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Dedizione, passione e libertà (25 marzo 1951 – 9 gennaio 2013)

Dedizione, passione e libertà sono le parole che meglio riassumono l’esistenza di Giovanni Bracco. Con il suo lavoro di tecnico e sindacalista ed il suo impegno indefesso per i più deboli e bisognosi, è stato un esempio per tanti. Lo ricorda con grande ammirazione anche il gruppo di persone di convinzioni non religiose aderenti ai Focolari che frequentava a Torino.

Giovanni nasce ad Alimena (Sicilia), ma in seguito al tragico terremoto del 1968, ad appena 17 anni, si trasferisce con alcuni fratelli a Torino, dove si specializza in elettronica. In quel periodo conosce anche Caterina. Dal matrimonio nascono tre figli Luca, Matteo ed Enrico.

Negli anni ‘80, da sempre un tipo schivo, discreto e riservato, Gianni è un tecnico specializzato nella robotica, animato però anche da alti ideali. Come ricorda Aurelio, amico e collega di una vita: «La nostra idea di Socialismo prevedeva sempre un profondo cambiamento personale, maturare le capacità di condivisione, di solidarietà, capire prima di agire e mai giudicare, specie i più deboli.»

Giovanni e Caterina

Persino i suoi “avversari” lo ricordano come un uomo dalla grande rettitudine e generosità: «Lei sicuramente conosce lo spessore morale di suo marito – scrive a Caterina il dott. Renzo Bergamasco, capo del personale dei due impianti in cui Giovanni ha lavorato e svolto le sue battaglie come Delegato e Rappresentante Sindacale – ma voglio testimoniare che questo apprezzamento, nonostante le arrabbiature che hanno contraddistinto il nostro rapporto, è fortemente condiviso da tante persone che hanno avuto il privilegio di conoscerlo.»

Il contatto con il focolare si sviluppa negli anni. Insieme alla moglie, Giovanni è un assiduo frequentatore degli incontri del “Gruppo del dialogo”, composto dagli aderenti alla Spiritualità dei focolari di convinzioni non religiose. Oltre a profonde condivisioni e riflessioni, Gianni è anzi uno degli animatori delle tante iniziative promosse dal gruppo torinese: dalle cene di solidarietà per la Palestina, ai convegni internazionali.

Nel 2010 si ammala inaspettatamente. «Il primo anno che ti fu diagnosticata la SLA eri giù» ricorda  il figlio Matteo. A poco a poco però, Giovanni trova anche la forza di vivere in maniera esemplare quest’ultima sfida. Ecco, il pensiero del figlio Luca: «Sei sempre stato un modello per me fin da piccolo. E più di tutto ho ammirato quel senso di giustizia e di solidarietà che ti ha sempre contraddistinto nel rapporto con gli altri… Poi è arrivata la malattia… e nello sforzo quotidiano che vivevi e nell’aiuto che ci chiedevi, ti ho conosciuto di nuovo. Ti ho visto più simile a me, con la tua forza ma anche con i tuoi limiti, entrambi esaltati dalla fatica della malattia.»

Sono anni di calvario, che tolgono a Gianni pian piano tutte le funzioni motorie: persino la parola.

La sorella Maria Teresa conclude: «Sempre, mi chiedevo perché permettesse una croce così pesante per la famiglia di Gianni. Il senso (se di senso si poteva parlare) era quello d’aver così contribuito alla maturazione dei figli insegnando loro a essere forti, a lottare e a capire ciò che veramente conta nella vita: l’amore.»

(500)Regole

maria

19 febbraio 2013 at 15:34

Che sorpresa trovarti, Gianni su questa pagina!
Anch’io voglio esprimere il mio grazie profondo per aver condiviso, in un periodo breve ma particolarmente intenso, un pezzetto di VITA. Insieme alle tue sorelle e a tuo fratello hai aperto la tua casa e il tuo cuore per offrirmi la tua e vostra amicizia. Poco più tardi mi sono resa conto del dono immenso ricevuto: dietro le pieghe della tua discrezione e concretezza, dei tuoi silenzi e delle tue spiegazioni ricche di passione, Dio si è fatto strada dentro di me.
GRAZIE!!!

    Andrea e Anna

    20 febbraio 2013 at 22:40

    Grazie Maria del tuo ricordo!! Veramente ogni relazione autentica lascia un segno profondo che nulla può cancellare…!! Ciao! Anna Bracco

Andrea e Anna

18 febbraio 2013 at 23:18

Siamo stati presenti spesso nelle varie fasi della malattia di Gianni e ciò che ci ha sempre fortemente impressionati era la straordinaria capacità di accettazione della malattia (non si è mai lamentato!),la delicatezza e l’attenzione verso chi gli stava accanto.
Gianni è stato un vero campione!!

Maria Teresa

18 febbraio 2013 at 13:01

Grazie Gianni della tua vita e del tuo esempio!