Dopo l’ultimo saluto

Il funerale di Chiara Lubich, celebrato alla Basilica di San Paolo fuori le Mura, è un evento che per l’imponenza della manifestazione e la partecipazione di tanti volti noti e meno noti ha generato stupore e meraviglia sulla maggior parte delle testate giornalistiche nazionali.

Sembra esservi un generale accordo per i 40.000 partecipanti, ma c’è chi si spinge fino a 50.000 (Liberal), per una celebrazione che ha visto «sedici cardinali e quaranta vescovi, cento sacerdoti, esponenti del consiglio ecumenico delle Chiese, ortodossi, anglicani, luterani e appartenenti ad altre religioni» (Osservatore Romano). Fra i partecipanti, i «focolarini di quattro generazioni […] pochi cartelli a denunciare la provenienza, come se tutti abbiano voluto confondersi in un solo gruppo» (Avvenire).

C’era «anche tanta gente comune» (il Resto del Carlino, La Nazione), per il saluto a questa «donna di intrepida fede mite messaggera di speranza e di pace», come sottolinea l’Osservatore Romano che riporta in prima pagina la lettera che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato al Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone.

«Sulla bara di legno chiaro un Vangelo aperto e tre garofani vermigli. Uno spruzzo di colore ben visibile anche da lontano» (Il Messaggero) ««lo stesso tipo di fiori che la Lubich acquistò il 7 dicembre 1943» (Il Tempo) «il giorno in cui iniziò la sua avventura spirituale, arrivata in tutto il mondo» (Avvenire), e che la collocano come figura di un Novecento «costellato di astri lucenti dell’amore divino», come riportano molte testate recuperando le parole del Card. Bertone.

«Se in vita questa “mite messaggera di pace”, secondo la definizione di Papa Ratzinger, ha costruito ponti per unire i diversi, radunando ebrei e indù, musulmani e ortodossi, dialogando con tutti, senza preclusioni, lasciando fuori dalla porta le diffidenze, anche da morta la Lubich riesce nell’intento» (Il Messaggero). «Sull’onda di un lunghissimo, interminabile applauso […] hanno preso la parola per una serie di testimonianze, in stile tipicamente focolarino, rappresentanti di religioni orientali, dell’islam, dell’ebraismo, di confessioni cristiane» (Avvenire). È «il “miracolo” di Chiara: religioni unite per l’addio» (Il Messaggero).

«Politici e religiosi insieme […] impressionante partecipazione a Roma» (Liberal). Il colpo d’occhio dei politici presenti e raccolti attorno al feretro di Chiara fa da sfondo ai titoli dei giornali che seguono le vicende elettorali italiane. «Funerale di larghe intese. Destra e sinistra fianco a fianco per omaggiare Chiara Lubich» (Il Tempo) e via via si snocciolano i nomi dei parlamentari e degli amministratori presenti: «una platea politica rigorosamente bipartisan» (Il Tempo) perché «l’amore è contagioso. Quando lo capirà anche la politica, cambierà la storia del mondo» (Liberal).

Chiara, «una madre» così è stata definita da «un monaco buddista» (Il Messaggero), la cui vita è stata «un canto all’amore di Dio» (Avvenire). «Chiara ha trascorso la sua vita a piantare semi di amicizia in ogni angolo del pianeta […] tra la folla si intravedono copricapi colorati, donne in saari, marocchini col fez e un gruppo di camerunensi con un cappello alquanto eccentrico […] sono arrivati da ogni dove per dirle ancora una volta “grazie”» (Il Messaggero). Testimone di un’«utopia spericolata» (Avvenire) ma al tempo stesso in costante sintonia con il magistero della Chiesa e con i Papi, come rimbalza su quasi tutti i giornali che riportano l’autorevole giudizio contenuto nella lettera del Santo Padre.

«Il focolare del Novecento» (Il Foglio) non cessa con la scomparsa di Chiara, e viva presenza sono ancora le prime sue compagne che, dietro al feretro, «camminano tenendosi per mano. A vederle, tutte coi capelli candidi, col cappotto scuro, sembrano sorelle. Sono seguite da Marco Tecilla, il primo focolarino e don Oreste Basso […] l’unico del gruppo che non riesce a trattenere le lacrime» (Il Messaggero). «La sua eredità passa ora alla sua famiglia spirituale» (Liberal), composta da «14 milioni di cuori» tenuti assieme dalla «Parola di vita […] le meditazioni bibliche della Lubich: un tesoro offerto a tutti dal 1944» (Avvenire). 
A cura di Alberto Lopresti

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