Nuova Umanità – Gennaio-Febbraio 2006

Editoriale

VENIRE ALLA LUCE. UNA RIFLESSIONE SUL SENSO DEL NASCERE OGGI – di Piero Coda –  «Venire alla luce» è una metafora che dischiude il senso di quanto accade al nascere di un’esistenza umana. Si offre qui in proposito una riflessione teologica disposta in tre brevi momenti: nel primo, ci si sofferma sul soggetto che viene alla luce – la vita, meglio questa vita; nel secondo ci s’interroga su come tale evento sia oggi percepito e sui pericoli d’oscuramento e di manipolazione cui esso va incontro nella “cultura” della tecnica e dell’economia globalizzata; nel terzo, infine, si torna sulla ricchezza di senso suggerita, per l’oggi, dalla metafora antica del «venire alla luce».

Nella luce dell’ideale dell’unità

INTERVENTO ALLA SECONDA GIORNATA DELL’INTERDIPENDENZA – di Chiara Lubich – Riportiamo il testo dell’intervento tenuto il 12 settembre  2004 a Roma in occasione della seconda “Giornata dell’interdipendenza”, promossa dal dott. Benjamin R. Barber.

FILOSOFIA E STORIA DELLA FILOSOFIA – di Pasquale Foresi – Parlare del rapporto tra filosofia e storia della filosofia ci spinge a riflettere preliminarmente su una questione di fondo. Una volta intrapresa la ricerca filosofica, emerge evidente la necessità di rivolgersi a tutti quei pensatori che hanno segnato il cammino filosofico dell’umanità, e interpellarli sulle loro scoperte. In realtà, ci si accorge subito che le soluzioni che essi ci offrono non rispondono pienamente alle nostre domande. Eppure continuiamo a ritornare da loro perché andiamo non tanto a cercare risposte, quanto a cercare loro stessi. Cerchiamo ciò che loro stessi erano, l’anima profonda del loro domandare, quella intuizione, quel qualcosa di sé e della loro esistenza che hanno lasciato, come dono, all’umanità.
Saggi e ricerche

IL PENSIERO METAFISICO DI LÉVINAS: UN’UTOPIA E UNA SFIDA ETICA – di Tomáš Tatranský – La filosofia di Emmanuel Lévinas rappresenta uno dei tentativi più notevoli di rinnovare il pensiero “dopo Auschwitz”. L’autore, dopo aver cercato di individuare i cardini più salienti della metafisica lévinasiana basata su un radicalismo etico che, in ultima analisi, preclude la reciprocità, si propone di “rileggere” Lévinas a partire dalle critiche che gli sono state avanzate da alcuni filosofi di stampo ermeneutico e fenomenologico (in particolare G. Mura, P. Ricoeur e J.-L. Marion), per giungere ad una valorizzazione, pur critica, dell’accentuazione lévinasiana della kenosi. Da lì si dischiude la possibilità di far dialogare il pensiero di Lévinas con l’autentica cultura cristiana, espressa da una “ontologia trinitaria”, dove l’essere viene compreso come dono di sé.

L’UOMO COME PRESENZA RELAZIONALE – di Sabino Palumbieri – Martin Buber, tracciando lo statuto ontologico dell’uomo, afferma che la sua struttura fondamentale è la relazionalità e il suo essere si configura metafisicamente come essere-in-relazione e cioè come apertura e dialogalità. Pertanto, l’uomo si costituisce come io attraverso il rapporto al tu e la sua presenza è percezione e attuazione dell’esigenza del costitutivo relazionale e dice essere-davanti: prae-esse, essere al cospetto. L’Autore si sofferma sulla realtà di tale presenza sottolineandone il rapporto con la corporeità, il silenzio, l’interiorità, la personalità, per poi mostrare come la persona tenda ad essere quella presenza inabitante nell’altro che suscita una risposta simmetrica che sfocia nella reciprocità nell’amore.

LA MUSICA E L’ESSENZA DEL TEMPO – di Chiara Granata – Tra le questioni che la musica ha posto con maggiore insistenza ai suoi ascoltatori, vi è quella relativa al tempo. Che cos’è il tempo? Qual è il nostro modo di concepirlo? E’ una domanda assolutamente fondamentale, e la musica sembra possederne in qualche modo il segreto. Alcuni spunti posti dalla riflessione musicale vengono messi a confronto con la pratica di ogni musicista.

Spazio letterario  

«Nuova Umanità» continua nelle sue pagine l’apertura di spazio dedicato alla produzione letteraria.
MAI DIRE MAI – di  Alessandro De Carolis                                                                               

Per il dialogo

Riportiamo il testo degli interventi svolti in parallelo durante il 1° Simposio «Ebrei e Cristiani in dialogo» organizzato dal Movimento dei Focolari e tenutosi a Castel Gandolfo (RM) dal 23 al 26 maggio 2005, nella sessione dedicata al tema della presenza e del silenzio di Dio nella tradizione cristiana ed ebraica.

PRESENZA E SILENZIO  DI  DIO NELLA TRADIZIONE CRISTIANA – di Gérard Rossé – La rivelazione di Dio del tutto singolare al popolo d’Israele avviene in una storia e attraverso esperienze non di rado dolorose. Un itinerario di fede spesso travagliato, manifestato già nelle proteste di un Giobbe o nelle riflessioni disilluse del Qohelet. Incontrare il Dio tre volte Santo non può non essere che un’esperienza travolgente di luce e di notte. Israele ha fatto l’esperienza di un Dio che promette benedizione ma poi ne sperimenta il silenzio, di un Dio vicino eppure inafferrabile. Questo prezioso patrimonio che è stato consegnato alle Scritture sacre e di cui la Chiesa si nutre, per i cristiani si apre ad una ulteriore, nuovissima comprensione in modo fondamentale e unico nell’evento della morte di Gesù per crocifissione e della sua risurrezione.

ALCUNI CENNI SULLA PRESENZA E SUL SILENZIO DI DIO NEL PENSIERO EBRAICO   – di Jack Bemporad – Parlare della presenza e dell’assenza di Dio nel pensiero ebraico significa innanzitutto chiarire come Dio agisce. Egli è il creatore e il sostenitore dell’ordine delle cose; pertanto se anche possiamo pensare soggettivamente che Dio sia assente, questa sua assenza è conseguenza delle nostre azioni. Si pone però anche il problema della prosperità dei malvagi e soprattutto quello della sofferenza del giusto. A queste domande rispondono il libro di Giobbe  e la figura del “servo sofferente” del secondo Isaia, sottolineando in maniera definitiva che non c’è un rapporto meccanico tra sofferenza e peccato e che al contrario, il vero timbro della persona religiosa è il prendere su di sé i pesi degli altri.

Libri   

CON MOUNIER ED OLTRE MOUNIER, VERSO UN NUOVO UMANESIMO – di Mauro Mantovani – Tra le celebrazioni accademiche del centenario della nascita di Emmanuel Mounier, si è svolto nel gennaio 2005 presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma un importante Convegno Internazionale su Persona e umanesimo relazionale: eredità e sfide di E. Mounier, dedicato agli sviluppi del personalismo comunitario e alle sue implicazioni a livello culturale, etico e politico. Gli Atti del Convegno, contenenti ben 55 qualificati interventi, sono stati raccolti in due volumi (Las, Roma 2005) curati da M. Toso, Z. Formella e A. Danese, dal titolo Emmanuel Mounier. Persona e umanesimo relazionale. Nel Centenario della nascita (1905-2005). Nel presentarne i contenuti, ci si sofferma soprattutto sulla rilevanza del patrimonio mounieriano sulla persona, sull’alterità e sulla comunione, così come sull’incidenza del “paradigma trinitario” nell’elaborazione del suo pensiero. Caratteristiche, queste, che rendono sempre attuale e coinvolgente e il suo messaggio di vita.

NUOVA UMANITÀ
XXVIII –  Gennaio – Febbraio – 2006/1, n.163
SOMMARIO

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