Movimento dei Focolari

Eli Folonari nelle parole di Maria Voce

Abbiamo chiesto alla presidente dei Focolari di raccontarci qualcosa del suo rapporto con Eli Folonari e del suo contributo specifico per il Movimento, nei tanti anni che ha vissuto accanto a Chiara.  “Posso dire di aver conosciuto un po’ di più Eli da quando sono stata chiamata a far parte della Segreteria di Chiara, di cui lei era la principale responsabile. Subito mi ha colpito per la sua serietà, per il suo equilibrio e direi che, dietro ad un’apparenza che a volte poteva sembrare severa, ho scoperto tanta tenerezza. Ha vissuto con eroicità tutto quello che Chiara le chiedeva. In particolare le aveva affidato l’aspetto della comunione che si traduce in comunicazione: cioè far sì che tutti potessero essere informati di tutto, in qualsiasi momento. E questo lo ha fatto fino all’estremo. L’ho vista sempre vicino a Chiara, sempre a sostenerla, ad essere amica, sorella, anche consigliera nelle tante cose da fare. E nello stesso tempo non l’ho mai vista sostituirsi a lei: faceva di tutto perché Chiara e il carisma che donava arrivasse a tutti senza diaframmi. E questo mi sembra sia stata la realizzazione più piena del suo ‘disegno’: ha fatto di tutti quanti avvicinavano Chiara un cuore solo e un’anima sola”. (altro…)

Una vita con Chiara

Una vita con Chiara

Eli Folonari è stata per oltre cinquant’anni segretaria personale di Chiara Lubich. Nel 2012 nel libro intervista “Lo spartito scritto in cielo”, realizzato con Oreste Paliotti e Michele Zanzucchi, raccontò molti episodi della vita quotidiana accanto a Chiara. Ne riportiamo alcuni stralci. Che cosa ha significato per te veder nascere un Movimento oggi sparso in 180 nazioni? Direi: vivere un’avventura divina. Chiara ha sempre affermato che, all’inizio, non pensava certo di fondare un Movimento: lungi da lei l’idea di realizzare un progetto fatto a tavolino. Come definire allora la mia vita con lei? Come una lunga corsa per starle dietro. Con Chiara si passava di sorpresa in sorpresa, incalzata come era dallo Spirito, la cui azione è sempre imprevedibile. Non dico che ciò sia accaduto ogni giorno, ma spesso: Dio la portava a scoprire qualche nuova “realtà”, magari attraverso una circostanza, un atto d’amore o l’incontro con una persona. (…) Per Chiara ogni incontro aveva un suo significato. Percepiva come un’attesa in coloro con i quali si intratteneva, e ce la comunicava: “Apriamo un dialogo con queste persone, facciamo qualcosa per loro”, Il suo ideale infatti era l’ut omnes unum sint (Gv 17,21): realizzare cioè il testamento di Gesù. In questo “tutti siano uno” c’era il mondo intero, a cominciare dai più vicini.   Come è adesso la vostra vita dopo la morte di Chiara? Quando era tra noi, per ogni situazione un po’ complessa ci si rivolgeva a lei e bastava una sua parola per capire come regolarci. Adesso queste risposte dobbiamo costruirle tra noi, soprattutto con la Presidente, il Copresidente e il Consiglio generale. È uno stimolo a vivere perché ci sia sempre Gesù in mezzo a noi a illuminarci, ascoltandoci profondamente, perché quello che ognuno dice ha il suo peso, può essere ispirato. Sì, adesso che Chiara non c’è, deve esserci un’unità d’intenti ancora più profonda al cuore del Movimento. Cosa diresti di personale in questo momento a Chiara? Le direi: “Grazie Chiara per la vita divina in cui mi hai coinvolta, con le sue vette e i suoi abissi! Grazie perché, oltre ad aver colmato le mie aspirazioni di totale dedizione a Dio e di ricostruzione sociale, mi hai aperto e fatto vivere sorprese inimmaginabili, che spero continueranno insieme, con tutti i tuoi in Paradiso”. (da Giulia Eli Folonari, Lo spartito scritto in cielo, Città Nuova, Roma, 2012, pp. 7-8; 167; 171-172) (altro…)

Grazie Eli

Grazie Eli

Si è spenta serenamente il 26 novembre 2018 all’età di 92 anni, Giulia (Eli) Folonari, una delle testimoni privilegiate della vita pubblica, ma soprattutto quotidiana, della fondatrice dei Focolari. Era nata a Milano, nel nord Italia, l’8 febbraio 1926, primogenita degli otto figli di Luigi e Speranza Folonari, ricca famiglia di industriali di Brescia. Dopo la laurea in Economia e Commercio all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano, a 25 anni Eli sente parlare per la prima volta del nascente Movimento da Valeria (Vale) Ronchetti. Lo stesso anno, mentre trascorre le vacanze non lontano da Tonadico (Trento), dove si stava svolgendo una delle prime Mariapoli, decide di parteciparvi insieme ai fratelli Vincenzo e Camilla. In quell’occasione conosce Chiara Lubich. Trasferitasi a Roma nel 1951, la accompagna in tutti i suoi viaggi in Italia, quindi in Sud America, Asia, Australia, Nord America, Europa. «Un’avventura divina – dirà in seguito –. Una lunga corsa per stare dietro a Chiara, di sorpresa in sorpresa». Sua confidente e consigliera nei difficili anni di studio del Movimento dei Focolari (Opera di Maria) da parte della Chiesa, segue, in particolare, gli sviluppi dei mezzi di comunicazione del Movimento: la fondazione del Centro audiovisivi intitolato a S. Chiara d’Assisi e, nel 1980, in Svizzera, la nascita di una “conferenza telefonica collettiva” che in breve si estende a tutte le nazioni dove sono presenti i Focolari. Nata come strumento per condividere la vita spirituale, le gioie, i dolori e le notizie, la “conferenza” si trasforma nel tempo, grazie all’evoluzione tecnologica, in collegamento via streaming e via satellite, ancora oggi chiamato CH (dal latino Confoederatio Helvetica) per ricordarne l’origine. Eli è sempre accanto alla fondatrice dei Focolari in occasione degli incontri con le grandi personalità del tempo, da Paolo VI a Giovanni Paolo II, da Madre Teresa di Calcutta a Vaclav Havel e al Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Athenagoras I. La sua testimonianza quale diretta testimone di questi eventi è contenuta nel volume “Lo spartito scritto in Cielo.   Cinquant’anni con Chiara Lubich” (Città Nuova, 2012). Dalla sua fondazione, nel luglio 2008, e fino al 2014, Giulia Eli Folonari è responsabile del Centro Chiara Lubich, istituito per custodire il pensiero, la sua autenticità e diffondere il carisma, insieme alla storia del Movimento, attraverso incontri, conferenze e un sito web. Il Centro mette a disposizione degli studiosi e del pubblico il ricco patrimonio di documenti cartacei e multimediali che la fondatrice dell’Opera di Maria ha lasciato. Leggi anche: Lo spartito in cielo (altro…)

Eli Folonari ricorda Padre Novo

Eli Folonari ricorda Padre Novo

l mio primo contatto con Padre Andrea Balbo ed un altro frate francescano dell’Ordine dei Frati Minori, è stato sui gradini di S. Giovanni in Laterano a Roma, nel 1953: un incontro spontaneo, ideale, con l’invito all’incontro estivo del Movimento dei Focolari. Non so quanto lui si sia potuto fermare lassù sulle Dolomiti, ma al ritorno, con molti di noi, era sullo stesso treno per Roma. E’ andando nel suo scompartimento che Chiara Lubich gli ha dato il nome diPadre Novo‘. Ricordo poi, nel 1954, come le sue parole siano state decisive per la partecipazione di Chiara, sotto prove spirituali e fisiche, all’ordinazione sacerdotale di don Pasquale Foresi a Trento. Più tardi i superiori dell’Ordine lo inviarono in Terra Santa e fu proprio per  amore di p. Novo, che nel 1956, Chiara andò lì. Eravamo una piccola comitiva: mons. Pavel Hniliča (p. Maria), p. Angelo Beghetto (Nazareno), don Pasquale Foresi, Guido Mirti (Cengia), Aletta Salizzoni ed io. La Terra Santa era allora, per la maggior parte, territorio palestinese. Con grande competenza il padre ci ha accompagnato sui luoghi di Gesù: Gerusalemme, Betania, Betlemme, Emmaus, Gerico, sul Mar Morto… Dopo una settimana, alla partenza da Beirut – dove il padre ci aveva accompagnato – vedendolo con le lacrime agli occhi, Chiara si rivolge a me dicendomi :“Vuoi rimanere?” E sono rimasta in Terra Santa ancora alcuni mesi, donando l’Ideale a padri francescani e loro conoscenze. In quegli anni, essendo il Movimento ancora sotto studio della Chiesa, il vescovo Gawlina, p. Maria, p. Nazareno e p. Novo, hanno dato vita alla Lega Mystici Corporis, sotto la cui veste il Movimento ha potuto continuare a svolgere le proprie attività. Sono seguiti ancora anni duri particolarmente per i nostri sacerdoti e religiosi. Ricordo ancora che, dopo il Concilio Vaticano II, p. Novo ha lavorato come archivista per 13 anni con il Card. König al ‘Segretariato per i non credenti‘ appena istituito da Paolo VI (ora Pontificio Consiglio per la Cultura). Nel 1962 c’è stata una prima approvazione, ma solo in seguito ai colloqui tra Chiara e Paolo VI e poi Giovanni Paolo II, il Movimento dei Focolari o Opera di Maria ha potuto acquistare la sua vera fisionomia. Nel 1990 Chiara ha dichiarato che l’Opera di Maria era compiuta e Maria “contiene” tutte le vocazioni. E’ il carisma dell’unità, tutto evangelico, a cui sentono di aderire anche persone che seguono carismi antichi e attuali. L’Opera di Maria vuol essere “altra Maria” che mette in luce Gesù e in Lui ogni espressione particolare che i Santi hanno messo in rilievo, sottolineando le diverse bellezze della Chiesa, corpo di Cristo. Nel tempo erano nate le diverse branche del Movimento: focolarine/i, volontarie/i, sacerdoti e religiose/, i legati ad esso in diversi modi, ma tutti portatori del carisma dell’unità. Nel 1980, lasciato libero dai suoi superiori per dedicarsi ai religiosi del Movimento, p. Novo ne poté seguire più concretamente gli sviluppi, con una scuola di formazione al carisma dell’unità per religiosi nella cittadella di Loppiano, la promozione di incontri estivi, la costituzione di segreterie zonali, dove i religiosi erano presenti nelle varie zone del Movimento nel mondo. Grande era l’amicizia con don Silvano Cola, responsabile dei sacerdoti diocesani del Movimento. Quando è nata la Scuola Abbà, con il vescovo Klaus Hemmerle, Chiara invitò anche vari religiosi a farne parte portando la ricchezza dei loro carismi: p. Jesus Castellano carmelitano, p. Fabio Ciardi dell’OMI e per primo p. Novo, francescano. P. Novo è rimasto al Centro dei religiosi, fedele all’Ideale, fino a quando la salute gliel’ha permesso. Aveva un rapporto personale con Chiara anche come suo confessore. Nei momenti difficili di lunghe prove, l’ha seguita con eccezionale disponibilità. E’ stato lui a darle l’unzione degli infermi al Policlinico Gemelli. Ora in cielo l’immaginiamo accolto, oltre che dalla Trinità, da Maria, come costruttore della Sua Opera e da Chiara, Foco, p. Maria, p. Nazareno, p. Massimei, p. Savastano, p. Cik e p. Leonardi componenti del primo Centro dei religiosi, ma anche da tanti focolarini e focolarine ed altri ancora che hanno beneficiato dei suoi consigli. Ringraziamo p. Novo, per la sua fedeltà all’Opera. Anche ultimamente desiderava ritornare al Centro ed ora è sepolto a Rocca di Papa, nella tomba comune con la scritta “Noi abbiamo creduto all’Amore”. (altro…)

Eli Folonari ricorda Padre Novo

Chiara Lubich. Salute, riposo, sport.

In questo libro-intervista edito da Città Nuova, Eli Folonari, accanto a Chiara per oltre 50 anni, racconta alcuni particolari della sua vita, forse sconosciuti ai più. Eccone un assaggio. Che valore dava Chiara alla salute, al riposo, allo sport? Ha sempre avuto una vita molto impegnata e non scevra di difficoltà, perché il suo Ideale era una novità anche per la Chiesa. Un’intensa vita spirituale non può non avere dei riflessi anche sul fisico. A sue spese, quindi, ha fatto l’esperienza che la salute, questo bene datoci da Dio, va difesa, e che anche il corpo ha le sue necessità di riposo e di svago. Voleva che tutti curassero l’alimentazione, le ore di sonno, le terapie… Ogni tanto interrompeva il lavoro in cui era occupata e invitava: «Andiamo a fare una passeggiata in giardino», per un quarto d’ora, o per mezz’ora. Poi riprendeva a lavorare. Amava la montagna, più che il mare… Sì, anche se a volte, quando stavamo a Roma, andavamo a Torvaianica, Ostia, Fregene. Il mare per lei non era particolarmente distensivo. Però un giorno – mi sembra a Rimini – ha osservato: «Il mare dà un senso d’infinito, mentre le montagne limitano. Però – ha aggiunto – portano in alto». Preferiva insomma la montagna. Chiara ricordava quando era salita a piedi sulla Paganella col papà, o quando, appena fuori Trento, si fermava sotto un pino e faceva colloqui ora con l’una ora con l’altra delle prime compagne. Amava passeggiare? Camminava più di tutte noi, all’inizio anche passeggiate lunghe. L’ernia al disco di cui ha sofferto nel 1973 le è venuta perché, facendo una scorciatoia, è scesa per un sentiero troppo ripido e accidentato. E remare? No, non era per l’acqua, da brava trentina. Anche se, durante le vacanze in Svizzera, le lunghe e belle gite in battello sul lago di Ginevra o di Brienz erano occasione per dire ai suoi primi compagni “cose belle” ! La macchina era fonte di riposo per lei? Sì, abbastanza distensiva. Ma spesso in auto lavorava, scriveva o leggeva. Come si riposava nel ritmo quotidiano? Raramente ascoltava musica o faceva qualche lettura distensiva. Piuttosto vedeva alla tv qualche film, non solamente su tematiche religiose, anche di genere poliziesco: L’Ispettore Derrick, il Tenente Colombo… Oppure, sempre in tv, assisteva a qualche evento sportivo. Non tifava per una squadra in particolare: sapeva però distinguere chi giocava bene e chi no. Organizzava anche momenti ricreativi. Sì, avendo una vita molto intensa, con i primi compagni e le prime compagne le piaceva ogni tanto trascorrere assieme qualche momento distensivo: ciò non toglie che per lei fosse sempre… impegnativo. Magari diceva: «Vengono alcune persone a pranzo, si tratta di sostenere due ore: preparate voi qualcosa». E allora mentre Doni cercava delle barzellette, io m’incaricavo di rintracciare sulle relazioni qualche fatterello non impegnativo. Un piatto preferito? Le piacevano il prosciutto e la pastasciutta. Non mangiava volentieri la carne o il pesce, né cibi troppo elaborati. Preferiva cose semplici come le patate. Sua madre raccontava di quando, piccolina, non sapeva quasi ancora parlare, ma diceva “pa-ta-ta”. Anche i gelati le erano graditi. Chiara, fin da giovanissima, come si rileva anche dai suoi diari, ha avuto presente l’idea della morte. E questo la spingeva a vivere più intensamente il momento che le era dato come preparazione all’altra vita. Sì, a vivere con più intensità. Nelle lettere dei primi tempi il leit motiv era sempre lo stesso: tutto passa, la vita è breve e abbiamo poco tempo. Chiara scriveva alla mamma: «Se io dovessi morire, continua tu il mio Ideale». Tratto da Lo spartito scritto in cielo. Cinquant’anni con Chiara Lubich, Giulia Eli Folonari, Città Nuova Editrice 2012 Foto: © Archivio fotografico Centro Chiara Lubich (altro…)