Le nuove barche dei pescatori

Un viaggio fra le realizzazioni e gli aiuti del Movimento dei focolari nei paesi colpiti dal maremoto dello scorso dicembre.

INDONESIA.

Sono i primi di aprile. Aceh li aspetta. Jorge, focolarino centroamericano da alcuni anni a Singapore, e tre giovani, John Paul della Malesia, Ponty e Lambok indonesiani, stanno partendo per visitare alcuni villaggi della zona indonesiana più colpita dal maremoto.

È la seconda volta. In febbraio avevano portato alcuni primi aiuti di emergenza, ma soprattutto avevano incontrato da vicino la realtà vista in televisione, e la gente, provata ma dignitosa, con cui avevano creato i primi rapporti di amicizia.

Con loro erano stati individuati alcuni progetti che ora si può cominciare a realizzare: una falegnameria per costruire le barche dei pescatori e l’acquisto di reti per sostituire quelle distrutte.

Si tratta insomma di ridare loro i mezzi che avevano, per ricominciare a lavorare e a riprendere la vita. Intanto a Medan e nell’isola di Nias prosegue il sostegno scolastico e l’assistenza a quattrocento bambini e alle loro famiglie.
La generosità di tanti da tutto il mondo ha reso possibile queste azioni.

Sono stati raccolti oltre 600 mila euro, alcuni preziosissimi come i venticinque euro dei bambini di Duala in Camerun o i sacrifici fatti in Kenya, paesi dove la povertà non manca. Ancora una volta non è stata solo la solidarietà e generosità di chi sta meglio, è stata la comunione dei beni fra tutti a caratterizzare la risposta all’appello lanciato dal Movimento dei focolari subito dopo la catastrofe. Il coordinamento delle iniziative è stato affidato all’Amu, la Ong dei Focolari.

I nostri interventi – ci dice il presidente dell’Amu Franco Pizzorno – arrivano direttamente alle popolazioni colpite perché possiamo contare sulla presenza di persone del movimento. Dove non abbiamo una presenza diretta si sono avviate collaborazioni con la chiesa cattolica e in India anche con organizzazioni indù che conosciamo da tempo.

Ma torniamo in Indonesia. Partiti da Medan, si attraversa il confine con la regione di Aceh: Abbiamo viaggiato più di quattro ore per raggiungere il primo campo profughi visitato in febbraio. Tanti sono però già rientrati nei villaggi e così andiamo a cercarli. Non se l’aspettavano, sono commossi e sorpresi, non pensavano che avremmo mantenuto la promessa.

Raggiungiamo un altro villaggio dove incontriamo altri trenta pescatori e consegniamo anche a loro le reti. Condividiamo difficoltà e conquiste. Prima di ripartire ci dicono: ci avete ridato la speranza.
Nei giorni seguenti il viaggio procede con la visita ad altri quattro campi profughi a Padang Kasab, Belang Lancang, Lancang e Ulee Kareung.
Ciò che ci colpisce di più è il loro senso di fraternità. Quando spieghiamo che non possiamo dare tutto quello di cui ci sarebbe bisogno, perché dobbiamo darne anche ad altri rifugiati, ci capiscono, e colgono – ci sembra – il motivo profondo per cui siamo lì insieme a loro: dare espressione concreta alla fratellanza universale.

La tappa successiva è Lampuuk, il luogo individuato per installare la falegnameria per costruire le barche e fissare una base d’appoggio nei prossimi mesi di attività. La chiesa locale offre la sua collaborazione e ospitalità, ma non è possibile restare a lungo presso la parrocchia. Lambok va a parlare con una persona che ha una casa libera e quando torna comunica a tutti la sua sorpresa: Non vuole niente per l’affitto. E pensare che dopo lo tsunami gli affitti nella zona sono aumentati anche di cinque volte!

Ci sono delle difficoltà per procurarsi il legno in loco e così si decide di rientrare a Medan insieme con il leader dei pescatori di cinque villaggi. I suoi amici intanto cominceranno a riparare cinque barche solo semidistrutte… Visitiamo le zone vicine. Si aprono nuovi scenari. Il nostro amico ci racconta che dove stiamo passando c’era un villaggio di settemila persone, ora ce ne sono solo sette.

Continuano nel frattempo i contatti con la popolazione e si viene a conoscere la situazione di un gruppo di vedove, che non hanno più nessuna fonte di sostentamento. Con loro si decide di avviare un nuovo business: preparare cibo locale e venderlo. Le aiutiamo ad avviare l’attività comprando le attrezzature adatte.

A Lampuuk la scuola elementare è stata distrutta e i bambini devono fare a piedi tre chilometri di strada per rag- giungere la più vicina. Oltre alle reti sono state così consegnate 39 biciclette, insieme a scarpe e materiale scolastico.

THAILANDIA.

Ogni giorno il parroco di Phuket, un religioso stimmatino, va a visitare le vittime dello tsunami con la sua équipe di quattro laici. Vanno casa per casa chiedendo come va, cosa possono fare per loro… In questi mesi ha potuto aiutare oltre settecento situazioni: bisogni piccoli e grandi come dare da mangiare, offrire una borsa di studio, fino a cercare le barche per i pescatori. Si occupa anche dei morgan (gli zingari del mare) e li aiuta a trovare un posto per costruire la casa. Ci sono infatti persone che vogliono comprare i terreni vicino al mare e fanno di tutto per cacciare via i morgan. Il parroco li ha accompagnati passo per passo come un amico e un fratello. Lo stiamo aiutando – ci scrivono – ad acquistare barche di seconda mano per i pescatori, a ripararne altre o a sistemarne i motori.

Nella provincia di Phanga invece la collaborazione è stata avviata con le suore salesiane. I due campi di fortuna gestiti dalla chiesa sono ancora affollati di profughi senza nessuna sistemazione definitiva in vista. Un primo aiuto va al sostentamento di quelli alloggiati provvisoriamente in questi due campi. Tra il personale che vi lavora ci sono da tre mesi due seminaristi del movimento, e uno di loro si è messo d’accordo con i suoi superiori per sospendere il suo studio presso il seminario e fare un anno intero di servizio con le vittime dello tsunami. Anche una ragazza del movimento, assieme ai suoi compagni di università, ha lavorato lì per qualche settimana.

Le suore hanno individuato una cinquantina di famiglie in necessità per rifare o riparare la loro casa, costruire pozzi per l’acqua. Si tratta di famiglie che non ricevono aiuto da nessuna par- sette costa circa tremila euro, ma giacché tutti nel villaggio si aiutano concretamente, il costo effettivo si aggira introno a duemila euro. Finora sono state aiutate una decina di famiglie.

Anche qui, come a Phuket, è prezioso l’aiuto che viene dato per costruire o riparare le barche.

INDIA.

Andrea è una giovane indiana, che insieme ad altri dei Focolari, si era data da fare a Madras nei primi giorni dopo lo tsunami.

Era stata anche l’occasione per individuare alcune necessità per i pescatori conosciuti e per i loro bambini.
Kovalam è una località della periferia di Madras – ci racconta – formata da un insieme di molti piccoli villaggi, dove seicento famiglie sono state seriamente colpite dal maremoto.

È conosciuta per una vecchia moschea, i musulmani infatti ritengono che vi abbia abitato uno dei primi discepoli di Mohammed. Vi è anche una chiesa di duecento anni fa, dedicata a Nostra Signora del Monte Carmelo e costruita da un mercante portoghese, un uomo di profonda fede cristiana che ha condiviso il suo benessere con i poveri del villaggio.

Andrea aveva affidato alla gente del posto la realizzazione di alcune centinaia di reti da pesca e di quasi quattrocento divise per i bambini. In prima fila negli aiuti ci sono i giovani stessi del villaggio che si sono costituiti in associazione e stanno coordinando le varie attività. Col loro aiuto Andrea può spiegare che questa azione è il frutto della collaborazione di famiglie, giovani, bambini, anziani che vogliono costruire in questo modo la fraternità con tutti loro. Alcuni pescatori si avvicinano e la invitano a pregare insieme a loro e a ringraziare Dio per quello che è avvenuto. Ci inginocchiamo in chiesa e desiderano mettere davanti all’altare uno dei pacchi con le reti come offerta simbolica.

Mi colpisce la loro fede semplice e profonda allo stesso tempo . Si avvicinano alcune donne e si rivolgono a Andrea: Tu sei diversa da altri che sono venuti e che – portando gli aiuti – desideravano avere dei cartelloni pubblicitari, si aspettavano delle ghirlande… Tu sei venuta senza tutto ciò, sei venuta, e sei diventata una di noi.
Forse è questo il frutto più importante di quanto si sta facendo in Indonesia, Thailandia, India, Sri Lanka, la condivisione porta alla fraternità.

 

di Marco Aquini

(Città Nuova, N.10/2005)

 

Comments are disabled.