“Relazionalità nel diritto: quale spazio per la fraternità?”

“Il principio di fraternità dal punto di vista di un giudice può essere vissuto sotto due profili: entra fortemente sia nell’interpretazione della norma che sul versante dei comportamenti concreti”. “Ci troviamo ogni giorno ad avere a che fare con la realtà palpitante dell’uomo. Davanti a noi non ci sono fascicoli, carte, ma realtà personali e familiari drammatiche”. Lo ha affermato la mattina conclusiva (domenica 20.11), il Presidente dell’Associazione nazionale magistrati, dott. Ciro Riviezzo, nel suo saluto, leggendo alla luce della fraternità, l’operato del giudice.

“I passi avanti si fanno insieme e non isolatamente”. Questa la constatazione emersa nelle conclusioni presentate dai membri della commissione centrale “Comunione e diritto”, presieduta dal magistrato Gianni Caso, già giudice della Suprema Corte di Cassazione, al 1° Convegno Internazionale “Relazionalità nel diritto: quale spazio per la fraternità?” promosso da “Comunione e Diritto”, 18-20 novembre 2005, a Castelgandolfo (Roma), che ha visto un ricco scambio di riflessioni ed esperienze nei vari ambiti del Diritto.

Fraternità e diritto. Una proposta che ha radici antiche. Se ne trovano tracce nel Diritto romano, sviluppi nell’era medievale con l’istituto dell’”affratellamento”, per giungere al noto trinomio di libertà, uguaglianza e fraternità della rivoluzione francese, come rileva nel suo intervento in apertura il prof. Fausto Goria, dell’Università di Torino.

Ma quale fraternità? Apre un vasto orizzonte Chiara Lubich, fondatrice e presidente dei Focolari nel messaggio letto in apertura del Convegno: “La fraternità è iscritta nel DNA di ogni uomo, ne costituisce la vocazione ultima. Corrisponde al disegno di Dio di realizzazione piena dell’uomo e dell’umanità” e si può attuare, calando anche nel mondo giuridico il comandamento evangelico dell’amore reciproco.

 

In questa visione sono stati affrontati i vari ambiti del mondo del diritto e della giustizia.

Diritto internazionale:è emerso che il principio di fraternità può ispirare concreti modelli di intervento e metodi di analisi nell’attuale processo di crescente interdipendenza tra i popoli.

Diritto amministrativo: nel rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini, questo principio può costituire “un acceleratore” per attuare la partecipazione democratica, come ha rilevato l’avvocato Nino Gentile. Eloquente in questo senso la trasformazione di un quartiere degradato di Gela e la risoluzione di un grave conflitto tra campesinos e imprese minerarie in Perù.

Diritto privato: è stato affrontato sia il diritto di famiglia con la presentazione di nuove figure come quella del mediatore familiare per il sostegno della famiglia e la risoluzione delle controversie, sia il diritto d’impresa dove si è mostrato che la fraternità può temperare la logica del profitto e portare alla nascita di imprese gestite secondo i principi dell’economia di comunione.

Nel diritto penale, la prof. Adriana Cosseddu, dell’Università di Sassari, ha rilevato il fatto che il reato è oggi considerato essenzialmente come violazione della legge, più che come offesa alla vittima e come ferita al tessuto delle relazioni sociali. Per questo motivo – ha affermato – non ci si può limitare alla “giustizia retributiva”, ma occorre una “giustizia restaurativa” dei rapporti. E’ un nuovo stile di agire giuridico che fa andare “oltre” il “formalmente corretto” pur senza alcuna forzatura procedurale: situazioni che parevano senza via di uscita trovano sbocchi insperati di recupero.

E’ una rete di rapporti, legati dalla fraternità che si è intessuta in questi giorni di incontro. Continuerà ad essere attiva anche a distanza con lo scambio di esperienze, riflessioni, elaborazioni culturali per lavorare ad una giustizia sempre più rispondente ai bisogni dell’umanità.

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