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	<title>Movimento dei Focolari &#187; Vite vissute</title>
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		<title>Jacquy Huys</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jun 2013 06:33:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gustavo Clariá</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Burundi]]></category>
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		<category><![CDATA[Chi è Chiara?]]></category>
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		<description><![CDATA[«Sono pronto e sono felice»  (21 ottobre 1946 – 1° giugno 2012)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-86475" style="margin-right: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/06/20130601-02_Jacquy-Huys.jpg" alt="" width="240" height="202" />Jacquy Huys colpiva per il suo parlare al contempo con candore ed autorevolezza</strong>, per la sua saggezza un po&#8217; europea e un po&#8217; africana, per il suo saper vivere il Vangelo nel quotidiano.<br />
Nella sua esistenza, specie con i giovani, <strong>ha incarnato con semplicità la frase evangelica che <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/chi-e-chiara/">Chiara Lubich</a> gli aveva indicato: “Andate e predicate a tutte le genti”</strong> (Mt 28,19-20).</p>
<p>Jacquy nasce ad Aversa (<a href="http://www.focolare.org/it/focolare-worldwide/europa/belgio/">Belgio</a>), da uno scultore ed una casalinga. Dopo poco tempo si trasferisce in <a href="http://www.focolare.org/it/focolare-worldwide/africa/burundi/">Burundi</a> dove il padre ha trovato lavoro come insegnante in una scuola in una zona fra le più povere del Paese.<strong> Nel &#8217;65</strong> è di nuovo in Belgio per completare gli studi. Proprio allora, tramite alcuni compagni,<strong> incontra il Movimento dei Focolari.</strong></p>
<p>In quel periodo Jacquy si sentiva attirato alla vita missionaria. Colpito dalla maniera radicale di vivere il Vangelo proposta da Chiara, le scrive per chiederle consiglio sulla vocazione. Lei gli propone di trascorrere un periodo a <a href="http://www.loppiano.it/" target="_blank">Loppiano</a>, la cittadella internazionale dei focolarini, tutta incentrata sul vivere evangelico.</p>
<div id="attachment_86474" class="wp-caption alignright" style="width: 288px"><img class="wp-image-86474 " style="margin-left: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/06/20130601-01_Jacquy-Huys.jpg" alt="" width="278" height="216" /><p class="wp-caption-text">Jacquy con suo padre</p></div>
<p>Lì, dopo due anni di profonda formazione umana e spirituale, <strong>comprende di voler seguire Dio come<a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/scelte-e-impegno/focolarini/"> focolarino</a></strong>. Quindi, in focolare a Bruxelles conclude gli studi e diviene insegnante.<br />
<strong>Nel &#8217;76 si trasferisce presso un&#8217;altra cittadella ancora incipiente: Fontem (<a href="http://www.focolare.org/it/focolare-worldwide/africa/camerun/">Camerun</a>), nel cuore della foresta africana.</strong></p>
<p>Jacquy vi lavora dapprima come insegnante, quindi come <strong>direttore del collegio “Seat of Wisdom”.</strong> Il suo amore concreto gli frutta l’affetto e la stima di schiere di giovani.<em> “Ho un ricordo speciale</em> – scrive un suo ex allievo – <em>della semplicità, della radicalità nella sua scelta, dell&#8217;amicizia e della fraternità che trasmetteva intorno a sè”.</em></p>
<p><strong></strong><strong>Nel ’92 è in<a href="http://www.focolare.org/it/focolare-worldwide/africa/costa-davorio/"> Costa d&#8217;Avorio</a></strong>, dove redige un manuale di religione per i suoi alunni (sia cristiani che musulmani), ricco di esperienze concrete sul <a href="http://www.focolare.org/it/in-dialogo/grandi-religioni/">dialogo interreligioso</a>. In <a href="http://www.focolare.org/it/focolare-worldwide/africa/kenya/">Kenya</a>, poi, attraversa un momento di buio spirituale profondo. Solo dopo essere riuscito a ripetere il suo &#8216;sì&#8217; a Dio, riesce a ritrovare la serenità di sempre.</p>
<p>Dal 2005 è nuovamente a Bruxelles. Anche in pensione, non perde la sua vitalità. Nei molti incontri di giovani che anima, sa comunicare la sua fede attraverso tanti episodi divertenti della sua vita. Tra gli altri, quello in cui 15 banditi l’hanno tirato giù dal letto decisi a farlo fuori, ma lo hanno poi &#8216;inspiegabilmente&#8217; risparmiato.</p>
<p>Ad aprile 2012, gli viene diagnosticato un tumore al fegato. La malattia lo porta a un&#8217;ulteriore crescita spirituale: <strong>«Siamo come fiori</strong> – ripete – <strong>sono maturato, sono fiorito e adesso il Signore mi raccoglie per essere sulla Sua tavola».</strong></p>
<p>Poco prima della &#8216;partenza&#8217; confida: <strong>«Sono pronto e sono felice».</strong></p>
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		<title>Enrique Rodríguez e Roberto Conde</title>
		<link>http://www.focolare.org/it/news/2013/05/25/enrique-rodriguez-e-roberto-conde-insieme-verso-la-meta/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2013 06:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlos Alberto Mana</dc:creator>
				<category><![CDATA[America del Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Gen]]></category>
		<category><![CDATA[Vite vissute]]></category>

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		<description><![CDATA[Insieme verso la meta (25 maggio 1973)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quel 25 maggio 1973, il congresso gen Ispano-americano è appena cominciato, quando arriva la notizia improvvisa: Roberto Conde ed Enrique Rodríguez sono deceduti in un incidente stradale mentre, da 9 de Julio, la loro città, stavano raggiungendo in macchina gli altri gen a Buenos Aires.</p>
<div id="attachment_85916" class="wp-caption alignleft" style="width: 150px"><img class=" wp-image-85916     " style="margin-right: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/05/ENRIQUE-1-250x370.jpg" alt="" width="140" height="207" /><p class="wp-caption-text">Enrique Rodríguez</p></div>
<p>«Per tutti noi presenti al Congresso -ricorda Ileana- è stato un colpo fortissimo. Eravamo troppo uniti. Abbiamo sentito che Roberto ed Enrique ci portavano con loro, più vicini a Dio».</p>
<p>Allegro, vivace, pieno di risorse Enrique; più riservato, ma sempre in donazione e sensibilissimo Roberto, i caratteri dei due sono molto diversi. E tuttavia le loro vite sembrano davvero essere unite da un unico &#8220;filo&#8221;.</p>
<p>Come la chiamata verso il Cielo, così anche il primo incontro con i Focolari, a quindici anni, era avvenuto lo stesso giorno durante una visita alla cittadella del Movimento in Argentina, a O&#8217;Higgins immersa nella Pampa. «Da quel momento -ha commentato un gen- hanno fatto proprio l&#8217;Ideale dell&#8217;unità e non hanno più guardato indietro. Poteva succedere che qualche volta sentissero venir meno l&#8217;entusiasmo o che il cammino si facesse difficile, ma sempre lo hanno ripreso, con forza raddoppiata e costanza invincibile».</p>
<p>Era molto più che una semplice amicizia quella che legava Enrique a Roberto. «Entrambi consideravano fondamentale questa loro unità in Dio per avanzare sicuri nel cammino intrapreso -ricorda un amico-: quello del Vangelo, un Vangelo chiaro, rivoluzionario, senza mezze misure, completo, vissuto alla lettera, con impeto, intelligenza e semplicità».</p>
<div id="attachment_85917" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><a href="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/05/ENRIQUE-3.jpg"><img class=" wp-image-85917  " style="margin-left: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/05/ENRIQUE-3-250x195.jpg" alt="" width="225" height="176" /></a><p class="wp-caption-text">Roberto Conde insieme ai genitori, la nonna e la sorella</p></div>
<p>Piccole esperienze che emergono da una vita spesa per un grande Ideale. Così un amico della loro città: «Una volta i gen di 9 de Julio erano tutti partiti per &#8216;l&#8217;Azione Feliciano&#8217;. Enrique e Roberto si erano dati da fare in tutti i modi per aiutare gli altri gen a trovare medicine, indumenti, generi alimentari, denaro, ma non erano potuti andare per i loro impegni di lavoro. E così avevano cercato e trovato un emarginato nella loro città e, una domenica, dall&#8217;alba fino a notte inoltrata, hanno ricostruito la sua baracca con alcuni di noi. Alla fine erano felici!».</p>
<p>Non sorprende dunque che il giorno dei funerali ad accoglierli ci fosse una Cattedrale gremita come non mai. Così improvvisamente,  Roberto ed Enrique, due ignoti ragazzi, si erano fatti conoscere da tutta la città. Non si commentava l&#8217;incidente, ma passavano di bocca in bocca gli episodi della loro vita. Molti i giovani con le lacrime agli occhi; eppure il clima non era quello tipico dei funerali dove il dolore è chiuso su se stesso. Il dolore c&#8217;era, ma pieno di pace, di speranza.</p>
<p>Il giorno seguente il quotidiano locale scriveva: «&#8230;Enrique e Roberto sono partiti e nell&#8217;ambiente cittadino rimane l&#8217;elogio della loro vita che è ora presente in molti giovani. Possiamo dire che hanno dato la vita per i loro fratelli. Ed il Vangelo dice che non c&#8217;è amore più grande di questo».</p>
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		<title>Angelino Rodante</title>
		<link>http://www.focolare.org/it/news/2013/05/22/angelino-rodante-lasciare-tutto-per-dio/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 06:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Bonnici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Grandi religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Vite vissute]]></category>
		<category><![CDATA[Angelino Rodante]]></category>
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		<category><![CDATA[radici]]></category>

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		<description><![CDATA[ “Lasciare tutto per Dio”(6 giugno 1930 – 22 maggio 2009)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/05/AngelinoRodante.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-85663" style="margin-right: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/05/AngelinoRodante.jpg" alt="" width="205" height="314" /></a>«Studiavo filosofia e la mia mente era particolarmente occupata dal problema del rapporto tra fede e ragione, che mi spinse ad una specie di intellettualismo». Originario di Siracusa, Angelino si rivede così nel 1950, appena ventenne, all&#8217;Università di Catania.</p>
<p>Proprio in quel periodo incontra Graziella de Luca (una delle prime compagne di <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/">Chiara Lubich</a>) che gli parla molto semplicemente della sua esperienza. «In quell’incontro trovai in me risolto il problema che tanto mi assillava. Avvertii che Dio era tutto per me. In seguito andai sulle Dolomiti, in Mariapoli, dove trovai lo stesso spirito di donazione, mi convinsi che solo Dio poteva ispirare una vita simile. Gli consacrai così la mia vita e sempre più mi convinco che è l’unico Ideale da amare e seguire totalmente.»</p>
<p>Primo<a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/scelte-e-impegno/focolarini/"> focolarino </a>siciliano, dopo quella scelta radicale, «Lavorammo insieme alla tesi di laurea – racconta uno de primi colleghi a cui Angelino comunica il fuoco evangelico che ormai divampa nel suo cuore &#8211; e ci siamo laureati lo stesso giorno a Catania. Nel viaggio di ritorno in treno ci siamo guardati: ora ci buttavamo completamente in questa nuova avventura. L’ho visto come una persona che aveva davanti a sé una brillante carriera e che lascia tutto per Dio.»</p>
<p>L&#8217;avventura che lo aspetta è ricca di sorprese. Angelino vive in vari focolari italiani, prima di giungere nel 1963 nel Nord-Est del <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/scelte-e-impegno/focolarini/">Brasile</a>, a Recife. ««Gli anni trascorsi nella parte più povera del Brasile &#8211; ricorda uno dei focolarini che vivevano con lui &#8211; sono per Angelino un tempo di grande solidarietà con quel popolo. La generosità, la dignità, la povertà, l’ospitalità e la fedeltà all’amicizia sperimentata, si imprimono fortemente nel suo animo. Mantiene i contatti, si impegna a vivere anche lui le loro virtù».</p>
<p>I venti anni trascorsi in Brasile culminano con la sua ordinazione sacerdotale. Durante gli studi approfondisce uno dei dialoghi su cui il Movimento è impegnato: <a href="http://www.focolare.org/it/in-dialogo/grandi-religioni/">il dialogo interreligioso</a>. Dopo un periodo in Estremo Oriente e Australia, Chiara gli chiede di seguire proprio il <a href="http://www.focolare.org/it/in-dialogo/chiese-cristiane/">dialogo con le altre confessioni cristiane.</a></p>
<p>Così testimonia Gabri Fallacara che ha svolto con lui questo compito: «È vissuto per lo scopo dell’unità dei cristiani, entrando così in contatto con ortodossi, anglicani, evangelici, riformati, con persone di varie altre Chiese e Comunità ecclesiali».</p>
<p>«In questi anni di vita apprendo due cose fondamentali – afferma Angelino nel 2004 -: la prima, l’ascolto profondo; la seconda il servizio concreto verso le sorelle e i fratelli delle varie Chiese.»</p>
<p>Non sorprende dunque come, tra le tante email arrivata dopo la sua dipartita, la prima sia stata dell’attuale Vescovo di Limerick (Irlanda) Brendan Leahy, allora incaricato per l’ecumenismo in Irlanda: “Sono unito a voi nel ringraziare Dio per il dono della vita di Angelino. Lo ricordo con affetto come un uomo mite, con una grande capacità di incoraggiare, dare fiducia e irradiare il carisma di Chiara”.</p>
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		<title>Oreste Basso</title>
		<link>http://www.focolare.org/it/news/2013/05/15/oreste-basso/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 05:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Chiara De Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vite vissute]]></category>
		<category><![CDATA[Oreste Basso]]></category>

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		<description><![CDATA[“Siate miei imitatori come anch’io lo sono di Cristo” (1 Cor  11,1)  (1 gennaio 1922 – 14 aprile 2013)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left" align="right"><strong><img class="alignright" style="margin-left: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/04/OresteBasso.jpg" alt="" width="314" height="235" />“Sono stato un uomo molto fortunato</strong>; vorrei esprimere tutto l’amore di Dio ma credo che sia impossibile dire tutto quanto ho ricevuto [da Lui] e quindi poterlo comunicare”; cominciava così Oreste Basso a narrare, nel 1997, ad un gruppo di giovani, il filo d’oro di cui vedeva intessuta la sua storia.</p>
<p style="text-align: left" align="right">Nato a Firenze il 1° gennaio 1922 da una famiglia che gli ha trasmesso principi cristiani ed una rettitudine d’animo a tutta prova, ama gli studi umanistici, e sogna una professione ed una vita “a posto”. L’esperienza della guerra è “una lezione tremenda, perché lì si vedevano tutti gli ideali umani cadere”. “L’unica cosa che poteva rimanere in piedi dopo la guerra – ricorda &#8211; erano gli affetti naturali, quelli della famiglia”.</p>
<p style="text-align: left" align="right">Conseguita la laurea in ingegneria, nel ‘46 trova lavoro in uno stabilimento industriale a Sesto San Giovanni (Milano), che allora era considerata la “Stalingrado d’Italia”.</p>
<p style="text-align: left" align="right">Abita a Milano e la sera va spesso in una mensa dove incontra degli amici &#8211; <a href="http://www.focolare.org/it/news/2012/01/26/piero-pasolini/">Piero Pasolini</a>, Danilo Zanzucchi, <a href="http://www.focolare.org/it/news/2011/11/10/guglielmo-boselli-guglia-maestro-di-vita-e-di-giornalismo/">Guglielmo Boselli</a>, Alfredo Zirondoli &#8211; poi divenuti tra i primissimi a seguire l’avventura del focolare; si confrontano su Maritain, il neotomismo, l’arte, la musica. Uno di loro, Giorgio Battisti, propone un giorno ad Oreste di “conoscere una cosa bella, delle giovani che vivono il Vangelo”.</p>
<p>Una di esse, <a href="http://www.focolare.org/it/news/2011/03/07/ginetta-calliari/" target="_blank">Ginetta Calliari</a>, tra le prime ad aver seguito <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/chi-e-chiara/">Chiara Lubich</a>, si reca ad incontrarli ed è tempestata dalle domande che questi giovani non cessano di porle rimanendo ad ascoltarla fino a tarda notte e dandosi appuntamento di mese in mese con lei che viene appositamente da Trento. “Cominciammo a capire – Oreste racconta &#8211; che il Vangelo era una cosa che poteva essere vissuta non da persone lontane, ma da noi, da me, da lui, dagli altri”. I frutti di questa nuova vita sono evidenti: Oreste si guadagna la stima di un suo subalterno politicamente molto attivo che osservandolo e venuto a conoscere il suo ideale evangelico gli dice: “Se lei crede in questo Dio, anch’io posso credere  in Lui come lei dice”.</p>
<p>Nel 1951 Oreste  lascia la sua abitazione e va a comporre il focolare di Milano insieme a coloro che nell’annuncio di Ginetta hanno colto la chiamata a questa via; poco dopo conosce Chiara: “Un incontro bellissimo! – afferma – ;  mi apparve una persona stupenda nella sua grandissima semplicità e luce”.</p>
<p>Intanto in varie città d’<a href="http://www.focolare.org/it/focolare-worldwide/europa/italia/" target="_blank">Italia</a> aumentando il numero di persone desiderose di conoscere il Movimento nascente, Oreste Basso si trasferisce a Parma insieme a <strong>Lionello Bonfanti</strong>; il suo racconto ha il sapore delle origini: “Per poter dormire c’era un divano, e per mangiare comprammo un fornello a spirito: in genere si mangiava formaggi, tante volte il latte; il latte era la nostra salvezza! Ma eravamo proprio contenti!”.</p>
<p>Passa qualche anno e il Movimento dei Focolari &#8211; Opera di Maria (questo il nome dato da Chiara alla nuova realtà ecclesiale) <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/storia/" target="_blank">si diffonde</a> e si staglia in multiformi aspetti. Oreste è quindi invitato a trasferirsi a Firenze, a ricoprire un ruolo di responsabilità; la sua adesione è immediata nonostante sul lavoro gli sia stata proposta una ulteriore promozione e il direttore generale stesso si sia mostrato desolato per la sua partenza; “È cominciata un’altra vita&#8221; commenta Oreste immerso completamente nel carisma di cui Chiara è portatrice.</p>
<p><strong>Alla fine degli anni ’50 è chiamato a Roma</strong>, dove, accanto a Chiara, svolge con il suo stile, insieme gioioso e discreto, un compito di primo piano anche nelle diverse stesure degli Statuti dell’Opera che negli anni si succedono e si adeguano ad una realtà in costante crescita; nel 1981 Oreste è inoltre ordinato sacerdote, ministero che considera un privilegio, una chiamata ad un amore più grande.</p>
<p><strong>Eletto <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/organizzazione/" target="_blank">copresidente</a> del Movimento nel 1996</strong>, esercita un ruolo fondamentale <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/chi-e-chiara/gli-ultimi-anni/" target="_blank">alla morte  di Chiara</a> (14 marzo 2008) e durante la successiva Assemblea generale che avrebbe eletto colei che doveva succedere alla fondatrice.</p>
<p>I messaggi giunti alla <a href="http://www.focolare.org/it/news/2013/04/15/oreste-basso-focolarino-con-humour/" target="_blank">notizia della sua scomparsa</a> dal Santo Padre per mano del Segretario di Stato Vaticano, dal Cardinal Bertone e da Mons. Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici attestano la radicalità della vita evangelica e la semplicità di rapporti sinceri che Oreste Basso ha saputo costruire giorno dopo giorno fino all’ultimo. A lui, le numerosissime testimonianze che continuano ad arrivare, esprimono affetto e gratitudine.</p>
<p><a href="http://www.focolare.org/it/news/2013/04/17/oreste-basso-video-con-immagini/" target="_blank">Video con immagini</a></p>
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		<title>Alfredo Alemão</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 22:32:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Chiara De Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[America del Sud]]></category>
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		<category><![CDATA[Genfest 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Una corsa verso il Cielo, costruendo il Genfest (24 luglio 1989 – 18 aprile 2012)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignright size-full wp-image-83715" style="margin-left: 10px;margin-top: 5px;margin-bottom: 5px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/04/20130418-05.jpg" alt="" width="140" height="208" />Alfredo, ragazzo timido, tranquillo e semplice</strong>, incontra la<a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/spiritualita-dellunita/"> spiritualità dei Focolari </a>a 11 anni e vi aderisce. In essa vede, infatti, la “<em>possibilità di dare Dio alle persone e di migliorare ogni giorno</em>” Con questo obiettivo, con altri<a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/scelte-e-impegno/gen/" target="_blank"> gen3</a> &#8211; gli adolescenti dei focolari &#8211; di Goiania (la sua cittadina di origine, nei pressi di Brasilia) fonda una <em>band </em>nella quale suona la chitarra.</p>
<p><strong>Negli anni, la sua sete di infinito lo porta a volere di più.</strong> Nel 2008 trascorre così un anno alla Mariapoli Lia, la cittadella dei Focolari in <a href="http://www.focolare.org/it/focolare-worldwide/america-sud/argentina/" target="_blank">Argentina</a>: un periodo speciale, in cui Alfredo stringe rapporti profondi con tanti giovani provenienti da tutto il mondo ed impara “<em>come essere un gen pronto a tutto quello che Dio chiede</em>” .</p>
<p><strong><a href="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/04/20130418-04.jpg"><img class="size-full wp-image-83713 alignleft" style="margin-right: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/04/20130418-04.jpg" alt="" width="314" height="224" /></a></strong><strong>Amare il prossimo ogni momento</strong>, “<em>fino a dare la vita per lui</em>”, era la misura di Alfredo nel relazionarsi con gli altri: gli amici, in famiglia, i colleghi di agronomia. Dio lo preparava così alla svolta che si sarebbe presentata: un periodo di debolezza, ulteriori accertamenti, quindi una diagnosi terribile: Alfredo ha un cancro ormai irreversibile.</p>
<p><strong>Scosso da una diagnosi tanto drammatica</strong>, Alfredo cerca conforto nel Vangelo. Con la sua ragazza lo apre a caso. Esce: “<em>Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione</em>”. (Lc. 15,7). È un segno forte per entrambi, che fa loro comprendere quanto anche quella malattia sarebbe potuta servire alla conversione di molti. Ed esclama: «la prima conversione è la mia, la nostra!».</p>
<p><strong><a href="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/04/20130418-02.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-83711" style="margin-left: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/04/20130418-02.jpg" alt="" width="314" height="235" /></a></strong><strong>Nei 38 giorni di malattia sentirà sempre più intenso l&#8217;amore di Dio</strong> per sé e non perderà mai il sorriso. I gen del Brasile gli si stringono intorno. Dopo il suo primo ciclo di chemioterapia, decidono di radersi i capelli per dimostrargli la loro unità, offrono le loro giornate nell’impegno ad amare ogni prossimo e lunghi momenti di preghiera per chiedere a Dio che rimanga vicino ad Alfredo. Insieme a lui pregano per la riuscita dell&#8217;imminente Genfest 2012.</p>
<p>Alfredo afferma: “<em>Durante tutto questo tempo che sono stato qui in ospedale la cosa più bella è stata sentire l’unità di tutti e le preghiere&#8230; sono molto contento di questo e sono sicuro che tutto quello che sto vivendo è per qualcosa di più grande</em>”. Tuttavia <strong>il male fa il suo corso</strong>. Alfredo si aggrava rapidamente e parte per il Cielo il 18 aprile 2012. Avrebbe compiuto 23 anni a luglio.</p>
<p><strong></strong><a href="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/04/20130418-01.jpg"><strong><img class=" wp-image-83710 alignleft" style="margin-right: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/04/20130418-01.jpg" alt="" width="288" height="261" /></strong></a><strong>I gen che lo avevano conosciuto accorrono da ogni parte</strong>. Per tutta la sera prima del funerale cantano e pregano accanto al suo corpo ed uno dei presenti racconta: «È illuminante vedere un addio come quello di ieri. Parliamo di qualcuno che ha vissuto così bene, che ha diffuso… bellezza. Questa è la scelta che lui ha fatto… la scelta che i cristiani fanno ogni giorno!».</p>
<p><strong>Alfredo ha lasciato dietro a sé una scia di luce</strong>. Ancora oggi, il suo profilo sulle reti sociali è affollato di messaggi che ci mostrano quanto il suo essere radicale nell&#8217;amore a Dio e al prossimo sia stato d&#8217;esempio per tantissimi giovani e adulti.</p>
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		<title>Ketty Jacobs</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Apr 2013 22:10:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazioneweb</dc:creator>
				<category><![CDATA[FR]]></category>
		<category><![CDATA[Lussemburgo]]></category>
		<category><![CDATA[Vite vissute]]></category>
		<category><![CDATA[Volontari]]></category>
		<category><![CDATA[Ketty Jacobs]]></category>
		<category><![CDATA[volontarie]]></category>

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		<description><![CDATA[Un albero fiorito nel piccolo Lussemburgo (1938 – 6 aprile 1990)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignright size-full wp-image-82808" style="margin-left: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/04/20130406-02.jpg" alt="" width="199" height="314" />Lussemburghese, per una poliomielite la piccola Ketty rimane paralizzata a una gamba.</strong> Ciò la priva di numerose opportunità (fisiche, lavorative e familiari), ma le lascia anche una profonda sensibilità per i più sofferenti ed emarginati. Per questo, quando <strong>a 31 anni incontra il focolare</strong>, si sente subito attratta da una vita evangelica così radicale.</p>
<p>La stessa <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/chi-e-chiara/"><strong>Chiara Lubich</strong></a> la conforta e la incoraggia in una lettera: “Come tu stessa l&#8217;hai sperimentato, <strong>la sofferenza è l&#8217;amore più grande</strong> che Dio può manifestare a noi&#8230;vedrai Ketty che la grazia e <strong>la forza di Dio non ti mancheranno</strong>. Gesù ha detto: &#8216;Chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi&#8217; (Gv 14,12)” e le suggerisce un nome, Alfi, incoraggiandola ad essere un albero fiorito dell&#8217;Amore di Dio.</p>
<p><strong>Poter mettere in pratica il Vangelo nella vita quotidiana è per Ketty una rivelazione</strong> che trasforma e colora ogni sua giornata. Ripete spesso: <strong>«Ho trovato!»</strong>. Dal 1972 al 1981 il focolare si trasferisce lontano dal granducato, ma con Ketty in testa, prima <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/scelte-e-impegno/volontari/"><strong>volontaria di Dio</strong> </a>del Movimento dei Focolari in <a href="http://www.focolare.org/it/focolare-worldwide/europa/lussemburgo/"><strong>Lussemburgo</strong></a>, il clima di amore reciproco tra la comunità locale negli anni coinvolge tantissime persone!</p>
<p>Spesso anche attraverso atti <em>folli</em>, come quando nel 1977 Ketty conduce un gruppo di persone all&#8217;aeroporto di Bruxelles (distante 150 chilometri) unicamente per dar loro la possibilità di incontrare Chiara Lubich, in viaggio verso Londra. <em>«A causa della folla io non riuscii a salutare Chiara</em> – ricorda una delle invitate – <em>ma sono rimasta molto colpita dall&#8217;attenzione che Ketty dimostrava ad ognuno, ad ogni istante».</em></p>
<p>Nonostante il suo handicap, il suo impiego in banca e i postumi di un grave incidente che dal 1974 le provocano dolori forti e continui, <strong>Ketty non misura mai le forze.</strong><br />
Quando dunque nel 1987 scopre di essere affetta da due tumori, il colpo è duro. Racconta: <em>«Per me è stato uno choc»</em>. Non è facile, ma comprende di dover continuare a fidarsi di Dio: <em>«Ho ripetuto il mio sì a Dio e non mi sono più preoccupata».</em> Da allora, <em>«non ho pregato più di prima o amato più di prima (i miei limiti sono sempre gli stessi). Quello che è cambiato è una più profonda unità con Dio e, dunque, un amore <strong>più grande per gli altri».</strong></em></p>
<p><strong>Molti testimoniano di come, uscendo dalla sua stanza, avevano il cuore colmo di gioia</strong> e con un unico desiderio: vivere il Vangelo con la sua radicalità.<br />
<strong>Sarà così fino alla sua partenza per il Cielo il 6 aprile 1990, all’età di 52 anni.</strong></p>
<p>Pensando a quanti aveva conosciuto, una volta aveva detto: <em>«Quando sarò lassù, non li lascerò in pace finché non avranno fatto i passi che Dio vuole da loro!».</em><br />
Le numerose e splendide testimonianze che ancora continuano a giungere ne danno piena conferma.</p>
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		<title>Giovanni Santolini</title>
		<link>http://www.focolare.org/it/news/2013/03/23/giovanni-santolini/</link>
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		<pubDate>Sat, 23 Mar 2013 06:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gustavo Clariá</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[FR]]></category>
		<category><![CDATA[Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica Democratica del Congo]]></category>
		<category><![CDATA[Vite vissute]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Santolini]]></category>
		<category><![CDATA[religiosi]]></category>

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		<description><![CDATA[Eroe per abitudine (29 novembre 1953 - 23 marzo 1997)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/03/20130321-b.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-82062" style="margin: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/03/20130321-b.jpg" alt="" width="210" height="128" /></a>Originario di Genova <a href="http://www.focolare.org/it/focolare-worldwide/europa/italia/">(Italia</a>), fin da adolescente Giovanni ha un sogno: «Ho capito che se non diventavo santo la mia vita non avrebbe avuto senso; perciò mi sono messo sotto a diventare santo».</p>
<p>Da sempre esuberante e fuori dagli schemi, sente così la vocazione del missionario e consacra la sua vita a Dio con il sogno di morire da martire.</p>
<p>Quando Giovanni sente dire che nelle terre artiche si può ancora morire come martiri, chiede di essere ammesso nell&#8217;ordine degli Oblati di Maria Immacolata (OMI) che lì avevano una missione. Nell&#8217;anno di diaconato l&#8217;entusiasmo, però, cede il posto alla desolazione.</p>
<p>Dopo aver approfondito <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/spiritualita-dellunita/" target="_blank">la spiritualità dei Focolari</a>, alla quale tanti religiosi OMI sono profondamente legati, sfuma l&#8217;idea del missionario-eroe e subentra la convinzione che <strong>la vera via della santità è quella dell&#8217;amore, del servizio concreto.</strong> Comprende, infatti, che «in fondo, vivere il Vangelo lì dove sei, non significa altro che prendere l&#8217;abitudine di dare la vita (…); hai talmente l&#8217;abitudine di amare, che diventi eroe per abitudine».</p>
<p><a href="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/03/20130321-03.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-82064" style="border: 0px none;margin: 10px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/03/20130321-03.jpg" alt="" width="210" height="128" /></a>Passano ancora cinque anni e, <strong>nel 1987 un trentatreenne Padre Santolini finalmente parte per lo Zaire (oggi <a href="http://www.focolare.org/it/focolare-worldwide/africa/repubblica-democratica-del-congo/" target="_blank">Repubblica Democratica Congo</a>)</strong>. Inizia la sua vita presso <strong>la missione di Kinshasa</strong> (la capitale) senza mai misurare le forze: insegna, gestisce l&#8217;amministrazione, segue una ad una tantissime persone,&#8230;<br />
Oltre al suo entusiasmo, Giovanni <strong>colpisce per la sua semplicità</strong>. Il suo letto è ricavato sopra un armadio&#8230; e collegato a questo con un asse, su un secondo armadio c&#8217;è il suo &#8216;rifugio&#8217;: la cappellina.</p>
<p>Padre Santolini <strong>anima anche la nascente comunità dei Focolari di Kinshasa</strong>. Dopo qualche anno è ormai così numerosa, che <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/chi-e-chiara/" target="_blank">Chiara Lubich</a> si convince ad aprirvi persino un <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/scelte-e-impegno/focolarini/" target="_blank">focolare</a>.</p>
<p>Giovanni rimane coraggiosamente in Zaire anche durante la grave crisi del 1995. Allo scoppio delle ostilità rientra in Italia. Ma ben presto, e con la naturalezza di sempre, riprende l&#8217;aereo per lo Zaire: è il solo uomo bianco a bordo!</p>
<p>In quel periodo le occasioni per testimoniare con coraggio la propria fede non mancano. Quando, ad esempio, alcuni militari sequestrano due &#8216;suoi&#8217; seminaristi, Giovanni ha persino l&#8217;ardire di inseguirli. Continua a correre anche quando i militari gli puntano le armi contro, sparano le prime raffiche verso l&#8217;alto e, infine, gli sparano addosso. Non può certo sapere che le armi sono caricate a salve, ma è proprio la sua coraggiosa determinazione a convincere i soldati a rilasciare i prigionieri.</p>
<p>Ricorda un confratello: “<strong>Giovanni</strong> progressivamente ha guadagnato l&#8217;ultimo posto.<strong> Era diventato sempre più semplice</strong>”.<br />
Un tempo così affascinato dall&#8217;idea del martirio, muore in un banale incidente in moto il 23 marzo 1997.</p>
<p>Anche in quel momento, così come ormai in ogni momento delle sue giornate, <strong>stava compiendo l&#8217;ennesimo atto d&#8217;amore</strong>: era infatti atteso in focolare per parlare della Madonna a un gruppo di giovani.</p>
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		<title>Alfred Mayerhofer</title>
		<link>http://www.focolare.org/it/news/2013/03/14/alfred-meyerhofer/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Mar 2013 10:45:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gustavo Clariá</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Spiritualità dell'unità]]></category>
		<category><![CDATA[Vite vissute]]></category>
		<category><![CDATA[focolarino sposato]]></category>

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		<description><![CDATA[La famiglia come un focolare accogliente nel grigiore della dittatura (14 settembre 1926 - 15 marzo 1999)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_81431" class="wp-caption alignleft" style="width: 314px"><a href="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/03/AlfredMayerhofer_01.jpg"><img class=" wp-image-81431  " style="margin-right: 10px;border: 0px none" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/03/AlfredMayerhofer_01.jpg" alt="" width="304" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">Fine anni &#8217;60 la famiglie Meyerhofer al completo</p></div>
<p><strong>1945, Lipsia. </strong>Il conflitto mondiale segna tragicamente la giovinezza<strong> di Alfred.</strong> Chiamato alle armi appena diciottenne, viene ferito alle gambe. Suo padre, accusato ingiustamente e sequestrato dalla polizia, muore in carcere per gli stenti. Alfred non perde però la fede e, finita la guerra, con grande determinazione si prodiga per mantenere la madre e i fratelli più piccoli.</p>
<p><strong>Alla facoltà di medicina conosce Sigrid. Si sposano nel 1951</strong>, uniti dal desiderio di testimoniare il cristianesimo attraverso il loro matrimonio. Insieme hanno 4 figli.<br />
Vivere nella DDR non è facile<strong>.</strong> Alfred rifiuta di aderire al partito comunista e deve così rinunciare alla carriera universitaria. Lavora come pediatra solo, perché tanti medici sono fuggiti in Occidente.</p>
<div id="attachment_81433" class="wp-caption alignright" style="width: 363px"><a href="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/03/AlfredMayerhofer_03.jpg"><img class=" wp-image-81433 " style="margin-left: 10px;border: 0px none" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/03/AlfredMayerhofer_03.jpg" alt="" width="353" height="211" /></a><p class="wp-caption-text">Giugno 1961: viaggio dell&#8217;oltre cortina in Italia. Da sinistra: Alfred, mons. Giulio Pacifico Vanni, Chiara Lubich e Sigrid</p></div>
<p><strong>I Meyerhofer scelgono invece di rimanere, </strong>agendo da lievito cristiano nel socialismo reale dirompente. Proprio allora incontrano i primi <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/scelte-e-impegno/focolarini/"><strong>focolarini</strong></a> inviati oltrecortina da <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/chi-e-chiara/"><strong>Chiara Lubich</strong></a> e rimangono colpiti dalle parole del Vangelo che questi ripetono: “Dove due o più sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). Quando i focolarini ripartono per Roma, Alfred decide con Sigrid: «Da oggi faremo tutto con Gesù presente tra noi».</p>
<p><strong>Nel 1960, Chiara è a Berlino Ovest.</strong> Non senza difficoltà, i Meyerhofer riescono ad incontrarla. L&#8217;anno successivo si recano persino in <a href="http://www.focolare.org/it/focolare-worldwide/europa/italia/"><strong>Italia</strong></a>. Lì, incontrano tante altre famiglie che, come lor<strong>o</strong>, hanno scelto di vivere come focolarini sposati. Sei settimane dopo il loro rientro nella DDR, viene eretto il muro di Berlino. Un nuovo viaggio non sarebbe più stato possibile per lungo tempo.</p>
<p>Varsavia, Budapest, Praga, Vilnius, Mosca … Alfred e Sigrid iniziano allora a diffondere <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/spiritualita-dellunita/">l&#8217;Ideale dell&#8217;unità</a> in tutto il blocco sovietico e la loro casa diviene un punto di riferimento di questo nuovo &#8216;popolo&#8217;. Chiara vede in loro la prima famiglia-focolare in <a href="http://www.focolare.org/it/focolare-worldwide/europa/germania/">Germania</a>. Di Alfred dirà: “<em>È stato un faro luminoso per tutta la ex-cortina</em>”.</p>
<div id="attachment_81432" class="wp-caption alignleft" style="width: 231px"><a href="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/03/AlfredMayerhofer_02.jpg"><img class="wp-image-81432 " style="margin-right: 10px;border: 0px none" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/03/AlfredMayerhofer_02.jpg" alt="" width="221" height="181" /></a><p class="wp-caption-text">Alfred con la moglie Sigrid nel 1996</p></div>
<p>a STASI (la famigerata polizia segreta della DDR) vigila attentamente sui Mayerhofer e raccoglierà su di loro più di 250 cartelle di informazioni. Probabilmente, ad evitare che Alfred venga osteggiato, c&#8217;è la sua grande umanità. Ogni giorno, è sempre il primo a salutare e dare ascolto a tutto il reparto di cui negli anni &#8217;70 diviene persino primario: pazienti, studenti, infermieri,&#8230;</p>
<p>I Mayerhofer continueranno ad amare con il medesimo slancio anche dopo il crollo del muro di Berlino. Con i figli ormai grandi ed Alfred già ammalato, nel febbraio 1999 lasciano gratuitamente la loro grande casa a una famiglia di quattro figli. In occasione del trasloco in un piccolo trilocale, Alfred scrive a Chiara: “Dappertutto vediamo l&#8217;Amore di Dio (…) la presenza di Gesù c&#8217;è”.</p>
<p>Gradualmente, Alfred si prepara alla “partenza” certo che “noi non andiamo incontro alla morte, ma incontro a Gesù”. <strong>Il 15 marzo 1999, al funerale di Alfred, si riunisce una gran moltitudine</strong>: cattolici, evangelici, ortodossi e persone di convinzioni non religiose, tutti colpiti in qualche modo dall&#8217;amore concreto di Alfred, testimoniando la sua fedeltà e amore al Vangelo e la sua passione per l&#8217;unità.</p>
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		<title>Cecilia Perrín</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 17:09:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlos Alberto Mana</dc:creator>
				<category><![CDATA[America del Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglie Nuove]]></category>
		<category><![CDATA[Vite vissute]]></category>
		<category><![CDATA[Volontari]]></category>
		<category><![CDATA[volontarie]]></category>

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		<description><![CDATA[“Le tue vie... le uniche che voglio percorrere” (22 febbraio 1957 – 1° marzo 1985).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft  wp-image-80914" style="margin: 5px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/02/Cecilia-Perrin-192x202.jpg" alt="" width="192" height="202" /></em>“Ora che finisce l&#8217;anno scolastico voglio comunicarvi qualcosa di ciò che sto vivendo&#8221;, così iniziava <strong>una lettera, Cecilia, rivolta ai suoi alunni, nel 1984</strong>. &#8220;Molte volte abbiamo detto che <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/spiritualita-dellunita/dio-amore/">Dio è Amore</a>. Adesso posso dirvi che è l’esperienza più profonda che sto vivendo. La situazione è difficile, ma non immaginate ciò che significa abbandonarsi a Lui e dirgli: fai tu, questa è la tua volontà, manifestati come Tu vuoi. Lui copre tutto, tutto; il Suo amore si fa sentire, si fa sentire veramente. È come sentire il cuore che ti scoppia. Sembra una pazzia, perché non è qualcosa che si può capire con la ragione: soffrire fisicamente e sperimentare che aldilà di questo grande dolore ti invade una gioia che non finisce più.<br />
&#8220;Sento che nel dolore uno si stacca da tutto e rimane solo con la parte più intima di sé stesso; e lì c’è Dio… e Lui è l’Amore. Allora, se lo scopri e lo accetti, Lui ti riempie, ti prende con sé.</p>
<p>&#8220;Sapete che il tumore è una malattia mortale; io vi posso assicurare che per me è qualcosa che mi dà la vita, che mi ha fatto vedere la meraviglia di viverla come Dio te la va mostrando. Vedete com’è Gesù, si serve di strade così originali per raggiungerti&#8230;”.</p>
<p><strong>Maria Cecilia Perrín nasce a Punta Alta</strong> (provincia di Buenos Aires – <a href="http://www.focolare.org/it/focolare-worldwide/america-sud/argentina/">Argentina</a>) il 22 febbraio del 1957, figlia di Angela e Manolo Perrín. È battezzata nella parrocchia di Maria Ausiliatrice il 27 febbraio del 1957; terza di cinque figli: María Inés e Jorge i più grandi, Eduardo e Teresa i più piccoli.</p>
<p><img class="alignright size-articolo_1 wp-image-80915" style="margin: 5px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/02/Cecilia-402-250x161.jpg" alt="" width="250" height="161" />L’ambito famigliare nel quale si svolge la vita della giovane Cecilia è di profonde radici cristiane: famiglia aperta allo Spirito Santo, nella quale penetra profondamente la <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/spiritualita-dellunita">spiritualità di Chiara Lubich</a>. È una delle prime famiglie che aderisce alla spiritualità del Movimento dei Focolari e Cecilia è fra le prime <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/scelte-e-impegno/gen/">gen</a>.</p>
<p>Il 20 maggio del 1983, dopo due anni di fidanzamento, Cecilia sposa Luis Buide. Nel febbraio del 1984, mentre è incinta, le viene diagnosticato un tumore. Prende la decisione di accettare la volontà di Dio <strong>appoggiandosi su quattro pilastri</strong>: una fede profonda, il suo amore a <a href="http://www.focolare.org/it/chiara-lubich/spiritualita-dellunita/gesu-abbandonato/">Gesù Abbandonato</a>, l’affetto di suo marito, dei suoi familiari e amici, e la forza dell’unità con chi condivide il suo ideale di vita.</p>
<p><img class="alignleft size-articolo_1 wp-image-80913" style="margin: 5px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/02/Cecilia-415-250x174.jpg" alt="" width="250" height="174" /><strong>La diagnosi non lascia scampo</strong>. Nonostante ciò, prova una grande gioia per la nuova vita che porta in sé. I medici consigliano un “aborto terapeutico” per salvare la sua vita. Lei non prende nemmeno in considerazione questa possibilità, convinta &#8211; da cristiana &#8211; del valore supremo della vita che ha in grembo. Cosciente che sarebbe morta dopo il parto, pronuncia con forza il suo “Fiat”, serena davanti a Dio, accompagnata da tutta la comunità del <a href="http://www.focolare.org/it/movimento-dei-focolari/storia/">Movimento dei Focolari</a>.</p>
<p>Scrive: “Oggi ho potuto dire il mio sì a Gesù. Credo nel Suo amore aldilà di tutto, e che tutto è Amore suo. Mi affido a Lui”.  Il 1° marzo del 1985, Maria Cecilia Perrin de Buide <strong>muore all’età di 28 anni.</strong></p>
<p>Per suo espresso desiderio, riposa nel cimitero della <a href="http://www.mariapolis.org.ar" target="_blank">Mariapoli Lia</a>, a O’Higgins (Buenos Aires). E oggi, chi va a al piccolo camposanto, non trova un luogo di morte e desolazione ma di speranza e di gioia.<img class="alignright size-articolo_1 wp-image-80916" style="margin: 5px" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/02/Cecilia-411-250x183.jpg" alt="" width="250" height="183" /></p>
<p><strong>La sua fama di santità</strong>, l’eroicità della sua fiducia in Dio, l’esempio della sua vita cristiana, e molte grazie che sono state attribuite alla sua intercessione, hanno messo in moto la causa di beatificazione. Il processo diocesano si trova già in una fase molto avanzata. Anche per il suo papà, <strong>Manolo Perrín</strong>, deceduto alcuni anni dopo, è iniziato il processo di beatificazione.</p>
<p>Sulla tomba di Cecilia si legge una sua frase rivolta a Gesù: “Le tue vie sono una pazzia, spezzano la mia umanità, ma sono le uniche che voglio percorrere.&#8221;</p>
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		<title>Giovanni Bracco</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2013 08:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Cerè</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Persone di convinzioni non religiose]]></category>
		<category><![CDATA[Vite vissute]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Bracco]]></category>

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		<description><![CDATA[Dedizione, passione e libertà (25 marzo 1951 – 9 gennaio 2013)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class=" wp-image-80250 alignright" style="margin-left: 10px;border: 0px none" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/02/20130216-03.jpg" alt="" width="150" height="167" />Dedizione, passione e libertà sono le parole che meglio riassumono l&#8217;esistenza di Giovanni Bracco. Con il suo lavoro di tecnico e sindacalista ed il suo impegno indefesso per i più deboli e bisognosi, è stato un esempio per tanti. Lo ricorda con grande ammirazione anche il gruppo di persone di convinzioni non religiose aderenti ai Focolari che frequentava a Torino.</p>
<p>Giovanni nasce ad Alimena (Sicilia), ma in seguito al tragico terremoto del 1968, ad appena 17 anni, si trasferisce con alcuni fratelli a Torino, dove si specializza in elettronica. In quel periodo conosce anche Caterina. Dal matrimonio nascono tre figli Luca, Matteo ed Enrico.</p>
<p>Negli anni ‘80, da sempre un tipo schivo, discreto e riservato, Gianni è un tecnico specializzato nella robotica, animato però anche da alti ideali. Come ricorda Aurelio, amico e collega di una vita: «La nostra idea di Socialismo prevedeva sempre un profondo cambiamento personale, maturare le capacità di condivisione, di solidarietà, capire prima di agire e mai giudicare, specie i più deboli.»</p>
<div id="attachment_80253" class="wp-caption alignleft" style="width: 261px"><img class=" wp-image-80253" style="margin-right: 10px;border: 0px none" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/02/20130216-04.jpg" alt="" width="251" height="184" /><p class="wp-caption-text">Giovanni e Caterina</p></div>
<p>Persino i suoi “avversari” lo ricordano come un uomo dalla grande rettitudine e generosità: «Lei sicuramente conosce lo spessore morale di suo marito &#8211; scrive a Caterina il dott. Renzo Bergamasco, capo del personale dei due impianti in cui Giovanni ha lavorato e svolto le sue battaglie come Delegato e Rappresentante Sindacale &#8211; ma voglio testimoniare che questo apprezzamento, nonostante le arrabbiature che hanno contraddistinto il nostro rapporto, è fortemente condiviso da tante persone che hanno avuto il privilegio di conoscerlo.»</p>
<p>Il contatto con il focolare si sviluppa negli anni. Insieme alla moglie, Giovanni è un assiduo frequentatore degli incontri del “Gruppo del dialogo”, composto dagli aderenti alla Spiritualità dei focolari di convinzioni non religiose. Oltre a profonde condivisioni e riflessioni, Gianni è anzi uno degli animatori delle tante iniziative promosse dal gruppo torinese: dalle cene di solidarietà per la Palestina, ai convegni internazionali.</p>
<p><img class=" wp-image-80275 alignright" style="margin-left: 10px;border: 0px none" src="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2013/02/20130216-05.jpg" alt="" width="251" height="188" />Nel 2010 si ammala inaspettatamente. «Il primo anno che ti fu diagnosticata la SLA eri giù» ricorda  il figlio Matteo. A poco a poco però, Giovanni trova anche la forza di vivere in maniera esemplare quest&#8217;ultima sfida. Ecco, il pensiero del figlio Luca: «Sei sempre stato un modello per me fin da piccolo. E più di tutto ho ammirato quel senso di giustizia e di solidarietà che ti ha sempre contraddistinto nel rapporto con gli altri… Poi è arrivata la malattia… e nello sforzo quotidiano che vivevi e nell’aiuto che ci chiedevi, ti ho conosciuto di nuovo. Ti ho visto più simile a me, con la tua forza ma anche con i tuoi limiti, entrambi esaltati dalla fatica della malattia.»</p>
<p>Sono anni di calvario, che tolgono a Gianni pian piano tutte le funzioni motorie: persino la parola.</p>
<p>La sorella Maria Teresa conclude: «Sempre, mi chiedevo perché permettesse una croce così pesante per la famiglia di Gianni. Il senso (se di senso si poteva parlare) era quello d’aver così contribuito alla maturazione dei figli insegnando loro a essere forti, a lottare e a capire ciò che veramente conta nella vita: l’amore.»</p>
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