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26 marzo 2012
In 600 da tutto il Centroamerica con Maria Voce e Giancarlo Faletti. Nella difficile contingenza di Paesi dalla giovane democrazia, la speranza viene dai giovani. Di Felipe Casablanca e Michele Zanzucchi

mg_7537Se la storia recente dei Paesi del Centroamerica (Guatemala, Belize, El Salvador, Nicaragua e Honduras) racchiude il capitolo doloroso di atroci guerre civili, registra anche la crescita civile di società ricche di etnie e tradizioni.

In questo contesto bisogna registrare anche il provvidenziale susseguirsi di episodi che hanno permesso il nascere e lo svilupparsi del Movimento dei focolari. Due sacerdoti, uno in El Salvador – Massimiliano Martini, ancora nel 1954 – e uno in Guatemala – don Vitale Traina, nel 1969 – sono stati fra i primi a introdurre il carisma dell’unità in questa regione. Appena formate, le prime comunità sono state visitate dai focolarini della Colombia prima e dal Messico poi. Anche Nicaragua e Honduras vedono l’arrivo dello spirito dei focolarini, e nascono gruppi tutti generalmente incentrati sulla Parola di vita. Due famiglie, Pinella e Paolo Macciotta in Guatemala e Fiorella e Andrea Turatti in Honduras, contribuiscono alla crescita delle comunità.

È una storia, quella del nascente Movimento in Centroamerica, che ha dello straordinario, per le avverse condizioni della guerra, per le difficili condizioni economiche, per le distanze ragguardevoli. Ma è pure una storia che esprime un senso di gratitudine a Dio, da parte di tutti i membri delle comunità di quei Paesi, durante la festa realizzata il 24 marzo in onore di Maria Voce e Giancarlo Faletti all’apice della loro visita in Guatemala e in Centroamerica.

La parola “comunità” è quella che emerge dalla festa: rispecchia esattamente lo spirito con cui si alternano i vari numeri artistici: le danze folcloristiche, i costumi dai colori sgargianti, le musiche ritmate e avvolgenti accompagnano movimenti che esprimono il senso del rispetto, del rapporto armonioso fra gli uomini e con la natura. In mille variazioni, tutto ciò riempie di gioia e di emozione la sala del Centro Mariapoli che accoglie più di 600 persone. È una festa esuberante e allo stesso tempo raccolta, ancorata nella naturale apertura al trascendente di queste popolazioni e nello spirito gioioso di questi popoli. Maria Voce e Giancarlo Faletti ne sono affascinati, riconoscenti per tale manifestazione di affetto e stima.

mg_7734La stessa festa si è vissuta nell’incontro con i giovani, tra i 15 e i 25 anni, più di 200: una testimonianza evidente della principale risorsa dei Paesi del Centro America. Gioia ed esuberanza, ma anche capacità di ascolto, si sono alternati senza soluzione di continuità: la sala s’accendeva in un battibaleno e si calmava in pochi istanti. I giovani hanno presentato ogni Paese con guizzi di originalità, mostrandosi all’università, nei luoghi della povertà, nel lavoro per la pace, nelle loro comunità… Emergeva anche la fatica di una condotta controcorrente, quando la società pare sprofondare spesso nella corruzione, nel relativismo etico, nella droga: «Non siete soli – ha detto loro Maria Voce –, ogni volta che vi trovate a fare una scelta pensate che non siete soli, ma tutti i giovani che hanno scelto il mondo unito sono con voi». E ha precisato: «Non si tratta solo di fare o non fare qualcosa, ma anche di capire cosa succede, le conseguenze di un dato atto. Non tutto è uguale, non tutto va bene. Fatevi aiutare a capire e poi agite di conseguenza».

E non poteva mancare un appuntamento ad hoc per i tanti bambini, un centinaio. Anche con loro presidente e copresidente hanno uno scambio di domande e risposte.

Dopo la festa coloratissima, Maria Voce e Giancarlo Faletti hanno dialogato coi 600 presenti, rispondendo a domande impegnative. La presidente ha commentato a caldo, sottolineando le grandi diversità esistenti in ogni popolo: «I vostri popoli mi sembra che abbiano un destino: quello di mostrare come sarebbe l’umanità se tenesse conto delle ricchezze di ognuno. Ogni esperienza è infatti necessaria agli altri, per costituire un mosaico dalla bellezza impareggiabile».

In questo contesto, emerge anche la giovinezza di questi Paesi, come testimonia la stessa sala. Maria Voce e Giancarlo Faletti sottolineano come i giovani qui non stiano sempre per conto loro, come accade in altri contesti, ma siano perfettamente inseriti nelle comunità nelle quali vivono, contribuendo a una testimonianza di cosa fa la presenza di Gesù in mezzo ai suoi, di come una comunità che vive sia molto più convincente della testimonianza del singolo, pur necessaria. Questo dà speranza, grande speranza, una delle tre virtù teologali, essenziale per la vita cristiana.

L’esuberanza e la gioia s’esprimono nella festa finale, fuochi d’artificio. Non a caso.

 

Di Felipe Casablanca e Michele Zanzucchi, dal Guatemala