La solidarietà ai tempi del Coronavirus

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Molti in tutto il mondo i gesti concreti di sostegno, comunione e condivisione di storie di speranza per diffondere l’“antivirus” della fraternità.

“Non sono più ‘io che ho paura del contagio’ oppure ‘io che me ne frego del contagio’, ma sono IO che preservo l’ALTRO. Io mi preoccupo per te. Io mi tengo a distanza per te. Io mi lavo le mani per te. Io rinuncio a quel viaggio per te. Io non vado al concerto per te. Io non vado al centro commerciale per te. Questa è un’occasione per trasformare un’emergenza in una gara di solidarietà̀”.

Con queste parole una giovane dei Focolari in un ampio post su Facebook incoraggia ad un cambio radicale di mentalità e di azione in questi giorni in cui il suo Paese, l’Italia, è salito al secondo posto nella classifica mondiale delle nazioni colpite dal Coronavirus. Una diffusione che si sta propagando in tutto il mondo, producendo una crisi i cui effetti indiretti sulla tenuta dei vari Paesi colpiti sono molteplici: dal sistema sanitario alla scuola, all’economia.

“Pur comprendendo le preoccupazioni che oggi angosciano tanti attori economici – scrive l’economista Luigino Bruni, coordinatore internazionale dell’Economia di Comunione -, riteniamo che il ruolo delle “imprese civili” non possa esaurirsi solo nella contabilità dei danni e nel contribuire alla diffusione degli allarmi.  È questo il momento di dimostrare che lo Stato siamo noi. E che la responsabilità sociale di impresa non è solo uno strumento di marketing ma è una pratica reale che si attiva soprattutto nel momento della crisi: dimostrando attenzione ai beni comuni (la salute, il lavoro), praticando una comunicazione corretta, formulando proposte concrete e sostenibili con una visione d’insieme, attivando azioni concrete rivolte alle persone più fragili, valorizzando un sistema fatto da imprese, famiglie, scuole, università, organizzazioni ed enti che diventino protagonisti di una nuova e indispensabile solidarietà proattiva”.

Bruni cita una storia di responsabilità sociale di questi giorni, quella di Mahmoud Ghuniem Loutfi, che lavora come rider a Torino (Italia). Per riconoscenza verso la città che lo ha accolto ha comprato mascherine per la Croce Rossa locale. Non ha pensato al proprio danno economico ma si è chiesto che cosa poteva fare per la sua comunità, e quindi anche per sé stesso. Come Mahmoud, in questi giorni tanti stanno sperimentando esperienze di cooperazione, condivisione e solidarietà.

Gloria, una giovane dei Focolari in Cina ci racconta da Hong Kong come la tecnologia aiuti a mantenere i contatti fra le varie persone: “cerchiamo di organizzare incontri in videoconferenza per restare sempre più uniti in questo periodo speciale. Visto che adesso bisogna stare di più a casa, il tempo che trascorriamo con i familiari è utile per capire di più le loro problematiche e sofferenze”.

Caritas Lee vive a Ulsan, in Corea. Racconta di una raccolta fondi alla sua università. “L’obiettivo era raccogliere 500,000 won (€380). Dato che si trattava di piccole donazioni, ho pensato di partecipare ricordando le 1595 persone infettate e identificate in quel momento. Ma è successa una cosa meravigliosa: sono stati raccolti 46 milioni di won (€35.360) donati all’ospedale diocesano e al distretto sanitario di Daegu, la regione più colpita”. Dopo questo gesto altre università hanno voluto raccogliere fondi per aiutare il sistema sanitario. Non solo! “Tanti i volontari, medici e infermieri – spiega Caritas Lee – che vanno ad aiutare gratuitamente in ospedale. Alcuni proprietari di case invece non vogliono ricevere l’affitto mensile, o ancora alcune persone portano il cibo davanti casa per coloro che non possono uscire”.

Yopi vive proprio a Daegu. La sua casa si trova vicino un ospedale pertanto si sentono di continuo le sirene delle ambulanze. “All’inizio quando le sentivo pregavo per i pazienti. Poi ha iniziato a prendermi l’ansia. Con l’inizio della Quaresima ho deciso di recitare ogni giorno il Rosario. Piano piano l’ansia lasciava posto ad una pace nel cuore”.

Micaela Mi Hye Jeong invece scrive da Gumi, sempre in Corea. “Qui stiamo preparando 150 mascherine da distribuire nei posti di più urgenza. Abbiamo pensato: invece di procurare le mascherine usa getta che inquinano l’ambiente possiamo realizzarle noi stessi con cotone lavabile. In questo periodo gelido e bloccato dalla paura ho sentito come il mio cuore si scaldava con questa possibilità di vivere concretamente il Vangelo”.

In Brasile, Armando, imprenditore EdC, ha un’azienda che lavora nel settore sanitario. “In questo periodo mascherine e disinfettanti hanno avuto prezzi fino al 500% in più rispetto al normale – racconta -. Mi sono chiesto: come imprenditore EdC come posso testimoniare ciò in cui credo e per cui vivo? Ho quindi deciso di andare contro i prezzi praticati dal mercato vendendo i miei prodotti con prezzi fino al 50% (o più) inferiori ai miei concorrenti, ed è bello avere il sostegno dei miei dipendenti per sostenere questa politica”.

Volontari della Protezione Civile impegnati nei controlli sanitari nell’aeroporto “Milano Malpensa”.

In Italia alcuni giovani dei Castelli Romani si sono offerti per fare la spesa al supermercato con consegna gratuita a domicilio. “Se avete più di 70 anni o avete patologie e per precauzione preferite rimanere a casa ci incarichiamo noi della vostra spesa – si legge nel messaggio WhatsApp -. Alla spesa nun ce pensà, Superiamo Presto Questa Realtà”.

E sempre dall’Italia, don Paolo, parroco di Gorgonzola, un paesino in provincia di Milano famoso in tutto il mondo per il formaggio, insieme al sindaco sono andati ad incontrare i sindaci di alcuni comuni nella “zona rossa”, consegnando quattro pezzi di formaggio, “segno della vicinanza della nostra gente alla loro popolazione – spiega don Paolo -. Segno per me di voler donare un antivirus, l’antivirus della fraternità. (…) L’attenzione che dobbiamo avere per non contagiare va vissuta non nella forma del sospetto, ma nella forma di un atto d’amore reciproco che ci doniamo vicendevolmente. E allora anche le privazioni che ci sono richieste, credo sia importante viverle proprio come atto d’amore nei confronti dei fratelli”. Questa è l’occasione giusta per trasformare l’emergenza in una gara di solidarietà.

Lorenzo Russo

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