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18 novembre 2013
Sulla Cordigliera delle Ande a Bolivar (3.200 metri) nasce una scuola per bambini e ragazzi, su iniziativa del parroco e della comunità locale dei Focolari, coadiuvati dall’AMU.

«Partenza da Lima, con in mano un foglietto dove un amico mi aveva segnato le tappe principali del percorso: Trujillo, Cajamarca, Celendin e infine Bolívar. In tutto 31 ore di viaggio, le ultime 12 su strade sterrate. Il pulmino, pieno di persone stipate fra sacchi di riso e altro, arriva a destinazione alle 10 e mezzo di sera. Mentre scendiamo, un gruppo di persone intona dei canti; sembra un comitato di accoglienza e con grande stupore mi rendo conto che è lì per me! Le ultime ore di viaggio le avevo fatte al buio, senza rendermi conto di dove mi trovavo. La mattina dopo, quando mi sveglio, mi trovo davanti un panorama meraviglioso. Dico a me stesso: sono arrivato in paradiso!».

A raccontare è Walter Cerchiaro, italiano, in Perù da 6 anni. Dopo quel suo primo viaggio, si è recato altre volte a Bolívar per incontrare la comunità del Movimento dei Focolari. Ora hanno sistemato qualche strada e il viaggio dura solo 25 ore!

In questa cittadina a 3.200 metri di altitudine sta prendendo avvio un nuovo progetto dell’AMU (Azione Mondo Unito Onlus). Gli abitanti di Bolívar sono 2.500 circa, e altrettanti sparsi in 30 comunità su un territorio vastissimo. Il parroco di Bolívar, Don Emeterio, prete “di frontiera” e ideatore del progetto, va a visitarle 1-2 volte l’anno. A volte impiega anche 2 giorni di mula, qui è l’equivalente dell’auto (a Bolívar le auto si contano sulle dita di una mano).
«Alcune persone vivono di agricoltura – racconta Walter–. Coltivano patate, fieno per gli animali; c’è anche qualche mucca da latte. C’è qualcuno che trova impiego nei posti pubblici (scuola, municipio) ma la maggior parte degli adulti va a cercare lavoro sulla costa: gli uomini come contadini, le donne a servizio in qualche famiglia. La conseguenza di questa situazione ti salta agli occhi: a Bolívar ci sono solo i bambini e gli anziani».

«Don Emeterio conosce tutti e si è reso conto che molti bambini non frequentavano la scuola pubblica. La ragione è evidente: i genitori vivono in chacras (piccoli appezzamenti di terreno) e serve forza lavoro, anche le braccia dei bambini. Due anni fa il parroco ha dato inizio ad una scuola nei locali della parrocchia. Ha svolto un lavoro capillare, famiglia per famiglia, assicurando che avrebbe dato ai bambini anche un pasto. In seguito ha affittato una casa perché lo spazio non era sufficiente; in breve tempo i bambini sono diventati 80! Alcuni fanno ogni giorno ore e ore di strada a piedi per arrivare.

In Perù il governo assicura il pagamento degli stipendi degli insegnanti anche nelle scuole private, se si danno garanzie adeguate; la scuola già riceve questi sussidi. C’è però la necessità di rendere stabile, sicuro lo svolgimento delle attività scolastiche, e il fatto di avere dei locali in affitto non facilita le cose. Già dopo i primi 3 mesi di attività, ad esempio, si è dovuto cambiar casa, perché il proprietario ne aveva bisogno. Il progetto ha l’obiettivo di garantire la continuità delle attività scolastiche; per questo sarà costruita una nuova scuola, composta da 11 aule più la segreteria. Sarà frequentata da circa 250 fra bambini e ragazzi e comprenderà sia la scuola primaria che quella secondaria. Il terreno per la costruzione c’è già, è quello della parrocchia. È piuttosto vasto e si presta molto bene».

«Non c’è competizione con la scuola pubblica perché si è consapevoli di non riuscire ad arrivare a tutti. Non c’è un personale disponibile che possa andare di famiglia in famiglia a fare il lavoro di sensibilizzazione che ha fatto don Emeterio».
«Poi – conclude Walter – si intravvede già un altro obiettivo. C’è una fascia di territorio più ampia e lontana, da cui i bambini non possono arrivare a scuola neppure con lunghe ore di cammino. Per loro sarebbe necessario un ambiente protetto, una casa-famiglia che li ospiti, con personale qualificato. Un sogno? Forse, o, più semplicemente, una seconda fase del progetto. Vedremo!».

Fonte: AMU Notizie n. 4/2013
Info: www.amu-it.eu

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maria elba

23 novembre 2013 at 02:14

Bellissimo lavoro !!!