Charlie Hebdo: il dialogo per frenare la barbarie

22 Comments

  • Como la mayoria de los que comentaro, estoy mucho más de acuerdo con lo que el Papa dijo hoy en Filipinas que con este articulo, que apoya abiertamente (comenzando por la imagen) el modo de concebir la libertad de expresion de “Charlie” . Si bien es repudiable la violencia (y particularmente el terrorismo)… Cito al Papa:”la libertad de expresion tiene límites”. “No se puede provocar, no se puede insultar la fe de los demás. No puede uno burlarse de la fe. No se puede”.

  • Grazie di questo articolo che spero possa essere approfondito. Cosa vuol dire in concreto “vero dialogo”, “via della stima reciproca”, “reale fraternità universale”? Io comincerei col non avere paura di scrivere in grande sulle nostre pagine facebook “Je suis Charlie”. Ci sono momenti in cui bisogna uscire da una troppo comoda prudenza e decidere da che parte stare .

  • Apprezzo e condivido il contenuto del vostro messaggio.
    Invito però anch’io a dissociarsi dallo slogan che in questi giorni tutto ingloba e tutto copre, Je suis Charlie Hebdo, perché quello non è certo un esempio di giornalismo da seguire o da sottoscrivere silenziosamente , pur in presenza di una esecrabile barbarie.
    JE SUIS DIALOGUE ET RESPECT

  • Bel messaggio di condanna alla violenza, che condivido ed apprezzo.
    Auspicherei però anch’io la dissociazione dallo slogan Je suis Charlie Hebdo perché la riflessione che sta maturando nel web porta a mettere bene i puntini sulle “i” . Pur nella condanna totale della violenza, identificarsi con quel giornale ha un peso preciso e non accettabile. La tua libertà di satira finisce dove inizia il mio essere più profondo.

  • Plus de 300000 personnes ont défilé ce dimanche dans la ville de Lyon où j’habite, pour une liberté d’expression respectueuse de l’autre différent. Nous avons vécu une manifestation solidaire et respectueuse pendant 3 heures de temps, en lien aussi avec tous les pays dans lesquels il est impossible de manifester. Il y avait beaucoup de familles avec de jeunes enfants, des jeunes, des “post 68”. Nous avons senti un tournant dans notre histoire.

  • (continuación) Por eso no puedo decir que soy Charlie, porque no comparto su modo de ridiculizar y despreciar, que creo sólo aporta desunidad entre las personas, las naciones y las religiones. El asesinato y la violencia son una respuesta errónea y desproporcionada, que sólo aporta destrucción. Como cristianos nos toca rezar y amar a todos, víctimas y verdugos y CREAR UNIDAD

    • Concordo plenamente com você Ana!
      Também não posso dizer que sou Charlie… Repudio qualquer ato de violência, ou seja, sou contra a realização de atos terroristas. Por outro lado, não sou a favor da liberdade de expressão que insulta, deprecia, pisoteia e desrespeita a fé de outras pessoas…

  • Con profundo respeto por la libertad de expresión y rechazo total a la violencia , comparto sin embargo una reflexión: en nombre de esa libertad de expresión y de prensa no creo que se debe insultar, despreciar, blasfemar, pisotear o burlarse de la fe o de los valores de las personas, ni atacar de modo sistemático a las comunidades musulmana o cristiana. (sigue)

  • A mio parere, fermo restando che il comandamento”Non uccidere” è sempre valido a nome di nessuno, parlando di (…) -stima reciproca e di fraternità universale, il primo pensiero è quello del rispeto reciproco del non fare agli altri ciù che non vorresti fatto a te. Irridere su una realtà nella quale è riposto il proprio credo, non è rispettoso della libertà di nessuno. Ci sono tanti modi per mantenere anche il proprio posto di lavoro e non credo sia quel tipo di scelta encomiabile.

  • Merci pour ce message qui encourage `au dialogue; la liberté d’expression a une limite, celle du respect de la différence, de la personne… la liberté d’expression ne peut être une affirmation individualiste à outrance.. sans contenir l’autre dans sa différence.. c’est pourquoi merci pour votre message qui inclue le respect et l’estime réciproque.

  • les journalistes et humoristes doivent aussi respecter les convictions des autres personnes. Parfois, certains vont plus loin que le rire, la plaisanterie et arrivent à l’insulte, au mépris déguisés, s’attirant ainsi des haines, des désirs de vengeance, la volonté de leur clouer le bec et de casser leur crayon. Alors, les fanatiques exécutent leurs basses oeuvres jusqu’au massacre abominable.

  • Isis e terrorismo saranno una minaccia seria fino a quando: qualcuno (Onu?) non elimini l’isis (azione più facile di quelle in Afghanistan, Iraq, ecc.) e non blocchi le azioni di israele sui palestinesi, Israele non riconosca la Palestina stabilendo relazioni paritarie; e tutti i musulmani (imam, ecc.) non prendano una posizione di rigetto ed espulsione dei terroristi tipo scomunica.
    Il dialogo dovrà invece continuare coi musulmani “normali” ma le due questioni non vanno messe insieme.

  • Sono totalmente d’accordo con Cristiana Formosa di togliere lo slogan “Je suis Charlie”, appunto perché sembra che stiamo appoggiando anche il messaggio satirico e, purtroppo molte volte offensivo di questo giornale. La condanna alla violenza senzaltro va mantenuta. Grazie!

  • Sarebbe possibile pubblicare il messaggio di Chiara Lubich alla Settimana Mondo Unito del settembre 2001, di pochi giorni dopo le “torri gemelle”? Lo ricordo come un segno di profezia e speranza in un momento altrettanto sconvolgente

  • El camino es el diálogo, aunque sea difícil. Renuevo la pasión por el diálogo en cada uno de las relaciones laborales y personales que me rodean para colaborar con mi “granito de arena”.

  • La vida de una persona vale más que cualquier ideología. Es hora de que la humanidad entienda -más allá de toda frontera, pensamiento, orientación política, religión…- que los conflictos, TODOS los conflictos, se pueden y deben resolver con el diálogo.

  • Ringrazio per questo messaggio che incoraggia il dialogo, condannando la violenza, come ha detto il Papa, esortando ad opporsi alla violenza di qualunque genere, fisica o morale. Vi chiederei però di togliere da Facebook lo slogan Je suis Charlie perché a mio parere costituisce una identificazione col messaggio satirico del giornale più che un appello al dialogo e alla pace.
    Cristiana Formosa, Palermo

  • “They may torture my body, break my bones, even kill me. Then they will have my dead body, but not my obedience.” MKGandhi

  • Mi piace questo articolo perché richiama valori che condivido. Ritengo che la propria libertà debba essere esercitata con prudenza, nel rispetto delle differenze.

  • E’ estremamente importante il dialogo, perchè anche la satira può rappresentare una forma, pur minore, di violenza. Mai, però si può rispondere con la violenza di nessun tipo!!! Mi associo all’impegno di NetOne!!!

    • Merci pour ce message qui encourage `au dialogue; la liberté d’expression a une limite, celle du respect de la différence, de la personne… la liberté d’expression ne peut être une affirmation individualiste à outrance.. sans contenir l’autre dans sa différence.. c’est pourquoi merci pour votre message qui inclue le respect et l’estime réciproque.

    • Mi unisco anch’io all’impegno espresso da NetOne e dai commentatori. Il dialogo è l’unica via, e può cominciare anche da me. Buon anno!

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