
“Ancora da bambina ero cosciente di avere una sola vita ed ero sicura di una cosa: non volevo sprecarla. Volevo spenderla per un ideale grande, qualcosa che mi avrebbe realizzata…” Sono parole di Margaret Linard, la prima focolarina australiana, di cui il 5 Marzo 2011 si ricorda il primo anniversario della morte.
Margaret era nata a Melbourne il 21 novembre 1941. Esperta in linguistica e giornalismo, aveva conosciuto il Movimento nel 1967 nella sua città: “L’incontro con l’Ideale mi ha capovolto la vita, e fu in quella prima Mariapoli in Australia dove ho fatto la grande scoperta di Gesù”.
Donna intraprendente e dalla fede adamantina, intelligente e libera, Margaret aveva un carattere affinato di quel buon umore caratteristico degli australiani. Nel corso della sua vita si è lasciata continuamente interpellare da quella prima scoperta fatta in mariapoli, accompagnando così la silenziosa ma decisa espansione del Movimento un po’ in tutta l’Oceania, di cui è stata co-responsabile dal 1984 al 2002.
Nel 1982, alla fine di una sua visita in Australia, Chiara Lubich così l’aveva salutata all’aereoporto di Melbourne: «Allora Margaret, coraggio. Andiamo avanti! Guarda che faccio calcolo su di te.» Una fiducia che Margaret ha dimostrato di saper valorizzare in tutti questi anni, con il suo esempio di vita completamente donata a Dio, alla Chiesa e all’umanità.
“Ho imparato che le grandi cose fatte senza amore sono in effetti piccole, insignificanti, mentre le piccole cose fatte con amore sono grandi”- diceva. Atteggiamento mantenuto anche nei 17 anni di malattia che Margaret ha sempre vissuto senza mai diminuire il suo impegno per la fraternità universale, sostenuta da una forza interiore che aveva radici nel suo rapporto con Dio.
Si può dire che non ha mai fatto “l’ammalata”, ha invece predominato in lei la gioia di vivere intensamente la vita, per realizzare in pieno la vocazione alla fraternità universale.
Ne è sicura Silvana Veronesi, tra le prime compagne di Chiara Lubich, che era con lei negli ultimi giorni a Melbourne e che ha dato la sua testimonianza durante la messa del funerale: «Ho conosciuto Margaret negli anni ’70; aveva sempre tanta gioia di vivere! Molte cose potevano fermare questa sua gioia: le reali difficoltà, i periodi di malattia, ma ha sempre mantenuto e comunicato a tutti la gioia di vivere per Dio, scoperto come Amore e del Quale si fidava».
Margaret ha potuto così realizzare in pieno quella frase evangelica che Chiara stessa le aveva donato come bussola per la sua vita e che ha vissuto ancora più intensamente nei suoi ultimi giorni: “Sorgi, affrettati, amica mia, bella mia e vieni”. (Ct 2,13).
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