Duccia Calderari

 
La prima “volontaria di Dio” - (13 febbraio 1911 - 13 gennaio 2009)

Duccia CalderariNata a Trento nel 1911, la vita di Duccia Calderari , sin da giovanissima, è piena di interessi e di impegno civile. Appartiene alla prima generazione di assistenti sociali diplomate della sua città.

Durante la II guerra mondiale, quando Trento è sotto i bombardamenti, lei crocerossina viene assegnata all’ospedale Santa Chiara. Lì conosce il giovane medico Gino Lubich, che le parla della necessità di lavorare per un futuro migliore e più giusto.

Le fa conoscere sua sorella Silvia (il nome di battesimo di Chiara Lubich), sperando di attirare anche lei alla loro “causa”. «Ma – racconta Duccia – è stata lei a conquistare me».  Comincia poi a frequentare la “casetta” di piazza Cappuccini – il primo focolare –, proprio di fronte a casa sua, condividendo accanto a Chiara e al primo gruppo la vita evangelica della comunità nascente a Trento.

Finita la guerra, nel 1948 Chiara lascia Trento per Roma. «Ora che Chiara era lontana ne sentivo forte la nostalgia. Decido di andare a Roma per chiederle consiglio e lei mi dice: “La tua vocazione è quella del Buon Samaritano”. Avevo compreso: avrei dovuto cercare di vivere e irradiare il Vangelo prima di tutto in seno alla mia famiglia, poi nell’ambito del mio lavoro, in seguito nella realtà sociale in cui vivevo…».

È il preludio di una nuova vocazione nel Movimento dei Focolari: quella dei volontari di Dio.

Nel 1950 si trasferisce a Roma. Inizia una collaborazione con Igino Giordani, che sarebbe durata 20 anni; prima al giornale La via, in un secondo tempo nel “Centro Uno”. In quel periodo scrive: «Mi rendevo conto di avere l’onore di lavorare accanto ad un uomo particolarmente importante, di alta statura morale, dall’intelligenza e dalla cultura al di sopra della media». È lei a suggerirgli di pubblicare i suoi diari e glieli batte a macchina. Questo libro, Diario di Fuoco, rimane uno dei testi di Igino Giordani più toccanti.

Un capitolo a parte è la sua generosità, la sua radicalità nel “dare”, già dall’inizio della sua avventura con Chiara, quando vende per i poveri la sua pelliccia e la racchetta da tennis. Sempre quando si presenta una necessità nel Movimento, trova nuovi modi di dare, tanto che Chiara nel ‘98 le scrive: «… Ho pensato che se a Santa Caterina Gesù mostrò la crocetta che aveva donato al povero coperta di diamanti, come mostrerà a te la tua bella casa e tutto ciò che Gli hai dato per costruire questa Sua Opera? Grazie Duccia e sii felice! Ti sei assicurata un tesoro in cielo, che resterà per l’eternità».

20160213-04Nell’ultimo periodo Duccia si trova a dare a Dio le forze che le vengono meno. Ma continua a testimoniare fino all’ultimo, a migliaia di persone che visitano Trento, la vita della prima comunità dei Focolari.

Ecco alcune espressioni di chi la incontra: «Attraverso la tua persona è arrivato a noi il fascino e la forza travolgente dell’ideale dei primi tempi, come sgorgava dal cuore di Chiara». «Ti abbiamo vista in quel “sì” radicale che ha aperto a tanti la strada della santità attraverso la vocazione dei volontari». «Con la tua trasparenza e la tua determinazione sarai modello per noi giovani». «Vogliamo prendere da te il testimone…».

Il 24 dicembre un infarto improvviso. «Sono pronta! – esclama –. Offro per tutte le necessità del Movimento… Questa è la più bella famiglia del mondo… Offro per l’umanità… Signore proteggi i miei parenti».

Il 13 gennaio 2009, alle ore 12, si spegne dolcemente.

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