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7 novembre 2012
Al capezzale del papà, una focolarina burundese ricorda i suoi insegnamenti profondamente cristiani.

(da sinistra) Maria-Goretti con le focolarine
in Burundi

«Ho perso la mamma, uno zio e sua moglie all’inizio della guerra del 1993. Tutti e tre sono stati uccisi da persone del nostro stesso quartiere che conoscevamo bene. Papà ha preso con noi i nostri cugini rimasti orfani. Tutti insieme eravamo in 14 e il babbo non ha mai fatto differenza tra noi.

Per tenerci uniti nostro padre ha deciso di non risposarsi. Essendo la più grande, l’aiutavo perché i più piccoli non sentissero troppo la mancanza della mamma. Alla mia proposta di fare giustizia nei confronti di chi aveva ucciso i nostri, papà ci ha sempre aiutato a perdonare e ci ha spiegato cosa significasse per lui la riconciliazione.

Ha incoraggiato i miei fratelli a iniziare un “club”: un’associazione di giovani per promuovere la pace e la riconciliazione. Questo club ha contribuito tanto a riappacificare gli animi nel nostro quartiere e nel nostro Comune.

Adesso vivo in Italia. Quando, in primavera è giunta la notizia del suo ricovero in ospedale, mi è venuta l’idea di scrivere e di comunicarlo ad alcuni per chiedere preghiere. Poi è stato trasferito nel reparto di terapia intensiva, così mi sono affrettata per tornare in Burundi. Arrivata lì l’ho trovato molto sofferente; i miei fratelli facevano di tutto per lui; ho pensato allora a tutto il suo amore per noi figli, all’amore manifestato in tanti modi a tante persone, compresi quelli che avevano ucciso i nostri genitori, alla Parola di Vita che stavamo vivendo: “A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha” (Mt 13,12), e a Gesù sulla croce.

Un giorno dopo il mio arrivo, papà è partito serenamente per il Paradiso, come se mi avesse aspettato. Ripensando in seguito alle parole del nostro arcivescovo durante la messa del funerale –in cui ricordava i loro colloqui riguardo alla riconciliazione e alla pace – mi si è confermato, come ci ricordava Chiara Lubich, che il Paradiso è una casa che abiteremo lassù, ma che costruiamo già da questa terra».

 Maria-Goretti (Burundi)

(500)Regole

Odette Asha

7 dicembre 2012 at 12:50

Merci pour ce merveilleux témoignage de vie de ton père. Que son âme reposes en paix.

Jackie Mendoza

15 novembre 2012 at 06:58

I ask for the grace to be able to forgive not only in big situations but especially in the daily little things. Thank you for this experience.

António Pinto

13 novembre 2012 at 22:42

Este testemunho ajuda-me a (re)situar as minhas escolhas no que é essencial…Amar a Deus e ao próximo…Bem Hajam por partilhar tão magnífico exemplo do qual percebemos também que ser Santo está ao alcance de todos, não estribados nas nossa forças e/ou virtudes, mas no Amor de Deus, porque com Deus todas as coisas são possíveis…

Haingo

13 novembre 2012 at 09:45

Grazie della tua bellissima esperienza, ringraziamo insieme Dio della vita del tuo Papà …

Isabelle

12 novembre 2012 at 16:31

Merci pour ce merveilleux témoignage il me donne beaucoup d’espoir