La preghiera planetaria dei giovani per la pace

"Con la certezza di aver raggiunto il cuore del Padre con la nostra preghiera planetaria, oggi più che mai assicuriamo il nostro impegno a non riposare, affinché scoppi la pace" dicono i giovani di Bahia Blanca (Brasile). "Abbiamo un Alleato d’eccezione, possiamo farcela…" scrivono da Barcellona. "Scegliamo di vivere 'la fraternità infinita' come antidoto a ogni violenza", così da Nantes Francia. "Siamo in prima fila, pronti all’ 'offensiva dell’amore'", da Los Angeles.

Questi, alcuni dei molti echi giunti via fax e e-mail da giovani di tutto il mondo dopo il collegamento telefonico planetario di domenica scorsa che aveva messo in comunicazione migliaia di giovani da oltre 70 città nei 5 continenti: da New York a Mosca, da Hong Kong a Toronto, da Fontem (Camerun) a Dallas, Brasilia, Buenos Aires, Bombay sino alla Nuova Caledonia (Australia). Giovani cattolici, ma anche cristiani di altre tradizioni, musulmani, ebrei e indù.

Un’iniziativa definita da molti “un’esperienza di unità planetaria”, una potente iniezione di speranza e coraggio nel clima di “paura globale” che si respira. E’ stata promossa dai “Giovani per un mondo unito”, espressione giovanile del Movimento dei Focolari. Segna il culmine della Settimana Mondo Unito, giunta alla sesta edizione, una settimana densa di iniziative per la pace, l’unità e la solidarietà.

Ed è proprio la drammatica situazione mondiale di queste ore che ha spinto questi giovani ad imprimere un nuovo slancio, una nuova radicalità all’impegno di vivere e pregare per la pace e l'unità.
E’ perciò che è stata per tutti i giovani un momento culmine del collegamento, la preghiera finale “all’unico Dio”, nella certezza di “strappare dal Cielo la grazia della pace” con “la promessa di essere portatori di pace, non solo dove vi è violenza, ma dovunque dove siamo ” (da Catania).

Chiara Lubich aveva lanciato un messaggio che – come scrivono i giovani di Hong Kong – "ci ha dato la chiave per vedere Dio che agisce nella storia anche dietro gli avvenimenti dolorosi". Chiamava i giovani a "testimoniare con più forza il grande Ideale che Dio ci ha dato: l'unità". Chiara ha comunicato loro quanto le hanno scritto dalla Thailandia: “Se esistono persone capaci di sacrificare la vita per una causa che provoca la morte, noi dobbiamo essere felici di dare la nostra vita per il bene, per l’unità”. Questo l’antitodo più radicale all’attuale drammatica situazione mondiale.

E la risposta è stata senza mezze misure. "Mi ha impressionato la possibilità di dare la vita per il mondo unito: sento che Gesù mi richiede questo, mettendo da parte tutto il resto”. (da Catania) "E' la risposta concreta alla sfida drammatica in cui viviamo oggi" (dal Portogallo).

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