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5 febbraio 2012
Di fronte ai monsoni, al gelo, alla depressione o alla povertà, gesti concreti di condivisione, nella vita quotidiana raccontati da una dottoressa indù.

Mi chiamo Vijaya Bhatia, sono di religione indù e aderisco allo spirito del Movimento dei focolari dal 1988. Il contatto con Chiara Lubich mi ha aiutato a capire meglio la mia religione. Mi ha reso più generosa nel condividere pensieri, beni materiali e tutto quello che ho, ma con mia sorpresa quando do qualcosa, mi ritorna il centuplo. L’ho sperimentato molte volte. Come quando ho dato a una signora due dei miei vestiti nuovi e il giorno dopo ho ricevuto tre abiti da miei parenti.

Nel 2005 la mia casa è stata sommersa dalle forti piogge. Rientrando, non sapevo cosa fare: non avevo abbastanza soldi per comprare una casa nuova! Pochi isolati più avanti c’era la casa di mia cugina, che aveva subito dei danni, anche se meno gravi. Ho pensato: non posso fare nulla per la mia casa, ma almeno posso aiutare lei. Così ho telefonato ad un paio di miei parenti invitandoli a contribuire: abbiamo raccolto 50, 000 rupie. Lei non poteva credere ai suoi occhi… e neanche io: dopo pochi giorni ho ricevuto da una fonte sconosciuta il doppio del denaro necessario per la mia casa!

Una notte, durante la stagione invernale, ero nel mio letto al calduccio, quando mi sono resa conto che c’erano molti lavoratori a giornata che dormivano per strada al freddo. Non sono riuscita  più a prendere sonno. Ho pensato alla regola d’oro: ‘Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te‘. Il giorno dopo sono andata a comprare le coperte per queste persone. Ho scelto quelle soffici e migliori, anziché quelle dure a buon mercato. Poi ho visto che c’erano anche molti bambini e ragazzini. Sono andata al negozio dove si rifornivano e ho chiesto al negoziante se avevano comprato il latte. Il proprietario mi ha detto che lo avevano comprato per i più piccoli, ma non per i bambini più grandi. Ho dato i soldi al proprietario del negozio in modo che potesse dare il latte a tutti. Questo va avanti adesso da oltre 3 anni.

Un giorno mi arriva una paziente, una donna indù che soffriva di depressione, con pressione alta insonnia, gonfiore ecc. Ascoltando la sua storia ho capito che i suoi problemi sono iniziati il giorno in cui sua figlia ha sposato un ragazzo musulmano. Da allora lei l’aveva rifiutata. Potevo capire la sofferenza di questa donna. Quando ero piccola abbiamo perso tutto in seguito alla divisione tra India e Pakistan. Abbiamo dovuto lasciare la nostra casa in Pakistan e venire in India. Ma io, con il tempo, ho capito che non possiamo vivere alimentando nel nostro cuore l’odio sperimentato in passato. Perciò ho spiegato a questa signora che da quando lei aveva seminato il seme dell’odio nella sua anima, il risultato è stato un albero di odio, causa principale di tutti i suoi problemi. Se avesse veramente voluto essere curata, doveva perdonare e seminare il seme dell’amore nel suo cuore. Credevo avesse capito, e le ho prescritto una medicina. Quando è tornata, era ancora con tutti i suoi problemi e ho capito che non aveva fatto nulla. Ho pensato allora di fare io la sua parte: ho preso il telefono, l’ho fatta parlare con sua figlia, per invitarla – lei e suo marito – a casa sua per cena la sera stessa. Dopo due mesi, essendo migliorato il rapporto con sua figlia e con il genero, sono migliorate anche le sue condizioni di salute. Un giorno ho avuto la grande gioia di vederli tutti insieme nella mia clinica: era come vedere un tassello vivente nel mosaico della ‘fratellanza universale’.

Testimonianza raccontata durante il 4° Simposio Indù-Cristiano, Mumbai – 10/14 dicembre 2011