Il primato dell’ “essere” sul “fare”

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“Cosa ne pensi?”, “cosa faresti se fossi al mio posto?”. Quante volte qualcuno ci chiede una mano o capiamo che ne avrebbe bisogno, o ancora siamo certi che per aiutare quell’amico, fratello, quella persona, si dovrebbe davvero “fare così”.
In poche righe tratte da “Meditazioni”, il volume che raccoglie i suoi primissimi scritti spirituali, Chiara Lubich ci invita a cambiare prospettiva e a metterci dalla parte di Dio per avere non il nostro, ma il Suo amore verso chiunque.

C’è chi fa le cose “per amore”. C’è chi fa le cose cercando di “essere l’Amore”.
Chi fa le cose “per amore”, le può far bene,
ma credendo, ad esempio, di fare un gran servizio ad un fratello, magari ammalato,
può annoiarlo con le sue chiacchiere, coi suoi consigli, coi suoi aiuti: con una carità poco indovinata e pesante.

Poveretto: lui avrà un merito, ma l’altro ha un peso.
E questo perché occorre  “essere l’Amore”.

Il nostro destino è come quello degli astri. Se girano sono, se non girano non sono.
Noi siamo – nel senso che non la nostra vita, ma la vita di Dio vive in noi –
se non smettiamo un attimo d’amare.

L’amore ci stanzia in Dio e Dio è l’Amore.
Ma l’Amore che è Dio, è luce e con la luce si vede se il nostro modo di accostare e servire il fratello è conforme al Cuore di Dio, come il fratello lo desidererebbe, come sognerebbe se avesse accanto non noi, ma Gesù.

Chiara Lubich

Tratto da: “C’è chi fa le cose per amore”, in: Chiara Lubich, Scritti spirituali/1, pag. 51. Città Nuova Ed., 1978.

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