Loppiano Lab, ai nastri di partenza

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Errare è umano, si sa, mentre perseverare pone addirittura seri interrogativi. Come nel caso di LoppianoLab. Dopo l’appuntamento dello scorso anno, gli organizzatori – imperterriti – hanno messo mano alla nuova edizione (15-18 settembre), nonostante l’abbondanza di iniziative inflitte in settembre agli italiani di qualsiasi territorio.

cittadella di Loppiano, Polo imprenditoriale Lionello Bonfanti, Istituto universitario Sophia e Gruppo editoriale Città Nuova – che vantavano grande passione (e un po’ di follia) per l’idea e scarso tempo disponibile per realizzarla. Per di più si trovarono in concorrenza addirittura dei santi. O meglio di una beatificazione, quella di Chiara Luce Badano, morta venti anni prima, che si sarebbe svolta il fine settimana successivo a LoppianoLab. La festa per quella diciottenne avrebbe attirato in massa a Roma la gente dei Focolari.

«La nutrita partecipazione fu davvero inaspettata – ricorda Danilo Virdis, direttore generale di Città Nuova –, anche perché il carattere sperimentale dell’iniziativa aveva consigliato di non fare pubblicità più di tanto». Le migliori aspettative si attestavano nell’ordine di 600-800 persone. Ne arrivarono oltre tremila, e non certo per un solo giorno.
«Un afflusso del genere – commenta Virdis – rivelò due fattori determinanti: interesse e attesa. Entrambi corroborati da un ingrediente non meno decisivo, l’apprezzamento di chi era venuto. Segnali, questi, che ci hanno spinti a proseguire».

La prima edizione è stata una scommessa, in cui fu però subito colta e apprezzata una peculiarità. «Il suo carattere di laboratorio – indica Virdis –. Non uno dei tanti convegni per comunicare qualcosa, ma un “tavolo” lungo quattro giorni, al quale fummo chiamati a lavorare e sperimentare risposte e prospettive a beneficio dell’Italia, in un intreccio di generazioni, professioni, percorsi culturali, Nord, Centro e Sud».
Anche al Polo imprenditoriale Bonfanti – dove operano oltre venti aziende dell’Economia di Comunione (EdC) ed è il punto di riferimento per le altre 200 presenti in Italia –, l’Expo e la prima Convention dell’EdC Italia connessi a LoppianoLab misero in luce «la forte esigenza – sostiene Eva Gullo, presidente di E. di C. Spa, che gestisce il Polo – di creare una rete di relazioni e contatti tra le varie realtà imprenditoriale EdC e non». Tanto che, «già nel corso della manifestazione, ma ancor più nell’anno che è seguito, abbiamo ricevuto da più parti l’invito a far crescere questo piccolo segno di un nuovo modello economico, di un’impresa civile a servizio del bene comune».

Vent’anni fa Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei focolari, dette vita all’Economia di Comunione. Durante LoppianoLab si svolgerà una celebrazione italiana del cammino compiuto, dopo quella internazionale tenutasi in Brasile a maggio.
La riflessione dello scorso anno ruotò attorno ai termini unità e innovazione – “Quale Paese, quale unità? Innovare in economia formazione e cultura” fu il tema portante –, ritenuti dagli organizzatori fattori cruciali di coesione sociale e sviluppo sostenibile nel pieno della crisi.

Quest’anno la situazione economica è diventata ancora più critica e la priorità individuata, anche nella logica delle celebrazioni unitarie della Nazione, è quella della rete. Da qui, il titolo “Sperare con l’Italia. In rete per il Bene comune nel 150° dell’Unità”. Certo, diciamola tutta: “mettersi in rete”, “fare rete” sono spesso diventati quasi slogan dal modesto significato. Ma conservano la loro validità perché rimandano al principio di stampo comunitario del “nessuno si salva da solo”. Un dato che i quattro soggetti promotori intendono sganciare dallo stato di necessità del momento e proporlo come paradigma per un agire corale ricco di opportunità. Ma “fare rete” non è sufficiente, se l’operazione non poggia su un “essere rete”, ovvero su una cultura che valorizzi ogni nodo, i nodi nel loro complesso e i legami tra nodo e nodo.
In buona sostanza si delinea una sfida. Perché sul “fare rete” e sull’“essere rete” chi è animato dal carisma dell’unità come Loppiano, Sophia, il Polo e Città Nuova ha necessariamente qualcosa da dire, investito com’è di una responsabilità ecclesiale e civile che sollecita a cercare e interrogarsi costantemente. Meglio se insieme, com’è nella formula LoppianoLab. Formula, ricerca e risultati che saranno verificati nel convegno principale, domenica 18.

«Oggi è imprescindibile un dialogo tra le discipline scientifiche e le diverse culture – sottolinea Piero Coda, teologo e preside dell’Istituto universitario Sophia –. Così nei quattro giorni di incontri di LoppianoLab affronteremo argomenti economici, sociali, culturali e anche teologici, tanto da guardare alla Trinità come via della vita pure per questo tempo». A partire infatti dall’ultimo libro di Coda Dalla Trinità (Città Nuova ed.), si svolgerà una serata di dialogo tra teologia, filosofia, cinema e arte «per cercare – evidenzia Coda – nuove sinergie tra cultura, economia, formazione, innovazione e favorire la coesione nazionale nel 150° dell’unità d’Italia».

Lo scorso anno la presidente dei Focolari, Maria Voce, inviò un saluto tutt’altro che di circostanza. La missiva suonò subito come un testo programmatico, quasi che fosse l’autrice a credere nell’iniziativa più degli organizzatori stessi. Le piaceva la nuova possibilità di «esplorare e percorrere insieme vie nuove» e auspicava che da LoppianoLab emergessero «tante idee che, con una forte spinta spirituale, mettano in moto le qualità che hanno fatto grandi gli italiani» e poter dare «una prospettiva di speranza e un apporto costruttivo a una rinnovata identità morale, sociale e culturale del Paese».

Poveri organizzatori, davanti ad attese di tale caratura. Ma la presidente Voce andò più in là: «Questo appuntamento può essere un momento dimostrativo che il Vangelo di Gesù, riletto in chiave dell’unità, è capace di “fare storia” ancora oggi». Come potevano, allora, i promotori non essere perseveranti? Così, durante l’anno, si sono tenuti vari appuntamenti, che hanno coinvolto anche un Premio Nobel. Segno che il laboratorio è già permanente.

Di Paolo Lòriga (cittanuova.it)

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