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Con amore, con fierezza (28 gennaio 1951 – 17 dicembre 1998)

A dare l’ultimo saluto a Giuseppina Bertini, tra i tantissimi presenti, c’erano gli alunni diversamente abili dell’Istituto Kolbe di Padova, che così hanno salutato la loro insegnante: “Cara Giusi, ti vogliamo tanto bene, eri tanto buona, allegra e avevi un sorriso che ‘spalancava le finestre’ quando entravi in classe”. E sono mille altri ancora i ringraziamenti per questa vita spesa per un amore totalitario e concreto.

Ma chi era questa “cara Giusi”? Una figlia spirituale della beata Francesca Schervier, la fondatrice delle Suore Francescane dei Poveri, che nella sua vita aveva incontrato anche la spiritualità dell’unità dei Focolari. “Madre Francesca può essere fiera di questa sua figlia!” Le aveva scritto nel 1996, Chiara Lubich.

Proveniente da Ronciglione (Viterbo), Giuseppina avverte la chiamata di Dio già all’età di 16 anni. Nel 1973, l’incontro con le Suore Francescane dei Poveri, le fa comprendere con pienezza la sua vocazione. Decisa, lascia la sua famiglia d’origine. Fin da giovane in contatto con il Movimento dei Focolari, è anche tra le prime animatrici delle gen-re, le giovani religiose aderenti alla spiritualità dell’unità, nate proprio nel 1973 da un’intuizione di Chiara Lubich.

Per la formazione spirituale di suor Giuseppina, oltre all’esperienza del noviziato, è fondamentale la partecipazione, poco tempo dopo, alla scuola annuale di formazione per le religiose aderenti alla spiritualità dei Focolari presso “Villa Achillia”, vicino al centro internazionale dei Focolari.

Dal 1988 è a Padova per dare vita a una nuova comunità della congregazione intitolata “Casa Nazareth”. È sempre attentissima a far sì che sia sempre vivo l’amore reciproco tra le consorelle.

Sono gli anni in cui, come lei stessa afferma: “Il seme del carisma di Madre Francesca che portavo nel cuore è sbocciato”. Ciò avviene in particolare attraverso l’attività di insegnante presso il Centro di Formazione Professionale per disabili al Villaggio S. Antonio.

Nel 1991, arriva il momento della malattia: “Non avevo messo in conto per me una malattia – scrive – perciò tutto questo è un impoverimento che diviene ricchezza e l’essenziale ancora più essenziale, acquisto la certezza che di ciò che faccio deve restare solo l’Amore. L’attimo presente mi aiuta tanto, soprattutto quando avverto stati d’animo che non mi so spiegare”.

È un periodo di riflessione ed offerta di ogni sofferenza a sostegno delle diverse attività della congregazione e dei Focolari che suor Giuseppina segue fino alla fine del suo Viaggio terreno, il 17 dicembre 1998.

Ricevendo l’unzione degli infermi, chiede a Gesù la grazia della Sua presenza tra tutte le suore della congregazione. Una richiesta, che per le sue consorelle ha il sapore di una consegna.

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