Sono credente e a un incontro per fidanzati, fra le varie tematiche riguardanti la vita di famiglia, mi aveva colpito in maniera particolare un’esperienza raccontata dai genitori di una ragazza che aveva saputo fare della sua malattia un trampolino di lancio verso Dio grazie al dolore accettato e amato ogni giorno. Uscendo da quella sala ho detto al mio fidanzato che anch’io desideravo costruire una famiglia solida, basata sull’amore che Gesù insegna nel Vangelo.
Ci siamo sposati, nulla era scontato ma tutto da costruire ogni giorno con quell’impegno a vivere l’amore scambievole tra noi e verso ogni prossimo, tra gioie ma anche numerose difficoltà vuoi di lavoro, vuoi per i rapporti, o a causa della malattia di uno dei nostri familiari. Il nostro vero grande dolore lo abbiamo incontrato quando a mio marito, a 44 anni, è stata diagnosticata una grave patologia tumorale.
Alternando momenti di grande dolore a momenti di ripresa ha vissuto quello che umanamente si potrebbe definire un calvario. In cinque lunghissimi anni di sofferenza, ha perso parte dell’udito, della vista, la deglutizione e l’uso delle gambe. Quel difficilissimo periodo è stato ricco di grazie e mio marito è riuscito a viverlo con una dignità e una serenità incredibili. Credo che quella forza arrivasse dalla presenza di Gesù tra noi, come ci ripetevamo ogni volta che dovevamo affrontare una nuova prova, ma anche ogni mattina prima di iniziare la giornata. E intanto l’amore tra di noi cresceva e si purificava sino a diventare un’unione di anime, mai sperimentata così forte prima di allora. Questo illuminava ogni azione e ci faceva sentire che tutto ciò che vivevamo era sacro. La mia giornata era una continua offerta a Gesù di questo dolore: per Lui ogni atto d’amore, per Lui il mio sì a questa situazione assurda.
Durante la lunga malattia, mio marito è stato per i figli e per chiunque ci avvicinasse un esempio di fede, ha pregato e sperato sino alla fine, pur nella consapevolezza che si avviava all’incontro con il Padre. Ha chiesto l’unzione degli infermi circa un mese prima di morire: «Desidero ricevere questo sacramento ora, voglio essere cosciente quando lo ricevo». Tante sono le frasi preziose che ci ha detto, qualcuna con il peso di un testamento: «Non vorrei andarmene, ma credo in Dio e nel suo amore; gli ho detto il mio sì senza mai tirarmi indietro. Vi prego, continuate ad amarmi e a parlarmi e io sarò sempre con voi…».
Anche dopo la sua morte, sento che la vita deve continuare nell’impegno di amare ogni persona che incontro nella mia giornata; in famiglia, con i miei figli, quando sono per loro madre e padre; al lavoro, ascoltando la voce di Dio dentro di me, quella voce che è frutto del profondo colloquio tra noi che non si è interrotto ma che continua “tra terra e cielo” e mi fa sperimentare, ora come allora, quella pace che solo l’unione con Dio ti regala.
Nel quotidiano sono infinite le possibilità per trasmettere quella forza che mi arriva dal cielo. Un giorno, a una persona che mi aveva confidato un momento difficile che stava vivendo nella sua famiglia, una profonda disunità col marito, ho detto: «Come vorrei essere al tuo posto, come vorrei poter ricominciare, perdonare, ricomporre l’unità con mio marito; come vorrei potergli dichiarare tutto l’amore che provo per lui! Ogni giorno è prezioso, non sciupare il tempo che avete per volervi bene». Con le lacrime agli occhi, non finiva più di ringraziare.
Nella mia parrocchia faccio parte del gruppo delle famiglie che insieme al parroco seguono i corsi per fidanzati. Non è facile raccontare la mia esperienza: è come riviverla ogni volta, riprovare quel dolore, risentire sulla pelle quelle ferite e quelle cicatrici; ma non c’è volta che non sperimento la profonda gratitudine di quelle giovani coppie. Una sera, dopo che ho raccontato la mia vita, il parroco ha chiuso l’incontro dicendo che non c’era nulla da aggiungere e ha proposto di concludere con un Padre Nostro: «Qualsiasi cosa detta dopo questa testimonianza potrebbe solo sciupare la grazia di questo momento».
(Fonte: da Famiglie in Azione – Ed. Città Nuova 2022)
Foto creata dall’AI
Domande per il dialogo in famiglia
- In quali momenti della vita quotidiana sentiamo di “sceglierci” davvero come coppia?
- Sappiamo chiedere perdono e ricominciare senza tenere il conto delle ferite?
- Nelle prove, riusciamo a chiedere aiuto e a lasciarci sostenere dagli altri?
- ual è una cosa concreta che potremmo fare già da questa settimana per amare meglio l’altro?



