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	<title>Movimento dei Focolari &#187; Parola di Vita</title>
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		<title>Maggio 2013</title>
		<link>http://www.focolare.org/it/news/2013/05/01/mgio-2013/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 04:45:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Cerè</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Lc 6.38]]></category>

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		<description><![CDATA[ «Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo» (Lc 6,38)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ti è mai capitato di ricevere da un amico un dono e di sentire la necessità di contraccambiare? E di farlo non tanto per sdebitarti, quanto per vero amore riconoscente?<br />
Certamente sì.  Se succede a te così, puoi immaginare a Dio, a Dio che è Amore. Egli ricambia sempre ogni dono che noi facciamo ai nostri prossimi in nome suo. E’ un’esperienza che i cristiani veri fanno molto spesso.<br />
Ed ogni volta è una sorpresa. Non ci si abitua mai all’inventiva di Dio. Potrei farti mille, diecimila esempi, potrei scriverne un libro.<br />
Vedresti quanto è vera quell’immagine &#8220;<strong>una misura buona, pigiata, colma e traboccante ti sarà versata nel grembo</strong>&#8220;: che significa l’abbondanza con cui Dio contraccambia, la sua magnanimità.<span id="more-84442"></span> &#8220;Era già scesa la notte su Roma. E in quell’appartamento seminterrato l’esiguo gruppo di ragazze, che volevano vivere il Vangelo, si davano la buona notte. Ma ecco il campanello. Chi era a quell’ora? Un uomo che si presentava alla porta nel panico, disperato: il giorno dopo l’avrebbero sfrattato di casa con la famiglia, perché non pagava l’affitto. Le ragazze si guardarono ed in un muto accordo, aprirono il cassettino dove, in buste distinte, avevano raccolto il residuo dei loro stipendi e un deposito per le bollette del gas, del telefono, della luce. Diedero tutto a quell’uomo, senza ragionare. Quella notte dormirono felici. Qualcun altro avrebbe pensato a loro. Ma ecco che non è ancora l’alba. Il telefono squilla. &#8216;Vengo subito con un taxi&#8217;, dice la voce dell’uomo. Meravigliate per la scelta di quel mezzo, le ragazze attendono. La faccia dell’ospite dice che qualcosa è cambiato: &#8216;Ieri sera, appena tornato a casa, ho trovato un’eredità che non avrei mai immaginato di ricevere. Il cuore m’ha detto di farne a metà con voi&#8217;. La somma era esattamente il doppio di quanto avevano generosamente dato&#8221;.</p>
<p><strong>«Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo»</strong></p>
<p>Ne hai fatto anche tu l’esperienza? Se non è così, ricordati che il dono va fatto disinteressatamente, senza speranza di ritorno, a chiunque chiede. Prova. Ma fallo non per vedere il risultato, ma perché ami Dio.<br />
Mi dirai: &#8220;Ma io non ho nulla.&#8221; Non è vero. Se vogliamo abbiamo tesori inesauribili: il nostro tempo libero, il nostro cuore, il nostro sorriso, il nostro consiglio, la nostra cultura, la nostra pace, la nostra parola per convincere chi ha a dare a chi non ha…<br />
Mi dirai ancora: &#8220;Ma non so a chi dare.&#8221;  Guardati attorno: ti ricordi di quell’ammalato in ospedale, di quella signora vedova sempre sola, di quel compagno rimandato così avvilito, di quel giovane disoccupato sempre triste, del fratellino bisognoso d’aiuto, di quell’amico in carcere, di quell’apprendista esitante? E’ in loro che Cristo ti aspetta.   Assumi il comportamento nuovo del cristiano &#8211; di cui è tutto impregnato il Vangelo &#8211; che è quello dell’anti-chiusura e dell’anti-preoccupazione. Rinuncia a mettere la tua sicurezza nei beni della terra e poggiati su Dio. Qui si vedrà la tua fede in Lui, che sarà presto confermata dal dono che ti tornerà.<br />
Ed è logico che Dio non si comporta così per arricchirti o per arricchirci. Lo fa perché altri, molti altri, vedendo i piccoli miracoli che raccoglie il nostro dare, facciano altrettanto.<br />
Lo fa perché più abbiamo, più possiamo dare; perché &#8211; da veri amministratori dei beni di Dio &#8211; facciamo circolare ogni cosa nella comunità che ci circonda, finché si possa dire come della prima comunità di Gerusalemme: non v’era fra loro nessun povero (Cf <em>At</em> 4,34).<br />
Non senti che con questo concorri a dare un’anima sicura alla rivoluzione sociale che il mondo s’attende?</p>
<p>«<strong>Date e vi sarà dato</strong>». Certamente Gesù pensava in primo luogo alla ricompensa che avremo in Paradiso, ma quanto avviene su questa terra ne è già il preludio e la garanzia.</p>
<p style="text-align: left" align="right"> <em>Chiara Lubich</em></p>
<p style="text-align: left" align="right">Link <a href="http://www.centrochiaralubich.org/it/documenti/audio/1191-date-e-vi-sara-dato-una-buona-misura.html" target="_blank">audio</a> <em>Centro Chiara Lubich</em></p>
<div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p> <em>Parola di vita</em>. Commento del 1978,  pubblicato in Città Nuova, 1978/10 e 2008/18, p.9.</p>
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		<title>Aprile 2013</title>
		<link>http://www.focolare.org/it/news/2013/04/03/aprile-2013/</link>
		<comments>http://www.focolare.org/it/news/2013/04/03/aprile-2013/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 22:10:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Bonnici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Gc 5.9]]></category>

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		<description><![CDATA[«Non lamentatevi fratelli gli uni degli altri» (Gc 5,9)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per meglio capire la Parola di vita che ci viene proposta per questo mese occorre tenere presenti le circostanze che l’hanno suggerita. Sono gli inconvenienti che si verificavano nelle comunità cristiane a cui è indirizzata la lettera dell’apostolo Giacomo. Si trattava di scandali, di discriminazioni sociali, di un uso egoistico della ricchezza, di sfruttamento degli operai, di una fede fatta più di parole che di opere ecc. Tutto questo dava origine a risentimenti e malumori degli uni verso gli altri creando uno stato di disagio in tutta la comunità.<span id="more-82265"></span></p>
<p><strong>«Non lamentatevi fratelli gli uni degli altri»</strong></p>
<p>Già nell’epoca apostolica si poteva notare dunque quello che anche oggi vediamo nelle nostre comunità: le difficoltà più grandi a vivere la nostra fede non sono spesso quelle che ci vengono dall’esterno, cioè dal mondo, bensì quelle che ci provengono dall’interno: da certe situazioni che vi si verificano e da comportamenti dei nostri fratelli, che non sono in linea con l’ideale cristiano. E ciò ingenera un senso di malessere, di sfiducia e di sgomento.</p>
<p><strong>«Non lamentatevi fratelli gli uni degli altri»</strong></p>
<p>Ma, se tutte queste contraddizioni e incoerenze più o meno gravi hanno la loro radice in una fede non sempre illuminata ed in un amore ancora molto imperfetto verso Dio ed il prossimo, la prima reazione del cristiano non dovrà esser quella dell’impazienza e dell’intransigenza, ma quella che Gesù insegna. Egli domanda la paziente attesa, la comprensione e la misericordia, che aiuta lo sviluppo di quel germe di bene che è stato seminato in noi, come spiega la parabola della zizzania (<em>Mt</em> 13, 24-30.36-43).</p>
<p><strong>«Non lamentatevi fratelli gli uni degli altri»</strong></p>
<p>Come vivere, allora, la Parola di vita di questo mese? Essa ci mette di fronte ad un aspetto difficile della vita cristiana. Anche noi facciamo parte di varie comunità (la famiglia, la parrocchia, l’associazione, l’ambiente di lavoro, la comunità civile), dove purtroppo ci possono essere tante cose che secondo noi non vanno bene: temperamento, modo di vedere, modo di fare di persone, incoerenze che ci addolorano e suscitano in noi reazioni di rigetto.</p>
<p>Ecco, allora, tante occasioni per vivere bene la Parola di vita di questo mese. Al posto della mormorazione, o della condanna &#8211; come saremmo tentati di fare &#8211; metteremo la tolleranza e la comprensione; poi, nei limiti in cui è possibile, anche la correzione fraterna; e soprattutto daremo una testimonianza cristiana, rispondendo alle eventuali mancanze di amore o di impegno, con un maggior amore ed impegno da parte nostra.</p>
<p style="text-align: left" align="right"> Chiara Lubich</p>
<div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p>  <em>Parola di vita</em> pubblicata in Città Nuova, 1989/22, p.9.</p>
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		<title>Marzo 2013</title>
		<link>http://www.focolare.org/it/news/2013/03/01/marzo-2013/</link>
		<comments>http://www.focolare.org/it/news/2013/03/01/marzo-2013/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 23:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Chiara De Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Gv 8.7]]></category>
		<category><![CDATA[Jn 8.7]]></category>
		<category><![CDATA[Jn 8:7]]></category>

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		<description><![CDATA[«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei» (Gv 8,7).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre Gesù istruiva nel tempio, gli scribi ed i farisei, condottagli una donna che avevano sorpreso in adulterio, gli avevano detto: &#8220;&#8230; Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?&#8221; (<em>Gv</em> 8,5).</p>
<p>Volevano con ciò tendergli un tranello. Infatti, se Gesù si fosse manifestato contrario alla lapidazione, avrebbero potuto accusarlo di andare contro la Legge. Secondo questa, infatti, i testimoni diretti della colpa dovevano iniziare a scagliare la pietra su chi aveva peccato, seguiti poi dal popolo. Se Gesù avesse invece confermato la sentenza di morte, l&#8217;avrebbero fatto cadere in contraddizione con il suo insegnamento sulla misericordia di Dio verso i peccatori.</p>
<p>Ma Gesù, che stava chinato tracciando con il dito dei segni per terra, dimostrando così la sua imperturbabilità, alzatosi disse:</p>
<h3><span style="color: #008080"><strong>«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei»<span id="more-80977"></span></strong></span></h3>
<p>Gli accusatori, a quelle parole, si ritirarono uno dopo l&#8217;altro, cominciando dai più anziani. Il Maestro, rivoltosi alla donna: &#8220;Dove sono? &#8211; disse -. Nessuno ti ha condannata?&#8221; &#8220;Nessuno, Signore&#8221;, rispose. &#8220;Neanch&#8217;io ti condanno: va&#8217; e d&#8217;ora in poi non peccare più&#8221; (cf <em>Gv</em> 8,10-11).</p>
<h3><span style="color: #008080"><strong>«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei»</strong></span></h3>
<p>Con queste parole, Gesù non si rivela certamente permissivo nei confronti del male, come l&#8217;adulterio. Le sue parole: &#8220;Va&#8217; e d&#8217;ora in poi non peccare più&#8221;, dicono chiaramente qual è il comandamento di Dio.</p>
<p>Gesù vuole mettere a nudo l&#8217;ipocrisia dell&#8217;uomo che si fa giudice della sorella peccatrice, senza riconoscersi egli stesso peccatore. Sottolineando così, con le sue parole, la nota sentenza: &#8220;Non giudicate per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate, sarete giudicati&#8221; (<em>Mt </em>7,1-2).</p>
<p>Parlando in questo modo, Gesù si rivolge anche a quelle persone che condannano gli altri senza appello, non tenendo conto del pentimento che può sorgere nel cuore del colpevole. E mostra chiaramente qual è il suo comportamento nei confronti di chi fallisce: aver misericordia. Quando quegli uomini si sono allontanati dall&#8217;adultera, &#8220;sono rimasti in due &#8211; dice Agostino, vescovo di Ippona -: la miseria e la misericordia&#8221; [<em>Commento al Vangelo di Giovanni</em> 33,5].</p>
<h3><span style="color: #008080">«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei»</span></h3>
<p>Come mettere in pratica questa Parola?</p>
<p>Ricordandoci di fronte a qualsiasi nostro fratello o sorella che pure noi siamo peccatori. Tutti abbiamo peccato e, anche se ci sembra di non essere incorsi in grossi sbagli, dobbiamo sempre tener presente che ci può sfuggire il peso delle circostanze che hanno indotto altri a cadere così in basso, ad allontanarsi in simile modo da Dio. Come ci saremmo comportati nei loro panni?</p>
<p>Anche noi, a volte, abbiamo rotto il legame d&#8217;amore che doveva unirci a Dio, non siamo stati fedeli a lui.</p>
<p>Se Gesù, unico uomo senza peccato, non ha lanciato la prima pietra contro l&#8217;adultera, nemmeno noi possiamo farlo contro chicchessia.</p>
<p>E allora: aver misericordia verso tutti, reagire contro certi impulsi che ci spingono a condannare senza pietà; dobbiamo saper perdonare e dimenticare. Non mantenere nel cuore residui di giudizi, di risentimenti, dove possono covare l&#8217;ira e l&#8217;odio che ci allontanano dai fratelli. Veder ognuno come se fosse nuovo.</p>
<p>Avendo in cuore, al posto del giudizio e della condanna, l&#8217;amore e la misericordia verso ciascuno, lo aiuteremo ad iniziare una vita nuova, gli daremo coraggio ogni volta per ricominciare.</p>
<p><em>Chiara Lubich</em></p>
<div>
<p><em>Parola di vita</em> pubblicata in Città Nuova, 1998/4, pp.34-35.</p>
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Febbraio 2013</title>
		<link>http://www.focolare.org/it/news/2013/02/01/febbraio-2013/</link>
		<comments>http://www.focolare.org/it/news/2013/02/01/febbraio-2013/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 01 Feb 2013 05:03:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gustavo Clariá</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Vita]]></category>
		<category><![CDATA[1 Gv 3.14]]></category>
		<category><![CDATA[Amore al fratello]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.focolare.org/?p=78912</guid>
		<description><![CDATA[«Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli» (1 Gv 3,14).
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovanni scrive alle comunità cristiane da lui fondate in un momento di grave difficoltà. Cominciavano infatti a serpeggiare le eresie e le false dottrine in materia di fede e di morale e c&#8217;era poi l&#8217;ambiente pagano, duro e ostile allo spirito del Vangelo, nel quale i cristiani dovevano vivere.</p>
<p>Volendo aiutare i suoi, l&#8217;apostolo indica loro il rimedio radicale: amare i fratelli, vivere il comandamento dell&#8217;amore ricevuto fin dall&#8217;inizio nel quale egli vede riassunti tutti i comandamenti.</p>
<p>Così facendo essi conosceranno cos&#8217;è “la vita”, saranno cioè sempre più introdotti nell&#8217;unione con Dio, faranno l&#8217;esperienza di Dio-Amore. E facendo questa esperienza, saranno confermati nella fede e potranno far fronte a tutti gli attacchi, soprattutto in tempo di crisi.<span id="more-78912"></span></p>
<p><span style="color: #000000"><strong>«Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli»</strong></span></p>
<p>«Noi sappiamo&#8230;». L&#8217;apostolo fa riferimento ad una conoscenza che viene dall&#8217;esperienza. È come se dicesse: noi l&#8217;abbiamo provato, l&#8217;abbiamo toccato con mano. È l&#8217;esperienza che i cristiani da lui evangelizzati hanno fatto all&#8217;inizio della loro conversione; e cioè che, quando si mettono in pratica i comandamenti di Dio, in particolare il comandamento dell&#8217;amore verso i fratelli, si entra nella vita stessa di Dio.</p>
<p>Ma i cristiani di oggi conoscono questa esperienza? Essi sanno certamente che i comandamenti del Signore hanno una finalità pratica. Continuamente Gesù insiste che non basta ascoltare, ma occorre mettere in pratica la Parola di Dio (cf Mt 5,19 – 7,21 &#8211; 7,26).</p>
<p>Ciò che invece non è scontato per la maggior parte di essi &#8211; o perché non lo sanno, oppure perché ne hanno una conoscenza puramente teorica, cioè senza averne fatto l&#8217;esperienza &#8211; è quest&#8217;aspetto meraviglioso della vita cristiana messo in luce qui dall&#8217;apostolo e cioè che quando noi viviamo il comandamento dell&#8217;amore, Dio prende possesso di noi, e ne è un segno inconfondibile quella vita, quella pace, quella gioia che egli ci fa gustare fin da questa terra. Allora tutto si illumina, tutto diventa armonioso. Non c&#8217;è più distacco tra la fede e la vita. La fede diventa quella forza che compenetra e lega tra loro tutte le nostre azioni.</p>
<p><span style="color: #000000"><strong>«Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli»</strong></span></p>
<p>Questa Parola di vita ci dice che l&#8217;amore del prossimo è la strada regale che ci porta a Dio. Dato che tutti siamo figli suoi nulla sta più a cuore a lui quanto l&#8217;amore ai fratelli. Noi non gli possiamo dare una gioia più grande di quella che gli procuriamo quando amiamo i nostri fratelli.</p>
<p>E l&#8217;amore fraterno perché ci procura l&#8217;unione con Dio è una sorgente inesauribile di luce interiore, è fonte di vita, di fecondità spirituale, di rinnovamento continuo. Impedisce il formarsi nel popolo cristiano delle cancrene, delle sclerosi, dei ristagnamenti; in una parola «ci fa passare dalla morte alla vita». Quando invece viene a mancare la carità, tutto avvizzisce e muore. E si comprendono allora certi sintomi così diffusi nel mondo in cui viviamo: la mancanza di entusiasmo, di ideali, la mediocrità, la noia, il desiderio di evasione, la perdita di valori, ecc.</p>
<p><span style="color: #000000"><strong>«Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli»</strong></span></p>
<p>I fratelli, di cui parla qui l&#8217;apostolo, sono soprattutto i membri delle comunità di cui facciamo parte. Se è vero che dobbiamo amare tutti gli uomini, è altrettanto vero che questo nostro amore deve cominciare da coloro che abitualmente vivono con noi, per estendersi poi a tutta l&#8217;umanità. Dobbiamo quindi pensare prima di tutto ai nostri familiari, ai nostri colleghi di lavoro, ai membri della parrocchia, dell&#8217;associazione o comunità religiosa a cui apparteniamo. L&#8217;amore ai fratelli non sarebbe autentico e bene ordinato se non partisse da qui. Dovunque veniamo a trovarci, siamo chiamati a costruire la famiglia dei figli di Dio.</p>
<p><strong><span style="color: #000000">«Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli»</span></strong></p>
<p>Questa Parola di vita ci apre prospettive immense. Essa ci spinge nella divina avventura dell&#8217;amore cristiano dagli sbocchi imprevedibili. Innanzitutto ci ricorda che ad un mondo come il nostro, nel quale viene teorizzata la lotta, la legge del più forte, del più astuto, del più spregiudicato e dove a volte tutto sembra paralizzato dal materialismo e dall&#8217;egoismo, la risposta da dare è l&#8217;amore del prossimo. È questa la medicina che lo può risanare. Quando viviamo il comandamento dell&#8217;amore, infatti, non solo la nostra vita ne viene tonificata, ma tutto attorno a noi ne risente; è come un&#8217;ondata di calore divino, che si irradia e si propaga, penetrando i rapporti tra persona e persona, tra gruppo e gruppo e trasformando a poco a poco la società.</p>
<p>Decidiamoci allora. Fratelli da amare in nome di Gesù ne abbiamo tutti, ne abbiamo sempre. Stiamo fedeli a questo amore. Aiutiamo molti altri ad esserlo. Conosceremo nella nostra anima cosa significa unione con Dio. La fede si ravviverà, i dubbi spariranno, non sapremo più cos&#8217;è la noia. La vita sarà piena, piena.</p>
<p style="text-align: right"><em><strong>Chiara Lubich</strong></em></p>
<p>Pubblicata in Città Nuova, 1985/8, p.10.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Gennaio 2013</title>
		<link>http://www.focolare.org/it/news/2013/01/01/gennaio-2013/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2012 22:10:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Bonnici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Vita]]></category>

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		<description><![CDATA[«Andate dunque e imparate che cosa significhi: misericordia io voglio e non sacrifi­cio» (Mt 9,13).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>«&#8230; misericordia io voglio e non sacrificio»</strong>.</em></p>
<p>Ricordi quando Gesù ha detto queste parole?</p>
<p>Mentre era seduto a mensa, alcuni pubblicani e peccatori s&#8217;erano messi a tavola con lui. Accortisi di questo, i farisei avevano detto ai suoi discepoli: «Perché il vostro Maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». E Gesù, sentite queste parole, aveva risposto:</p>
<p><strong><em>«Andate dunque e imparate che cosa significhi: misericordia io voglio e non sacrifi­cio».</em></strong></p>
<p>Gesù cita qui una frase del profeta Osea e questo fatto dimostra che a Gesù piace il concetto lì contenuto: è infatti la norma secondo la quale Egli stesso si comporta. Essa espri­me il primato dell&#8217;amore su qualsiasi altro comandamento, su qualsiasi altra regola o precetto.</p>
<p>È questa la novità del cristianesimo. Gesù è venuto a dire che Dio vuole da te, nei con­fronti degli altri uomini, prima di tutto l&#8217;amore e che questa volontà di Dio era già stata an­nunciata nelle scritture come lo dimostrano le parole del profeta Osea.<em><span id="more-76658"></span></em></p>
<p>L&#8217;amore è per ogni cristiano il programma della sua vita, la legge fondamentale del suo agire, il criterio del suo muoversi.</p>
<p>Sempre l&#8217;amore deve prendere il sopravvento sulle altre leggi. Anzi: l&#8217;amore per gli altri deve essere per il cristiano la solida base su cui può legittimamente attuare ogni altra norma.</p>
<p><strong><em>«&#8230; misericordia io voglio e non sacrificio».</em></strong></p>
<p>Gesù vuole amore e la misericordia è una sua espressione.</p>
<p>Ed Egli vuole che il cristiano viva così anzitutto perché Dio è così.</p>
<p>Per Gesù, Dio è prima di tutto il Misericordioso, il Padre che ama tutti, che fa sorgere il sole e fa piovere sopra i buoni e i cattivi.</p>
<p>Gesù, perché ama tutti, non teme di stare con i peccatori e in questo modo ci rivela chi è Dio.</p>
<p>Se Dio, dunque, è così, se Gesù è tale, anche tu devi nutrire identici sentimenti.</p>
<p><strong><em>«&#8230; misericordia io voglio e non sacrificio».</em></strong></p>
<p>«&#8230; e non sacrificio».</p>
<p>Se non hai l&#8217;amore per il fratello, a Gesù non piace il tuo culto. Non gli interessa la tua preghiera, l&#8217;assistenza alla Messa, le offerte, che puoi fare, se tutto ciò non fiorisce dal tuo cuore in pace con tutti, ricco di amore verso tutti.</p>
<p>Ricordi quelle sue parole tanto incisive del discorso della montagna? «Se dunque pre­senti la tua offerta sull&#8217;altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all&#8217;altare e va&#8217; prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono».</p>
<p>Esse ti dicono che il culto che più piace a Dio è l&#8217;amore del prossimo, che va messo alla base anche del culto verso Dio.</p>
<p>Se tu volessi fare un dono a tuo padre mentre sei in collera con tuo fratello (o tuo fra­tello con te) che ti direbbe tuo padre? «Mettiti in pace e poi vieni pure a offrirmi ciò che desi­deri».</p>
<p>Ma c&#8217;è di più. L&#8217;amore non è solo la base dl vivere cristiano. Esso è anche la via più di­retta, per stare in comunione con Dio. Lo dicono i santi, lo sperimentano i cristiani che vivono la loro fede: se aiutano i propri fratelli, soprattutto i bisognosi, cresce in loro la devozione, l&#8217;unione con Dio si fa più forte, avvertono che esiste un legame fra loro e il Signore: ed è ciò che dà più gioia alla loro vita.</p>
<p><strong><em>«&#8230; misericordia io voglio e non sacrificio».</em></strong></p>
<p>Come vivrai allora questa nuova Parola di Vita?</p>
<p>Non porre discriminazioni fra gli uomini che hanno contatto con te, non emarginare nessuno, ma a tutti offri quanto puoi dare, imitando Dio Padre. Aggiusta piccoli o grandi screzi che dispiacciono al Cielo e t&#8217;amareggiano la vita, non lasciare tramontare il sole &#8211; come dice la Scrittura &#8211; sulla tua ira, verso chiunque.</p>
<p>Se ti comporterai così, tutto ciò che farai sarà gradito a Dio e rimarrà nell&#8217;eternità. Sia che tu lavori o riposi, sia che tu giochi, o studi, sia che tu stia con i tuoi figli, o che tu porti la tua signora a spasso, sia che tu preghi, o ti sacrifichi, o adempi quelle pratiche religiose che convengono alla tua vocazione cristiana, tutto, tutto sarà materia prima per il Regno dei Cieli.</p>
<p>Il Paradiso è una casa che si costruisce di qua e si abita di là. E si costruisce con l&#8217;amore.</p>
<p style="text-align: right"><strong><em>Chiara Lubich</em></strong></p>
<p style="text-align: left"><em>Pubblicato Giugno 1981</em></p>
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		<title>Dicembre 2012</title>
		<link>http://www.focolare.org/it/news/2012/12/01/dicembre-2012-2/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Nov 2012 22:10:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Bonnici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Gv 1.12]]></category>

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		<description><![CDATA[«A quanti l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,12).  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco la grande novità annunciata e donata da Gesù all&#8217;umanità: la figliolanza di Dio, diventare figli di Dio per grazia.</p>
<p>Ma come e a chi viene donata questa grazia? «A quanti lo accolsero» e a quanti lo accoglieranno nel corso dei secoli. Occorre accoglierlo nella fede e nell&#8217;amore, credendo in Gesù come nostro Salvatore.</p>
<p>Ma cerchiamo di capire più in profondità cosa significhi essere figli di Dio.</p>
<p>Basta guardare a Gesù, il Figlio di Dio, e al suo rapporto con il Padre: Gesù pregava il Padre suo come nel &#8220;Padre nostro&#8221;. Per lui il Padre era &#8220;Abbà&#8221;, cioè il babbo, il papà, cui egli si rivolgeva con accenti di infinita confidenza e di sterminato amore.</p>
<p>Ma, giacché era venuto in terra per noi, non gli è bastato essere lui in questa condizione privilegiata. Morendo per noi, redimendoci, ci ha fatti figli di Dio, sorelle e fratelli suoi, e ha dato anche a noi, tramite lo Spirito Santo, la possibilità di essere introdotti nel seno della Trinità. Cosicché anche a noi è stata resa possibile quella sua divina invocazione: «Abbà, Padre!»<a title="" href="#_ftn2">[2]</a>: &#8220;papà, babbo mio&#8221;, nostro, con tutto ciò che essa comporta: certezza della sua protezione, sicurezza, abbandono al suo amore, consolazioni divine, forza, ardore; ardore che nasce in cuore a chi è certo di essere amato.<span id="more-75208"></span></p>
<p>«<strong>A quanti l&#8217;hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio».</strong></p>
<p>Ciò che ci fa uno con Cristo e con lui figli nel Figlio è il battesimo e la vita di grazia che ci viene da esso.</p>
<p>In questo passo del Vangelo c&#8217;è, inoltre, una parola che svela pure il dinamismo profondo di questa &#8220;figliolanza&#8221; da realizzare giorno dopo giorno. Occorre, infatti, «diventare figli di Dio».</p>
<p>Si diventa, si cresce come figli di Dio, con la nostra corrispondenza al suo dono, vivendo la sua volontà che è tutta concentrata nel comandamento dell&#8217;amore: amore verso Dio e amore verso i prossimi.</p>
<p>Accogliere Gesù significa, infatti, riconoscerlo in tutti i nostri prossimi. E anch&#8217;essi potranno avere la possibilità di riconoscere Gesù e credere in lui se nel nostro amore per loro scorgeranno un tratto, una scintilla dell&#8217;amore sconfinato del Padre.<!--more--></p>
<p>«<strong>A quanti l&#8217;hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio».</strong></p>
<p>In questo mese, in cui ricordiamo specialmente la nascita di Gesù su questa terra, cerchiamo di accoglierci reciprocamente, vedendo e servendo Cristo stesso gli uni negli altri.</p>
<p>E allora una reciprocità di amore, di conoscenza di vita come quella che lega il Figlio al Padre nello Spirito, si instaurerà anche fra noi e il Padre, e sentiremo affiorare sempre di nuovo sulle nostre labbra l&#8217;invocazione di Gesù: «Abbà, Padre».</p>
<p align="right">Chiara Lubich</p>
<div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> Pubblicata in <em>Città Nuova</em>, 1998/22, p.37.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> <em>Mc </em>14,36 – <em>Rm </em>8,15.</p>
</div>
</div>
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		<title>Novembre 2012</title>
		<link>http://www.focolare.org/it/news/2012/11/01/novembre-2012-3/</link>
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		<pubDate>Wed, 31 Oct 2012 23:02:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Bonnici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Vita]]></category>

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		<description><![CDATA[«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gesù sta rivolgendo agli apostoli i suoi grandi ed intensi discorsi di addio, e li assicura, fra il resto, che essi lo avrebbero visto di nuovo, perché egli si sarebbe manifestato a coloro che lo amano.</p>
<p>Giuda, non l&#8217;Iscariota, gli domanda allora come mai egli si sarebbe manifestato a loro e non in pubblico. Il discepolo desiderava una grande manifestazione esterna di Gesù che avrebbe potuto cambiare la storia e sarebbe stata più utile, secondo lui, alla salvezza del mondo. Gli apostoli, infatti, pensavano che Gesù fosse il profeta tanto atteso degli ultimi tempi, il quale avrebbe fatto la sua comparsa rivelandosi al cospetto di tutti come il Re d&#8217;Israele e, mettendosi alla testa del popolo di Dio, avrebbe instaurato definitivamente il Regno del Signore.</p>
<p>Gesù risponde invece che la sua manifestazione non sarebbe avvenuta in modo spettacolare ed esterno. Essa sarebbe stata una semplice, straordinaria &#8220;venuta&#8221; della Trinità nel cuore del fedele, che si attua là dove vi è fede ed amore.</p>
<p><span id="more-73277"></span></p>
<p>Con questa risposta Gesù precisa in quale modo egli rimarrà presente in mezzo ai suoi dopo la sua morte e spiega come sarà possibile avere contatto con lui.</p>
<p>«<strong>Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».</strong></p>
<p>La sua presenza dunque si può realizzare fin d&#8217;ora nei cristiani ed in mezzo alla comunità; non occorre aspettare il futuro. Il tempio che la accoglie non è tanto quello fatto di muri, ma il cuore stesso del cristiano, che diventa così il nuovo tabernacolo, la viva dimora della Trinità.</p>
<p><strong>«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».</strong></p>
<p>Ma come può il cristiano arrivare a tanto? Come portare in sé Dio stesso? Quale la via per entrare in questa profonda comunione con lui?</p>
<p>E&#8217; l&#8217;amore verso Gesù.</p>
<p>Un amore che non è mero sentimentalismo, ma si traduce in vita concreta e, precisamente, nell&#8217;osservare la sua Parola.</p>
<p>E&#8217; a quest&#8217;amore del cristiano, verificato dai fatti, che Dio risponde col suo amore: la Trinità viene ad abitare in lui.</p>
<p>«<strong>Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».</strong></p>
<p>«&#8230; osserverà la mia parola».</p>
<p>E quali sono le parole che il cristiano è chiamato ad osservare?</p>
<p>Nel Vangelo di Giovanni, &#8220;le mie parole&#8221; sono spesso sinonimo di &#8220;i miei comandamenti&#8221;. Il cristiano è dunque chiamato ad osservare i comandamenti di Gesù. Essi però non vanno tanto intesi come un catalogo di leggi. Occorre piuttosto vederli tutti sintetizzati in quello che Gesù ha illustrato con la lavanda dei piedi: il comandamento dell&#8217;amore reciproco. Dio comanda ad ogni cristiano di amare l&#8217;altro fino al dono completo di sé, come Gesù ha insegnato ed ha fatto.</p>
<p><strong>«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».</strong></p>
<p>E come allora vivere bene questa Parola? Come arrivare al punto in cui il Padre stesso ci amerà e la Trinità prenderà dimora in noi?</p>
<p>Attuando con tutto il nostro cuore, con radicalità e perseveranza appunto l&#8217;amore reciproco fra noi.</p>
<p>In questo, principalmente, il cristiano trova anche la via di quella profonda ascetica cristiana che il Crocifisso esige da lui. E&#8217; lì, infatti, nell&#8217;amore reciproco, che fioriscono nel suo cuore le varie virtù ed è lì che può corrispondere alla chiamata della propria santificazione.</p>
<p align="right">                                                                                    Chiara Lubich</p>
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		<title>Ottobre 2012</title>
		<link>http://www.focolare.org/it/news/2012/10/01/ottobre-2012/</link>
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		<pubDate>Sun, 30 Sep 2012 22:10:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Bonnici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Lc 5.5]]></category>

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		<description><![CDATA[«Sulla tua parola getterò le reti» (Lc 5,5).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em></em>Gesù, quando finì di insegnare, seduto sulla barca di Simone, disse a lui e ai suoi compagni di gettare le reti in mare; e Simone, pur affermando che tutta la notte avevano faticato invano, soggiunse: «Sulla tua parola getterò le reti».</p>
<p>E, gettatele, furono talmente ripiene di pesci che si rompevano. Vennero allora dei compagni ad aiutarlo e riempirono essi pure le barche a tal punto che quasi affondavano. Simone, assai stupito, come lo erano anche Giacomo e Giovanni suoi compagni, si gettò allora ai piedi di Gesù, pregandolo di allontanarsi da lui peccatore. Ma Gesù gli disse di non temere: da quel momento sarebbe diventato pescatore di uomini. E da quell&#8217;istante, Simone, Giacomo e Giovanni divennero suoi discepoli.</p>
<p>Questo è il racconto della pesca miracolosa, che simboleggia la futura missione degli apostoli. Il comportamento di Pietro è modello non solo per gli altri apostoli e per coloro che gli succederanno, ma anche per ogni cristiano.<span id="more-71149"></span></p>
<p><strong>«Sulla tua parola getterò le reti».</strong></p>
<p>Dopo una notte infruttuosa, Pietro, esperto nella pesca, avrebbe potuto sorridere e rifiutarsi di accettare l&#8217;invito di Gesù a gettare le reti di giorno, momento meno propizio. Invece, passando oltre il suo ragionamento, si fidò di Gesù.</p>
<p>È questa una situazione tipica attraverso la quale anche oggi ogni credente, proprio perché credente, è chiamato a passare. La sua fede, infatti, è messa alla prova in mille modi.</p>
<p>Seguire Cristo significa decisione, impegno e perseveranza, mentre in questo mondo in cui viviamo tutto sembra invitare al rilassamento, alla mediocrità, al “lasciar perdere”. Il compito appare troppo grande, impossibile a raggiungersi, e fallito in anticipo.</p>
<p>Occorre allora la forza di andare avanti, di resistere all&#8217;ambiente, al contesto sociale, agli amici, ai mass-media.</p>
<p>È una prova dura da combattere giorno per giorno, o meglio ora per ora.</p>
<p>Ma, se la si affronta e la si accoglie, essa servirà a farci maturare come cristiani, a farci sperimentare che le straordinarie parole di Gesù sono vere, che le sue promesse si attuano, che si può intraprendere nella vita un&#8217;avventura divina mille volte più affascinante di quante altre ne possiamo immaginare, dove possiamo essere testimoni, ad esempio, che mentre nel mondo la vita è spesso così stentata, piatta ed infruttuosa, Dio ricolma di ogni bene chi lo segue: dà il centuplo in questa vita, oltre alla vita eterna. È la pesca miracolosa che si rinnova.</p>
<p>«<strong>Sulla tua parola getterò le reti».</strong></p>
<p>Come mettere in pratica allora questa Parola?</p>
<p>Facendo anche noi la scelta di Pietro: «Sulla tua ‘parola’&#8230;». Aver fiducia nella sua Parola; non mettere il dubbio su ciò che Egli chiede. Anzi: basare il nostro comportamento, la nostra attività, la nostra vita sulla sua Parola.</p>
<p>Fonderemo così la nostra esistenza su ciò che vi è di più solido, sicuro, e contempleremo, nello stupore, che proprio là dove ogni risorsa umana viene meno, Egli interviene, e che là, dove è umanamente impossibile, nasce la vita.</p>
<p align="right"><em>Chiara Lubich</em></p>
<div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a>  Pubblicata in <em>Città Nuova</em>, 1983/2, pp. 40-41.</p>
</div>
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Settembre 2012</title>
		<link>http://www.focolare.org/it/news/2012/09/01/settembre-2012/</link>
		<comments>http://www.focolare.org/it/news/2012/09/01/settembre-2012/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 31 Aug 2012 22:03:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Bonnici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Gv 4; 13-14]]></category>

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		<description><![CDATA[«Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4, 13-14).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questa perla del Vangelo che è il discorso alla Samaritana, nei pressi del pozzo di Giacobbe, Gesù parla dell&#8217;acqua come dell&#8217;elemento più semplice, ma che si evidenzia più desiderato, più vitale per chi ha consuetudine col deserto. Non gli occorrevano molte spiegazioni per far intendere cosa significasse l&#8217;acqua.</p>
<p>L&#8217;acqua sorgiva è per la vita nostra naturale, mentre l&#8217;acqua viva, di cui parla Gesù, è per la vita eterna.</p>
<p>Come il deserto fiorisce solo dopo una pioggia abbondante, così i semi sepolti in noi col battesimo possono germogliare solo se irrorati dalla Parola di Dio. E la pianta cresce, mette nuovi germogli e prende la forma di un albero o di un bellissimo fiore. E tutto questo perché riceve l&#8217;acqua viva della Parola che suscita la vita e la mantiene per l&#8217;eternità.<span id="more-69414"></span></p>
<p><strong>«Chiunque beve di quest&#8217;acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell&#8217;acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l&#8217;acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna».</strong></p>
<p>Le parole di Gesù sono rivolte a tutti noi, assetati di questo mondo: a quelli che sono coscienti della loro aridità spirituale e sentono ancora i morsi della sete e a quelli che non avvertono più neanche il bisogno di abbeverarsi alla fonte della vera vita, e dei grandi valori dell&#8217;umanità.</p>
<p>Ma, in fondo, è a tutti gli uomini e alle donne di oggi che Gesù rivolge un invito, svelando dove possiamo trovare la risposta ai nostri perché, e la piena soddisfazione dei nostri desideri.</p>
<p>A noi tutti, dunque, attingere alle sue parole, lasciarsi imbevere del suo messaggio.</p>
<p>Come?</p>
<p>Rievangelizzando la nostra vita, confrontandola con le sue parole, cercando di pensare con la mente di Gesù e di amare con il suo cuore.</p>
<p>Ogni attimo in cui cerchiamo di vivere il Vangelo è una goccia di quell&#8217;acqua viva che beviamo.</p>
<p>Ogni gesto d&#8217;amore per il nostro prossimo è un sorso di quell&#8217;acqua.</p>
<p>Sì, perché quell&#8217;acqua così viva e preziosa ha questo di speciale, che zampilla nel nostro cuore ogniqualvolta l&#8217;apriamo all&#8217;amore verso tutti. E&#8217; una sorgente &#8211; quella di Dio &#8211; che dona acqua nella misura in cui la sua vena profonda serve a dissetare gli altri, con piccoli o grandi atti di amore.</p>
<p>«<strong>Chiunque beve di quest&#8217;acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell&#8217;acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l&#8217;acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna».</strong></p>
<p>Dunque abbiamo capito che, per non soffrire la sete, dobbiamo donare l&#8217;acqua viva che attingiamo da lui in noi stessi.</p>
<p>Basterà una parola, talvolta, un sorriso, un semplice cenno di solidarietà, per darci di nuovo un sentimento di pienezza, di soddisfazione profonda, uno zampillo di gioia. E se continuiamo a dare, questa fontana di pace e di vita darà acqua sempre più abbondante, senza mai prosciugarsi.</p>
<p>E c&#8217;è anche un altro segreto che Gesù ci ha rivelato, una specie di pozzo senza fondo a cui attingere. Quando due o tre si uniscono nel suo nome, amandosi dello stesso suo amore, Lui è in mezzo a loro<a title="" href="#_ftn2">[2]</a>. Ed è allora che ci sentiamo liberi, uno, pieni di luce e torrenti di acqua viva sgorgano dal nostro seno<a title="" href="#_ftn3">[3]</a>. E&#8217; la promessa di Gesù che si avvera perché è da lui stesso, presente in mezzo a noi, che zampilla acqua che disseta per l&#8217;eternità.</p>
<p align="right">                                                                                                Chiara Lubich</p>
<div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a>     Pubblicata in <em>Città Nuova</em>, 2002/4, p.7.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a>     Cf <em>Mt</em> 18,20.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a>     Cf <em>Gv</em> 7,38.</p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Agosto 2012</title>
		<link>http://www.focolare.org/it/news/2012/08/01/agosto-2012/</link>
		<comments>http://www.focolare.org/it/news/2012/08/01/agosto-2012/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Jul 2012 22:01:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Chiara De Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Mt 10:32.33]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.focolare.org/?p=67478</guid>
		<description><![CDATA[«Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli» (Mt 10,32-33).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È questa una Parola di grande conforto e di sprone per noi tutti cristiani.</p>
<p>Con essa Gesù ci esorta a vivere con coerenza la nostra fede in lui, poiché dall&#8217;atteggiamento che avremo assunto nei suoi confronti durante la nostra esistenza terrena, dipende il nostro eterno destino. Se lo avremo riconosciuto &#8211; Egli dice &#8211; davanti agli uomini, gli daremo motivo di riconoscerci davanti al Padre suo; se, al contrario, lo avremo rinnegato davanti agli uomini, ci rinnegherà anche lui davanti al Padre.<span id="more-67478"></span></p>
<p><em></em><span style="color: #008080;"><strong>«Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch&#8217;io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch&#8217;io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli»<em>.</em></strong></span></p>
<p>Gesù richiama il premio o il castigo, che ci attendono dopo questa vita, perché ci ama. Egli sa, come dice un Padre della Chiesa, che a volte il timore di una punizione è più efficace di una bella promessa. Per questo alimenta in noi la speranza della felicità senza fine e nello stesso tempo, pur di salvarci, suscita in noi il timore della condanna.</p>
<p>Quel che gli interessa è che arriviamo a vivere per sempre con Dio. E’, del resto, l&#8217;unica cosa che conta; è il fine per cui siamo stati chiamati all&#8217;esistenza: solo con lui, infatti, raggiungeremo la completa realizzazione di noi stessi, l&#8217;appagamento pieno di tutte le nostre aspirazioni. Per questo Gesù ci esorta a &#8220;riconoscerlo&#8221; fin da quaggiù. Se invece in questa vita non vogliamo aver a che fare con lui, se ora lo rinneghiamo, quando dovremo passare all&#8217;altra vita, ci troveremo per sempre tagliati da lui.</p>
<p>Gesù, al termine del nostro cammino terreno, non farà altro dunque che confermare, davanti al Padre, la scelta operata da ciascuno sulla terra, con tutte le sue conseguenze. E, con il riferimento all&#8217;ultimo giudizio, Egli ci mostra tutta l&#8217;importanza e la serietà della decisione che noi prendiamo quaggiù: è in gioco, infatti, la nostra eternità.</p>
<p><em></em><strong><span style="color: #008080;">«Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch&#8217;io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch&#8217;io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli»<em>.</em></span></strong></p>
<p>Come trarre profitto da questo avvertimento di Gesù? Come vivere questa sua Parola?<br />
Lo dice lui stesso: «Chi mi riconoscerà&#8230;». Decidiamoci allora a riconoscerlo davanti agli uomini con semplicità e franchezza.<br />
Vinciamo il rispetto umano. Usciamo dalla mediocrità e dal compromesso, che svuotano di autenticità la nostra vita anche come cristiani.<br />
Ricordiamo che siamo chiamati ad essere testimoni di Cristo: Egli vuole arrivare a tutti gli uomini col suo messaggio di pace, di giustizia, d&#8217;amore, proprio tramite noi.<br />
Testimoniamolo dovunque ci troviamo per motivi di famiglia, di lavoro, di amicizia, di studio o per le varie circostanze della vita.</p>
<p>Diamo questa testimonianza anzitutto col nostro comportamento: con l&#8217;onestà della vita, con la purezza dei costumi, col distacco dal denaro, con la partecipazione alle gioie e sofferenze altrui.</p>
<p>Diamola in modo particolare con il nostro reciproco amore, la nostra unità, in modo che la pace e la gioia pura, promesse da Gesù a chi gli è unito, ci inondino l&#8217;animo fin da quaggiù e trabocchino sugli altri.</p>
<p>E a chiunque ci chiederà perché ci si comporta così, perché si è così sereni, pur in un mondo tanto travagliato, rispondiamo pure, con umiltà e sincerità, quelle parole che lo Spirito Santo ci suggerirà, dando così testimonianza a Cristo anche con la parola, anche sul piano delle idee.</p>
<p>Allora, forse, tanti di coloro che lo cercano, potranno trovarlo.</p>
<p title="">Altre volte potremo essere fraintesi, contraddetti, potremo diventare oggetto di derisione, magari di avversione e di persecuzione. Gesù ci ha avvertititi anche di questo: «Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi»(<em title="">Gv</em> 15,20.).</p>
<p>Siamo ancora sulla strada giusta. Proseguiamo perciò a testimoniarlo con coraggio anche in mezzo alle prove, anche a prezzo della vita. La mèta che ci attende lo merita: è il Cielo, dove Gesù, che amiamo, ci riconoscerà davanti al Padre suo per tutta l&#8217;eternità.</p>
<p align="right">  Chiara Lubich</p>
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<hr align="left" size="1" width="33%" />
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<p title="">Pubblicata in <em>Città Nuova</em>, 1984/12, pp. 10-11.</p>
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