Stefano Bovo

 
“Un piccolo sole che illumina tutti” (10 agosto 1975 – 20 novembre 1984)
7

StefanoBovo-02«Il Risorto farà miracoli, come li ha fatti col piccolo Stefano (…). La gente che andava a vederlo sul letto di morte, diceva: “Andiamo a vedere un santo”. Così si possa dire anche di tutti voi». Chiara Lubich scriveva così ai ragazzi dei Focolari, nel novembre 1984, alcuni giorni dopo la “partenza” di Stefano.

Nato il 10 agosto del 1975 a Valmontone (nei pressi di Roma), Stefano è accolto con gioia dal fratellino Luca, da papà Corrado e da mamma Rosa. Nell’estate del 1977 comincia a manifestare sintomi di stanchezza e, col trascorrere dei mesi, tende a cadere per terra. Dopo molte analisi viene ricoverato nel 1979 quando non ha ancora 4 anni. L’esito del ricovero è duro: Stefano ha una massa che comprime il cervello, ma il tumore è così grave che non è operabile. Nel 1980 si tenta un intervento per inserirgli una valvola di drenaggio. Le cose migliorano. In questi mesi in ospedale va tutti i giorni in cappella a trovare Gesù. Ora è lui che sostiene i genitori e infonde loro coraggio. Può finalmente ritornare a casa.

In quell’anno Stefano conosce il Movimento dei Focolari in una Mariapoli; è stata la nonna ad invitare la famiglia, stanca e provata, in montagna. Attorniati dall’amore di tanti, Rosa e Corrado sentono il loro dolore condiviso tra molti e sperimentano che il peso della croce diventa così più sopportabile. Stefano viene attratto dalla scoperta dell’amore reciproco e desidera diventare un gen4. Al rientro, la sua casa si riempie di coetanei che vogliono continuare l’esperienza vissuta. Malgrado lui non ci veda bene e non cammini perfettamente è sempre contento, e questo provoca in chi lo assiste stupore e ammirazione.

Stefano è un piccolo sole che illumina la comunità di Valmontone. Nonostante la malattia lo costringa spesso all’immobilità, Stefano non si ripiega su se stesso. Non fa pesare la sua situazione a chi gli sta accanto. Anche quando soffre molto a causa dei forti dolori al capo, fa di tutto per non rattristare i suoi. Talvolta, proprio in queste circostanze, si butta ad amare di più chiedendo alla mamma di dare quel giocattolo in regalo ad un bambino. Nutre una predilezione per le persone che vede tristi, le circonda con il suo amore, e non è raro che il suo aiuto sia determinante. Alcuni, dopo averlo conosciuto, cambiano vita e tornano, dopo anni, alla confessione e comunione.

Un giorno Stefano si reca a casa di un amico del papà, che da anni non frequenta la chiesa. L’uomo si mette ad inveire nei confronti della moglie. Il bambino s’avvicina e gli dice: “Non ti ricordi quello che ha detto Gesù, di amarci gli uni gli altri?”. Segue un momento di silenzio e poi l’adulto smette di brontolare. Il giorno dopo va a confessarsi, dopo quarant’anni.

Nel 1981, Stefano inizia le scuole elementari, con grande fatica. Ma entra sorridente in classe ogni mattina e risponde alla maestra, che si informa sul suo stato di salute, con un deciso: Bene! Nell’intervallo i suoi compagni, spinti dal suo esempio, condividono la colazione. Nell’estate è ricoverato per un altro intervento. Nel letto vicino al suo c’è un paziente con una grave malattia che si lamenta tutto il giorno. Allora Stefano, cogliendo il momento opportuno, gli dice: “Signore, lei è così grande e non ha ancora imparato che in certe situazioni occorre avere pazienza nella vita?”.

L’uomo è toccato da quella frase e dal fatto che quel bambino, anche se soffre tanto, non si lamenta. Chiede alla moglie di prendere un regalino per Stefano: è un agnellino di marzapane, che subito decide di mandare a Chiara Lubich. Lei gli risponde indicandogli una frase del Vangelo da vivere: “Dio ama chi dona con gioia” (2Corinzi 9,7).

La sua salute si aggrava e, nel 1983 in ospedale, riceve l’unzione degli infermi e la cresima. Entra in coma ma dopo qualche giorno si riprende. Intanto, da ogni parte gli arrivano lettere dei gen4: “Ciao Stefano, siamo le gen4 di Brasilia…la tua esperienza ci aiuta ad amare anche nei momenti difficili”. La sua casa torna a riempirsi di persone e riceve la prima comunione. Esclama: “Come sono felice adesso che Gesù è nel mio cuore!”.

Da quel momento tutti i giorni riceve Gesù Eucarestia. Un sacerdote viene spesso a trovarlo, resta impressionato dal conversare del bimbo e confida di “sentirsi rinnovato nello Spirito Santo”. Poi si riaffaccia la malattia con un nuovo coma che durerà sei mesi. In quel periodo Chiara chiede ad Antonio Petrilli, uno primi focolarini, di stare vicino al suo capezzale. Il 20 novembre del 1984 Gesù lo chiama a sé. Al suo funerale, concelebrato dal Vescovo, la chiesa è strapiena: la vita di Stefano è stata una testimonianza unica per tutto il paese che ha scoperto in lui un segno della presenza di Dio.

Regolamento(500)

 

Commenti

  1. luigi Butori

    Bellissima esperienza: un vero dono!

    Rispondi
  2. Massimo ed Ester di Ciampino

    GRAZIE Stefano, tu sei vivo e presente. Ricordiamo la forza che porto’ la tua profonda esperienza di amore a Gesu’ e a tutti noi. Oggi , in un momento di grande prova , ti chiediamo di aiutarci nell’essere sempre Amore.

    Rispondi
  3. ives

    Carissimi Corrado e Rosa,

    che bello vedere pubblicato il profilo di Stefano! Vi ricordo e restiamo uniti. Ora sono in Costa Rica.
    Ives

    Rispondi
  4. Águeda

    ¡hermoso testimonio! me queda en el corazón la certeza que Jesús nos da la gracia para vivir cada momento y así como le dijo a este señor, “usted tan grande y no ha aprendido…” también el tiempo para recomenzar…

    Rispondi
  5. lucio sanasi

    ciao stefano
    come ora ben sai, non ci sono solo i dolori fisici ma anche quelli spirituali che ci fanno soffrire, specie quelli prodotti dalla nostra incapacità di amare .
    Il tuo esempio e la tua forza ci siano d’aiuto a non fermarci mai ad amare e portare aiuto , sapienza e consolazione alle persone che ci sono vicino

    Rispondi
    • Luis Carlos

      Che gioia vedere la storia di Stefano racontata qui. Ho accompagnato da vicino questa vicenda, dall’81 fino a dicembre dell’83. Stefano mi insegnava sempre qualcosa, io ero il sua assistente gen 4 però lui era il mio maestro. Sempre felice, sempre mi sorprendeva con il sua cuore grande, ad accolgliere tutti. Non dimenticherò mai quando nel giorno della sua prima comunione, dopo aver ricevuto Gesù. doandai: Sei felice? Si! Oggi è il giorno più felice della mia vita, perche ho ricevuto Gesù!

      Rispondi
  6. Ângela

    Grazie mille Stephano della tua vita, della tua determinazione nel essere fedele a Gesù. Aiutaci anche ad avere questo amore prediletto quando arriva il dolore. Ti affido tanti bambini che conosco e anche il mio papà che si trova ammalato in una sedia rotelle. Che anche lui possa avere la gioia di vivere come te.

    Rispondi

Leggi anche