Ho smesso di giudicarlo – Un percorso in famiglia

 
A dieci anni dalla pubblicazione di Amoris Laetitia, l’invito è semplice: fermarsi, ascoltare… e lasciarsi provocare dalla vita vera. Nasce così questo percorso: ogni mese un breve passaggio dell’Esortazione, ogni mese una storia concreta. La voce di una famiglia, di una coppia, di un figlio o di una figlia che racconta come quelle parole prendono carne nella quotidianità: tra gioie inattese, sfide educative, fragilità e nuovi inizi. Non troverai qui solo riflessioni, ma esperienze vissute. Perché Papa Francesco ci ricorda che l’amore si costruisce giorno per giorno, nelle pieghe della vita reale. Un cammino da leggere, ma soprattutto da riconoscere. Perché, in fondo, parla anche di noi. I tuoi figli come virgulti d’ulivo (Amoris Laetitia nn. 14–18) Quando abbiamo smesso di giudicare i nostri figli, qualcosa in casa è cambiato: più fiducia, più dialogo. Questa esperienza riflette il cuore del messaggio di Amoris Laetitia sui figli come dono e sulla necessità di accogliere e accompagnare senza immediato giudizio.

Io e mia moglie abbiamo cinque figli, nati a breve distanza l’uno dall’altro. Sono cresciuto con due fratelli e tre sorelle, e pensavo di sapere cosa significasse essere genitore: amare i figli, cercare di guidarli e mostrare loro cosa è significativo e prezioso nella vita.

Uno di loro, però, già a quattro anni cercava di farla franca più che poteva. Sono riuscito a tenerlo sotto controllo ed è andato tutto bene fin quando ha compiuto 15 anni. I genitori di figli adolescenti possono capirmi. Frequentando il liceo, ha cominciato a mettersi nei guai con la gente sbagliata. Ha iniziato ad assumere droghe e stare fuori la sera fino a tardi. Aspettavo sempre che tornasse a casa per fargli una bella ramanzina, ma sembrava che le mie parole gli scivolassero addosso. Era molto testardo, così gli ho tolto le chiavi e ogni sera gli andavo incontro. Tuttavia, più cercavo di correggerlo, più il nostro dialogo svaniva.

Andando avanti, le cose sono peggiorate: ha cominciato a rispondere male a me e agli altri fratelli. Ero addolorato e non sapevo cosa fare. Parlarne con mia moglie mi ha dato una nuova luce: «Lo stai giudicando. Smettila di farlo!».

All’inizio mi sono detto: «Non lo sto giudicando. Lo amo e per questo sto cercando di aiutarlo». Ma mi sono fidato di mia moglie e mi sono reso conto che c’era qualcosa di vero nelle sue parole. Insieme abbiamo capito che la strada giusta poteva essere trattarlo con lo stesso rispetto e la stessa dignità dei suoi fratelli.

Mi sono sforzato quindi di mettere da parte tutta la delusione e il dolore che avevano cominciato ad accumularsi dentro di me, iniziare con lui un nuovo percorso e guardarlo sotto una nuova luce, come un giovane uomo alle prese con acque profonde. Ho messo a tacere le mie aspettative e ho cominciato ad ascoltarlo profondamente, ad accogliere le sue idee e le sue preoccupazioni. Inaspettatamente mi ha sorpreso dicendomi che sarebbe voluto andare all’università – lui che non faceva mai i compiti.

Ha fatto l’esame di ammissione all’Università dell’Illinois e ha ottenuto un punteggio molto superiore alla media: solo stando seduto in classe, al liceo, aveva imparato tutto. A quel tempo lavoravo a Chicago, così potevo lasciarlo all’università alle 7 del mattino e andarlo a prendere dopo il lavoro. Durante i nostri tragitti quotidiani facevamo lunghe chiacchierate e, dopo poco tempo, ha cominciato a chiedermi consigli – cosa che non succedeva da quando aveva dieci anni!

Una sera l’ho sentito parlare con i suoi fratelli: diceva che dovevano restare uniti e aiutarsi a vicenda. Non potevo crederci! Pensavo che si preoccupasse solo di se stesso e invece stava mostrando un altro lato di sé. Il nostro rapporto ha continuato a crescere, e sentivo che lui aveva sempre più rispetto per me, come io per lui.

In seguito, io e mia moglie abbiamo deciso di trasferirci a New York con i nostri due figli minori, lasciando i tre più grandi a Chicago. Il figlio che un tempo ritenevo il peggiore è stato quello che si è occupato dei suoi fratelli e si è preso cura di loro come avrebbero fatto una madre o un padre.

La saggezza di mia moglie mi ha aiutato molto. Anche con gli altri nostri figli ho capito che devo lasciare da parte il giudizio e cercare di capirli quando fanno cose diverse da quelle che mi aspetto. Ho scoperto che, in questo modo, il rispetto diventa reciproco e pone le basi per una condivisione più profonda di ciò che accade nelle nostre vite.

(Fonte: da Famiglie in Azione – Ed Città Nuova 2022)

Domande per il dialogo familiare

  • Qual è una cosa che oggi mio figlio vorrebbe che io capissi?
  • Quando mi sento incline a giudicare, cosa posso fare per fermarmi?
  • Quale piccolo gesto posso fare questa settimana per mostrare fiducia?

 

 

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