Padre Andrea Balbo (padre Novo), francescano dell’Ordine dei Frati Minori, è stato definito un ‘gigante’. Tanti i motivi per ricordarlo: aver contribuito a far nascere la branca dei religiosi in seno alla famiglia dei Focolari, essere stato per loro guida sicura, e per un compito speciale: aver accompagnato Chiara Lubich come suo confessore fino agli ultimi momenti. “Preghiamo per lui con la certezza che dal Cielo continua a seguire tutti noi nella tensione alla santità”, scrive Maria Voce nella lettera in cui comunica a tutti i membri dei Focolari la notizia della sua morte. Ne riportiamo alcuni stralci.
Padre Novo è stato tra i primi religiosi a conoscere il carisma dell’unità e per tanti anni responsabile della branca e del movimento dei religiosi dei Focolari.
Era nato l’8 febbraio 1923 in provincia di Vicenza, secondo di cinque fratelli. A tredici anni entrò nel seminario dei Frati Minori. Lo studio divenne il suo ideale, come racconta lui stesso: “Ero innamorato e preso dagli studi: filosofia e scienze, tutte le nuove tecnologie sviluppate per la guerra mi appassionavano tanto”. Dopo aver studiato teologia in Terra Santa, era stato due anni nell’Istituto di Anatomia a Napoli, per poi continuare per altri quattro anni con chimica, fisica e astronomia alla Sorbona di Parigi. Era il primo frate che, dopo la Rivoluzione francese, rimetteva piede in quella università.
Nell’estate del 1953 è stato invitato a partecipare ad un raduno sulle Dolomiti. Ne fu contento perché avrebbe potuto fare delle ricerche geologiche e partì portandosi dietro tutta l’attrezzatura scientifica, ma non ebbe tempo di dedicarsi allo studio. Quel raduno era infatti una Mariapoli, l’appuntamento estivo dei Focolari. Raccontava: “Cominciò dentro di me la demolizione di tutto quel mondo che mi ero costruito, per lasciar posto, gradatamente, ad una nuova visione delle cose. Lì entrò in me un nuovo elemento catalizzatore: Dio, Gesù in mezzo a noi. Cominciò a crearsi in me tutto un nuovo ordine interiore, anche nella mente”.
Determinante l’incontro personale con Chiara Lubich che, al termine della Mariapoli, nel viaggio di ritorno a Roma in treno, gli suggerì un nome nuovo: “Padre Novo”, assieme alla frase del Vangelo: “Se non nascete di nuovo, non potete entrare nel Regno dei cieli (cf Gv 3,7)”. “Da allora il mio rapporto con Chiara è stato ininterrotto. Ho avuto la grazia di averla sempre vicina nella mia vita e di esserle sempre vicino nelle circostanze più varie, anche in quelle più dolorose”.
Nel 1954 i superiori lo inviarono a Betlemme, per insegnare scienze nel liceo di Terra Santa. Fu un periodo difficile, di buio. Un giorno, mentre celebrava al Presepio, come un lampo: “Chiara mi ha sempre parlato di Gesù abbandonato. Che quanto sto vivendo non sia un aspetto di Gesù abbandonato?”. Lo scrisse subito a lei che gli rispose con una lettera espresso il 16 ottobre 1954: “… è la prima volta che sento in un’altra anima un accento simile alla mia. Veramente – oggi sono convinta – P. Novo è P. Novo: rinnovato dal lavacro della croce che per noi è Gesù Abbandonato. E ne fui felicissima come può immaginare. Ora non c’è che restarGli fedele fino alla morte… Come sono contenta! Ora, Padre, chissà come Gesù farà portare alla Sua anima tanti frutti! E Lei è più che mai unito con tutti noi, con me in particolare…”.
L’anno seguente Chiara andò a trovarlo in Terra Santa. Poco dopo fu richiamato a Roma ed iniziò la sua “avventura” accanto a lei. Ricevuta dai superiori, nel 1980, la facoltà di dedicarsi a tempo pieno al servizio del Movimento, dette vita ad un centro stabile per loro, alle “scuole estive” per la formazione dei religiosi; ha collaborato con Chiara alla nascita dei Gen-Re e alla “scuola dei religiosi” che ha sede a Loppiano. Soprattutto è stato guida sicura per tutti i religiosi chiamati a vivere il loro carisma nella luce dell’unità.
Ma il compito più prezioso che P. Novo ha svolto è stato quello di rimanere costantemente accanto a Chiara come suo confessore, fin dal suo ritorno dalla Terra Santa nel 1955, anche nei momenti più difficili come quelli della malattia e delle notti dell’anima. Una presenza fedele e discreta che ha saputo attuare la consegna che Chiara gli aveva affidato, di restare fedele a Gesù Abbandonato fino alla morte.
Dopo la partenza per il Cielo di Chiara, la salute di P. Novo è stata sempre più precaria, fino a dover essere ricoverato in una casa di cura dei Francescani vicino a Padova, dove è stato curato e seguito con un amore tutto particolare da quella comunità, a cominciare dal suo superiore, P. Camillo. Impossibile dire in breve della lunga vita di P. Novo, della sua profonda unione con Dio e di quanto ha fatto perla Chiesa e per il Movimento dei focolari. Avremo certamente modo di parlarne ancora più ampiamente.
Giovedì 2 agosto i suoi funerali sono stati celebrati presso il Centro internazionale dei Focolari a Rocca di Papa. Ora riposa nel cimitero di Rocca di Papa accanto ai primi compagni e alle prime compagne di Chiara.
Link a un video saluto di Padre Novo ai religiosi in occasione del loro incontro, del febbraio 2009
Il riferimento all’ut omnes indica la frase del Vangelo: “Ut omnes unum sint”(Gv, 17-21) , ‘che tutti siano uno’, magna carta della spiritualità dell’Unità.













Padre César dos Santos
15 agosto 2012 at 22:38
P. Novo, tuas palavras sempre me encorajaram a viver o Ideal sem medo, sobretudo no que tocava aos desafios, a Jesus Abandonado. Aqui na terra já te agradeço imensamente. No Céu tu já sabes tudo isso. Cuida de minha família espiritual, a Família da Esperança.