45 anni dal Familyfest : un dono che continua a generare vita

 
Un dono che continua a generare vita. A 45 anni dal primo Family Fest, uno sguardo sul valore di un amore che si rinnova nella quotidianità e si apre agli altri.

Ci sono doni che, una volta ricevuti, non smettono di generare vita. Non ci risparmiano le fatiche del cammino, ma ci aiutano ad attraversarle in modo nuovo, scoprendo che non siamo soli e che anche le nostre fragilità possono diventare un luogo d’incontro. Per tante famiglie, incontrare la Spiritualità dell’Unità è stato ed è proprio questo: ricevere una luce capace di illuminare il cammino insieme.

Nel 1981, il primo Family Fest, dal titolo La Famiglia e l’Amore, segnò una tappa importante nella storia di Famiglie Nuove. Fu un’occasione per portare più ampiamente all’attenzione il valore della Spiritualità dell’Unità nella vita familiare e per coinvolgere nuove coppie e famiglie in un’esperienza di condivisione e impegno.
A 45 anni da quell’appuntamento, viene spontaneo dire grazie. Ma a chi, e soprattutto per che cosa?

Grazie per il dono dell’Ideale dell’Unità, che ha raggiunto tante famiglie, aiutandole a scoprire una dimensione nuova del loro amore. Non un amore ideale, senza ombre o difficoltà, ma un amore che impara a ricominciare, a chiedere perdono, ad accogliere l’altro nella sua diversità e a non considerare mai conclusa la possibilità di crescere insieme.

Per molte coppie questo dono è stato particolarmente prezioso nei momenti in cui la fatica rischiava di trasformarsi in distanza e la distanza in incomprensione. Ma la Spiritualità dell’Unità non è soltanto una risorsa a cui ricorrere quando le cose non vanno. È una compagnia quotidiana, un modo di stare accanto al coniuge, di condividere le responsabilità, di sostenersi nelle preoccupazioni e di riconoscersi, giorno dopo giorno, compagni di viaggio.

È proprio nella vita quotidiana che il Sacramento del matrimonio può dispiegare tutta la sua ricchezza. Gli sposi non si sono promessi amore soltanto per i momenti felici, ma hanno ricevuto una vocazione da vivere nel tempo: diventare, attraverso la loro relazione, segno dell’amore fedele di Dio. Una vocazione che non si realizza automaticamente con il Ssacramento ricevuto, ma che chiede di essere accolta e rinnovata nelle scelte di ogni giorno.

La Spiritualità dell’Unità ci aiuta a comprendere sempre più profondamente questa chiamata. Ci invita a non dare per scontato l’altro, a fare spazio alle sue necessità, a cercare insieme il bene della coppia e della famiglia, a ricominciare quando sembra difficile ritrovarsi. Non sostituisce la grazia del Ssacramento, ma può diventare una via concreta per lasciarle spazio nella nostra vita, affinché l’amore coniugale maturi e porti frutto.

E questo amore non è chiamato a rimanere racchiuso nella coppia, ma può diventare comunione tra gli sposi, crescendo, può diventare accoglienza per i figli, attenzione verso altre famiglie, disponibilità nei confronti di chi incontra difficoltà. La famiglia scopre così che la propria vocazione non si esaurisce nella costruzione di un equilibrio domestico, per quanto prezioso, ma si apre a una fraternità più grande. L’amore ricevuto e vissuto diventa un dono da condividere.

Da qui nasce anche la nostra gratitudine per quanti, nel Movimento, si fanno vicini alle famiglie nelle situazioni più delicate: i genitori che cercano di accompagnare i figli omosessuali, le coppie ferite, le persone separate, i vedovi e le vedove. Sono cammini differenti, spesso segnati da domande profonde e sofferenze che non trovano risposte immediate. In queste situazioni, accompagnare significa anzitutto ascoltare, rispettare la storia di ciascuno, non lasciare nessuno solo e continuare a riconoscere in ogni persona una dignità che nessuna ferita può cancellare.

Questo modo di vivere le relazioni può tradursi anche nella capacità di imparare a farci vicini al prossimo senza pretendere di avere subito le risposte, a condividere il peso dell’altro senza giudicarlo, a costruire legami nei quali ciascuno possa sentirsi accolto e ritrovare la speranza. Non soltanto attraverso percorsi organizzati e iniziative preziose, ma mediante una presenza capace di tradurre l’amore in gesti concreti.

A 45 anni dal Family Fest, il nostro grazie abbraccia dunque tutto ciò che è stato costruito, le persone che si sono spese e le famiglie che hanno trovato sostegno. Ma va ancora più in profondità: raggiunge il dono dell’Ideale dell’unità, che continua a indicarci una strada e a ricordarci che la vocazione matrimoniale, vissuta nella luce del Vangelo, può trasformare non soltanto la relazione tra due persone, ma anche il modo in cui una famiglia si pone davanti al mondo.

Non si tratta di sentirci arrivati, né di custodire qualcosa che appartiene soltanto alla nostra storia.
Si tratta di continuare a lasciarci trasformare da questo dono, perché il nostro modo di amarci, di educare, di affrontare le difficoltà e di accogliere gli altri possa rendere visibile qualcosa dell’amore di Dio.

La sfida è continuare a lasciarci trasformare da questo dono, perché possa tradursi ogni giorno in relazioni più autentiche, famiglie capaci di accogliere e legami di fraternità.