Don Giò (Giuseppe) Aruanno

 
“Toglimi tutto, ma lasciami la lucidità per amare fino all’ultimo” (8 settembre 1924 – 31 dicembre 2014)

Don Gio'AruannoIl nome don Giò gli è stato dato da Chiara Lubich nel 1968. Si riferisce ad un versetto del Vangelo di Giovanni che lo accompagnerà durante tutta la sua vita: “Figlio, ecco tua madre” (Gv 19, 27), che Gesù rivolge dalla Croce all’apostolo amato. In quel nome e in quella Parola è riassunta tutta l’esistenza di don Giò: la sua attenzione ai rapporti che viveva con grande calore umano e profondità, la vena contemplativa che gli faceva cogliere sempre nuovi significati nella Parola di Dio, il suo modo di vivere la Messa, il suo rapporto filiale con la Madonna.

Giuseppe Aruanno nasce l’8 settembre 1924 a Ruvo di Puglia, 13° figlio di una famiglia bella e unita. Entrato in seminario da giovane, nel ‘47 è ordinato sacerdote nella diocesi di Molfetta. Ben presto diventa una personalità di primo piano, cui affidare incarichi importanti come quello di canonico penitenziere. Sensibile ai segni dei tempi, dà vita, fra l’altro, al “Centro di studi sociali Giovanni XXIII” che ha per scopo la formazione di laici impegnati e capaci di affrontare le grandi sfide del dopoguerra.

Nel ‘64, per non saper dire di no ad un amico, controvoglia partecipa all’incontro estivo per sacerdoti del Movimento dei Focolari ad Ala di Stura (Torino). Rimane colpito dalla radicalità con cui vede vivere il Vangelo e senza che nessuno gli dica nulla, va dal focolarino che dirige l’incontro e svuota il portafogli: ha trovato la sua famiglia.

Due anni dopo partecipa a Frascati (Roma) alla nascente “Scuola sacerdotale”. Doveva restarvi per sei mesi, ma Dio si manifesta con una nuova chiamata: mettere la propria vita a servizio di questa nuova realtà nella Chiesa. Senza pensarci due volte, col permesso del Vescovo si trasferisce al Centro del Movimento, lasciando tutti i suoi beni alla diocesidi Molfetta e, grazie alla sua generosità,  in quella regione nascono anche il primo focolare maschile e quello femminile.

La sua base operativa è ora la sede del Centro sacerdotale a Grottaferrata. Qui, assieme ad altri sacerdoti, don Giò svolge un accurato servizio di segreteria h24, con accoglienza, telefonate, spedizione di notiziari, schedari, archivio, intessendo una rete di rapporti che porta alla nascita di decine e decine di “focolari sacerdotali” in tanti punti del mondo.

Nel 1982 Chiara Lubich gli affida la conduzione della Scuola sacerdotale che da Frascati si trasferirà a Loppiano. Don Giò si sente, ‘inadeguato’, ‘nulla’, ‘l’ultimo’ per un compito così impegnativo. Di diverso avviso è, tra gli altri, Mons. Michael Mulvey, ora vescovo nel Texas, che da sacerdote l’ha affiancato per due anni: “Con don Silvano Cola e i primi sacerdoti focolarini – afferma – don Giò ha preparato in modo esemplare tanti preti diocesani a vivere il sacerdozio mariano”, e cioè avendo come modello Maria che, nell’umiltà e servizio, dona Gesù al mondo.

Non mancano, in quegli anni, le prove che egli affronta senza mai arrendersi. “Vada avanti, don Giò” – gli scrive Chiara nel ‘99 –, e gli suggerisce di guardare a Gesù sulla croce che ha preso su di sé ogni difficoltà e debolezza umane per farci risorgere con Lui, così “la vita sgorgherà sempre più abbondante in lei e attorno a lei, a gloria di Dio e per la gioia di Maria”.

In 20 anni di servizio alla Scuola sacerdotale don Giò ha formato centinaia di sacerdoti e seminaristi, parecchi dei quali sono diventati in seguito vescovi, vicari generali, formatori in seminario, ecc.

Nel 2002 torna al Centro sacerdotale al centro del Movimento dove continua a donarsi in mille modi. Con l’avanzare dell’età don Giò scopre sempre più l’arte di amare nelle piccole cose, contribuendo a creare attorno a sé un’atmosfera di famiglia che sa dil divino. In realtà egli vive un periodo di nuova giovinezza, sempre più libero, sempre più concentrato sull’essenziale. Sentendo avvicinarsi il momento dell’incontro con Gesù, una sua costante preghiera è: “Toglimi tutto, ma lasciami la lucidità per poter amare fino all’ultimo momento”. E così avviene. La sera del 31 dicembre 2014, serenamente, attorniato dai confratelli,  è per sempre in Dio.

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