Vangelo vissuto: date e vi sarà dato


Gesù rivela la novità del Vangelo: il Padre ama ogni suo figlio personalmente di amore “traboccante” e gli dona la capacità di allargare il cuore ai fratelli. Sono parole pressanti ed esigenti: dare del nostro; beni materiali, ma anche accoglienza, misericordia, perdono, con larghezza, ad imitazione di Dio.

Latte in polvere
In una città satellite vicino a Brasilia, c’è un quartiere molto povero dove da anni portiamo non solo aiuti materiali, promozione umana, ma proviamo anche a diffondere la buona notizia di Gesù. Stupisce sempre vedere come queste persone scoprono l’amore di Dio e cominciano ad aiutarsi fra loro, dividendo quel poco che hanno con chi ha di meno. Offrono persino la propria baracca. Fedele al “date e vi sarà dato”, una signora alla quale avevamo consegnato del latte in polvere per i suoi bambini ci raccontava di averlo condiviso con la sua vicina che non aveva niente da dare ai suoi figli. Lo stesso giorno, con sua sorpresa e gioia, ha ricevuto altro latte in polvere.
(H.I. – Brasile)

La ferita
In certe feste do ai miei quattro figli una quota per comperare dei regali ai bambini poveri. Quest’anno il figlio minore mi ha chiesto altri soldi: aveva saputo che il padre era disoccupato e non poteva fare regali ai figli avuti da un’altra donna. Per me è stata una doccia fredda. Mio marito ci aveva abbandonati da anni e dentro la ferita era rimasta. Quella notte ho pianto tanto, mi sentivo tradita anche dai miei ragazzi. Ma forse ero io che sbagliavo e il più piccolo mi stava dando una lezione. La mattina seguente gli ho aumentato la quota. Tempo dopo i miei figli mi hanno chiesto di aiutare il padre a trovare un lavoro. Era il colmo. Proprio loro che non avevano mai ricevuto un regalo da lui ora chiedevano questo a me! Nonostante i ricordi dolorosi, capivo che dovevo mettere in pratica il comando di Gesù di amare i nemici. Mi è costato ma ce l’ho fatta. Indescrivibile la gioia che ho visto nei ragazzi. Ho ringraziato Dio per la loro generosità ma anche perché mi avevano dato occasione di togliere dal cuore un risentimento che mi torturava da anni.
(C.C. – Colombia)

Licenziamento
Quando, mesi fa, l’importante compagnia di computer presso cui lavoro ha annunciato il licenziamento del 40 per cento dei dipendenti, ho provato un vero choc. Grazie a quel lavoro, in famiglia non ci mancava niente, neanche il superfluo. Come avremmo pagato le rate della casa? Come fare per l’assicurazione malattie? E così via… Con Jennifer e le figlie ci siamo sentiti più responsabili riguardo alla nostra economia. Pronti a vendere gli oggetti di maggior valore e ad altri possibili sacrifici, abbiamo ipotizzato di lavorare in proprio, considerando le capacità personali… Soprattutto ci siamo affidati a Dio Padre, continuando a sperare. Il giorno dei licenziamenti, 6500 miei colleghi hanno perso il lavoro. Avrei voluto scomparire per non vedere; ma poi sono rimasto per condividere quel momento con chi partiva. Non so come andrà a finire per me, ma una cosa è certa: questa prova ci ha uniti di più in famiglia, ha creato un vincolo profondo con altre coppie e ci ha fatto aprire gli occhi sui problemi altrui. Sperimentiamo adesso cosa conti veramente nella vita.
(Roger – Usa)

Ho perdonato l’uccisore di mio figlio
Da quando mio figlio era stato ucciso durante una rapina, nulla aveva più senso nella mia vita. In cerca disperata di aiuto, ho partecipato a un incontro sul Vangelo. Lì ho ascoltato commentare la frase di Gesù:“Amate i vostri nemici”. Parole, per me, come macigni. Come potevo, io, perdonare chi aveva ucciso mio figlio? Ma intanto un seme era entrato in me. Frequentando quel gruppo, avvertivo sempre più pressante la spinta al perdono. Volevo ritrovare la pace del cuore. E di pace ancora parlava il Vangelo: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. Nella tragedia della mia famiglia, finalmente ha prevalso la decisione di perdonare. Ora posso dirmi davvero “figlia di Dio”. Di recente sono stata chiamata a un confronto con l’uccisore di mio figlio che era stato catturato. Lo conoscevo. È stato dura, ma è intervenuta la grazia. Non provavo odio, né rancore nei suoi confronti. Nel mio cuore di madre c’erano solo una grande pietà e l’intenzione di affidarlo alla misericordia di Dio.
(M.A. – Venezuela)

a cura di Stefania Tanesini

(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VI, n.5, settembre-ottobre 2020)

1 Comment

  • When my daughter drowned aged just 3 years old, I thought that I could never be happy ever again, but I was wrong. Through many years of trauma, with help from the Holy Spirit, I found empathy with other bereaved parents. God gave me fresh strength each new day without my daughter. He further blessed me with two more children, a son, a brother for my surviving son, and another daughter. However, more than these I came to understand Jesus Forsaken as my Lord and Saviour; I live now for him.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *