Don Mario Strada

 
“La mia notte non ha oscurità” (17 settembre 1926 – 12 agosto 2015)
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A Loppiano

Nei 50 anni vissuti a Loppiano e nelle comunità parrocchiali circostanti, don Mario è stato parroco, fratello, confessore per molti. Dall’unità con Dio ha tratto quella carità delicata e “leggera” che lo hanno contraddistinto fino alla fine.

Sì sa, la vita di un sacerdote è spesso scandita dagli anni di servizio che presta alle diverse comunità parrocchiali, per cui anche di don Mario Strada si può dire che è nato a Centa (un paesino del Trentino, nel nord Italia) nel 1926, poi è divenuto sacerdote nel ’51 ed è stato parroco per 13 anni: prima nella diocesi di Trento, poi in diverse comunità del Valdarno Fiorentino ed, infine, presso la parrocchia di San Vito a Loppiano.

Ma c’è un fatto specifico per cui questo prete schivo, riservato e decisamente timido, è conosciuto un po’ in tutto il mondo, fin dove sono presenti le comunità dei Focolari:
“Tanti del nostro movimento hanno potuto conoscerlo nel periodo trascorso a Loppiano – scrive Maria Emmaus Voce, presidente dei Focolari, nel suo messaggio – traendo beneficio dalla sua maturità spirituale e dalla sua radicalità nell’attuare il carisma dell’unità. Ricordiamo anche con gratitudine che è stato lui a far conoscere a Chiara Lubich il motto attribuito a San Lorenzo “La mia notte non ha oscurità”, divenuto punto luminoso nel nostro cammino verso la santità e un aiuto concreto per superare ogni prova con un amore sempre più fedele a Gesù crocifisso e abbandonato”.

Così Chiara Lubich raccontava l’episodio nel 1976 ad un gruppo di giovani del Movimento:

“Avevo appena ricevuto una cartolina da Loppiano da don Mario Strada che mi aveva mandato anche alcune foto della sua chiesetta nuova di Cappiano con dei bellissimi affreschi, tra cui ce n’era uno con sotto questa bellissima frase: ‘Nox mea obscurum non habet’. Mi è piaciuta enormemente, come se il Signore me l’avesse mandata, perché dico: questo è quello che io voglio vivere, cioè: il dolore, quando arriva, devo abbracciarlo con tale celerità, devo serrarlo a me, devo consumarlo (…) ecco come si diventa Dio, l’amore. (…) Ecco, questo dolore non esiste perché io lo amo”.

Don Mario Strada_05La cartolina di don Mario ha fatto ben presto il giro del mondo, ispirando migliaia di giovani, uomini e donne di ogni latitudine a un amore più profondo e concreto per Gesù crocifisso e abbandonato nei propri dolori e in quelli dei fratelli. I poveri e gli ammalati erano i prediletti per don Mario; li aveva anche serviti attivamente negli anni in cui era stato responsabile della Caritas diocesana.

Il 12 agosto scorso con la dolcezza e quel tratto mariano che lo hanno contraddistinto durante la sua lunga vita, ci ha lasciati.

“Don Mario è entrato nella vita di centinaia di persone nelle piccole comunità del Valdarno in cui è stato parroco: San Vito, Burchio, Cetina, Montelfi, Palazzolo, San Lorenzo a Cappiano” – ha ricordato Mons. Luciano Giovannetti, vescovo emerito di Fiesole, concelebrante del rito funebre assieme all’attuale vescovo della diocesi Mons. Mario Meini e al vescovo emerito di Prato Mons. Simoni.

Amore fedele al Crocifisso, delicatezza, attenzione, carità, discrezione, amabilità: sono molte, e tutte “mariane”, le caratteristiche che ricorrevano nel ricordo di don Mario. “Era di poche parole – ha sottolineato ancora Mons. Giovannetti –, don Mario parlava con la vita”.

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