Guglielmo Boselli “Guglia”

 
Maestro di vita e di giornalismo (18 novembre 1923- 6 novembre 2001)

«Era una calma mattina d’autunno, e non mi era davvero dispiaciuta l’idea di una visita alle mie terre. Tanta pace e tanta poesia: quand’ecco il colono mi disse: “Signor padrone, cosa pensa? Ci sarebbero anche quest’anno da rinnovare delle piante di viti…”.

E perché domandava a me, io che c’entravo? Nulla “possedevo” di tutte quelle cose. Vivevo di rendita: aggrappato al lavoro di altri come quelle viti ».

Questo scrive Guglielmo Boselli – “Guglia” come lo chiamavamo tutti familiarmente – ricordando, a distanza di alcuni anni, il momento che ha segnato la sua vita per sempre: «Ero libero, ero ricco, avevo davanti a me la scelta della mia vita». E continua: «Ora non sono più “padrone” di terre. Sono diventato figlio di Re. Tutto mi appartiene perché è di mio Padre. Mi distribuisce con sapienza gioie e dolori, e mi rende così sempre più simile a sé. Chi potrà, Signore, dire la mia gioia? ».

Guglielmo era nato a Carpi (Italia) in una famiglia aristocratica. Nella primavera del 1950, studente di architettura al Politecnico di Milano, frequenta la “Cardinal Ferrari”, un centro che offre vitto e alloggio a studenti e impiegati. Lì, l’incontro con Ginetta Calliari, una delle prime compagne di Chiara Lubich.

«La sera, alla mensa, man mano che ognuno terminava la cena, si accostava al tavolo dove era Ginetta. E lei non si stancava di donare quello che chiamava “l’Ideale”. Alla fine il suo tavolo sembrava un formicaio; attorno a quelli seduti, stavano altri in piedi, tutti ad ascoltare…Non saremmo più andati via. Una grande pace, una pienezza di vita mai provata prima… ».

Conquistato a poco a poco da questo nuovo modo di vivere, la scoperta che “il Vangelo non lo si capisce tanto con la testa, quanto con l’amore” è decisiva. Lasciata la fidanzata e donati i suoi beni ai poveri, Guglia nel 1952 segue la chiamata di Dio ed entra in focolare a Roma.

A Città nuova con Spartaco Lucarini e Igino Giordani

Così ricorda quel giorno: «Oggi, giorno delle Ceneri dell’anno 1952 (…), mi sono consacrato a Dio; e mai come ora mi sento intonato col mio tempo. Avevo quel che umanamente altri potrebbero desiderare, e l’ho lasciato; avevo la stima di tanti, e l’ho lasciata; avevo dinanzi un avvenire brillante, e l’ho lasciato. E – in piena contraddizione con la noia del mondo che mi circonda, con l’angustia delle anime che s’aggrappano ancora alle ombre – sono felice, immensamente felice, d’una felicità che molti non sanno, che non immaginano neppure ».

Varie le città d’Italia in cui si trova a vivere. Ovunque un’avventura. A Firenze ad esempio, lui, conte e architetto, si trova a disegnare tutto il giorno lo stesso fiore sulle ceramiche della ditta dove aveva trovato lavoro.

Tappa fondamentale la Mariapoli del 1956, nel Trentino (Italia). Al termine di quella vacanza in montagna insieme a tutto il popolo dei focolari, sorge l’idea di tenere collegate le persone che ritornavano alle loro città con un foglio. Nasce così Città nuova e Guglia è tra i primi a scrivere su quelle pagine stampate a ciclostile. Ha così inizio la sua carriera di giornalista, prima come redattore poi come direttore, che durerà quarant’anni, fino all’ultimo giorno della sua vita terrena.

«La mia prima reazione?- scrive Chiara Lubich, nel 2001, nel dare notizia della sua improvvisa partenza per il cielo a causa di un’emorragia cerebrale – Luce chiara e gioia, direi, perché mi è sembrato di poter affermare che Guglia ha compiuto il disegno di Dio su di lui».

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