Qualche tempo fa avevo ricevuto una telefonata da Genova. Un gruppo di giovani coppie mi invitavano a fare un intervento durante uno di quelli che chiamano ‘week-end in famiglia’. La reazione immediata è stata quella di declinare. Troppi impegni e, poi, la sera prima avevo già preso in carico la partecipazione – con relativo intervento – a un convegno in ricordo di Chiara Lubich. Era esattamente il giorno della sua morte. Visto che la proposta genovese era per la domenica mattina mi sembrava più che giustificato un gentile rifiuto. Tuttavia, mentre la telefonata continuava, sono rimasto sempre più meravigliato e interessato da quanto mi si proponeva. Si trattava – e si tratta – di una iniziativa presa da giovani coppie che animano questi weekend in diverse parti della Liguria, onde facilitare la partecipazione di diverse persone residenti in una varietà di località di questa lingua di terra. E, poi, ciò che più mi ha convinto è stato l’entusiasmo genuino con cui mi parlavano. Erano convinti di quanto stavano facendo, ne riscontravano frutti positivi e, soprattutto, stavano creando qualcosa di nuovo nell’alveo della tradizione focolarina.
Avevano impostato le varie manifestazione su uno dei sensi – certo, proprio i cinque sensi: udito, gusto, tatto, vista e olfatto -, offrendo contenuti di esperti in psicologia, spiritualità, vita sociale, rapporto di coppia ecc. Non mancavano momenti di spiritualità e gli incontri erano aperti a tutti: assolutamente. Giovani e meno giovani, coppie e single, credenti, diversamente credenti e non credenti. Insomma uno spaccato della società interessata a vivere un ‘weekend in famiglia’. Per quanto mi riguardava, vista la difficoltà ad arrivare la domenica mattina erano disposti a venirmi a prendere a La Spezia per andare, poi, a Sestri Levante ed essere, così, freschi la mattina successiva. Così è stato. Ho accettato. Persino i treni mi han dato una mano: perfetta puntualità ad incastro nei pochi minuti di coincidenza e prelevamento a La Spezia alle 23 passate. A mezzanotte ero a destinazione.

E così mi sono trovato sul palco a raccontare la mia esperienza trentennale in India, mettendo in rilievo come i sensi siano strumenti preziosi di dialogo e offrano vie uniche per entrare nell’anima di una cultura. Attenzione assoluta al power-point che avevo preparato cercando di catturare almeno la vista dei presenti. Alla fine domande a seguire: un’ora trascorsa senza che me ne rendessi conto. Nella pausa caffè un colloquio dopo l’altro, non solo sull’India o sulla sua cultura, ma anche su questioni personali non indifferenti: crisi, separazioni, malattie serie. Nell’ora successiva, con coraggio e senza patine olografiche, si sono presentati alcuni liguri – quattro giovani e un sessantenne – che in questi anni sono scomparsi, lasciando un ‘profumo’ spirituale fatto di amicizia, valori, esempio esistenziale e, per qualcuno, anche di santità. In effetti, per due di loro, scomparsi a pochi giorni l’uno dall’altro nel 1980, è in corso una causa di beatificazione.
Dico la verità e non esagero: sono ripartito rigenerato dall’ ‘week-end in famiglia’. Una evidenza che un carisma, se vissuto, può generare creatività e profondità spirituale insieme a fascino umano.
(Fonte. Why don’t dialog – Roberto Catalano © Riproduzione vietata)
