ogni attimo il dono totale di sé a Dio e al fratello che ha davanti.
Il 19 giugno 2007 l’allora Vescovo di Parma, Mons. Cesare Bonicelli, annuncia l’apertura della causa canonica di beatificazionee canonizzazione, dopo la richiesta sottoscritta da 680 persone che lo avevano conosciuto personalmente. Da quel momento, si è avviato il lavoro di verifica delle virtù eroiche di don Dario. La commissione storica ha raccolto una folta documentazione e il tribunale ha interrogato oltre trenta testimoni. Viene in evidenza la figura di don Dario Porta nella sua attualità di prete per l’oggi della Chiesa e della società.
Bibliografia: Dario Porta, Testimone dell’Amore gratuito, a cura di Piero Viola, Parma 1996





