Chiara Lubich: Igino Giordani cristiano e confondatore

Con l’insediamento del tribunale ecclesiastico, inizia la fase diocesana del processo canonico. A ciascuno dei suoi componenti, qui presenti, assicuro il mio, il nostro sostegno attraverso la preghiera per il loro delicatissimo lavoro e la nostra attiva collaborazione per quanto può essere utile.

In quest’occasione così particolare, spero sia gradita ora da parte mia qualche parola sull’on. Igino Giordani.

Come si sa, egli è stato una eminente personalità cattolica poliedrica, che all’impegno politico ha sempre unito un’intensa e feconda attività culturale come giornalista e scrittore, apologista e agiografo, studioso insigne dei Padri della Chiesa e della dottrina sociale del cristianesimo.
Si potrebbe e dovrebbe parlare molto a lungo dei diversi impegni che hanno reso famoso l’on. Igino Giordani.

Ma oggi, in questo luogo sacro e in questa circostanza particolare, mi sembra di dover parlare di lui soprattutto come cristiano, come focolarino e confondatore del Movimento dei Focolari: azione questa svolta nell’arco degli ultimi trentadue anni della sua vita.

Giordani cristiano

Qualcuno ha detto che se il Vangelo scomparisse su tutti i punti della terra, il cristiano dovrebbe essere tale che, chi lo vede vivere, potrebbe riscrivere il Vangelo.
Quando Igino Giordani se ne partì da questa terra, venne letta nella Messa del giorno la pagina delle beatitudini. Ebbene: quanti lo avevano conosciuto a fondo erano concordi nell’affermare che egli le aveva vissute tutte.
“Beati i puri di cuore”. E’ stata questa purezza che gli fece definire l’esistenza terrena dell’uomo, perché sempre seguita dall’amore provvidenziale di Dio, un’avventura divina. E’ stata la stessa purezza di cuore che gli affinò i sentimenti più sacri e glieli potenziò: verso sua moglie, verso i suoi amatissimi figli.
Egli è stato un “povero in spirito” per il distacco completo che aveva, non solo da tutto ciò che possedeva, ma soprattutto da tutto ciò che egli stesso era.
Il suo cuore era carico di “misericordia”: vicino a lui anche il più miserabile peccatore si sentiva perdonato e rivestito di dignità.
E’ stato sempre un “operatore di pace”, come documenta la sua storia di uomo politico.
Di carattere forte e impetuoso, è arrivato a possedere tale “mitezza” da far capire che chi ha questa virtù possiede la terra, come afferma il Vangelo. Con la più raffinata gentilezza, con quelle parole tutte sue, conquistava quanti avvicinava.
E… potremmo continuare…

Giordani focolarino

Cristiano di prim’ordine, dotto, apologeta, apostolo, quando gli è parso d’incontrare una polla di acqua genuina, che sgorgava dalla Chiesa, ha saputo posporre ogni cosa per seguire Gesù che lo chiamava.
Per cui, se Giordani fu un vero cristiano, fu anche un cristiano con una sua via particolare. Dio lo chiamò ad essere focolarino.
Ha impersonato il nome di battaglia col quale era chiamato da noi: “Foco”, fuoco e cioè quell’amore verso Dio e il prossimo, soprannaturale e naturale, che sta al vertice della vita cristiana.
Egli era sempre stato in attesa che gli si aprisse una qualche strada, nella linea di quel desiderio di consacrazione totale a Dio, nonostante la sua condizione di coniugato. Ed ecco che nel 1948 si è imbattuto nel Movimento dei Focolari.
Ed è stato proprio attraverso la spiritualità dell’unità, tipica di quest’Opera, che si poté leggere il Vangelo nella sua persona.

Perché vivesse in lui Cristo, per attuare la piena comunione con i fratelli che Egli domanda, seppe veramente morire a sé stesso come afferma in un suo scritto poetico del 1951:

“Mi son messo a morire,
e quel che accade non m’importa più;
ora voglio sparire
nel cuore abbandonato di Gesù.

Tutto questo penare
Per l’avarizia e per la vanità
nell’amore scompare:
ho riacquistato la mia libertà.

Mi son messo a morire
a questa morte che non muore più:
ora voglio gioire
con Dio della sua eterna gioventù.”

Ma se Giordani conobbe l’ascetica cristiana, non gli mancarono le gioie della contemplazione e della vita mistica.
Dice Luigi Maria Grignion de Montfort, parlando delle persone che la Vergine ama in modo particolare, che il principale dono che esse acquistano è la realizzazione quaggiù della sua vita nelle loro anime, di modo che non è più l’anima a vivere, ma Maria in esse o, se si vuole, l’anima di Maria diventa la loro.
Scrive Giordani nel ’57: “La sera del primo ottobre, mese sacro a Maria, dopo le preghiere, di colpo l’anima mi fu sgombrata di cose e creature umane; e al loro posto entrò Maria, con Gesù dissanguato, e tutta la stanza dell’anima fu piena della sua figura di dolore e di amore. (…)
Per 24 ore, Ella stette, come altare che regge la Vittima: Virgo altare Christi. La mia anima era la sua stanza: il tempio. (…) Sì che mi venne da dire: ’Vivo non più io, ma vive Maria in me’.

La sua presenza aveva come verginizzato la mia anima: marianizzato la mia persona. L’io pareva morto e nata al suo posto Maria. Sì che non sentivo più il bisogno di levare gli occhi alle icone delle strade o alle immagini della Madonna; mi bastava configgere gli occhi dell’anima dentro di me, per scorgere, in luogo dell’idolo sordido e grottesco solito, la Tutta bella: la Madre del bell’Amore. E anche questo povero corpo sofferente apparirmi una sorta di cattedrale (…).
Se non sono l’ultimo cialtrone, devo farmi santo: essere in armonia con questa realtà.”

Giordani confondatore

Ed è stato anche confondatore del Movimento dei Focolari. Fu lui che spalancò il focolare ai coniugati, mandando ad effetto quel progetto, prima solo intravisto, d’una convivenza di vergini e coniugati, per quanto a questi è consentito dal loro stato.
E’ stato lui che ha dato un impulso eccezionale alla nascita di quelle diramazioni di quest’Opera che sono i Movimenti a largo raggio, come il “Movimento Famiglie Nuove”, “Gioventù Nuova”, “Umanità Nuova”, la quale s’adopera per animare del genuino spirito cristiano il mondo del lavoro, dell’arte, della medicina, della scuola, della politica…
E’ stato lui ad iniziare con altri deputati il “Centro Santa Caterina” proprio per animare la politica dello spirito del Movimento.
E’ stato lui la personificazione di uno degli scopi più importanti di quest’Opera: concorrere all’unificazione delle Chiese, dirigendo per anni il “Centro Uno” ecumenico.
E’ stato lui soprattutto che aiutò il Movimento a piantare solide radici nella Chiesa sicché, ancora in vita, lo vide espandere i suoi rami sui cinque continenti con tutto il bene che si può immaginare, se si considera il suo spirito evangelico che sottolinea la fratellanza universale, l’unità fra tutti gli uomini.

Giordani è stato un dei più grandi doni che Dio ha fatto al nostro Movimento.

Ed ora, per concludere, voglio ricordare con loro uno dei suoi ultimissimi giorni.
Si era aggravato. Gli avevo portato una foto a colori del santo Padre con una bella benedizione e firma autografa.
Egli ne era rimasto felice e, tra un assopimento e l’altro, ha detto: “Oggi è una bella festa! Chi se l’aspettava?”
E mentre don Antonio Petrilli – uno dei primi focolarini sacerdoti, che lo accudiva nei suoi ultimi anni e l’ha raggiunto ora nell’Altra Vita – appendeva la benedizione incorniciata al muro, ha aggiunto: “Ho l’idea di stare in Paradiso”.
Alla mia richiesta se era contento che ascoltassimo insieme la santa Messa e rinnovassimo il Patto d’unità del focolarino, ha esclamato: “Che bello! Questo è un dono aggiunto”.
E ad un dato momento: “Ho sempre presente Dio sotto questo nome: Donator”; ed elencò alcuni doni che gli aveva fatto.
Alla mia domanda se gli sarebbe piaciuto andare in Paradiso, ha fatto un cenno con la testa, come per dire: magari! Poi, più volte, con un sorriso unico, aggiunse: “Questo è Paradiso! Che può esserci di più bello?”
Riferendosi ancora alla benedizione del Papa, ha sussurrato: “Non si può dire che dono è stato; più ci penso e più mi perdo…”.
E dopo la santa Messa con l’indulgenza plenaria ha affermato: “Tutto completo”.
Giordani oggi è qui presente fra tutti noi.

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