Annette Löw, focolarina tedesca che da tempo vive in Italia, quest’anno ha scelto una meta un po’ insolita per le sue vacanze estive: il Pakistan. Destinazione non certo dettata dalla crisi economica, ma dal desiderio di vivere per costruire la fraternità universale anche durante le ferie estive. Lei e tanti altri focolarini hanno deciso di rendersi disponibili anche quest’anno per vivere l’esperienza di un “focolare temporaneo”, che si costituisce per un limitato periodo di tempo in una regione dove questo non è presente o là dove ci sono delle necessità particolari.
Fin dal suo arrivo in Pakistan la scoperta di un popolo generoso che, grazie alla comunione dei beni, le offre dei bellissimi vestiti pakistani con i quali può sentirsi subito a suo agio e far felici tante persone che apprezzano il suo adeguarsi alla cultura locale. L’incontro con questa terra, però, è anche abituarsi a fare la colazione con pane arabo fritto, lenticchie o fagioli, il tutto sempre piccante ed accompagnato dallo squisito ciai, tè nero con latte, che viene fatto ribollire per 2 o 3 volte. Oltre allo stravolgimento delle abitudini alimentari, c’è poi da fare i conti con il razionamento dell’acqua e dell’elettricità ed adattarsi a un diverso concetto della puntualità, non proprio tedesca.
La meta di Annette in Pakistan è la Cittadella Speranza che lei descrive come un vero e proprio gioiello: “Quando ho messo piede nella cittadella mi sembrava di toccare una ‘terra santa’; una terra benedetta da una presenza fortissima di Dio!” Impressione questa, confermata durante il mese che è stata lì dalla forte unità vissuta con tutti gli abitanti della cittadella. Racconta Annette:. “In questo Paese quasi interamente musulmano risuonava spesso il richiamo alla preghiera dei nostri fratelli musulmani”. In questo contesto, anche la presenza di una cappellina, data da molti cristiani tante volte per scontata, viene apprezzata e valorizzata: “Mi ha aiutato a vivere in profonda unione con Dio. Entrando in cappella, più volte mi sono commossa, perché Gesù è lì, vivo, nel tabernacolo, sempre, ad attenderci: che miracolo!”.
Nella cittadella Speranza Annette vive la normalità dei suoi abitanti, ad esempio dando una mano in cucina e imparando a preparare lei stessa i ciapatti, il pane arabo. Ma quotidianità significa anche sperimentare il Ramadam e la rinuncia, almeno finché si è con altre persone, al cibo e all’acqua che, per rispetto a chi sta facendo il digiuno, tutti evitano di consumare almeno in pubblico. Nella cittadella Annette partecipa alla formation school, di otto giorni, un’occasione unica di unità per coloro che qui vivono la spiritualità del Focolare; e, successivamente, all’incontro delle gen3, le ragazze dei Focolari.
Lo scopo del suo viaggio era indubbiamente quello di aiutare nelle varie attività del Focolare ma non è mancato un programma turistico. Dio non si lascia vincere in generosità e c’è l’occasione per visitare due delle più belle moschee di Lahore, per una breve escursione alla frontiera con l’India e per una visita a Islamabad, alla moschea più grande del Paese.
Al ritorno in Italia, Annette confessa che partecipare del focolare temporaneo in Pakistan è stato fantastico, perché le ha permesso di fare una profonda esperienza di donazione e di unità, scoprendo un Paese meraviglioso e della gente bellissima: non per niente Pakistan significa “paese dei puri”.
Di Antonio Bruni









Cecilia Spatz
6 dicembre 2012 at 13:44
Alle sollen eins sein, damit die Welt glaubt! Liebe Annette, das hast du in Pakistan sehr konkret gelebt. Danke für deine Erfahrung von “sich eins machen”.