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	<title>Movimento dei Focolari &#187; Persona Sport Ecologia</title>
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		<title>Spazio giovani: decisioni coraggiose</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 05:26:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Chiara De Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienza]]></category>
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		<description><![CDATA[Un’esperienza difficile, la separazione dei genitori, e una scelta al bivio: testimoniare o no contro il padre. Il racconto di una giovane italiana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/05/20130607-01.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-84915" style="margin-left: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/05/20130607-01.jpg" alt="" width="280" height="210" /></a>«Conosco il<a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/"> Movimento dei Focolari</a> da quando ero piccola, ma durante gli ultimi due anni ho avuto l’occasione di riscoprire il mio rapporto con Dio attraverso <strong>l’esperienza della separazione dei miei genitori</strong>. Sono stati anni molto difficili, in cui ho visto crollare tutte le certezze e ho messo in discussione più volte la mia fede in Dio e il Suo amore nei miei confronti.</p>
<p>Essendo la figlia maggiore, mi sono ritrovata ad essere <strong>la persona su cui gravava di più la situazione</strong>. I miei genitori non facevano che tenermi ore al telefono ad ascoltare la rabbia che avevano l’uno per l’altra. In quel periodo mi sentivo molto sola, senza punti di riferimento e Dio molto distante da me: sentivo solo il Suo silenzio.</p>
<p>Un giorno, quando ormai pensavo che peggio di così non potesse andare, ho ricevuto la telefonata di mia madre che mi comunicava <strong>cosa le aveva suggerito l’avvocato</strong>: far testimoniare me e mia sorella in tribunale contro mio padre, perché secondo lei era l’unico modo di far chiudere la causa di separazione in fretta.</p>
<p><strong>Mi è crollato il mondo addosso!</strong> Ero molto combattuta: mio padre, in effetti, si era comportato male con noi, e poi con lui purtroppo non ho mai potuto instaurare un rapporto forte. Inoltre qualche giorno prima l’aveva combinata davvero grossa: era stato il mio compleanno e lui mi aveva chiamato non per farmi gli auguri (se l’era dimenticato), ma per sfogarsi e lamentarsi di mia madre come al solito.</p>
<p><strong>In quel momento di massima disperazione</strong>, però, dopo mesi di “silenzio” ho risentito la voce di Dio chiara e forte dentro di me, che mi diceva di non farmi sopraffare dalla rabbia e di pensare solo ad amare, sempre e nonostante tutto, senza aspettarmi nulla in cambio.</p>
<p>Mi sono fatta coraggio e ho detto a mia madre che non avrei testimoniato contro mio padre. Lei la prese malissimo e si è arrabbiata accusandomi di non volerla aiutare. Non ci siamo più sentite per diversi giorni, in cui &#8211; nonostante la convinzione che quel “no” detto a lei, era un “si” detto a Dio &#8211; ho sofferto molto.</p>
<p>Inaspettatamente, <strong>da quel momento, le cose hanno cominciato ad andare meglio</strong>. Pian piano si sono sciolti tutti i nodi e soprattutto i miei genitori hanno capito che non dovevano coinvolgere noi figlie nei loro problemi. Mia madre, passata la crisi, ha capito il senso del mio gesto, lo ha condiviso e il nostro rapporto si è rafforzato. Anche con mio padre ci sono stati dei passi in avanti perché ha saputo della mia decisione ed è rimasto “colpito dal mio coraggio”.</p>
<p><strong>Adesso ho dentro di me una forza</strong>, una serenità e una fede tutte nuove, nate dalla certezza che non sono sola, anche nei momenti in cui non sento la Sua voce, Lui è sempre accanto a me; ed è vero che Dio chiede di lasciare tutto per seguirLo, ma alla fine quello che dà in cambio ha più valore di qualunque cosa si è lasciata. È davvero il centuplo promesso!».</p>
<p>(T. – Italia)</p>
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		<title>Oreste Basso. Focolarino, con humour</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 17:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Chiara De Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiara Lubich]]></category>
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		<description><![CDATA[Si sono svolti a Rocca di Papa, alla presenza di centinaia di persone e in diretta internet, i funerali di Oreste Basso, focolarino e sacerdote. Moltissime le testimonianze, i messaggi e i ringraziamenti arrivati da tutto il mondo. Anche dalla Segreteria di Stato del Vaticano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/04/20130415-051.jpg"><img class="alignright  wp-image-83514" style="margin-left: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/04/20130415-051.jpg" alt="" width="358" height="235" /></a>«Il Santo Padre desidera far pervenire all’intero Movimento dei Focolari l’espressione del suo profondo cordoglio» &#8211; si apre così l’omaggio a <strong>Oreste Basso</strong>, nella celebrazione del suo funerale, il 15 aprile 2013. È il <a href="http://www.focolare.org/area-press-focus/files/2013/04/20130415-Messaggio-del-Papa.pdf" target="_blank">messaggio</a> a firma del segretario di Stato, card. Bertone, letto da <a href="http://www.focolare.org/it/news/2011/01/20/maria-voce/" target="_blank">Maria Voce</a>, in cui si ricorda inoltre «il generoso servizio ecclesiale di così zelante sacerdote, che seppe prodigarsi nell’annuncio gioioso del Vangelo e nella solerte testimonianza della carità».</p>
<p><strong>Il Card. Bertone</strong> &#8211; che ha avuto modo di conoscere personalmente Oreste Basso nel momento in cui si studiavano alcuni passaggi degli <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/organizzazione/" target="_blank">Statuti</a> del Movimento dei Focolari &#8211; Opera di Maria &#8211; ha voluto aggiungere la sua partecipazione personale a questo momento con una sua <a href="http://www.focolare.org/area-press-focus/files/2013/04/20130415-Card-Bertone.pdf" target="_blank">lettera</a> alla Presidente dei Focolari: «Mi ha colpito l’ascolto sincero dei consigli e la totale disponibilità alla collaborazione. Con lui ho sperimentato una grande fraternità, e nel tempo, anche senza incontrarci è rimasto in me un sentimento di amicizia. Ho percepito la delicatezza della sua anima di sacerdote fratello, nel movimento, senza autoritarismo, e mi è stato di esempio».</p>
<p>«Ho apprezzato la sua chiarezza di idee e la radicalità come testimone del vangelo» <a href="http://www.focolare.org/area-press-focus/files/2013/04/20130415-Card-Rylko.pdf" target="_blank">scrive</a> il <strong>Card. Rylko</strong> presidente del <a href="http://www.laici.va/content/laici/it.html" target="_blank">Pontificio Consiglio per i laici</a>, che lo definisce «fedele ed indefesso collaboratore di <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/">Chiara Lubich</a>»; «oltre all’amabilità del tratto – continua &#8211; traspariva il suo essere sacerdote secondo il cuore di Gesù e testimoniava quanto il carisma del movimento possa far fiorire la grazia del sacramento dell’Ordine».</p>
<p>A dar voce alla storia di Oreste è <strong>Marco Tecilla</strong>, primo <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/scelte-e-impegno/focolarini/" target="_blank">focolarino</a> e suo compagno di viaggio per lunghi anni, fino agli ultimi istanti della sua vita.  “Una breve presentazione – precisa &#8211; perché la sua vita è molto ampia”.</p>
<p><img class="size-full wp-image-83510 alignleft" style="margin-right: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/04/20130415-01.jpg" alt="" width="314" height="235" />Oreste Basso, tra i più stretti collaboratori di <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/">Chiara Lubich</a> fin dagli anni ‘50, che è serenamente spirato all’età di 91 anni nella notte fra sabato e domenica 14 aprile, si può definire <strong>un “gigante” dei Focolari</strong>. Nella sua lunga vita ha ricoperto funzioni di grande responsabilità nel governo del Movimento, diventando testimone eloquente del carisma dell’unità. Ordinato sacerdote nel 1981, considerava il ministero come servizio e chiamata ad un amore più grande. Fu eletto Copresidente del Movimento nel 1996, e ha esercitato, fra l’altro, un ruolo fondamentale al momento della <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/chi-e-chiara/gli-ultimi-anni/">morte della fondatrice</a> (14 marzo 2008) e durante la successiva Assemblea generale (luglio 2008) che avrebbe eletto colei che doveva succedere a Chiara Lubich nella presidenza, un inedito assoluto per i Focolari.</p>
<p><strong>N</strong><strong>ato a Firenze il 1° gennaio 1922</strong>, aveva conosciuto i Focolari nel 1949 a Milano, sentendo parlare <a href="http://www.focolare.org/it/news/2011/03/07/ginetta-calliari/">Ginetta Calliari</a> in una mensa universitaria, dove si trovava con gli amici, divenuti tutti in seguito focolarini: <a href="http://www.focolare.org/it/news/2012/01/26/piero-pasolini/">Piero Pasolini</a>, Danilo Zanzucchi, <a href="http://www.focolare.org/it/news/2011/11/10/guglielmo-boselli-guglia-maestro-di-vita-e-di-giornalismo/">Guglielmo Boselli</a>, Giorgio Battisti. A Milano esercitava la professione di ingegnere e collaudatore di motori di locomotive in una grossa industria. In quegli anni difficili del dopoguerra la spiritualità e la vita del Movimento imperniata sul Vangelo sono state per lui la scoperta di una forza che, con altre, avrebbe ridato al mondo pace, progresso, speranza. Nel 1951 costituì insieme ad altri amici il primo focolare maschile del capoluogo lombardo. Dalla fine degli anni ’50 Chiara Lubich lo chiamò al Centro del Movimento, nei Castelli Romani, dove ha svolto le sue funzioni in uno spirito di servizio, facendo sperimentare a chi lo incontrava il senso profondo della famiglia.</p>
<p><img class="alignright  wp-image-83507" style="margin-left: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/04/20130415-03.jpg" alt="" width="188" height="251" />Dal mondo intero stanno giungendo al Centro dei Focolari messaggi di partecipazione e di profonda gratitudine per l’infaticabile lavoro svolto da Oreste Bassoal servizio della Chiesa, nel Movimento, e per la sua vita limpidamente evangelica. Fra questi, c’è chi ha parlato di “santità con un senso di humour”, ricordando questa sua particolare dote.</p>
<p><strong>Le ultime parole di Oreste</strong> rivelano il profondo rapporto con Maria, che ha caratterizzato la sua vita: «Bello, meraviglioso, stupendo, il Paradiso. C’è la Madonna…dobbiamo pregare, dobbiamo aiutare soprattutto i poveri e i più deboli, sono quelli che hanno più bisogno di misericordia».</p>
<p>«A Chiara &#8211; conclude Marco Tecilla &#8211; chiedevamo sempre una frase del Vangelo, come accompagnamento della nostra vita, e Chiara propose a Oreste: “<em>Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo</em>” (1 Cor 11, 1). Adesso che la sua vita è compiuta, ci sembra che questa parola Oreste la lasci a ciascuno di noi».</p>
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		<title>Oreste Basso, una vita per fare del mondo una famiglia</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Apr 2013 08:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Chiara De Lorenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La notte del 14 aprile Oreste Basso ci ha lasciato. Tra i primi focolarini che hanno affiancato Chiara Lubich nello sviluppo e nella diffusione del Movimento dei Focolari, ricoprendo vari incarichi di responsabilità: lo ricordiamo col suo sorriso sornione e sguardo limpido, e la grande accoglienza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong><img class="alignright  wp-image-83492" style="margin-left: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/04/OresteBasso.jpg" alt="" width="251" height="188" />Un precipitare improvviso della salute in pochi giorni, e stanotte, alle 0.30, Oreste ci ha lasciato. La sua vita, la sua grande umanità e il suo sorriso sono stampati in migliaia di cuori di persone che ha incontrato in questi lunghi anni spesi al servizio di Dio e dell’ideale dell’unità, da lui conosciuto a Milano negli anni di gioventù.</p>
<p>Della sua storia scriveremo più avanti. Intanto, quanti vorranno rendergli omaggio, potranno recarsi alla cappella del Centro Internazionale del Movimento dei Focolari, a Rocca di Papa, dove <strong>dalle 14 di oggi, sarà allestita la camera ardente</strong>.</p>
<p>I funerali si svolgeranno <strong>domani 15 aprile, alle ore 15</strong>, sempre presso il Centro Internazionale dei Focolari a Rocca di Papa.</p>
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		<title>Coppie in crisi: riaccendere la luce</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 07:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gustavo Clariá</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una coppia racconta la crisi del loro rapporto e il percorso offerto da Famiglie Nuove dei Focolari, per dare una nuova opportunità di crescita alle coppie in difficoltà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-83052" style="margin-right: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/04/20130408-01.jpg" alt="" width="349" height="184" />“Ci siamo sposati per amore e la nostra vita coniugale ha avuto un iter normale tra alti e bassi.</strong> Con la conoscenza della <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/spiritualita-dellunita/" target="_blank">spiritualità dell’unità,</a> sembrava che il nostro rapporto avesse raggiunto l’apice dell’intesa. Invece, quattro anni fa è arrivata la crisi che mai avremmo immaginato”, racconta Silvia, sposata da trent’anni con Stefano. Lei insegnante di scuola elementare, lui imprenditore. Due figli.</p>
<p><strong>“Pensavamo di aver costruito un rapporto saldo, eppure a poco a poco siamo arrivati a non capirci più</strong> – spiega –. Tra di noi non c’era più alcuna forma di dialogo, le giornate trascorrevano nello squallore più totale tra lavoro e impegni vari, schiacciati dai tanti problemi di famiglia. Eravamo diventati indifferenti l’uno verso l’altra, forse perché avevamo dato per scontato il nostro amore”.</p>
<p><strong>“Da parte mia – interviene Stefano –, mi ero lasciato prendere da tante preoccupazioni del lavoro</strong>, le avevo coltivate troppo. Silvia cercava di farmi comprendere le sue difficoltà, ma ero come attanagliato dal mio vortice lavorativo e calcolavo tutto in maniera superficiale. Tra me e lei si era alzato un muro talmente alto che lo avvertivano anche i nostri figli. Fu proprio a quel punto che mi sono reso conto del male che stavo provocando a noi due e alle persone vicine. Durante un incontro di <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/un-popolo/famiglie-nuove/">Famiglie Nuove</a>, abbiamo sentito di comunicare questo nostro problema. Abbiamo avuto una totale accoglienza, apprezzandoci per la nostra sincerità”.</p>
<p>“Poi abbiamo saputo del <strong>‘Corso per rafforzare l’unità di coppia’</strong>, a <a href="http://www.loppiano.it/" target="_blank">Loppiano</a> – la cittadella internazionale dei Focolari, in <a href="http://www.focolare.org/it/focolare-worldwide/europa/italia/">Italia</a> –, rivolto proprio a chi vive un periodo di crisi. Siamo andati con il desiderio di ricominciare.<br />
<strong>Condividere insieme ad altre coppie che avevano i nostri stessi problemi ci ha molto aiutato</strong>: non eravamo soli ad affrontare questa situazione che all’inizio ci vergognavamo perfino di palesare.<br />
<strong>Quella settimana è stata per noi come una luce che si è riaccesa.</strong> Ci siamo resi conto che dobbiamo dare spazio all’altro e abbiamo ritrovato l’armonia tra noi. I nostri figli sono i primi a beneficiare della serenità riconquistata”.</p>
<p>Nel ‘Corso per rafforzare l’unità di coppia’, si affrontano i temi della conoscenza di sé, della diversità, del conflitto, dell’accoglienza, con momenti frontali, altri di dialogo, esercitazioni pratiche, alternate a momenti di svago vissuti insieme ed escursioni sul territorio. L’affiatamento tra le persone che vi partecipano aiuta a proseguire il percorso di avvicinamento nella coppia.<br />
Spesso i due rifioriscono e vanno avanti da soli, a volte si individua proprio quella ferita particolare che richiede di essere affrontata, anche con un eventuale adeguato supporto psicologico.</p>
<p>Se il percorso è irto di difficoltà, si dà la possibilità alle coppie di tornare durante uno step invernale e uno primaverile. In questi weekend, spesso le famiglie degli anni precedenti vogliono tornare per collaborare perché sono i primi ad aver provato beneficio da chi ha fatto il percorso prima di loro.</p>
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		<title>È arrivata “Primavera”</title>
		<link>http://www.focolare.org/it/news/2013/04/03/e-arrivata-primavera/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 08:34:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazioneweb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
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		<category><![CDATA[Opere ed attività]]></category>
		<category><![CDATA[Persona Sport Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Un popolo]]></category>
		<category><![CDATA[Vietnam]]></category>
		<category><![CDATA[Adozioni internazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[Una famiglia racconta la difficile ma ben riuscita esperienza dell'adozione. L’importanza di una “rete" di famiglie che accompagnano un passo così impegnativo, ma anche gioioso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-82779" style="margin-left: 10px;margin-right: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/04/20130403-01.jpg" alt="" width="235" height="236" />«<strong>La nostra storia è stata, e lo è ancora, un cammino lungo e a volte accidentato</strong>, ma crediamo che i nostri figli e la nostra famiglia siano il regalo più bello che c&#8217;è stato donato. <strong>Il nome della nostra bambina</strong> più piccola è già una promessa; <strong>in vietnamita significa &#8220;Primavera&#8221;.</strong></p>
<p>Quando eravamo sposati da poco abbiamo incontrato una bimba splendida di circa un anno, affidata ad un centro per bambini gravemente disabili dove mia moglie, nell&#8217;ambito di un progetto internazionale in Asia, faceva volontariato. Dopo un periodo di affido, ci viene prospettata l&#8217;idea di adottarla. Vivendo con lei, abbiamo sperimentato come <strong>la maternità e la paternità siano un legame &#8220;di anime&#8221;</strong>, che va oltre gli aspetti biologici. Purtroppo la burocrazia ci ha costretto a rinunciare al nostro progetto. La tristezza è stata grande, ma la gioia è tornata con la nascita, sempre in Asia, del nostro primo figlio. Questa lunga esperienza è stata il primo incontro con la cultura diversa e affascinante dell&#8217;Oriente, dove abbiamo vissuto due anni e con cui abbiamo mantenuto un legame forte.</p>
<p><strong>Rientrati in Italia, nel 1999 nasce il nostro secondogenit</strong>o e poco dopo ritorna anche l&#8217;idea dell&#8217;adozione. Nel 2002 decidiamo di rivolgerci ad <em>Azione per Famiglie Nuove &#8211; onlus </em>(<a href="www.afonlus.org" target="_blank">AFN)<strong> </strong></a><em> </em>del <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/" target="_blank">Movimento dei Focolari</a><em><a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/"> </a></em>  La strada percorsa è stata bella ma anche faticosa. Il primo agosto 2005 ci chiamano per dirci che dobbiamo prepararci a partire per il Vietnam il prima possibile. Vi restiamo un mese: un&#8217;avventura bellissima. Il nostro primogenito di nove anni ci ha detto: «È stato come partorire tutti insieme».</p>
<p><strong>Visitiamo Saigon e conosciamo le origini di nostra figlia</strong>. Se ripensiamo a quel periodo, ci si affollano nella mente tante istantanee: forse la più emozionante è il primo incontro, quando mia moglie la prese in braccio per la prima volta e poi tutti noi: in quei frangenti abbiamo avuto la sensazione di tenere tra le braccia un pulcino smarrito. Dopo qualche giorno si affaccia qualche sorriso; il primo lo ha rivolto ai suoi fratelli, come se avesse sempre saputo quale importante ruolo avrebbero giocato nella sua vita e per tutta la nostra famiglia. Hanno saputo &#8220;farle spazio&#8221; come quando il secondogenito, che aveva sei anni e amava stare in braccio a papà, di fronte alle proteste della sorellina si è offerto di cederle il suo posto.</p>
<p><strong><img class="size-full wp-image-82782 alignleft" style="margin-right: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/04/20130403-02.jpg" alt="" width="314" height="199" />La &#8220;rete&#8221; di famiglie che frequentiamo da quando siamo rientrati in Italia è una parte importante dell&#8217;esperienza</strong> che stiamo vivendo. È come un&#8217;unica grande famiglia allargata fatta di famiglie adottive dal Vietnam e da altri Paesi. Si affrontano anche lunghi viaggi per potersi incontrare e far crescere questi figli nella consapevolezza che l&#8217;adozione è un&#8217;esperienza naturale che tante famiglie vivono. È una grande opportunità per sperimentare che l&#8217;amore è possibile tra persone di origini diverse.</p>
<p><strong>La nostra piccola ora ha quasi nove anni</strong>, sta crescendo ed è una splendida bambina, ben inserita, sia a scuola che nella famiglia allargata. Con i suoi fratelli ama naturalmente giocare a giochi &#8220;da maschio&#8221;, ma ha mantenuto delicatezza e una dolcezza incantevoli. Ha diversi interessi e ama molto la musica e il ballo. Così le abbiamo proposto di frequentare con la mamma delle lezioni di arpa celtica che, per il momento, è contentissima di seguire.</p>
<p><strong>Oggi viviamo una fase diversa, i figli più grandi stanno entrando nel periodo dell&#8217;adolescenza</strong>. È una nuova sfida che si presenta, con gli alti e i bassi che la caratterizzano. Gli ultimi anni, così belli ma anche così intensi, ci hanno portato a focalizzarci molto sui bisogni e sull&#8217;inserimento della bimba più piccola ed ora dobbiamo forse recuperare qualche passaggio con gli altri due, ma <strong>la ventata di &#8220;primavera&#8221; che ci è stata donata</strong> otto anni fa, con la sua voglia di vita spumeggiante e la sua dolcezza forte così tipica del suo Paese d&#8217;origine, <strong>ci aiuta a superare anche le giornate più difficili e burrascose.</strong></p>
<p>a cura di Marzia Rigliani</p>
<p><strong>Fonte: Spazio Famiglia</strong>, Bollettino mensile di <a href="www.afonlus.org" target="_blank">AFNonlus</a>, marzo 2013, pag. 12-13</p>
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		<title>Muneeb ha passato il testimone</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 16:17:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazioneweb</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giovane pakistano raggiunto da una pallottola vagante durante gli scontri del gennaio scorso a Karachi. Una vita spesa a trasmettere a piene mani l’ideale dell’unità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/03/20130325-01.jpg"><img class="wp-image-82275 alignright" style="margin-left: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/03/20130325-01.jpg" alt="" width="314" height="194" /></a>“Andate avanti, decisi più che mai a vivere con radicalità il nostro grande Ideale</strong>, per offrire alla società che vi circonda l’amore che splende nei vostri cuori e che anche Muneeb avrebbe voluto donare a molti. Lui dal cielo continuerà senz’altro a vivere e a lavorare con voi e con tutto il Movimento per costruire, giorno dopo giorno, un popolo nuovo, unito, pacifico, solidale”.</p>
<p>Con queste parole la <a href="http://www.focolare.org/it/news/2011/01/20/maria-voce/" target="_blank">presidente Maria Voce</a>, incoraggiava i <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/scelte-e-impegno/gen/" target="_blank">gen</a> (giovani dei Focolari) del <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/scelte-e-impegno/gen/" target="_blank">Pakistan</a> a proseguire la corsa di <strong>Muneeb Sohail</strong> che il 17 gennaio scorso, mentre tornava da una lezione di inglese insieme ad un altro gen, è stato colpito a morte da una pallottola durante i gravi e violenti scontri, purtroppo frequenti a Karachi, metropoli del sud del Paese.<br />
<strong>Avrebbe compiuto vent’anni il prossimo maggio</strong>, Muneeb, che in famiglia aveva cominciato fin da piccolo a vivere ed apprezzare la <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/spiritualita-dellunita/" target="_blank">spiritualità dell’unità.</a></p>
<p>Aveva perduto il papà quando era ancora bambino, e, più grande, si prendeva cura lui stesso di trasmettere a giovani, ma anche a bambini più piccoli lo stile di vita che aveva scoperto.</p>
<p>Per “approfondirlo e comprenderlo meglio” – diceva – era andato ad abitare, nella primavera del 2012 insieme ad altri gen, nei quali ha lasciato una traccia indelebile. Dicono di lui: “per me è stato un angelo, mi ha insegnato a vivere con Dio. Era un vero amico per noi ragazzi”; “quando l’ho incontrato per la prima volta subito ha condiviso con me le sue esperienze e la sua vita, e non perdeva occasione di amare concretamente”.</p>
<p>Lo scorso 7 ottobre – un mese dopo la grande manifestazione internazionale a Budapest– nonostante le gravi tensioni che si respirano in città, si svolge anche a Karachi il <a href="http://www.genfest.org/" target="_blank">Genfest</a>, e Muneeb partecipa in prima persona alla preparazione ed al programma, aderendo e diffondendo l’ideale del Mondo Unito.</p>
<p>Il 17 gennaio, salutando la mamma, Muneeb le dice: <strong>“Sono felice di dare la mia vita a Gesù”.</strong><br />
Ora il testimone passa a tutti i gen del mondo, a tutti coloro che sostengono <strong>l’<a href="http://petition.unitedworldproject.org/" target="_blank">United World Project</a> – UWP</strong> (Progetto Mondo Unito), e a chiunque si senta chiamato a costruire ponti di pace e fraternità ovunque</p>
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		<title>Quando la porta di casa è aperta</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Mar 2013 06:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazioneweb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienza]]></category>
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		<description><![CDATA[    Una delle tante storie di Vangelo vissuto nel quotidiano, apparsa sul volume “Una Buona Notizia, gente che crede gente che muove”, edito da Città Nuova. Un contributo per l’Anno della Fede.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="size-full wp-image-82185 alignright" style="margin-left: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/03/20130323-a.jpg" alt="" width="210" height="128" /></strong><strong>«Sandra, fin da piccola, ha sempre mostrato una grande apertura verso gli altri.</strong> Glielo avevamo insegnato noi, suoi genitori, eppure quando un giorno ci chiese di ospitare a casa nostra una sua amica con delle difficoltà, rimanemmo un po’ perplessi.</p>
<p>Sandra, però, era così determinata, da non poterle dire di no. Decidemmo quindi di lasciar cadere tutti i pregiudizi e di accogliere la sua amica come una figlia. Questa ragazza, sentendosi amata, pian piano cominciò a rivelarci i suoi problemi familiari. Rimase con noi qualche giorno e quando partì ci ringraziò molto. In realtà, eravamo noi grati a nostra figlia, che ci aveva dato modo di aprire il nostro cuore e di creare un rapporto profondo con la sua amica. Con lei, in seguito, nostra figlia ha organizzato aiuti per i terremotati, raccogliendo una grande quantità di abiti, giochi e uova di Pasqua.</p>
<p><strong>Nostro figlio Massimo, da piccolo, ci aveva sorpreso</strong>, quando, aprendo la porta di casa ad un povero con un bimbo piccolo, era corso in camera a prendere un modellino di macchina, il suo preferito, per donarlo a quel bambino. Divenuto grande, ci è sembrato di vederlo allontanarsi da noi, indifferente a quanto gli dicevamo, insofferente alla nostra disponibilità verso gli altri. Come genitori sapevamo di non doverlo assillare con prediche, sicuri che Dio avrebbe continuato a indicargli la giusta strada. L’anno scorso, al momento di imbarcarsi sull’aereo che l’avrebbe portato all’estero per un periodo di studio, ci ha consegnato una lettera per i suoi amici, dicendoci che potevamo leggerla anche noi. Era un modo per rivelarci i tesori del suo animo che non avevamo saputo vedere. Un dono inaspettato che colmava un vuoto nei nostri cuori.</p>
<p><strong>Avevamo sempre cercato di trasmettere ai nostri figli l’apertura verso tutti.</strong> Così era cominciata anche la storia dell’amicizia con Joe. Con una sonora scampanellata. Quando aprimmo la porta, ci eravamo trovati davanti un giovane nigeriano che voleva piazzare qualche oggetto. Come tanti suoi connazionali, viveva facendo il venditore ambulante. Comprammo qualcosa, uno strofinaccio per la cucina, un piccolo attrezzo. Ma ci sembrò poco. Lo facemmo entrare, ci scambiammo i numeri di telefono, promettendogli che l’avremmo invitato a uno dei nostri incontri in parrocchia.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Avvicinandosi il giorno dell’incontro, ci ricordammo di Joe.</strong> Eravamo in dubbio se chiamarlo, ma lui rispose con entusiasmo, dicendo: “Tutti sembrano gentili all’inizio, ma poi subito ti dimenticano”. Da allora abbiamo intrecciato con lui un legame forte, condividendo le difficoltà e cercando per lui un lavoro, cosa non facile a causa della sua situazione irregolare. L’abbiamo aiutato a trovare un alloggio, sostenendolo in molti. Joe si è poi sposato, ha avuto un figlio. Quando ci ha chiesto di fare da padrini al piccolo, con commozione abbiamo ripensato alla nostra lunga amicizia, una delle tante nate aprendo la porta di casa». (Maria Luisa e Giovanni, Italia)</p>
<p><em>Da “Una Buona Notizia, gente che crede gente che muove”, Città Nuova Editrice, Roma 2012, pag. 134-135.</em></p>
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		<title>Argentina: parrocchia e vacanze</title>
		<link>http://www.focolare.org/it/news/2013/03/04/argentina-parrocchia-vacanze/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 13:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlos Alberto Mana</dc:creator>
				<category><![CDATA[America del Sud]]></category>
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		<description><![CDATA[Edizione n. 13 delle vacanze di alcune parrocchie di Buenos Aires, in spiaggia, nello spirito delle prime “Mariapoli”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/03/2-1.jpg"><img class="alignleft size-articolo_1 wp-image-81167" style="margin: 5px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/03/2-1-250x182.jpg" alt="" width="250" height="182" /></a>La Lucila è una graziosa cittadina di villeggiatura che si affaccia sul mare, a 350 km da <a href="http://www.focolare.org/it/focolare-worldwide/america-sud/argentina/">Buenos Aires</a>. È qui che si svolgono, da tredici anni, le settimane di “Vacanze scuole” come le hanno chiamate. Omar e Susana Zazzerini, del <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/un-popolo/movimento-parrocchiale/" target="_blank">Movimento Parrocchiale</a> di Buenos Aires, organizzatori di questa iniziativa insieme al loro parroco e ad altre famiglie , raccontano: “Abbiamo incominciato dalle parole di Gesù &#8216;Venite in disparte e riposatevi un po’&#8217; (Mc 6,31) pensando soprattutto alle famiglie che avevano meno possibilità di fare vacanze. Volevamo che fosse, oltre al riposo, una scuola di vita generata dall&#8217;amore reciproco e vissuta alla presenza spirituale di Gesù tra noi. Come agli inizi dei <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/storia/" target="_blank">Focolari </a>quando ci si ritrovava a riposare insieme sulle Dolomiti e tante persone sperimentavano questo stile evangelico di vita e scoprivano Dio come Amore”.</p>
<p>I partecipanti provengono da diverse parrocchie dell&#8217;hinterland di Buenos Aires. Il primo anno erano in 23. A questa tredicesima edizione vi hanno partecipato in 140, di cui 115 tutta la settimana. Finora hanno vissuto questa esperienza circa 1200 persone.</p>
<p><a href="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/03/6-1.jpg"><img class="alignright size-articolo_1 wp-image-81169" style="margin: 5px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/03/6-1-250x190.jpg" alt="" width="250" height="190" /></a>“La cosa più importante – afferma Omar – è amare con la potenza del momento presente, nell&#8217;attenzione verso gli altri, guardandoci sempre con ‘occhi nuovi’”. Dimenticando magari difetti o incomprensioni, soprattutto con chi si conosce da più tempo. “Altrimenti – continua &#8211; non sarebbe così bello stare insieme una settimana nella quale, distribuendoci in equipe, ci tocca un giorno cucinare, un altro lavare i piatti, un terzo servire a tavola, mantenendo l&#8217;armonia negli ambienti”.</p>
<p>“Questa è una scuola – aggiunge Susana– dove possiamo imparare ad aiutarci a superare le circostanze dolorose o di conflitto. Quando proviamo fastidio per ciò che gli altri fanno, nella convivenza impariamo ad accogliere il disagio”. E si portano così le relazioni interpersonali su un piano più alto.</p>
<p>Approfondimento spirituale, condivisione di quanto si vive: “Anche i dolori…” – continua ancora Susana: “certe situazioni difficili si risolvono nella comunione. Il momento culmine è la messa. Il resto della giornata si va in spiaggia, si gioca, si fanno passeggiate, colloqui e tanti altri modi per svagarsi”.</p>
<p><strong><img class="size-articolo_1 wp-image-81166 alignleft" style="margin-right: 10px;border: 0px none" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/03/1-1-250x187.jpg" alt="" width="250" height="187" /></strong><em></em>Da sottolineare, la crescita spirituale dei partecipanti e l’impatto sui giovani: “Crescono in quantità, ma anche in qualità: si vede dall’amore per le persone anziane e i bambini, e dal rapporto tra loro. Alcuni si sono già formati una famiglia, altri hanno fatto l&#8217;esperienza alla Mariapoli Lia o hanno partecipato al <a href="http://www.genfest.org/it/" target="_blank">Genfest </a>di Budapest. Una delle ragazze ha potuto partecipare, con l&#8217;aiuto di tutti, alla GMG in Spagna e adesso è la referente per quella di Rio de Janeiro. Abbiamo anche avuto tra di noi persone consacrate, membri di altre chiese, seminaristi e vari sacerdoti”.</p>
<p>Un&#8217;esperienza di fraternità, come l&#8217;ha definita uno di quelli che vi partecipavano per la prima volta che poi continua durante l&#8217;anno nelle varie parrocchie di provenienza.</p>
<p style="text-align: right">A cura di Carlos Mana</p>
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		<title>Famiglia: domande aperte</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 09:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Chiara De Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica]]></category>
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		<description><![CDATA[Un progetto triennale di Famiglie Nuove per affrontare insieme le sfide culturali che investono la famiglia oggi. Nei giorni scorsi si è conclusa la tappa intermedia 2013.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di fronte a una cultura individualista e consumista</strong> è possibile proporre il valore della vita umana come dono da accogliere? Davanti al vuoto di una coppia sterile, come mostrare che la fecondità non coincide necessariamente con la fertilità? Come far scoprire alle giovani generazioni il valore della corporeità e della sessualità che meritano molto di più dello spontaneismo a cui sono spinti dai mezzi di comunicazione?</p>
<p><strong>Esiste il diritto al figlio?</strong> E per crescerlo è proprio necessario che le figure genitoriali siano una mamma e un papà?</p>
<p><strong><a href="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/01/2013-01-Convegno-FN-2.jpg"><img class="alignleft  wp-image-78596" style="margin-left: 10px;margin-right: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/01/2013-01-Convegno-FN-2.jpg" alt="" width="268" height="212" /></a>Su interrogativi come questi hanno riflettuto 130 formatori</strong> del movimento <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/un-popolo/famiglie-nuove/">Famiglie Nuove</a> di oltre venti nazionalità, nel corso di un Seminario di studi presso il Centro Mariapoli di Castel Gandolfo (Roma) dal 10 al 13 gennaio 2013.</p>
<p><strong>Il convegno rientra in un progetto triennale</strong> iniziato lo scorso anno ed è volto ad offrire, a quanti si impegnano per la famiglia, strumenti adeguati ad affrontare le nuove sfide culturali che sfiorano il vissuto di tutti noi.</p>
<p>Gli iscritti sono prevalentemente coppie di sposi, per la particolare credibilità che possono avere presso altre famiglie, per la capacità di intercettarne i bisogni grazie al loro stesso vissuto.</p>
<p>Dopo la riflessione dello scorso anno sulle <strong>dinamiche della relazione coniugale</strong>, sono state individuate alcune tematiche di particolare attualità: la procreazione responsabile, le tecniche di fecondazione artificiale, l’omosessualità, l’ideologia del gender.</p>
<p>I lavori hanno messo in luce il significato e il valore della sessualità umana, sulla base della visione antropologica cristiana, con approfondimenti specifici attraverso laboratori dedicati al dialogo e allo scambio di idee e di esperienze. Questi spazi di discussione si sono dimostrati particolarmente efficaci per l’internazionalità dei contributi e la competenza dei partecipanti, sia in ambito professionale che per la loro esperienza di percorsi di formazione, condivisi con altre coppie e famiglie delle più diverse aree geografiche.</p>
<p>Grazie alla traduzione simultanea in sette lingue, i partecipanti si sono potuti suddividere in tre gruppi di lavoro multiculturali nei quali si è realizzato un vivace e fattivo confronto tra gli Usa e le Filippine, tra l’Europa Orientale e Occidentale, tra Medio Oriente e Africa, Brasile e Ispano America.</p>
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		<title>Accogliere la malattia in famiglia</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2012 08:10:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Cerè</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fatti di Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Gv 1.12]]></category>

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		<description><![CDATA[Di fronte alla malattia o si decide di guardarla in faccia sapendo cogliere i segni di un percorso che sei chiamato a fare, o la scansi e non ne vuoi sentir parlare. Marisa e Francesco hanno preferito la prima via.

 ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="wp-image-75589 alignleft" style="margin-right: 10px;border: 0px none" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2012/12/20121206-01.jpg" alt="" width="358" height="238" />Questa<strong> testimonianza</strong> di accoglienza è stata raccontata a <a href="http://www.focolare.org/it/focolare-worldwide/europa/italia/">Brescia</a> lo scorso 25 novembre, nella giornata “<strong><a href="http://www.focolare.org/it/news/2012/11/27/famiglia-percorsi-comuni-tra-musulmani-e-cristiani/">Percorsi comuni per la famiglia</a>  </strong>che ha visto un migliaio di famiglie musulmane e cristiane del Nord Italia.</p>
<p>Marisa:«Avevo intenzione di riprendere il lavoro appena i bambini (1 e 3 anni) me lo avrebbero permesso, quando mia mamma, una donna dolce, attivissima,  a 60 anni, si ammala di Alzheimer. E, molto presto, non è più autosufficiente. Con il papà decidiamo di curarla a casa, senza sapere a cosa si va incontro. Anche Francesco, mio marito, non si tira indietro. Ma, da subito, i risvolti della malattia  mettono a dura prova il nostro rapporto e tutto l’equilibrio familiare».</p>
<p>Francesco:«Da ragazzo ho dovuto dividere l&#8217;affetto della mamma con il suo lavoro e i nonni che vivevano con noi. Così, <strong>quando mi sono sposato con Marisa</strong>,  mi sembrava logico che lei sarebbe stata tutta per me e che mi avrebbe coperto di attenzioni. In realtà mi sono ritrovato con molti problemi da affrontare. Quando poi, ha iniziato a prendersi cura anche della sua famiglia, il nostro matrimonio è entrato in una crisi profonda. Avevo voglia di scappare e, visto che, per lavoro, dovevo andare da clienti lontani, dormivo spesso fuori casa, lasciando a Marisa tutto il peso di due famiglie».</p>
<p>Marisa:«<strong>Non è stato facile accettare</strong> di vedere cambiare così velocemente la persona che era il tuo punto fermo; vedere che in alcuni momenti non ti riconosce più e anche tu fai fatica a riconoscerla. Quando il papà è crollato psicologicamente e fisicamente, anche il rapporto con Francesco è sembrato vacillare.  Ho trovato aiuto nel Vangelo: “<em>A quanti l&#8217;hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio</em>” (Gv 1,12). Ma dovevo continuamente superarmi. Proprio in quel periodo una coppia di amici  ci ha invitati ad una giornata organizzata dai <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/">Focolari.</a> Restiamo conquistati dall’amore che vediamo vissuto e intraprendiamo un cammino insieme ad altre <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/un-popolo/famiglie-nuove/">famiglie  </a>impegnate a viverne la <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/spiritualita-dellunita/">Spiritualità</a>».</p>
<p><img class="wp-image-75628 alignright" style="margin-left: 10px;border: 0px none" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2012/12/20121206-03.jpg" alt="" width="286" height="177" />Francesco:«Improvvisamente vengo ricoverato per una grave malattia. Ce l’avevo con il mondo intero! Poi, mi sono tornate alla mente queste parole di <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/">Chiara Lubich</a>: <em>&#8220;La nostra salute, &#8220;essere una sola famiglia&#8221;… Vi sono tra voi coloro che soffrono fisicamente? … Patite con loro&#8221;. </em>Provo a metterle in pratica con il vicino di letto, con quella signora anziana che tutti trascurano… Pian piano comprendo il modo di amare di Marisa che, nonostante i bambini e la mamma da accudire, trovava il tempo di venirmi a trovare due volte al giorno. Mi rappacifico con lei e con la mia vita. E da allora condivido con lei ogni scelta, soprattutto quelle che più costano. Ora, la malattia non mi faceva più paura ma ero sereno. Dopo sei mesi la malattia scompare».</p>
<p>Marisa:«Sentiamo che ogni malattia è un’occasione che ci viene data per crescere come persone, crescendo nell’amore. Amavo mia madre, ma ora occorreva amarla in modo nuovo: saper dare significato e dignità ad ogni gesto, ad ogni parola. Farla sentire amata da Dio. E l’amore risana. Anche quando a tutti appariva quasi un vegetale incapace di interagire, un gesto d’amore di maggiore intensità suscitava in lei sguardi di presenza, parole di riconoscenza, lacrime liberatorie che diventavano anche le mie. E questo mi dava una tale forza e gioia che nulla e nessuno può cancellare. Così per 10 anni».</p>
<p>Francesco:«Questo impegno non ci ha impedito di aprirci agli altri come, per esempio, dare ospitalità a un parente di un ammalato, condividendone le ansie e il dolore. Così anche aprire la nostra casa a gruppi familiari o di fidanzati per una formazione di coppia. Da tre anni, ospitiamo a casa nostra il papà di Marisa che quest&#8217;anno compie 93 anni. A volte ci sfiora l&#8217;idea di trovare soluzioni differenti per una nostra maggiore autonomia ma sappiamo che lui ne soffrirebbe molto e siamo convinti che la sua vita e la sua dignità siano più importanti».</p>
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