Il vaccino, un bene globale


Ha preso il via oggi alle 13.00 ora italiana “A Vaccine for all – Vaccino per tutti” la campagna mondiale per l’accesso globale ai vaccini contro il Covid-19, insieme a un’azione-simbolo per portare cure e la possibilità della vaccinazione alle popolazioni  che vivono lungo il Rio delle Amazzoni in Brasile.

A promuoverla è una rete internazionale di oltre 40 organizzazioni di diversi Paesi, appartenenti a svariate culture e religioni.

“La possibilità di essere vaccinati non dovrebbe essere un’esperienza per pochi privilegiati, ma il diritto di ogni persona. Per questo lavoriamo sia a livello politico che comunitario per garantire ad ogni persona il proprio diritto al vaccino”. È di Conleth Burns, giovane nordirlandese di 23 anni, laureato in Legge, l’intervento di apertura della conferenza stampa che ha dato il via alla campagna. La data non è stata scelta a caso: è la vigilia del Vertice mondiale del G-20. Mario Bruno, italiano, presidente internazionale del Movimento Politico per l’Unità, promotore della campagna insieme ai Giovani per un Mondo Unito dei Focolari, chiarisce che è stata scelta perché proprio domani si conoscerà verso quale soluzione si orienterà la comunità internazionale: la sospensione o la condivisione dei brevetti, con una sorta di ‘patent pool’ con cui le case farmaceutiche decidono di condividere le licenze per la produzione dei propri prodotti nei Paesi più poveri. “Chiediamo che si realizzino accordi con le imprese farmaceutiche produttrici per stabilire prezzi calmierati alla portata anche dei Paesi più poveri e che i Governi, spinti dal desiderio di attuare la fraternità universale e non da nuove forme di colonialismo, finanzino i vaccini anche per gli altri Stati più poveri.”.

Accanto a questa mobilitazione globale parte in contemporanea una campagna sanitaria nella regione amazzonica del Pará (Brasile) in sostegno al progetto “Barco Hospital Papa Francisco” che opera dal 2019 per le popolazioni dei “ribeirinhos” che vivono lungo il Rio delle Amazzoni e non possono raggiungere i luoghi di cura.

A spiegarlo è Klara Piedade, giovane laureata in Giurisprudenza dello Stato del Parà in Brasile. Rappresenta i Giovani per un Mondo Unito dei Focolari che hanno promosso la campagna all’interno dell’ultima edizione della Settimana Mondo Unito che quest’anno aveva il proprio focus nel concetto e nella pratica della “cura” in ogni ambito: politico, ambientale, sociale, economico. “Come brasiliana posso dire che la realtà della pandemia per le popolazioni indigene e fluviali è molto peggiore dei dati ufficiali. Si tratta di persone per lo più dimenticate dalla società, lontane dai centri urbani e dai luoghi di cura e che oggi vivono non solo una crisi sanitaria, ma anche una crisi sociale, economica e ambientale. Con questa campagna proponiamo una donazione online per curare e sostenere gli abitanti di questa regione che vivono sulle rive del Rio delle Amazzoni e che non hanno accesso all’assistenza sociale e sanitaria”.

Edson Galego, infiermiere brasiliano che vive a Obidos nella bassa Amazzonia lavora direttamente al progetto: “Dal settembre 2019 la nave-ospedale Papa Francesco ha già raggiunto oltre 700 mila abitanti lungo il Rio delle Amazzoni, grazie all’ impegno di tanti volontari e aiuti economici, che comunque non bastano. Ciò che serve in questo momento sono i vaccini e lo Stato assiste soprattutto coloro che vivono nei centri urbani. Ora la situazione si è aggravata: siamo nel periodo delle grandi piogge, il livello del fiume è salito, inondando le comunità lungo il fiume, impedendo la pesca e la navigazione verso le città per comprare cibo, farmaci e materiale sanitario e altri generi di prima necessità. Crediamo che soltanto con una rete mondiale possiamo veramente puntare alla fraternità universale, e insieme abbracciare concretamente questo pezzo di umanità, sofferente ed esclusa”.

Sr. Alessandra Smerilli (Sottosegretario del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, coordina la task-force Economia della Commissione vaticana COVID) evidenzia l’aspetto legato alla giustizia:   “Qui non si tratta di fare la carità: – spiega – a chi sta peggio di noi, non si danno le briciole. E’ una questione di debito di giustizia nei confronti di chi è più povero. Non ci salveremo se non tutti insieme, come ci ha ricordato papa Franceso. Cioè: non saremo salvi finchè non saremo tutti curati, soprattutto i più vulnerabili, poveri e dimenticati. Credo che questo progetto vada nella direzione giusta: la sospensione almeno temporanea dei brevetti, ma anche la calmierazione dei prezzi. Sappiamo anche che è una questione di distribuzione delle tecnologie: dovremmo anche essere in grado di studiare vaccini che non vengono solo progettati nella parte occidentale del mondo. Tutto questo è molto difficoltoso per alcune popolazioni. Impegniamoci a realizzare vaccini facilmente producibili e trasportabili ovunque”.

Yassine Lafram, Presidente Unione Comunità islamiche d’Italia (UCOII) sottolinea l’elemento imprescindibile della corresponsabilità personale e degli Stati rispetto all’attuale pandemia e alle sue conseguenze a livello mondiale: “Siamo convinti che riusciremo a rialzarci tutti se la responsabilità sarà condivisa. Siamo tutti collegati e rischiamo che, quando avremo vaccinato intere popolazioni, ce ne saranno altre che, perché indigenti, non riusciranno a vaccinare neppure l’un per cento. Speriamo che da qui possano partire altre campagne di vaccinazione soprattutto per le popolazioni disagiate”.

Gianfranco Cattai, coordinatore di Retinopera ha allargato l’orizzonte sulla necessità di offrire risposte di giustizia sanitaria più ampie alle popolazioni disagiate. “Questa è una campagna molto concreta e spero che possa innescare sviluppi futuri: mi riferisco alla produzione dei farmaci essenziali nei Paesi impoveriti, affinché possano essere prodotti localmente”.

Importante l’intervento di Vinu Aram direttrice dello Shanti Ashram (India) che sostiene che nell’idea del vaccino per tutti ci sia un elemento etico importante. “Curare se stessi non è sufficiente. Sia papa Francesco che il Mahatma Gandhi ci invitano alla pratica della solidarietà. Per la prima volta nel mondo gli scienziati hanno collaborato per realizzare vaccini. Sostengo questa campagna del vaccino per tutti e facciamo questo appello non solo per gli indiani, gli americani o gli italiani, ma proprio per tutti, perché la famiglia globale possa sognare e vivere la vera solidarietà”.

Stefano Comazzi presidente della ONG Azione per un Mondo Unito (AMU), che in collaborazione con l’Associação Lar São Francisco de Assis na Providencia de Deus  gestirà il progetto “Prevenzione, vaccino e cura per i “ribeirinhos” – Barco Hospital Papa Francisco”, ha spiegato in dettaglio il tipo di sostegno sanitario, sociale ed economico: “Le cure mediche avverranno nell’alveo dell’esistente programma sanitario delle barche-ospedale con triage, diagnostica e cure specializzate quando necessario. Per la prevenzione e profilassi, in collaborazione con i capi locali, si faranno azioni di orientamento e sensibilizzazione sull’igiene, il distanziamento sociale e la consegna di confezioni di protezione ed igiene. Il costo stimato delle confezioni è di € 15. Il programma di aiuti per le famiglie più vulnerabili prevede la distribuzione di pacchi viveri e beni per l’igiene personale e la disinfezione. Il costo medio di ogni unità è stimato in € 17”.

Infine ha evidenziato un elemento che dice l’unicità di questo progetto: si tratta della reciprocità “alla quale come AMU attribuiamo grande importanza, perché nessuno si senta un beneficiario passivo, ma si creino legami di fraternità tra le comunità di coloro che donano i loro contributi con quelle che li ricevono. Le comunità visitate dal “Barco Hospital Papa Francisco” infatti sono solite mettere a disposizione servizi volontari per sostenere e contribuire a queste missioni”.

Stefania Tanesini

Rivedi la conferenza stampa su www.avaccineforall.org

 

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