D. João Baptista Zattera

 
Primo brasiliano a conoscere lo spirito dei Focolari (8 maggio 1915 – 19 settembre 2011)

Colui che prepara la strada – D. João Baptista Zattera è stato il primo brasiliano a incontrare l’Ideale dell’unità dei Focolari. Fu nel 1956. Aveva allora 41 anni e insegnava etica sociale a Pelotas nell’estremo Sud del Paese. Guadagnava bene ed era stimato, «ma dentro – sono sue parole – ero vuoto; celebravo l’Eucaristia senz’anima. Mi occupavo di tante cose e mi immergevo sempre più nei libri. Mi chiedevo: “Dov’è la prima comunità cristiana, dove tutti erano un cuor solo e un’anima sola?”».

Un collega gli parla di giovani in Italia che vivevano il Vangelo alla lettera, come i primi cristiani. Col permesso del vescovo, don Zattera parte per conoscerli. «L’impatto è stato grande – racconta –. Avevo finalmente trovato la perla che cercavo». Vive per alcune settimane nel Focolare maschile a Roma e scopre i punti cardine della spiritualità dell’unità. Capisce che non basta conoscere il Vangelo, bisogna incarnarlo. E questo si impara insieme: cadendo e rialzandosi. Di ritorno in patria, è cambiato. «Come bambino – racconta – ho cominciato a vivere in modo nuovo la comunione col vescovo, con i colleghi e gli alunni dell’università». Comincia a seguire i malati in ospedale. All’Università diventa un pastore di anime che sa cogliere il disegno di Dio sulle persone e aiutarle a realizzarlo.

Pioniere dei Focolari nel Sud del Brasile – Nel 1958-59 sbarca in Brasile un gruppo di focolarine e focolarini: Lia Brunet, Marco Tecilla e Fiore Ungaro; poi Ginetta Calliari, Volo Morandi e altri. Si stabiliscono nel lontano Nordest, a Recife. L’unico contatto possibile è la posta. Più tardi si apre un Focolare anche a San Paolo. Cominciano i viaggi nell’Estremo Sud, a Porto Alegre, Pelotas e altre città. Don Zattera dà un aiuto grande per far nascere il Movimento dei focolari in quella regione.

Nel 1974, un pullman di giovani di Pelotas, la sua città, torna da un incontro del Movimento in cui si era approfondita la realtà di Dio Amore. Subisce un grave incidente, dove muoiono sei delle gen e tante altre giovani rimangono ferite. Una di loro ha la forza di gridare in quel momento: «E noi abbiamo creduto all’Amore», trascinando tutte in un’atmosfera di divino. Nei mesi che seguono, la presenza di don Zattera è fondamentale per aiutare le famiglie ad affrontare e superare il grande dolore.

Profondo il rapporto con Chiara Lubich che nel 1975 ha indicato a don Zattera una Parola del Vangelo che sarebbe diventata il suo programma: «Chi mi segue … avrà la luce della vita» (Gv 8, 12). Sin dall’inizio, don Zattera ha accompagnato anche la nascita e lo sviluppo della Cittadella Araceli, nelle vicinanze di San Paolo, che oggi si chiama Mariapoli Ginetta, e dove lui, ormai in pensione, ha vissuto dal ’79 all’88.

Agli inizi del Movimento sacerdotale in Brasile – Nel 1965 erano arrivati nel Nordest del Brasile anche tre sacerdoti diocesani focolarini: Toni Weber, Francesco Manunta ed Enrico Pepe. «Guardando loro – racconta don Zattera –, i miei soldi mi bruciavano l’anima. Io con tanto denaro e loro avevano appena il necessario… Con quel “capitale di Dio” abbiamo allora affittato un appartamento a Recife per approfondire la spiritualità dell’unità con sacerdoti e seminaristi. Poco dopo si è iniziata la costruzione del Centro sacerdotale e della Scuola per seminaristi diocesani nella Cittadella Araceli». Iniziative provvidenziali, diventate una fonte di luce e di ispirazione per la Chiesa in Brasile. Quanti seminaristi e sacerdoti hanno trovato qui la loro casa e quante vocazioni salvate! Col passare degli anni, più di dieci di quei giovani, ormai sacerdoti, sono stati chiamati a essere vescovi.

Don Zattera al Centro internazionale dei sacerdoti – Nel 1988, don Silvano Cola lo chiama al Centro internazionale dei sacerdoti del Movimento dei focolari a Grottaferrata. Negli anni che seguono, sarà l’instancabile promotore dell’Operazione Communio che viene in aiuto a progetti di evangelizzazione e di formazione in zone disagiate. Allo stesso tempo, si presta con semplicità ai lavori di casa e in particolare ai servizi religiosi. Viene cercato da molte persone per colloqui e confessioni. Hanno detto di lui: «Era esigente, ma si usciva dalla confessione rinnovati, in piedi, con nuova fiducia». «Ciascuno sentiva con lui un rapporto unico, come se fosse la persona più importante per lui». «Così pronto ad esser solo sacerdote, padre di anime, sembrava fatto apposta per questa missione. La mia preghiera a Dio sarà: mandaci sacerdoti così, di Dio, veri uomini e veri “padri”. Il mondo ne ha bisogno!».

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