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24 ottobre 2012
Rinunciare alle vacanze per trascorrere un mese in un paese lontano, costituendo con altri un focolare temporaneo. Un risvolto spesso sconosciuto della vita di tanti focolarini.

Annette (a sinistra) con un gruppo di giovani

Annette Löw, focolarina tedesca che da tempo vive in Italia, quest’anno ha scelto una meta un po’ insolita per le sue vacanze estive: il Pakistan. Destinazione non certo dettata dalla crisi economica, ma dal desiderio di vivere per costruire la fraternità universale anche durante le ferie estive. Lei e tanti altri focolarini hanno deciso di rendersi disponibili anche quest’anno per vivere l’esperienza di un “focolare temporaneo”, che si costituisce per un limitato periodo di tempo in una regione dove questo non è presente o là dove ci sono delle necessità particolari.

Fin dal suo arrivo in Pakistan la scoperta di un popolo generoso che, grazie alla comunione dei beni, le offre dei bellissimi vestiti pakistani con i quali può sentirsi subito a suo agio e far felici tante persone che apprezzano il suo adeguarsi alla cultura locale. L’incontro con questa terra, però, è anche abituarsi a fare la colazione con pane arabo fritto, lenticchie o fagioli, il tutto sempre piccante ed accompagnato dallo squisito ciai, tè nero con latte, che viene fatto ribollire per 2 o 3 volte. Oltre allo stravolgimento delle abitudini alimentari, c’è poi da fare i conti con il razionamento dell’acqua e dell’elettricità ed adattarsi a un diverso concetto della puntualità, non proprio tedesca.

La Cittadella Speranza

La meta di Annette in Pakistan è la Cittadella Speranza che lei descrive come un vero e proprio gioiello: “Quando ho messo piede nella cittadella mi sembrava di toccare una ‘terra santa’; una terra benedetta da una presenza fortissima di Dio!” Impressione questa, confermata durante il mese che è stata lì dalla forte unità vissuta con tutti gli abitanti della cittadella. Racconta Annette:. “In questo Paese quasi interamente musulmano risuonava spesso il richiamo alla preghiera dei nostri fratelli musulmani”. In questo contesto, anche la presenza di una cappellina, data da molti cristiani tante volte per scontata, viene apprezzata e valorizzata: “Mi ha aiutato a vivere in profonda unione con Dio. Entrando in cappella, più volte mi sono commossa, perché Gesù è lì, vivo, nel tabernacolo, sempre, ad attenderci: che miracolo!”.

Nella cittadella Speranza Annette vive la normalità dei suoi abitanti, ad esempio dando una mano in cucina e imparando a preparare lei stessa i ciapatti, il pane arabo. Ma quotidianità significa anche sperimentare il Ramadam e la rinuncia, almeno finché si è con altre persone, al cibo e all’acqua che, per rispetto a chi sta facendo il digiuno, tutti evitano di consumare almeno in pubblico. Nella cittadella Annette partecipa alla formation school, di otto giorni, un’occasione unica di unità per coloro che qui vivono la spiritualità del Focolare; e, successivamente, all’incontro delle gen3, le ragazze dei Focolari.

Scuola di formazione

Lo scopo del suo viaggio era indubbiamente quello di aiutare nelle varie attività del Focolare ma non è mancato un programma turistico. Dio non si lascia vincere in generosità e c’è l’occasione per visitare due delle più belle moschee di Lahore, per una breve escursione alla frontiera con l’India e per una visita a Islamabad, alla moschea più grande del Paese.

Al ritorno in Italia, Annette confessa che partecipare del focolare temporaneo in Pakistan è stato fantastico, perché le ha permesso di fare una profonda esperienza di donazione e di unità, scoprendo un Paese meraviglioso e della gente bellissima: non per niente Pakistan significa “paese dei puri”.

Di Antonio Bruni

(500)Regole

Cecilia Spatz

6 dicembre 2012 at 13:44

Alle sollen eins sein, damit die Welt glaubt! Liebe Annette, das hast du in Pakistan sehr konkret gelebt. Danke für deine Erfahrung von “sich eins machen”.

Gustavo Clariá

8 novembre 2012 at 11:53

Buon giorno Yasir! Grazie per il suo commento. Riportiamo quanto riscontrato su Wikipedia: “L’origine del nome Pakistan è controversa, in urdu e in persiano pak significa puro di spirito, per cui aggiungendo il suffisso -stan, terra il significato sarebbe “terra dei puri”. La prima apparizione del nome, nella forma Pak(i)stan risale al 28 gennaio 1933 nell’opuscolo “Now or Never. Are we to live or perish forever?” di Choudhary Rahmat Ali (noto anche come Rehmat Ali Khan), uno dei principali sostenitori dell’indipendenza dello Stato islamico. Nelle intenzioni dell’autore il nome nasce dalla contrazione dei nomi delle regioni nell’area che lui individuava come patria dei musulmani del nord dell’India e cioè Punjab, Afghania (l’attuale Khyber Pakhtunkhwa), Kashmir, Sindh e Belucistan.[1]“. Forse “santa” e “pura” in questo caso non siano aggettivi troppo disimili e, comunque, tutte e due delle bellissime definizioni.

Yasir Saleem

7 novembre 2012 at 20:30

alcune cose forse in questo report possono essere scrite come in pakistan. per esempio pane arabo si chiama ciapati e se è fritto si chiama paratha. e anche chiamare Pakistan paese dei puri non e molto adeguato al significato dell nome Pakistan significa “la terra Santa“ come inglistan è il nome di Inghilterra in Urdu che singifica la terra inglese. I cittadini sono inglesi per causa di vivere in ingilterra cosi anche (Pak) significa sacra o santa e (stan) significa terra comunque tutto detto è molto bello nell contesto della fama di paese grazie per publicarlo

Paola Latini

1 novembre 2012 at 00:40

Bellisima esperienza!!!! sempre il Pakistan é nel mio cuore!

victoria robles

29 ottobre 2012 at 21:41

Thank you for sharing this experience, so rich and so profound. Victoria

Rosy

25 ottobre 2012 at 15:54

El sentido de las vacaciones es el de tomar un tiempo de descanzo de las labores cotidianas, siempre buscamos en ellas, algo de fuerza para cuando se regresa, se tienen bellos recuerdos y se llevan en el corazon. Estas han sido verdaderas vacaciones, porque el alma se nutre, el amor te llena y te lleva a sentirte mejor. Los recuerdos de estas vacaciones perdurarán siempre en el corazón no solo de Annette sino en el de aquellos que compartieron con ella.
Imagino el regreso, la alegría de compartir la experiencia, esto no tiene precio. Qué agencia de viajes te lo puede ofrecer? Saludos y gracias por haberla traducido tan rápido!

Guest

25 ottobre 2012 at 05:05

Geniale!!!!!!!!!!!!

Milagros de Vergara-Venezuela

25 ottobre 2012 at 02:39

Realmente ha sido una experiencia fenomenal, maravillosa, se palpa el querer hacerse uno con estas personas. Annette me muestra puro amor. Viendo las carencias de Pakistán sin embargo lo que la movió el amor y ver a Jesús en todos es para mí algo GRANDE!!!!

isabel

24 ottobre 2012 at 20:44

Obrigada pela comunhão! Nasce uma vontade enorme de também eu ir lá

Mar Ginés

24 ottobre 2012 at 11:45

Preciosa experiencia!!!!!!!

    John Mundell

    25 ottobre 2012 at 23:18

    Amazing experience! You brought us all with you! J. Mundell