La profezia sociale di Chiara Lubich

 
Riportiamo alcuni stralci del discorso tenuto da Jesús Morán il 3 marzo 2018 a Castel Gandolfo, in occasione dell’evento promosso dai Focolari per il 10° anniversario dalla morte di Chiara Lubich.

JesusMoran_3.3.18-02«Il tuo giorno, mio Dio, io verrò verso di Te… Verrò verso di Te, mio Dio, (…) e con il mio sogno più folle: portarti il mondo fra le braccia». Inizia con questa citazione del teologo Jacques Leclercq l’intervento di Jesús Morán, copresidente del Movimento dei Focolari, in occasione dell’evento “La grande attrattiva del tempo presente”: «Siamo ancora oggi stupiti dalla profezia sociale di questa donna straordinaria che, con il suo ideale dell’“ut omnes” (Gv 17,21), dalla sua Trento è arrivata in tutto il mondo». A partire dalla storia del protagonista di una favola, che convive con altri personaggi pensati ma poi scartati dagli autori dei racconti, destinati ad abitare in un altro pianeta, Morán riflette sul ruolo dei profeti: «Essi sono grandi tanto quanto sono piccoli o si fanno tali agli occhi degli uomini. Scartati da essi, derisi, spesso uccisi, sono prediletti da Dio per compiere ciò che nessun altro è capace di fare. I profeti sono infatti i piccoli di Dio: ecco la loro grandezza, anche se spesso sembrano vivere “in un altro pianeta”.

Come si sa, la parola “profeta” viene dal greco e indica non tanto colui che predice il futuro ma il portavoce, il messaggero di Dio. Nella Bibbia troviamo anche delle profetesse. I profeti d’Israele parlano al popolo in nome di Dio; e tutto può essere oggetto della loro parola, perché la parola di Dio non ha limiti. […] La vita di Chiara Lubich sa anche di profezia. Ma non si può comprendere il carattere profetico della sua persona a prescindere dal contesto storico in cui è nata e vissuta e dalla sua partecipazione ai destini dell’umanità: la nascita nel Trentino, allora una periferia esistenziale di grande significato storico e sociale, l’esperienza della povertà, il dramma delle guerre mondiali. In mezzo alle vicende del suo tempo – che evocano, appunto, la storia dei profeti, ma anche la sapienza biblica e l’apocalittica – ecco il manifestarsi, in lei, di un carisma particolare, quello dell’unità, che l’ha portata a puntare chiaramente e decisamente alla fratellanza universale». In alcuni suoi appunti del dicembre 1946, sottolinea Morán, «si possono cogliere i capisaldi della profezia sociale di Chiara. Lei, infatti, non è stata una riformatrice sociale, come non lo è stato Gesù. Il sogno di Chiara, in effetti, punta più in alto e più in profondità, e cioè al fondamento antropologico e teologico di ogni riforma sociale: la fratellanza universale e l’unità così come l’ha pensata l’uomo-Dio, Gesù».

JesusMoran_3.3.18-01«La piccola comunità di Trento che si andava formando attorno alla fondatrice dei Focolari e che di mese in mese cresceva sempre di più vivendo alla lettera quanto era scritto negli Atti degli Apostoli (At 2, 42-48)» è la prima opera sociale messa in atto dal primo gruppo di focolarine. La comunità, spiega Morán, «viveva la comunione radicale dei beni e si prodigava ad accudire i poveri e la moltitudine di sofferenti che il conflitto aveva lasciato alle spalle. Questa radice non si è mai persa, anzi è la fonte ispiratrice di tutte le operazioni e progetti sociali attivati in tutti questi anni da lei e da tutti quelli che al suo seguito hanno fatto proprio l’Ideale dell’unità. In tutto ciò si evidenzia il genio umano ed ecclesiale di Chiara». Anche noi, continua Morán, «abbiamo davanti una storia. Chiara è quell’autrice che ci ha riscattati dall’anonimato per farci protagonisti di un sogno; tutti protagonisti, nessuno escluso».

Citando Guislain Lafont, il grande teologo domenicano che, riassumendo la filosofia pratica di papa Francesco, parla del “principio della piccolezza” (“la salvezza viene piuttosto dal basso che dall’alto”) Jesús Morán conclude: «Chiara ha saputo declinare magistralmente questo “principio della piccolezza” nell’impegno di un vero rinnovamento sociale che è stato da lei scatenato col e dal paradigma dell’unità. Questa è la sua grandezza».

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