Compagni di viaggio sui sentieri della riconciliazione

Sposati da quasi 35 anni, con tre figlie ormai grandi e un nipotino. La moglie è cattolica, lui evangelico. Trentacinque anni fa, non era certo facile affrontare una vita matrimoniale appartenendo a Chiese diverse.

E.: Sono cresciuta in un piccolo paese di soli cattolici. Mi resi conto della divisione fra le confessioni al momento di proseguire gli studi per insegnare alle elementari. Vivevo a Norimberga dove c’era un’università evangelica di pedagogia. Le scuole allora erano rigidamente divise in cattoliche ed evangeliche. Per non rischiare di non trovare mai un posto di lavoro, dovetti cercarmi un’università cattolica e trasferirmi ad Eichstätt.

P.: Ho trascorso la mia fanciulezza a Ochsenfurt sul Meno. Noi evangelici vivevamo in diaspora. Non avevamo alcun contatto con la parrocchia cattolica. Alla fine degli anni ’60 frequentai a Monaco un corso di specializzazione per scuole differenziali.

E.: Anch’io facevo parte dello stesso corso e lì ci siamo conosciuti e frequentati. In un primo tempo abbiamo spostato il pensiero di formare una famiglia. Allora tutte e due le nostre Chiese mettevano in guardia sui matrimoni cosiddetti “misti”.

Per una coincidenza ricevetti da un’amica un invito per un viaggio a Roma. Lo lessi di sfuggita, pensando a una gita turistica e decisi di prendervi parte. Mi ritrovai in un incontro ecumenico del “Centro Uno” del Movimento dei Focolari, del quale non conoscevo nulla. All’inizio non ero per niente entusiasta, ma poi mi ha affascinata la spiegazione fatta da Chiara Lubich della parola di Gesù del Vangelo di Matteo: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20). Non si diceva. “Dove sono due o più cattolici…”, e neanche “Dove due o tre evangelici…”, ma: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. All’incontro successivo ho invitato anche il mio amico.

P.: Abbiamo trovato il coraggio di fondare assieme una famiglia. Mi sono riproposto di amare la Chiesa di mia moglie come la mia. Naturalmente avevo anch’io difficoltà ad accettare forme di pietà tipicamente cattoliche, come quando le nostre figlie presero parte con orgoglio nei loro vestiti bianchi alla processione del “Corpus Domini”. Ci andai anch’io, ma solo per amore della mia famiglia.

E.: Per me era nuovo e inconsueto che lui leggesse ogni giorno un pezzo della Bibbia, secondo la sua tradizione evangelica. Per poco tempo l’ho lasciato da solo, poi – all’inizio solo per amore a lui – l’ho accompagnato. Ormai non potrei più farne a meno. Da quando abbiamo fatto nostra la meditazione di Chiara Lubich su Gesù in mezzo, concludiamo con la promessa comune di far di tutto perché Lui sia presente fra noi. Nonostante tutti i nostri sbagli, limiti e debolezze cerchiamo di rimanere nell’amore scambievole e di ricominciare sempre.

(E. e P. – Germania)
 

 

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