Una visione universale d’amore

I problemi del terzo mondo non sono uno scherzo. Esigono uno spostamento massiccio di beni: un ridimensionamento, una formidabile messa a punto. E tutto ciò noi non lo sappiamo fare.

Non siamo in grado di disegnare progetti completi sul mondo nel suo insieme, nemmeno allo scopo di beneficarlo, perché occorre un amore universale.

Qui deve entrare in gioco Colui che ha creato questo mondo, ne sa i destini, e scruta i più reconditi pensieri degli uomini, le loro aspirazioni e le possibilità spirituali e materiali dei popoli.

Colui che conosce anche per diretta esperienza quest’umanità, Colui che riassume l’umanità perché non è un uomo, ma l’Uomo: Egli solo può accendere in noi uno spirito e una visione universale d’amore. Giovanni XXIII, ad esempio, ci dice che il superfluo da darsi a chi non ha è misurato dal bisogno altrui.

Ma chi misurerà le necessità di tutti gli altri nostri fratelli, se non qualcuno che ha in sé la misura della umanità? E questi non è che Cristo.
E la sua azione sul mondo la vuol fare generalmente attraverso i cristiani. E la può fare con coloro in cui, per la carica di amore, Egli vive ed agisce pienamente.

Allora i programmi che essi faranno saranno illuminati dalla sua sapienza e s’attueranno, nonostante tutte le difficoltà.

 Tratto da “Cristiani sottosviluppati” pubblicato in: Chiara Lubich, Scritti Spirituali/2 – L’essenziale di oggi, Città Nuova Editrice pp. 158-159 ed. 1997

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