Il perdono di Don Marco

“Servire Gesù nel fratello, sia come cristiano sia come sacerdote, è per me una delle cose più belle da vivere. Spesso “l’altro” è un emarginato, un escluso dalla società che mi passa accanto. Essere coerente con il Vangelo, significa allora  poter entrare nelle ferite che il fratello vive, cercando di sanarle insieme a lui, ma senza attendersi niente in cambio.

E’ successo così anche quando il sindaco del paese dove svolgevo il mio ministero mi ha chiesto di occuparmi di alcune famiglie legate ai clan della criminalità, famiglie che sembrava volessero cambiare vita. Per loro sono stati trovati una casa e un lavoro onesto, abbiamo operato per una reale integrazione nella comunità, ma nessuno di loro ha mai colto l’opportunità offerta: le regole stabilite puntualmente sono state disattese, i genitori hanno continuato a rubare di notte senza mandare i figli a scuola di giorno; anche io mi sono sentito complice di questo fallimento e di un degrado sempre più inaccettabile.

Il fondo l’ho toccato però quando, a seguito di una mia chiara richiesta di rispettare i patti, le famiglie mi hanno denunciato per scasso, furto e violenza, anche verso una donna incinta. Ero veramente nei guai, circondato da gente che ora mi giudicava e mi guardava con scherno e derisione. “Perché?”- mi sono chiesto – “Perché tutto questo?” In fondo mi sono mosso per Dio  presente negli ultimi, negli emarginati, nei soli e… anche nei delinquenti. Condividendo questi dolori con altri sacerdoti con i quali viviamo insieme la spiritualità di comunione, ho trovato la forza di credere ancora una volta all’Amore di Dio per me anche in questa situazione; lì ho deciso di perdonare coloro che mi avevano fatto del male, ma anche di lottare per il trionfo della giustizia.

Una sera ho chiesto ai fedeli più vicini della parrocchia di pregare per me. Poi sono andato a casa dei miei accusatori per affrontarli a viso aperto e alla fine hanno ritirato tutte le denunce. Era già notte fonda, ma sono passato ugualmente nelle case dei miei parrocchiani e li ho trovati ancora a pregare in ginocchio, e tutto il Vangelo mi è apparso come chiara verità che, a suo tempo, porta frutto.

 

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