Tsunami, cinque mesi dopo

Cinque mesi sono passati dal devastante maremoto che ha colpito Tailandia, Indonesia, India e Sri Lanka. La generosità degli aderenti al Movimento nel mondo, anche dai paesi più poveri dell’Africa, ha reso possibile raggiungere oltre € 638.000. La raccolta fondi e il coordinamento delle iniziative è stato affidato all’AMU, la Ong dei Focolari.

Le iniziative in corso

Riguardano sia il riavvio delle attività produttive, in particolare la pesca, sia l’assistenza ai minori, tramite il sostegno a distanza (www.sodist.famiglienuove.org) che darà continuità alle azioni già avviate.

In India – Madras (Tamil Nadu), si collabora con due organizzazioni indù: Shanti Ashram e Sarvodaya Movement: stanziati € 100.000.

In Tailandia, € 50.000.

In Sri Lanka, dove si collabora con le Suore dell’Apostolic Carmel e gli Oblati di Maria Immacolata, sono stati inviati € 100.000.

In Indonesia, € 280.000. I fondi residui verranno destinati in base all’andamento dei progetti avviati e alle nuove necessità che stanno emergendo, come per esempio nell’isola di Nias (Indonesia) devastata dal terremoto.

Dal diario di viaggio in Indonesia

Alcuni giovani del Movimento, nell’aprile 2005, partono da Singapore per Banda Aceh dove ritornano, dopo un primo viaggio, per portare gli aiuti che si erano visti necessari e per avviare, insieme alla gente del posto, alcune attività produttive.

Alcuni stralci dal diario di viaggio:

«Siamo a Banda Aceh, dove ci fermeremo sino a luglio. Prima di raggiungere questa regione dell’Indonesia, visitiamo 4 campi profughi. Raggiungiamo il primo campo, visitato anche a febbraio, ma molti rifugiati sono già tornati nei loro villaggi; cerchiamo i pescatori che avevamo conosciuto e consegniamo le reti. Erano commossi, increduli, sorpresi che avevamo mantenuta la promessa fatta.

A Padang Kasab siamo ben accolti da tutti. Come sono felici di vedere le reti!

A Belang Lancang e poi a Lancang ciò che ci colpisce è il senso di fraternità che si respira: le persone capiscono che non possiamo dare tutto a loro perché dobbiamo aiutare anche altri rifugiati.
Spieghiamo sempre che non siamo ricchi, ma che siamo tanti in tutto il mondo. Raccontiamo come raccogliamo i soldi anche con sacrificio, perché ci sentiamo fratelli gli uni degli altri.
Colgono il motivo profondo per cui siamo lì insieme a loro e alcuni aggiungono: ‘Ma anche quelli di Banda Aceh sono fratelli, dovete aiutare anche loro”.

Banda Aceh: dopo aver fatto la nostra carta d’identità, siamo diventati anche giuridicamente cittadini di Aceh! Visitiamo Lumpuuk, il luogo dove vogliamo istallare la nostra falegnameria. Ci sono diversi problemi, tanta sospensione e ci rendiamo conto che dobbiamo pagare di persona per questo progetto… La sera ci accorgiamo che non abbiamo un posto dove passare la notte. Chiediamo al sacerdote incaricato della diocesi per gli aiuti, che ci accoglie con grande ospitalità, ma non possiamo rimanere a lungo alloggiati nella parrocchia, c’è tantissima gente. Dobbiamo trovare la nostra casa. Il giorno dopo a Lumpuuk una sorpresa: troviamo un appartamento e… il proprietario non vuole l’affitto!!! Il sacerdote parla di un vero miracolo perché – così ci dice – “è la prima volta che sento una cosa del genere in tempo di Tsunami, dove gli affitti sono saliti cinque volte tanto”!

I bambini – Consegniamo 39 biciclette in villaggi diversi. E’ impossibile descrivere la loro gioia!

Le mamme – Incontriamo un gruppo di vedove che non hanno nessuna fonte di guadagno. Insieme a loro decidiamo di avviare un piccolo “business”: la vendita di cibo locale. Compriamo il necessario e il lavoro prende il via. Sono delle bravissime cuoche!

I pescatori – Le difficoltà non ci scoraggiano: ad Aceh non si trova il legno per le barche, e bisogna andare a Medan, ma questo stimola nuove idee, come iniziare a riparare le barche semidistrutte, usare motori più piccoli, coinvolgere nella ricerca del legname la persona che dirigerà la costruzione delle barche. Scopriamo che si tratta di una personalità: è il leader dei pescatori di 5 villaggi! Ci incontriamo con tutti loro, accordandoci su come lavorare. Insieme decidiamo chi riceverà la prima barca, come aiutarsi nella costruzione delle altre imbarcazioni e nella pesca stessa. E’ un momento di forte unità fra tutti».

 

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