Si chiama “Together fo a new Africa” la prima scuola di leadership per giovani leader del continente africano organizzata dai Focolari. Hanno partecipato in più di cento da 12 Paesi. “Trova la tua passione, qualunque essa sia, assumila e fa che essa diventi te e vedrai accadere grandi cose per te, a te e grazie a te”. Questa citazione di Allan T. Armstrong riassume bene il senso della scuola di leadership a cui hanno partecipato oltre 100 giovani leader provenienti da 12 paesi dell’Africa dell’Est e della Repubblica Democratica del Congo agli inizi di gennaio. Il corso si è svolto alla Mariapoli Piero, la cittadella dei Focolari in Kenya e si tratta della prima di una serie di Summer School dal nome promettente “Together for a new Africa”, insieme per un’Africa nuova. Melchior Nsavyimana, giovane politologo burundese e ora docente e coordinatore pressol’Institute for Regional Integration/Catholic University of Eastern Africa è uno dei pionieri del corso. Spiega che lo scopo di questo primo appuntamento è “approfondire e sperimentare un’idea di leadership che, radicata nei valori del continente africano, risponda alle sfide di oggi. Una leadership che si esprima in modi comunitari e costruisca comunità, con gli strumenti e i linguaggi della fraternità universale: Se questa è la domanda che interroga il nostro futuro, questo dev’essere il nostro impegno oggi. Facendo tesoro dei fondamenti della cultura dell’unità”.Ad organizzare questo primo appuntamento, un vero e proprio network composto dall’Istituto Universitario Sophia, con il supporto del Movimento politico per l’unità, con l’Ong New Humanity e la cooperazione dell’Unesco, e il sostegno di Caritas e Missio. Tutto è cominciato alcuni anni fa per iniziativa di un gruppo di studenti africani dell’Istituto Universitario Sophia che hanno deciso di impegnarsi per un’Africa nuova, partendo dalla trasformazione e dal rinnovamento culturale della sua leadership. Venti docenti dell’Africa orientale, della Repubblica Democratica del Congo e di Sophia hanno dato il via al primo ciclo di una formazione triennale interdisciplinare e interculturale sui temi della cittadinanza responsabile, della leadership e di una cultura di fraternità, per affrontare con lucida consapevolezza le ferite del continente. “Il viaggio è appena agli inizi”, si legge sulla pagina Web della scuola, dove i giovani promotori spiegano l’intento del progetto: “L’Africa (in particolare quella orientale) è sottoposta a una serie di cambiamenti demografici, politici, sociali e culturali molto complessi. Uno degli effetti è il clima di incertezza che incalza. Ai giovani spesso mancano gli strumenti necessari per comprendere i cambiamenti in corso e restano passivi di fronte alle domande confuse di politici, gruppi armati, multinazionali, ecc. È per questo che noi giovani africani, diplomati dell’Istituto Universitario Sophia abbiamo capito che è nostra responsabilità, insieme ai giovani africani, decidere quale Africa vogliamo per il futuro, come proposto dall’Agenda dell’Unione Africana per il 2063. Vogliamo dare ai giovani africani una formazione integrale sulla leadership responsabile e creare una rete tra di loro per agire insieme per l’africa che vogliono”.
«A Betania Oltre il Giordano sarà una donna musulmana a raccontare al Papa l’esperienza dei profughi della Siria. E dopo di lei parlerà anche un cristiano iracheno. Sì, perché – anche se non ne parla più nessuno – qui in Giordania ci sono ancora 500mila profughi iracheni. E anche il loro è un Paese in cui si continua a morire, proprio come in Siria». Nella Terra Santa che aspetta il Papa c’è una vigilia che non ha decisamente tempo per palchi e bandiere: quella di chi è stato costretto dalla guerra a lasciare la propria terra. A raccontarla è Wael Suleiman, direttore di Caritas Giordania: un laico focolarino di 40 anni, che da tre ormai ha a che fare quotidianamente con le storie e le tragedie di chi scappa dalla Siria. Proprio in questi giorni che precedono l’arrivo del Papa è già arrivato ad Amman il presidente di Caritas Internationalis, il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, insieme al comitato esecutivo dell’organismo che raggruppa gli organismi caritativi delle conferenze episcopali di tutto il mondo. Insieme stanno facendo il punto sugli interventi in atto per l’emergenza Siria, ma anche sulle ferite drammatiche che restano aperte. In Giordania fin dal 2012 la Caritas è attiva con il campo profughi di Mafraq a cui si è successivamente affiancato anche quello di Zarqa. «Quanti sono i profughi siriani in Giordania? Le cifre del governo parlano ormai di 1.350.000 persone – ci risponde Suleiman – Ma non potete capire fino in fondo che cosa significhi per noi giordani questa storia se non tenete presente anche tutto il resto. Perché nel mio Paese prima erano già arrivati i profughi palestinesi nel 1967. Poi è stata la volta dei libanesi negli anni Ottanta e degli iracheni negli anni Novanta. E lo sapete che negli ultimi due anni anche gli egiziani con visto di lavoro sono raddoppiati? Sì, c’era un accordo tra i nostri due Paesi, così molti di quelli che sono scappati da Il Cairo a causa delle violenze sono venuti comunque qui». Anche per questo nella delegazione di circa quattrocento persone che incontreranno il Papa a Betania Oltre il Giordano – il sito archeologico dove si ricorda il battesimo di Gesù -, ci saranno anche i poveri e i disabili della Giordania. È infatti quasi impossibile, ormai, tracciare dei confini tra le diverse sofferenze: «Si dice: voi giordani non avete avuto la guerra, ed è vero – continua ancora il direttore di Caritas Giordania – Ma tutte le devastazioni create dai conflitti nei Paesi vicini hanno avuto ripercussioni pesanti qui da noi. Penso per esempio alle scuole dove oggi abbiamo cinquanta alunni per classe o alle difficoltà enormi a garantire l’acqua o l’elettricità per tutti. Anche la Giordania sta soffrendo. E ci chiediamo: qual è il futuro del nostro Paese?».
http://popevisit.jo/
Anche per questo a Betania Oltre il Giordano si attende dal Papa soprattutto una parola di speranza. L’incontro con i poveri avverrà in una chiesa che è ancora un cantiere: in questo sito che il regno di Giordania ha voluto valorizzare per i pellegrinaggi cristiani, concedendo a ogni confessione la possibilità di costruire una nuova chiesa; quella latina – la cui prima pietra fu posta da Benedetto XVI nel 2009 – è ferma alla struttura muraria essenziale. Già nel mese di gennaio, però, il patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal ha presieduto qui la liturgia dell’annuale pellegrinaggio al Giordano dei cristiani locali nella festa del Battesimo di Gesù. Un cantiere che probabilmente diventerà un simbolo anche della ricostruzione umana che i poveri e i profughi cercano oggi in questa durissima periferia del mondo. «Tanti tra i cristiani della Siria che accogliamo qui ci chiedono: “Ma Dio c’è ancora?” – racconta Suleiman -. È una domanda in cui c’è tutta la loro disperazione. E anche la nostra fatica oggi nel dare una risposta». Fonte:Vatican InsiderGuarda anche: Servizio sulla Caritas – Giordania http://vimeo.com/74919106 (altro…)
Dedicato al tema della solidarietà tra le generazioni.Il progetto: Caritas Italiana propone un itinerario per vivere la Quaresima e la Pasqua rivolto ai bambini e agli adulti. Il Kit comprende:
un opuscolo per le famiglie – il 2012 sarà l’Anno Europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni; sullo sfondo, la proposta del decennio dell’educazione proposto dalla CEI. Il messaggio della Resurrezione è per la comunità intera, e l’accolgono, gioiendo, i giovani insieme ai vecchi. Anche questa è educazione: il passaggio tra generazioni che trasmette l’essenziale, senza soffocare il nuovo, la creatività. Esperienze, riflessioni, preghiere accompagneranno in questo itinerario.
un album per bambini: mancano pochi giorni alla Pasqua. Un nonno e un bambino passeggiano insieme e il nonno gli racconta, passo dopo passo, una storia che è la storia di ognuno di noi, quindi anche quella di Gesù che ha condiviso la nostra esistenza.
un poster con un’immagine simbolo del messaggio.
un salvadanaio in cartoncino componibile con fustella per l’inserimento dei soldi, con l’illustrazione dell’album per bambini. Un valido strumento per catechisti e genitori per educare i bambini ad una solidarietà concreta e quotidiana.