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“Voglio farmi santa!” (19 settembre 1941- 7 marzo 1985)

È sempre stata: allegra, espansiva e affettuosa”. Così la ricorda suo fratello Osvaldo. Lo sguardo era profondo e limpido, la risata allegra, contagiosa, comunicava entusiasmo. Era libera e il segreto di questa libertà lo troviamo nell’amore esclusivo per Dio che ha trasformato la sua vita in un torrente di luce. Forse per questo Chiara Lubich la chiama Luminosa, nome col quale sarà conosciuta e amata da tanti.

La sua era una vita felice fin quando muore improvvisamente la sua mamma. Lei – terza figlia di immigrati italiani a Buenos Aires – ha dieci anni e racconta: «Spontaneamente guardai il cielo e dissi alla Madonna: “Maria, non posso rimanere senza una mamma, occupa tu il suo posto!”»

Quel momento, che ricorderà come il suo “primo incontro con il dolore”, porta questa ragazzina semplice e spensierata, a maturare una grande sete di Dio. A un sacerdote che la esorta a essere una “brava ragazza”, risponde: «Ce ne sono troppe, a me non basta: io voglio farmi santa!»

«Mi rendevo conto che Dio non poteva occupare solo un angolo della mia vita - racconta anni dopo - ma che doveva esserne il centro. Anche se non sapevo come…». Una compagna di studi la invita ad uno dei primi incontri in Argentina del Movimento. L’amore reciproco che vede vissuto dai focolarini, le fa scoprire la vocazione che stava maturando in lei.

Si dona a Dio nel focolare e scrive a Chiara Lubich: «Posso solo offrirti il mio piccolo e povero amore. Fanne ciò che desideri nella certezza che ti sarò fedele per questa via che tu mi hai insegnato». I primi anni di vita in focolare li trascorre in Brasile, Argentina e Uruguay. Da Montevideo scrive a Chiara: «In questi giorni mi sembra di aver sentito una nuova chiamata di Dio, forte e sottile… che mi diceva: “Ora hai capito un po’ chi sono Io e ciò che ti aspetta nel seguirmi. Mi ami ancora?” Gli ho risposto: “Sì! Per tutta la vita e per l’eternità!”»

Poco dopo viene nominata corresponsabile del Movimento dei focolari in Spagna, dove rimarrà per 14 anni. Ama ripetere: «Se c’è qualcosa che produce gioia, subito la gioia si moltiplica» e la sua vitalità contagia tutti quanti la frequentano.

Nel 1981 Chiara incoraggia i membri del Movimento a rinnovare l’impegno a farsi santi insieme. Luminosa fa suo fin nel più profondo dell’animo questo impegno. Tuttavia, presto, a questo si accompagna un inspiegabile declino fisico. Solo dopo tre anni e quando ormai la malattia è già molto avanzata, si arriva a una prognosi precisa. Ciò che però non cambia mai…è il suo sorriso.

Non riesce più a muoversi ma continua a ‘lavorare’ costruendo rapporti e accettando e offrendo la sofferenza senza preoccuparsi, vivendo il presente. “Continua a giocare” (sull’esempio di S. Luigi Gonzaga) le dice Chiara e lei appunta sul diario “Sono nella gioia e nella pace”. E gioca con… la morte, o meglio con la vita che rinasce in pienezza da tante piccole morti vissute e vinte nell’unità con gli altri, nel costante dono di sé.

Quando, la notte del 6 marzo 1985, la situazione precipita, sussurra un messaggio per Chiara che le chiede di salutarle, a nome suo, la Madonna: «Sì, sì, sì…» ripete trenta volte. E infine, rivolgendosi ai presenti, fra lo stupore generale: «Eccomi Gesù, ho sempre cercato, in ogni momento, di fare tutto davanti a Te…ma adesso basta pregare per me… andate avanti voi». Il suo volto era raggiante, grato e bellissimo. Traspariva con chiarezza l’intensità semplice e radicale con cui Luminosa ha saputo vivere tutti i suoi 44 anni.

Il 22 novembre 2008, si è chiusa la fase diocesana del processo di canonizzazione di Luminosa. A lei sono poi dedicati il centro del Movimento dei focolari di Madrid e la cittadella internazionale degli Stati Uniti, a pochi chilometri da New York.

Per saperne di più: “Luminosa”, di Alfredo Zirondoli; edito da Città Nuova, Roma, XXX.

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