Quando Madre Achillia, nel 1965, viene eletta superiora dell’ordine diocesano delle “Suore di Maria”, la cui casa madre è a Ingelmunster, in Belgio, nel clima di grande fermento sociale e politico di quegli anni, anche il suo Ordine vive un momento di profondo disorientamento. Con la saggezza che la contraddistinguerà sempre, non si scoraggia e afferma: «Sono convinta che Dio ha in serbo per noi una grazia, anche se non sappiamo ancora quale».
Qualche giorno dopo, Pieter Reynaert – nuovo assistente ecclesiastico del convento e sacerdote focolarino - la invita ad una serata organizzata dai Focolari e Madre Achillia si chiede: «Che Dio voglia parlarci per mezzo loro?» e manda Suor Immaculata. Questa le riferirà: «L’esperienza di queste persone non la si trova in nessun libro. È vita!».
Presto anche Madre Achillia non ha dubbi: «Desidero che tutte le religiose della congregazione conoscano questa spiritualità, ma nessuna deve sentirsi obbligata a viverla!».
Così Padre Reynaert viene invitato a comunicare l’Ideale dell’unità in ritiri, corsi e colloqui della Congregazione. Alcune religiose accolgono questa nuova spiritualità ed iniziano a incontrarsi tra di loro per scambiarsi le esperienze sul Vangelo vissuto. Sono loro stesse, poi, che coinvolgono altre suore di altri conventi.
Nel 1969 sono già oltre 500 le suore di varie Congregazioni di tutto il Belgio che s’incontrano per alcuni giorni di ritiro alla luce del Carisma dell’unità.
Dal profondo e intenso rapporto spirituale che si stabilisce tra Madre Achillia e Chiara Lubich si apre la possibilità per tante religiose di vivere l’Ideale dell’unità anche tra le mura dei conventi. Tappa fondamentale: Paolo VI, nel 1971 durante un’udienza generale, benedice le numerosissime suore partecipanti al primo convegno internazionale a Roma e le saluta definendole “religiose aderenti al Movimento dei focolari”
Sempre nel 1971, Madre Achillia prende sul serio l’esortazione di Chiara alle religiose a «rivivere il loro fondatore nel XX secolo e rivivere il proprio carisma come lo vivrebbe lui se oggi fosse qui».
Ed avvia quindi delle ricerche su Padre Dufort, al termine delle quali, la riscoperta del loro fondatore e del proprio carisma è così forte che si decide di riunire il Capitolo per rinnovare e attualizzare la regola.
In quel periodo Madre Achillia subisce un intervento chirurgico che non le lascia scampo. «Ho ricevuto la grazia per fare sempre quello che il Signore mi chiedeva – dirà –; avrò anche la grazia per morire quando arriverà il momento. Nel frattempo faremo una sola cosa: vivremo l’attimo presente con solennità, che vuol dire con tanta gioia, con tanto amore».
Il rapporto con Chiara si intensifica e Madre Achillia fa proprie le parole di una sua lettera che Vale Ronchetti, una delle prime focolarine, le porta a Ingelmunster: “Tutto è Amore! Amore è il dolore, Amore le consolazioni che può avere, Amore il passato, il presente, l’avvenire. Amore il rimanere, Amore l’andare, il partire – se Dio lo vorrà – per la Vita così popolata di persone dell’Opera di Maria, … Amore ogni lacrima, Amore il distacco, Amore la preoccupazione… perchè tutto è Gesù Abbandonato, l’Amore tutto donato. Io sono con lei”.

Madre Achillia nei suoi ultimi giorni
Il 22 maggio 1978, vedendo che la situazione precipita, suor Immaculata l’avverte: «Lo Sposo arriva, è vicino». Madre Achillia dice il suo ultimo e definitivo: «Sì».
Quella notte, accompagnata dai canti delle sue consorelle, conclude serenamente la sua vita terrena. Qualche settimana prima aveva scritto alle consorelle: «In questi anni, Dio ha fatto tra noi grandi cose, ci ha ricolmato di doni (…). Non ho visto aumentare il nostro numero, ma ho potuto vivere con voi la crescita verso la santità. Non so se avremo molte vocazioni, ma avremo – credo – delle sante».
Inaugurato proprio l’anno della sua morte il Centro per le religiose aderenti alla spiritualità dei Focolari, “Villa Achillia” rimane un laboratorio unico di unità tra le suore di diverse congregazioni che vi trascorrono un periodo di formazione all’insegna della frase: “Non morirò, resterò in vita e annunzierò le opere del Signore” (Sal 118, 17). La stessa frase che Chiara aveva indicato a Madre Achillia come ‘motto’ della sua vita.





