Hermann Schäfers

 
Nessun uomo può vivere solo per sé (21 giugno 1942 - 24 aprile 1990)

«Chi sono, oggi, tra noi quelli che Gesù chiamava “i più piccoli tra i miei fratelli”, gli ultimi?».

È con questa domanda che, insieme agli altri volontari di Dio della sua città, Hermann inizia negli anni ’70 la sua esperienza a Herten, città industriale nella parte nord-occidentale della Germania.

Proveniente da una famiglia di operai, dopo alcuni anni di lavoro in fabbrica e successivamente in seminario, nel ’72 ottiene il diploma di assistente sociale e trova la sua strada scegliendo di vivere la spiritualità dei focolari da volontario, impegnato nel sociale.

“Nessun uomo può vivere solo per sé. Così Hermann aveva scritto a grandi lettere sul suo pulmino. E questo motto diventa la sua regola di vita.  Come primo direttore della Caritas di Herten, svolge azioni di risanamento sociale sul territorio per l’integrazione dei rifugiati, per assicurare migliori condizioni di vita ai più emarginati:Se nessuno è responsabile, sono io responsabile”.

Fondamentale per il suo agire è la condivisione spirituale con i volontari dei Focolari. Così uno di questi: «Hermann ci raccontava spesso le sue esperienze di vita, tutte ispirate alla concretezza del Vangelo».

I primi “piccoli” per cui Hermann inizia a spendersi insieme agli operatori della Caritas (di cui farà parte per oltre 20 anni), sono i senzatetto della baraccopoli di Herten, non esitando ad andare persino a vivere con loro. Dopo 14 anni di lavoro si riesce a trovare una sistemazione migliore alle 63 famiglie di baraccati e infine il quartiere può essere chiuso.

Sempre con la Caritas e con i finanziamenti pubblici, Hermann fa costruire un edificio composto da 5 appartamentini indipendenti per disabili e la Casa Francesco d’Assisi: una grande struttura con oltre 170 appartamenti per anziani in pieno centro città. «Di pace e tranquillità noi ne abbiamo anche già troppi!» gli avevano detto infatti gli anziani ospiti. I risultati sono sorprendenti per la dinamicità e l’indipendenza che viene loro garantita e vengono realizzati persino studi sul suo modo di operare.

L’ultima sua iniziativa, nel 1988, è a favore di 300 rifugiati politici, arrivati a Herten in quel periodo. Riferirà dopo qualche tempo: «C’è ora chi aiuta a cercare abitazioni, a ristrutturarle e tappezzarle. Molti miei concittadini sono diventati amici dei rifugiati. Appena si stabilivano rapporti personali tra le due parti, sparivano pregiudizi e paure».

È la malattia che infine lo colpisce a svelare, in modo particolare, quanto sia profondo l’animo di Hermann. Scrive a Chiara Lubich il 12 aprile 1990: “Ora il dolore c’è davvero, mi costa molto dire sempre di sì a Dio, non avrei creduto che costasse tanto. Ma devo amare sino alla fine. Solo se amo ed amiamo sino alla fine la gente crederà”.

Si spegne poco dopo, il 24 aprile. Ai suoi funerali, un musulmano siriano prega sulla sua bara; una alcolista, facendosi largo tra la grande folla, vi deposita un  garofano rosso; tutta la comunità locale dei focolari si stringe intorno a lui e ancora adesso lo sente vivo con sé.

Nel 2004 nasce, ad opera della Caritas, la fondazione “Hermann Schäfers che prolunga il suo operato nella città di Herten. Sul sito della fondazione si ricorda che la sua vita ed il suo lavoro hanno avuto questo fondamento: la convinzione profonda che “Dio è amore“.

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